5/9/1926 - Festa
grande al Paese Nuovo, si inaugura la prima Casa del Littorio
del comune di Rosignano sulla centralissima Via del Littorale. I
dipendenti Solvay e di altre ditte locali hanno dato due
giornate di lavoro ed a far quadrare i conti ha provveduto poi
come sempre in quei tempi, la Solvay che aveva anche ceduto il
terreno a prezzo simbolico. L'immobile, raso al
suolo dagli eventi bellici, fu, dopo la Liberazione,
ristrutturato per iniziativa dell'UDI. (Unione Donne Italiane)
adibito a sua sede, ad una sezione di asilo per l'infanzia e
sede di associazioni democratiche e prese il nome di Casa del
Popolo. Nell'agosto
1952 ci fu una manifestazione popolare con arresto di ex
partigiani, contro la requisizione della Casa del Popolo da
parte dello Stato per assegnarla alla Polizia di Stato che dal
dopoguerra a quel momento aveva avuto una sede provvisoria a
metà del viale Trieste in una villa della Solvay.
La
camicia nera Camillo Galligani di Rosignano Solvay muore il 21 gennaio 1936 sul
fronte eritreo. A lui viene dedicata la via dietro la chiesa (ora Don Minzoni)
e la caserma della Milizia ovvero il fabbricato su via della
Repubblica che successivamente è stato coperto con la tribuna
dello stadio E. Solvay e di nuovo ristrutturato nella versione
attuale negli anni
'90. Lo stadio rimase in funzione fino alla stagione 1934-35
quando il Gruppo Sportivo dovette sospendere l'attività
calcistica per volontà dei gerarchi locali che decisero di
utilizzare il campo (intitolato ad Ernesto Solvay) come centro
di addestramento della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale. Nel riquadro
di foto 4, l'insegna sotto la bandiera
della "Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale"
fondata il 10 febbraio 1928 (festa nazionale).
Formazione fascista per i giovani
Fin dal 1930 il nuovo
campo della GIL è la sede ufficiale delle manifestazioni e delle
esercitazioni dei giovani dell'O.N.B. (Opera Nazionale Balilla
fondata nel 1926, trasformata nel 1937 in GIL). Posta alle
dirette dipendenze del segretario del partito, Starace,
inquadrava militarmente i bambini, maschi e femmine, a seconda
dell’età. Il periodo preparatorio (di carattere prevalentemente
morale e disciplinare) cominciava a sei anni con i Figli della
Lupa (la lupa che allattò i gemelli della fondazione di Roma),
con pantaloncini, bretellone bianche e la M mussoliniana sul
petto; proseguiva dagli otto ai quattordici anni con i Balilla e
le Piccole italiane; tra i quattordici e i diciotto anni gli
Avanguardisti e le Giovani italiane; con i diciotto anni il
giovane valido e iscritto nelle liste di leva era già soldato.
La scuola aveva il sacro dovere di lasciare ampio spazio alla
preparazione fisica dei giovani fascisti. A Rosignano grazie alle
attrezzature esistenti si eccelle in due campi: il canottaggio e
l'atletica-ginnastica. Il 16 giugno 1935 venne istituito il
sabato fascista dedicato all’addestramento militare e politico
all’insegna dell’obbedienza e della disciplina. Al mattino i
ragazzi andavano a scuola con la divisa di Balilla e se c’era la
visita del direttore o di un gerarca dovevano cantare in coro
Fischia il sasso, l’inno dei Balilla.
"Fischia il
sasso, il nome squilla
del ragazzo di Portoria
e l’intrepido Balilla
sta gigante nella storia".
Nel pomeriggio
partecipavano alla ginnastica e alle esercitazioni militari alla
Casa del Balilla per prepararsi al saggio finale
sportivo-militare che si svolgeva ogni anno a Roma davanti al
Duce allo stadio dei Marmi al quale partecipavano gli elementi
migliori. Il motto della GIL era: «Credere, obbedire,
combattere», scritto sui muri di tutt'Italia. L’iscrizione alla GIL non
era obbligatoria, ma era meglio farne parte visto che vi
appartenevano quasi tutti.
A sei anni i
bambini andavano a scuola, maschi e femmine in aule
rigorosamente separate. Le poche classi miste erano composte di
elementi ritenuti poco dotati e insofferenti di disciplina che
venivano individuati e isolati dal resto della scolaresca. I
maschi in grembiule nero, il colletto bianco applicabile e il
colore del fiocco che variava a seconda della classe (rosa in
prima, celeste in seconda, rosso in terza, verde in quarta, blu
in quinta). Le femmine in grembiule bianco o a righine rosa, con
fiocco rosa o bianco. L’insegnante, anch’essa nella divisa
prescritta dal ministero, prima di iniziare le lezioni, invitava
la classe alla preghiera, dalle pareti incombevano i ritratti
del re e del Duce separati dal crocifisso, che il fascismo aveva
fatto mettere in tutti gli edifici pubblici, dalle scuole ai
tribunali. Il silenzio in aula doveva essere assoluto. La
disciplina era una virtù fascista. Il capoclasse vigilava sul
buon comportamento della scolaresca.
"Silenzio perfetto
chi tace un confetto,
chi dice parola
va fuori di scuola".
Il banco di legno
rigido per due, portava i segni di generazioni di scolari, nomi
e date, incisi col temperino. Si scriveva col pennino, a cuore o
a campanile, il calamaio si portava da casa o era incorporato
nel banco e riempito ogni giorno dalla bidella. I quaderni tutti
uguali, a righe per il tema d’italiano e a quadretti per gli
esercizi di aritmetica, avevano la copertina nera traslucida,
trentasei pagine, col bordo rosso, un foglio di carta
assorbente, e si acquistavano in cartoleria oppure li regalava
il patronato scolastico ai ragazzi bisognosi. La merenda
nell’ora di ricreazione si faceva in palestra, nel cortile o nei
lunghi e squallidi corridoi della scuola con quello che ognuno
s’era portato da casa; per i ragazzi più poveri la refezione
scolastica era gratuita: pane, burro e marmellata. Gli allievi
venivano periodicamente visitati nell’ambulatorio scolastico. Il
medico prescriveva di solito lo sciroppo per la tosse e come
ricostituente l’olio di fegato di merluzzo, l’incubo per
generazioni di ragazzi gracili: la misura era un cucchiaio al
giorno, tenendo pronto uno spicchio di limone per cancellarne il
disgustoso sapore di pesce. Nei casi di grave deperimento
organico, anemie o inappetenze il giovane veniva iscritto nelle
liste per il soggiorno nelle colonie marine o montane, nei
campeggi estivi e invernali, gestiti dalle organizzazioni
fasciste, dove l’assistenza e la cura erano assicurate da
personale specializzato. Il regolamento limitava a 30 il numero
massimo degli alunni che potevano essere ammessi in ciascuna
classe. Il pagamento delle tasse scolastiche era ripartito in
quattro rate uguali. Con la guerra, nelle scuole superiori
l’insegnamento del francese venne sostituito da quello del
tedesco. L’indottrinamento dei giovani era un compito che
richiedeva assoluta dedizione e fedeltà. L’obbligo del
giuramento di fedeltà al regime, già osservato dai maestri delle
scuole elementari, venne esteso anche ai professori delle scuole
medie inferiori e superiori, e l’8 ottobre 1931 anche ai
professori universitari. Milleduecentododici professori
giurarono, soltanto tredici rifiutarono. (Sintesi da: "Otto milioni di biciclette" di Romano Bracalini)
1938 - Si
procede alla trasformazione del fabbricato “Scuole Avviamento al
lavoro” in casa Balilla ed alla costruzione della Caserma per
milizia DICAT. Modifica anche alla Caserma M.V.S.N.
A
Rosignano S. si costituiscono i gruppi di attività della Gioventù
Italiana del Littorio. Quattro le sezioni: Cultura e Propaganda (Neri-Muzzati),
Artistica, Ricreativa, Musicale (Piero Mercuriali), Ginnico Sportiva
(Aldo Giannini), Preparazione Professionale (Ovidio Paglianti).
Oggi è solo l'ala
estrema lato nord del fabbricato delle scuole
elementari, ma nel ventennio era la sede dell'O.N.B. (Opera
Nazionale Balilla) e con il campo di atletica leggera proprio
davanti, consentiva lo svolgimento degli allenamenti ginnici in
ambito scolastico dei Figli della Lupa (fino a 8 anni) dei
Balilla (fino a 12) e degli Avanguardisti (fino a 18) in vista
della partecipazione alle annuali sfide nazionali da tenersi a
Roma nei vari Campi Dux. Sullo sfonda a sinistra di foto
11, il fabbricato della scuola di
Avviamento, per decenni fucina di personale operaio specializzato per lo
stabilimento Solvay.
Lungo via della
Repubblica, oltre il Botro Secco e partendo da via Ernesto
Solvay che dalla porta dello stabilimento si allungava fino al
Botro Cotone nasce il "Villaggio Costanzo Ciano",
villaggio operaio, fatto di casette unifamiliari, tutte uguali
ad un solo piano con qualche eccezione bifamiliare, sempre con orto e giardino. Via Fiume, Pola, Buccari, strade a squadra ombreggiate dai pini. Alla fine della guerra,
regolamentare cambio di toponomastica da C. Ciano a Villaggio
Garibaldi che va sempre bene...
Biografia di Costanzo Ciano nella sezione
PERSONE
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