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Castiglioncello
ieri/Portovecchio
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Portovecchio. Quella che dal 1919 sarà "villa Montezemolo", domina l'insenatura dal 1915 come "villa Clementina" dei Reali-Pellegrini con sotto lo "Stabilimento Balneare Portovecchio". La villa sarà bombardata e distrutta nel giugno 1944 dalle superfortezze USA che dalla direzione mare colpirono tutte le ville lungo la strada, parte della chiesa e Villamarina nel parco Uzielli, vero obbiettivo militare (vedi). I Montezemolo non sono più tornati a Portovecchio. La villa sarà ricostruita come pensione Belvedere dei Bandini dal 1949, poi trasformata in appartamenti. L'adiacente pensione Rivabella diventerà condominio con lo stesso nome. La passeggiata è pronta dal 1936, ed i bagni Salvadori sono agli inizi. (Foto Aringhieri e archivio Cecilia Cassigoli) |
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Fra il 1915 ed il '44 al centro della rada di Portovecchio, spicca un ampio ed un po' pretenzioso fabbricato, con tanto di piccola torre secondo la moda lanciata dal Patrone con il suo castello. Si tratta della casa d'estate del Generale Cordero di Montezemolo marchese Carlo, nonno di Luca Cordero di Montezemolo. Carlo Cordero di Montezemolo compra la villa già esistente, da Clementina Reali, possidente livornese, coniugata con Ferruccio Pellegrini, il 31 maggio 1919. La villa con giardino, di nuova e recente fabbricazione, di 28 vani su due piani oltre a soffitte, sottosuolo e torretta laterale che si eleva a tre piani con scala a chiocciola in ferro, detta "Villa Clementina" ha una superficie di 2.630 mq. e confina con terreno ortivo, villa dr. Marconi, strada di Portovecchio, spiaggia del mare e proprietà Cardon, viene acquistata al prezzo di lire 30.000. Prezzo successivamente valutato troppo basso di fronte ad una perizia del 1922 che fissa un valore di lire 341.000. La lunga causa legale aperta dalla parte venditrice nel tentativo di rescindere il contratto sarà vana. Costruita su terreno argilloso, per far fronte ai cedimenti legati alle forti piogge dei primi anni, viene dotata di un grosso muraglione di contenimento lungo 20 metri, alto 3-4, con uno spessore alla base di circa 4. Inoltre nello scantinato verso il mare vengono realizzati dalla proprietà Reali-Pellegrini, due locali, uno uso magazzino e l'altro per ricovero imbarcazioni, oltre ad un bagnetto con 16 eleganti cabine con terrazza sovrastante che prendono il nome di "Stabilimento Balneare Portovecchio" (sotto). |
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Nel giugno 1944, la villa
Montezemolo fu bombardata e le rovine con l'unica stanza
rimasta, furono acquistate da Santino Bandini nel 1946, che con
l'impresa Bartoletti di Portovecchio, iniziò la ricostruzione e
nell'estate del 1949 aprì la "Pensione Belvedere" gestita in
famiglia e rimasta attiva fino agli anni '60, quando, con la
morte di Santino nel '56 e le conseguenti suddivisioni fra
fratelli, fu ristrutturata in appartamenti rimasti di proprietà.
La figlia Marcella negli anni successivi ha ampliato ed
attrezzato il bagno sottostante costituito inizialmente dallo
stanzone delle barche, malamente pavimentato a cemento e poi da
una decina di piccole cabine per ognuno dei due lati. Sopra una
rudimentale terrazza. Nel 1957 il bagno viene allargato, apre il
bar e la pizzeria, che si distingue per le famose
"schiacciatine". Oggi è gestito dai nipoti Alessandro e Riccardo
ed è aperto come ristorante tutto l'anno.( |
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Siamo
all'inizio del 1922, la motorizzazione civile sta iniziando la
sua marcia inarrestabile ed anche il Generale Montezemolo viene
sollecitato dal proprio avvocato, con la lettera seguente, a
prendere parte all'iniziativa industriale dell'ing. Barison
progettista di un nuovo tipo di motore, così come ha fatto anche
l'ing. Guglielmo Vestrini a Firenze
(vedi).
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Perchè il Gen. Carlo Cordero di Montezemolo arriva a
Castiglioncello nel 1919?
1910 - L’AUTORITA’ CONNIVENTE CON LA CAMORRA IN MAGLIANO TOSCANO
Tuttavia, replicate denuncie, erano giunte alla Prefettura di Grosseto ed erano una denuncia continua gli stessi conti comunali, mai presentati a tempo, o presentati colmi di irregolarità e di disordine, ma la camorra era un ottimo agente elettorale devoto alla costituzione e la Prefettura sapeva e taceva. Citiamo qualche fatto: Un esattore scappa lasciando considerevoli vuoti di cassa. Rimane collettore l’ex Sindaco e Cavaliere. La Prefettura manda un Commissario, il Menicani, che riferisce cose gravi. Nessuno si muove. I creditori del Comune, compreso qualche impiegato non ligio alla camorra e da tempo non pagato, reclamano. La Prefettura manda un Commissario, il Baccaglione il quale costata fatti così gravi e tali da richiedere l’immediato intervento dell’autorità giudiziaria, ma la relazione rimane con la precedente a dormire in Prefettura insieme con quella dei revisori del conto del 1906 nella quale si costatava un ammanco di oltre tremila lire di cartelle vendute il cui importo non fu totalmente versato. E le cose vanno sempre peggiorando. Così un deposito dell’appaltatore del pietrisco stradale è ingoiato. Così è ingoiato un altro deposito fatto dall’ appaltatore del dazio comunale e una nuova vendita di cartelle patrimoniali del Comune avviene senza che si possa sapere ove va il ricavo. La Prefettura dorme, l’Autorità giudiziaria non si muove e il paese, tutto agli ordini del capo camorra trema e tace. Ma qualche denuncia più ardita arriva più in alto e dal Ministero degli Interni è mandato l’ispettore Taddei, il quale malgrado la camorra imperante, che toglie la memoria e la parola agli interrogati, riesce a costatare fatti tali che il Prefetto viene traslocato, il Comune disciolto, inviato un commissario Regio. Il paese ha un largo respiro di sollievo e di speranza. L’arrivo del commissario è accolto dalla più cordiale e unanime manifestazione di gioia, dalle grida di evviva il commissario, evviva il Re, abbasso la camorra, mentre la banda paesana percorse le vie del paese al suono della Marcia Reale. Ma la gioia dura poco, perché mentre si sperava veder finalmente agire l’autorità giudiziaria e le manette per slegare molte lingue e raccogliere molte prove, l’autorità giudiziaria continuò a dormire e il Commissario energico nello spendere i denari del Comune in opere non sempre utili, non altrettanto energico nel rivedere i conti antichi, lascia ben presto scorgere la parte che egli rappresentava in commedia dopo ché capita in paese (visita più o meno fortuita) un certo onorevole suo amico (il Matteucci). Ed ecco i fatti: 1° - L’intimità tra il commissario e il capo camorra (individuo che si vanta di essere stato assolto in grado di appello, d’un reato commesso a suon di quattrini, si fa stretta e continua. 2° - Nelle assenze non infrequenti né brevi del commissario (il quale intanto prende moglie) il capo camorra spadroneggia in municipio e si installa nell’ufficio del commissario e n’ha in tasca la chiave. 3° - La revisione delle liste elettorali, primo dovere d’un commissario in tali frangenti, è affidata persone notoriamente conniventi con la camorra e incapaci di ribellarsi e nelle liste rimangono i morti anche da molti anni, gli emigranti all’estero anche da molti anni, coloni ed impiegati da lungo esondati in altri comuni, nulla tenenti in quel di Magliano, mentre viceversa tutti quelli che avrebbero diritto all’elettorato e ne han fatte regolare o documentata domanda, ma non han fatto pari adesione alla camorra, ne rimangono esclusi con pretesti vari. Il più frequente di tali pretesti lo smarrimento dei documenti presentati. Di questi smarrimenti che il Comune fa dei documenti che gli si presentano e che non gli fa comodo ricevere se ne possono citare centinaia. E non mancano gli smarrimenti che lasciano adito a sospetti di cose assai gravi non pur anco rilevate da commissari e ispettori dopo cinque o sei mesi di gestione, oppure, se rilevate, messe pietosamente a tacere a scopo di salvataggio. Eccone uno caratteristico. Nel 1891 il Municipio espropria dai Fratelli Fortuni un appezzamento di terra che non paga mai, quantunque da qualche conto municipale il conto appaia saldato. I reclami degli espropriati sono continui e sempre, si capisce, insoddisfatti. Arriva il commissario e si reclama con nuova fiducia. Ma egualmente invano perché prima si risponde che ci vuol tempo a trovare e consultare i documenti, poi che i documenti mancano, che la cosa è vecchia, che è meglio non pensarci più. 4° - I conti consuntivi del Comune non sono riveduti o lo sono ad “usum delphini”. A chi rileva la cosa si sussurra confidenzialmente che si son già fatte denuncie all’autorità giudiziaria e su di essa si scarica la responsabilità dei ritardi. Ma nessuno agisce. 5° - Viceversa impiegati su impiegati vengono assunti per sbrigare gli affari del Comune, senza riguardo per la sue esauste finanze, mentre poi, viceversa ancora, si adibisce a copista il maestro comunale distogliendo1o dalla scuola. Eppure l’analfabetismo nella gioventù del povero comune amministrato dalla camorra sale a percentuali del 90%. 6° - Nessun provvedimento è preso dal R. Commissario per riparare all’ingiusta e in taluni casi crudelmente iniqua ripartizione delle tasse comunali, fatta dalla precedente camorristica amministrazione. Finalmente dopo cinque mesi di sovrano potere del commissario si arriva alle elezioni del nuovo Consiglio e qui i fatti dimostrano anche più evidentemente come il Regio funzionario sia stato ben addomesticato dalla camorra volente e nolente (?) l’autorità superiore. E così: 1° - Il brigadiere intimidisce con minaccia d’arresto e perquisizioni personali elettori incensurati che egli sa ribelli alla camorra e subito dopo tre o quattro dei cagnotti della camorra, alcuni candidati e non digiuni di gravi imputazioni, di condanne e di carcere, circondano quei meschini, mettono loro la scheda in mano e li accompagnano all’urna sotto gli occhi dalla consenziente autorità. 2° - Giunti alla fine dello scrutinio, dopo che tutti gli impiegati comunali antichi hanno votato contrariamente a certe promesse del commissario uno di questi impiegati corre allo spiraglio dell’uscio dove il commissario stesso sta spiando l’esito dalla votazione e gli sussurra giulivo: “sì vince, si vince”.
3° - Il R. Commissario
ripete volentieri a tutti la profezia che sarà sindaco del paese
il famoso capo camorra perché lo circonda l’affetto, la stima,
la simpatia universale. Viceversa appena intravisto l’esito
dalle elezioni che lasciano capolista, ma con soli tre voti di
maggioranza sull’ultimo eletto (28 contro 25) il detto
famigerato individuo, l’irritazione di tutto il paese si fa tale
che ci vogliano sforzi di pacificazione non indifferenti per
impedire il succedere di fatti gravi e fischi assordanti e grida
di abbasso accolgano i vittoriosi con il capo camorra, che
trovano prudente chiedere l’assistenza dei carabinieri (i quali
dovrebbero, si accompagnarli, ma a ben altro domicilio) per
rientrare in casa loro.
Senza commenti. |
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I bagni Salvadori Gli adiacenti bagni "Salvadori" inizialmente |
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