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ITINERARI EXTRAURBANI |
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Il parco dell'Acquabona (Rosignano Marittimo) |
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Facile
passeggiata
su comodi
sentieri, in una ex area industriale, oggi sportiva e didattica. Richiede circa un'ora.
Clicca sulle foto per ingrandirle
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| Vista satellitare con Google Earth | ||
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| Il Botro dell'Acquabona nasce alla Maestà ed è affluente di destra del Fine | ||
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1944 - IL RIFUGIO DELLE CAVE I primi giorni del passaggio del fronte lasciammo la casa del Poggetto all'Acquabona e ci rifugiammo in una galleria in disuso delle cave Solvay dopo aver messo delle traverse di ferrovia a protezione dell’ingresso. Più che una galleria era un antro; aveva una sola uscita. Era un budello lungo una trentina di metri, largo tre circa, ancora oggi esistente e là ci rifugiammo insieme a una trentina di persone delle palazzine Solvay o dell’Acquabona. Si dormiva per terra sopra dei giacigli formati da coperte, coltroni e per guanciale qualche effetto personale. Uno accanto all’altro in una promiscuità quasi totale. Si mangiava tutti insieme quello che avevamo portato; disponevamo di molto pane messo in sacchi da grano che però, dopo due o tre giorni, data l’umidità dell’antro, era funghito. Senza curarcene, si tagliava, si metteva in una zuppiera, si bagnava con l’acqua, si mescolava ai pomodori e, così amalgamato, ce lo passavamo l’un l’altro lungo il budello. Ognuno tuffava le mani nella zuppiera e, mentre prendeva la sua porzione di “pan dei luci” (così si chiamava il pastone), lo insaporiva col sudore e con lo sporco delle proprie mani; si dice che gli ultimi lo sentissero più saporito; comunque sembrava commestibile. Vivevamo in quell’antro stipati: quaranta persone in meno di cento metri quadri! Dormivamo sdraiati sui soliti giacigli, in posizione normale alla lunghezza della galleria. Una sera, nel dormiveglia, sentimmo il nostro compagno di sventura Ferrari (non credo di sbagliare il cognome) che “combatteva” con uno dei suoi numerosi bambini. Improvvisamente passò sopra di noi in direzione dell’ingresso. Aveva in collo un bambino diarroico che, passando, lasciava tracce del suo malore e molte di queste caddero su di noi. Non vi dico quanti epiteti furono lanciati dai colpiti. Benché fossimo stanchi, fu indispensabile ripulirsi il più possibile da quelle patacche giallastre per “sopravvivere”. Lido Arrighi era un ragazzo delle palazzine Solvay, classe 1925, riservato, ma intellettualmente vivace.
Una notte di luna si
presentò all’ingresso dell’antro un’ombra che noi intravedevamo
controluce, meglio “controluna”: era un soldato tedesco con il
suo elmetto ben piantato in testa e con il fucile in mano che
disse nella sua lingua: “Foiar (Feuer)” e noi, risvegliati da
quella voce, rimanemmo impietriti. Nessuno, né giovane né
vecchio guerriero della prima guerra mondiale, sapeva come
comportarsi. Passarono pochi secondi e ancora: “Foiar” ripeté
l’ombra dall’ingresso. Fu uno sgomento generale, ma Lido si alzò
dal fondo della galleria, a piedi nudi passò sopra i nostri
corpi distesi sui giacigli, andò verso l’ombra e porse al
tedesco una scatola di fiammiferi di legno forse umidi. Il
Tedesco disse: “Danke”. Lido gli fece capire che poteva tenere
tutta la scatola; la sua offerta, la sua prodigalità, non fu
criticata da nessuno.
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QUI per la storia della trattoria dell'Acquabona e di Geppe Santo (su Rosignano M.mo ieri/Acquabona). |
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QUI per i passaggi di proprietà dell'area dai Mastiani-Brunacci, ai Vestrini, alla Solvay (su Rosignano M.Mo. ieri/Villa Vestrini ex Mastiani-Brunacci). |
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per altre notizie
sullo sfruttamento
delle cave, sulla
teleferica di
trasporto e notizie
sul calcare |
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