Vada ieri/il Fascismo   
 
1926 -  La Casa del Littorio fra la chiesa ed il palazzo Ducale. Prima era al primo piano del palazzo Ducale 1926 - La Casa del Littorio costruita dalla maggior parte dei vadesi lavorando sabato e domenica gratis 1926 - Adunata fascista in piazza Garibaldi 1928 - Fascisti in visita alla  S.A.V.I.A. Anni '30 - Saggio ginnico in piazza Garibaldi Figli della Lupa (fino a 8 anni) e Balilla (fino a 12) Avanguardisti (fino a 18 anni) in bicicletta Fascisti di Vada a metà degli anni venti
 
Il fascismo a Vada  (Foto Bernini - Arch.P. Pagnini - Per gentile concessione del C. di Frazione di Vada)

  10 ottobre 1926. Festa paesana per l'inaugurazione della Casa del Fascio alla presenza di Costanzo Ciano. La sede è in una palazzina accanto alla chiesa rialzata poi nel 1929. Anche il paese marinaro ammantato di tricolore ed eccezionalmente animato, ha bruciato le tappe per la costruzione della sua Casa del Fascio. Tra le rappresentative musicali spicca la Fanfara dell'Avanguardia Labronica. Gli interventi sono aperti dal segretario della Federazione Fascista di Livorno comm. Augusto Galeotti. Alle 16.40 inizia il suo discorso ufficiale l'avv. Dino Borri che intrattiene il foltissimo uditorio con vibranti accenti, giungendo fino a preconizzare (con un decennio in anticipo) i futuri destini imperiali. Così affermano le cronache del tempo. Poi parla Costanzo Ciano, ma brevemente, con tono pacato. Forse il ministro è stanco. Alle 8 del mattino già era ad Altopascio a tagliare il nastro di una nuova scuola, poi a Capannori, quindi a Lucca, sul Piazzale delle Mura a provvedere alla consegna di nove gagliardetti ed altrettanti Fasci della provincia e poi al Teatro cittadino, prima del pranzo. Accompagnato dal fido segretario dott. Minale, Ciano è atteso a Livorno da Pietro Mascagni e da Dina Galli che recita al «Politeama», da De Rodinis che lo condurrà al giornale «Il Telegrafo», e da una cena di gala all'Hotel Corallo. Scarne, dunque, le sue frasi pronunciate a Vada, anche se non prive di un ardente saluto a Mussolini. L'inaugurazione della Casa del Fascio a Rosignano Solvay il 5 settembre e questa di Vada svoltisi nell'arco di solo trentacinque giorni, attestano le fortune del Partito Fascista nel nostro territorio. È una penetrazione incisiva, tanto che le adesioni prima sfiorano e poi raggiungono le mille unità. Per un opportuno ed immediato raffronto basti dire che gli iscritti al Fascio, a Piombino, sono circa settecento mentre a Cecina non oltrepassano quota trecentocinquanta. I numeri rimarcano con eloquente chiarezza lo slancio della nostra comunità nell'inalberare le insegne del Littorio...Nella somma dei vari fattori che hanno reso possibile la notevole affermazione del Fascismo nel comune, due sembrano di importanza fondamentale: la presenza nella nostra zona di una grande industria e la totale mancanza di disoccupati. È vero che la Società Solvay (secondo il suo stile) si mantiene in disparte e guarda con evidente distacco alla realtà politica, ma non è altrettanto vero che molteplici ed importanti sono i suoi supporti indiretti. Le paghe sicure, le assegnazioni degli alloggi appositamente costruiti, la cassa pensioni, le indennità per infortuni e malattie, e l'uso delle strutture sociali, ricreative e sportive rappresentano motivi d'indubbia portata. Spiegano come la frazione, pur ufficialmente costituita da pochi anni, possa e sappia sfoderare i maggiori consensi al credo del Duce, unitamente ai paesi limitrofi...Nel 1926 gli iscritti al Partito Fascista assommano a 1.088: 275 a Rosignano Solvay, 250 nel capoluogo, 140 a Vada, 128 a Castiglioncello, 124 a Gabbro, 106 a Castelnuovo, 65 a Nibbiaia. Sono già in attività, poi, anche quattro sezioni femminili, con circa cento aderenti: 36 a Castiglioncello, 33 a Solvay, 24 a Rosignano Marittimo e 10 a Vada. Non sono dati da trascurare. La partecipazione delle donne, inizialmente già abbastanza consistente, sarà destinata a diventare sempre più nutrita. Giova ripetere che la rivelazione esalta la località nuova, sorta accanto al complesso industriale, popolata da gente giovane e che ha «il pane sicuro», in larga misura. A Solvay, infatti, il rapporto tra gli aderenti al «Littorio» e gli abitanti è di uno ad otto. La cifra presenta indubbio valore ed assoluto risalto pur se bisogna aggiungere che il fascismo ottiene vistosi risultati anche in tutte le altre zone del nostro Comune che più o meno risentono dei vantaggi economici dovuti all'azienda chimica. Non c'è opposizione. I residenti rimasti fedeli ad altri partiti o quanto meno considerati «sovversivi» raggiungono, appena la dozzina. Lo affermano gli elenchi puntigliosamente stilati dai Carabinieri «Fino ad oggi non ha dato luogo a rilievi» è la frase di rito che sigla ognuna delle dodici schede, quelle relative a persone che a fermi propositi e a salde convinzioni, allineano anche un comportamento tranquillo. (Breve sintesi da:"La ciminiera dimezzata" di Celati-Gattini)

                   Biografia di Costanzo Ciano nella sezione PERSONE

                    Adunata alla casa del fascio
Era il 10 giugno del 1940. Nel pomeriggio, qui a Vada, c'era del fermento. Tutti chiamati verso la casa del fascio per ascoltare un importante discorso del "duce". C'era la guerra da circa nove mesi in Europa, e l'esercito tedesco stava mietendo vittorie incredibili. Il "Blitzkrieg", la guerra lampo, era la parola che più ricorreva nei notiziari radiofonici ascoltati con grande interesse nelle case e nei locali pubblici. Una musica marziale invadeva la piazza di Vada in quel pomeriggio, da quei due altoparlanti fissati sul terrazzo al primo piano della casa del fascio, lì accanto alla nostra Chiesa. Erano le 18; la musica era cessata ed uno scroscio di applausi la sostituì. Provenivano, quegli applausi, da Piazza Venezia in Roma, al cui balcone si era affacciato lui, il Capo del Governo, il "duce" del fascismo. Con quella voce tagliente che lo caratterizzava e scandendo le parole come nelle grandi occasioni e con pause ad effetto, annunciò essere stata consegnata la dichiarazione di guerra agli Ambasciatori di Francia ed Inghilterra ...Come in tutte le piazze d'Italia, anche in questa di Vada urli di consenso, bracci destri alzati a mano distesa e gridi di: "saluto al Duce!!" allorché le pause ben collocate dall'oratore, lo imponevano, come prassi voleva. Ma qualcosa si avvertiva in piazza, una atmosfera che non persuadeva del tutto. Il consenso non sembrò quello generale e genuino di altre volte. E' da credere, ripensandoci, come ancora fresco fosse nel ricordo ciò che era accaduto quattro anni prima in questa stessa piazza, il 5 maggio 1936, allorché, dalla solita voce di Palazzo Venezia fu annunciata l'entrata delle truppe Italiane in Addis Abeba e quindi la cosiddetta "conquista dell'Impero". Grande giubilo. Ci fu addirittura una particolare festa quattro giorni dopo, la tarda sera del 9, quando Mussolini proclamò la rinascita dell'Impero "sui colli fatali di Roma". Fino a tarda notte i vadesi festeggiarono con tanta gente ammassata in quella che allora si chiamava Piazza Ferdinando Cecchetti, lì dietro la Chiesa, davanti agli edifici Puccini e Pescucci. Fu dato alle fiamme un grande fantoccio che raffigurava ironicamente il Negus d'Etiopia Hailè Selassiè, tra il giubilo generale e le immancabili battute ironiche di molti dei tanti vadesi presenti. Ma se quel 1936 fu l'anno del maggiore consenso al regime dominante, fu anche l'anno dell'emergere di qualche dubbio. In luglio iniziò la guerra civile in Spagna nella quale italiani, militari e politici, si ritrovarono in trincee opposte. Anche Vada dette un contributo di sangue con la morte di un suo giovane concittadino: si chiamava Virgilio Marinai. In ottobre nasce il cosiddetto "asse Roma-Berlino", e nelle case non erano pochi i genitori che storcevano la bocca avendo qualche anno prima fatto alle fucilate con questi nuovi alleati. A Berlino dove si svolgeva la XI Olimpiade, il nostro nuovo alleato Hitler, si allontanava dalla tribuna per non stringere la mano e premiare Jesse Owens, il negro americano vincitore dei 100 metri piani. Intanto in Italia nello sport, oltre la "Juventus" nel calcio, attirava la vittoria di Bartali al "Giro d'Italia" e quella di Achille Varzi nel "Gran premio automobilistico di Tripoli". Per noi giovani grande interesse fu poter leggere giornalini illustrati come : "Topolino", "Il Corriere dei Piccoli", "L'Uomo Mascherato" con Mandrake e il fido negro Lotar, "Flash Gordon" o " Cino e Franco". Ma cominciammo anche ad entusiasmarci di un nuovo genere musicale: quello del "Jazz", dello "Swing", del "Be-Pop" che l'orchestra di un fantastico Gorni Kramer faceva gustare come soffio americano di un piacevole modernismo... Finito il discorso la gente si allontanava dalla casa del fascio con la testa in giù, come a scrollarsi di dosso qualcosa di fastidioso. Evidentemente la parabola del regime fascista che fino al 1936 stava cabrando, quel 10 giugno del 1940 assunse la posizione di flesso. La "picchiata" fu sentita il 25 aprile dell'anno 1945.
(Da Q.Vadesi 11 a cura di Vinicio Bernini)
Per la formazione fascista dei giovani vedi QUI

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