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La famiglia Vestrini è originaria di Firenze, dove
Guglielmo, laureato in ingegneria, politicamente liberale,
ricopriva l'incarico di Ingegnere occupandosi di opere
pubbliche come l’acquedotto della città, ma anche di molto
altro,
infatti dal 1890 le corse al trotto si disputarono sul Prato
delle Mulina alle Cascine, dove sorse l’anno dopo un
ippodromo, progettato con grande capacità e lungimiranza
dall’ing.Vestrini.
All'inizio del 900 ci fu anche un interesse da parte della
famiglia Vestrini alla realizzazione di un'automobile
progettata su iniziativa dell'ing. Silvio Barison che aveva
fondato nel 1906 la S.A. Silva, creando un prototipo di auto
a pistone rotante che pareva funzionasse assai bene e che fu
provata sul circuito di Montenero. Fra i soci c'erano i
Vestrini ed il generale Cordero di Montezemolo (villa a
Portovecchio -
vedi). La cosa finì in un nulla di fatto per una
questione di spionaggio industriale da parte di un grosso
gruppo industriale del settore. In società con il cognato
Oreste Lori, Guglielmo avviò poi un'impresa edile con la
quale ben presto si trasferì a Livorno abitando in affitto
in via Benedetto Brin, per costruire successivamente una
abitazione con alcuni appartamenti per la numerosa famiglia,
davanti l'Accademia Navale, residenza fino agli anni '40,
utilizzando la villa di Rosignano per l'estate, mentre vi
aveva preso residenza il figlio Gino laureato in agraria,
dedicatosi alla fattoria. L'impresa si specializzò nella
costruzione di opere marittime infatti il 3 luglio 1910,
giorno dell'inaugurazione della ferrovia Livorno-Vada, Sua
Maestà presenziò nel porto di Livorno alla posa della prima
pietra del cosiddetto "Braccio
del Vestrini (oggi diga del Marzocco foto 16) affidato
all’impresa Vestrini (nota 1). Negli anni fra il 1913 e la II
Guerra l'impresa fu impegnata nella manutenzione di tutti i
porti del Tirreno da Anzio a Marsiglia, Genova esclusa sotto
la direzione dell'ing. Luigi, dotato di notevoli attitudini
manageriali, con la collaborazione dei fratelli.
Il 28 aprile 1914 ebbe luogo l’asta definitiva del
fallimento Mastiani-Brunacci. In aggiudicazione la
vastissima fattoria del capoluogo e ben 1000 ettari,
suddivisi in 62 poderi. Gran parte dell’esteso territorio
agricolo, compreso l'imponente fabbricato di Rosignano
Marittimo, fu appannaggio dei cinque fratelli Vestrini
(dott. Augusto e Gino, gli ing. Luigi ed Enrico, l’avv.
Piero). I Vestrini avevano in corso concreti contatti con la
Solvay, cui rivendettero la zona delle Cave dell’Acquabona,
quella ubicata sul lato destro della via per Rosignano al
mare ed anche in località «Pidocchio», con parziale e pronto
sgravio delle spese sostenute, mentre alla famiglia rimase
la fattoria tuttora abitata ed alcune centinaia di ettari di
terreno ceduti nei decenni successivi.
A Livorno lungo il torrente Cigna troviamo la fabbrica di
ceramica, colori e tinte "Anelli Luigi e Ce" che
dal 1925 ha come socio accomandatario l'avv. Augusto
Vestrini (per il settore ceramica) e soci accomandanti, gli
altri fratelli Vestrini (nota 2).
In ambito locale, negli anni fra le due guerre, Gino
Vestrini, laureato in agraria, si era fatto le ossa in
gioventù lavorando nelle fattorie del principe Corsini a
Firenze ed a differenza dei fratelli abitò a Rosignano dove
curò e modernizzò la fattoria, assumendo il maggior numero
di braccianti rispetto alle
altre e utilizzando fra i primi l'energia elettrica
finalmente disponibile ai privati.
Importanti anche le prime esperienze di fecondazione
artificiale nella monta-taurina della fattoria, una delle
più avanzate dell'epoca. Nel giugno 1915 nacque nel
capoluogo il Comitato di Assistenza Civile per aiutare le
famiglie dei richiamati al fronte e Gino ne divenne
presidente facendo in tale circostanza il suo ingresso nella
vita pubblica comunale. Intanto il 30 settembre l'ing. Luigi
Vestrini inaugurava con altri notabili livornesi
l'acquedotto di Quercianella. Nel novembre del 1920 Gino
diventò assessore effettivo con il sindaco maggiore Attilio
Gotti, (proprietario della Magnesite) e un mese dopo
ricevette l'investitura di primo cittadino per le
dimissioni di Gotti, carica esercitata con grande
personalità, sotto l’incalzare delle vicende politiche che
di li a non molti mesi vedranno l’affermarsi del fascismo.
Nel 1921 Castiglioncello anche sotto la spinta del barone
Patrone poco gradito in Consiglio Comunale, optò per fare
comune a se. Fu il sindaco ad avere il prestigio necessario
tra i fascisti del comune e tra gli stessi strati benestanti
di Castiglioncello, per far rientrare il tentativo.
L’autorevolezza posseduta come primo cittadino e noto
possidente, gli consentirono non solo di essere tra i pochi
in Toscana a passare senza problemi da sindaco eletto a
podestà imposto, ma anche di controllare il buon servizio
del fascismo agli interessi degli agrari e della stessa
amministrazione comunale, senza che l’intimidazione e la
violenza delle squadracce passasse troppo la misura,
riuscendo altresì a instaurare un rapporto pressoché
esclusivo con la direzione Solvay. Alla Società
Solvay nel 1937 vennero ceduti tutti i terreni della val di
Fine, rimasti alla famiglia e nel 1938 come da contratto
(assunzione di un familiare) entrò nella fabbrica il figlio
Roberto giovane chimico già dipendente Montecatini. La
cessione comprendeva l’opificio molino della Fine che il
Catasto Toscano del 1823 attribuiva al cavalier Francesco
Mastiani ed ai suoi discendenti ai quali era rimasto fino al
1914, quando passò ai Lipparelli e quindi ai Vestrini nel
1918. Nella val di Fine venne costruito lo stabilimento
Aniene ed relativo villaggio nel 1939. L’attenzione posta
nel fare in modo che tra i lavoratori della terra non si
affermassero le spinte al cambiamento, dovette dare
risultati apprezzabili, tant’è che dopo le elezioni del
1923, quando la situazione caotica del dopoguerra si veniva
ormai consolidando sotto il governo fascista, il sindaco, al
momento del suo insediamento a Podestà nel 1925, poteva
vantare pubblicamente il merito di aver svolto “opera
fattiva di arginamento della marea rossa” e di essersi
adoperato già nel 1919, acchè la Lega dei Coloni non
aderisse al Partito Socialista”. Il 29 aprile 1923, per una
crisi interna al Consiglio Comunale, si procedette ad una
nuova tornata elettorale: vincitori i candidati e
simpatizzanti del partito fascista che conquistano tutti i
seggi. Il comm. Gino Vestrini venne riconfermato Sindaco.
Nel 1925 diventò Podestà. Il prestigio del comm. Vestrini fu
un fattore non secondario nella graduale, ma vasta
affermazione del fascismo nel territorio. Il 27 novembre
1925 firmò il manifesto che rendeva noto come il Comune di
Rosignano Marittimo era passato dalla Provincia di Pisa a
far parte della nuova Provincia di Livorno, creata per
compiacere Costanzo Ciano. Intanto nello stesso anno i fratelli Renzo
(Lilli) e Pier Luigi (Lallo), figli del Sindaco,
facevano Canottaggio con l’Unione Canottieri Livorno ed alla
prima gara vinsero il titolo toscano nella “jole di mare a
due con” e l'anno successivo vinsero a S. Margherita il
campionato
italiano nel "due con", poi passarono alla
categoria “fuori scalmo” arrivando secondi ai campionati
europei. Il 7 gennaio 1927 in Consiglio Comunale il sindaco Vestrini elencò i numerosi lavori portati a compimento dalla
sua giunta qualche volta con l’aiuto Solvay, fra i quali
telefono in tutte le frazioni e autotrasporti sempre più
estesi. Il 5 aprile 1927 il Consiglio Comunale in carica dal
1923 decadde per la riforma fascista. Il Prefetto nominò i
Podestà nei comuni sopra 5.000 abitanti e mandò a Rosignano
il Commissario Prefettizio Paolo Emilio Vacha-Strambio per
provvisoria amministrazione secondo accordi col sindaco
Vestrini stesso che gli passò le consegne. Nel 1929 Gino
Vestrini partecipò al sopraluogo per l’esproprio dei terreni
su cui realizzare la passeggiata lungomare da Caletta a
Castiglioncello, pronta nel 1936. Infine nel 1935 venne
sostituito dal Grand Uff. Prof. Giuseppe Baldasseroni
chiudendo l'attività politica. Continuò però l'attività
agricola e nel 1939 il Nuovo Catasto Terreni, riportava la
fattoria Vestrini fra le più importanti del Comune con 543
ettari.
Sul fronte sportivo, nel 1928 i fratelli Vestrini vinsero a
Pallanza i campionati italiani delle loro due specialità e
parteciparono alle selezioni per le olimpiadi di Amsterdam
ove andranno col "due con", ma l’indisposizione di uno dei
due impedirà loro di disputare la finale. Nel 1929 chiusero
l’attività agonistica vincendo a Pallanza il campionato
italiano ed in Polonia il campionato d’Europa. Quattro anni
di grandi successi. Il fratello Roberto (Lolli) riprese
l’attività entrando a far parte dell’equipaggio degli
“Scarronzoni” mitico armo livornese. Vinse a Orbetello la
semifinale e a Pallanza la finale dei campionati italiani.
Nuova vittoria in Polonia negli europei.
Nel 1930 Roberto vinse a Orbetello la qualificazione al
triangolare Italia-Francia-Belgio ed a Parigi battè francesi
e belgi. Vinse a Salò i campionati d’Italia e secondo a
quelli europei. Fermo nel 1931, Roberto riprese nel 1932
sempre con gli “Scarronzoni” vincendo la selezione per le
olimpiadi di Los Angeles dove arrivarono secondi al
fotofinish dopo gli americani. Scrive il livornese Oreste
Grossi nel suo libro sul canottaggio labronico: "Nella storia degli Scarronzoni c'è un
altro studente, Roberto Vestrini, olimpionico a Los Angeles,
studente in chimica. E' il terzo dei Vestrini, i suoi
fratelli hanno dominato nel "due con" e nel "due senza" i
campionati italiani del '27 e del '28 e quelli europei
del '29. Senza l'aiuto di nessuno. Senza incentivi, senza
premi. Niente. D'accordo, loro non hanno bisogno di
incentivi. Appartengono a una bella famiglia borghese»
conclude Grossi.
Allori anche nell'atletica nel 1935, il fratello Massimo del
Dopolavoro Comunale di Rosignano M.mo si mise
particolarmente in luce, con due splendide vittorie nel
lancio del peso e del disco. Durante la guerra la famiglia
dovette lasciare la casa di Livorno considerata troppo
esposta sul mare e ritirarsi a Rosignano per poi sfollare a
Montevaso fino al termine del conflitto. La casa di Livorno
occupata dagli sfollati venne venduta negli anni successivi
e le famiglie dei fratelli restarono a Rosignano. L'8 luglio
1944 l'ing. Luigi Vestrini in località Acquabona, sul lato
sinistro dell'omonimo fosso restò ucciso da schegge di
granata in un campo minato dai tedeschi, mentre cercava la
salvezza insieme alla famiglia. Nel luogo in cui morì c’è
stata a lungo una stele in sua memoria, oggi scomparsa.
Uno degli ultimi lavori dell'impresa marittima Vestrini, fu nel 1945
il recupero della nave Valverde colpita dai tedeschi ed
arenata a Castiglioncello in testa alla punta Righini, ma ormai l'attività
dell'impresa portuale con la morte di Luigi Vestrini non
stava andando bene e nessuno fu in condizioni di portarla
avanti. L'attività viene in pratica ripresa e proseguita
dalla ditta Neri.
Nel dopoguerra la famiglia si espande a macchia d'olio nelle
attività più diversificate, ma la quasi totalità dei
componenti mantiene la propria residenza nella grande villa
storica di Rosignano. Il dott.Guglielmo Vestrini figlio di Augusto,
è stato ottimo fotografo e schermidore di livello. Nel 1947 il dott. Pier Luigi Vestrini
fu presente nel Consiglio del “Pointer Club Italiano” fra l’
aristocrazia della cinofilia venatoria del secolo, allo
scopo di “favorire l’allevamento del Pointer di pura razza,
sviluppare e perfezionare le sue qualità naturali dal punto
di vista della caccia”. Molto conosciuto, anche il figlio
Carlo Augusto, sia per la pittura di quadri di scene di
caccia e cavalli (ricercati dagli appassionanti del settore
in tutta Italia) sia per l'allevamento di cani da caccia
Pointer, che sono stati campioni anche nazionali ed
internazionali di lavoro. Carlo Augusto ha primeggiato
soprattutto nei ritratti dei cani da cinghiale con mostre in
tutta la Toscana, ricercando i tratti peculiari della razza
che proveniente dall'impero autro-ungarico, è stata portata
in Toscana al tempo del Granduca Pietro Leopoldo. Artista
anche Renzo Vestrini, che con le sue composizioni a tecnica mista richiama
esperienze pittoriche proprie di Burri spesso anticipandone
tecnica e tematiche. Le sue opere sono esposte nei più
importanti musei d'arte nel sud America.
Anche Claudio Vestrini appartiene al mondo dell'arte,
diplomato all'istituto per l'arte e il restauro di Firenze.
Il grande fabbricato di Rosignano. Il complesso si sviluppa
in più corpi di fabbrica in aderenza realizzati in periodi
differenti. I corpi di fabbrica principali sono due: la
Villa sul lato nord e la Fattoria posta a sud. La villa si
sviluppa su tre piani, un bell’androne
pavimentato con lastre in pietra serena conduce ai vari
appartamenti al piano terra; tramite un ampio vano scala con
gradini anch’essi in pietra serena e pianerottoli in cotto
si giunge agli alloggi posti ai piani superiori.
Un tempo al piano terreno si trovavano ambienti adibiti al
ricevimento degli ospiti, la cucina, la sala pranzo, le
rimesse (una delle quali si suppone fosse una cappella
privata poi dimessa e trasferita in altro ambiente
all’interno dell’edificio) ed ambienti adibiti a vari usi,
il piano primo conteneva esclusivamente camere, sale e
salotti ad uso esclusivo della proprietà, il piano secondo
sottotetto conteneva le camere della servitù.
Gli ambienti interni erano affrescati e le pavimentazioni in
cotto verniciate e decorate, alcuni ambienti erano dotati di
caminetti in marmo, non poche camere ad oggi conservano
decorazioni ancora ben visibili.
La Villa è stata costruita in tempi differenti ed ha subito
modifiche ed ampliamenti presumibilmente nel corso del 1800
che ne hanno modificato in parte l’aspetto esteriore, il
corpo originario è quello posto alla destra della torre
guardando la casa dalla strada, la torre e la parte posta a
sinistra di essa che confina con la Via Acquabona pare esser
stata edificata in un secondo tempo come altri corpi più
piccoli della villa posti sul retro.
La parte confinante con la strada conteneva le scuderie al
piano terra, un ampio salone al piano sovrastante e altre
camere adibite alla servitù al piano secondo sottotetto.
La stesso corpo originario è stato in parte sopraelevato in
fine 800 (si notano evidenti le diverse coperture nella foto
fine 800) per fornire alla facciata lato ovest la simmetria
ad oggi ben visibile (foto 17).
La Fattoria costruita in aderenza alla facciata lato sud
della villa, è rimasta tale fino a pochi decenni fa, ed è
suddivisa anch’essa in appartamenti per civile abitazione,
fondi e magazzini al piano terra.
Un tempo il piano terra era adibito a frantoio, tinaio,
coppaio e magazzini e ai piani superiori il forno, i
magazzini, gli uffici e l’alloggio del fattore.
Ad oggi si ritrovano tracce sinteticamente descrittive al
fine della tassazione della fattoria, nei libri dell’estimo
del 1795.
NOTE
1 -
"Braccio del Vestrini" - Così era chiamato l’ attuale “molo
di attracco delle petroliere” al porto di Livorno, (oggi diga del Marzocco). L’ ambiguità che avrebbe
attribuito questo nome alla Diga della Meloria, è tranciata
dall’ autorevole documentazione relativa a recenti progetti
di ristrutturazione che lo coinvolgono, purtroppo
negativamente, in una prospettiva di demolizione ( “Idee di
una bozza di Piano Regolatore del Porto di Livorno” - Ing.
Enrico Mostardi Agosto 2006, p.to 3.5 e “ Indirizzi di
piano per prefattibilità di PRP“- APL marzo 2009, p.to
A.2.1).
Il
coinvolgimento del nome Vestrini nelle opere portuali di
Livorno è dovuto al fatto che importanti lavori di
ristrutturazione del porto di Livorno furono appaltati il
7.02.1910 all’ impresa Vestrini: la costruzione della diga
rettilinea del Marzocco (E->W) e, di fronte, il
prolungamento a nord della Diga curvilinea
(S->NNE) ed anche
il prolungamento di 200 m. della diga di Vegliaia. Il
progetto di cui sopra, preferito a quello dell’ing. Gatto,
fu dell’ing. Cozza. Tre furono le imprese consultate
per la trattativa privata: De Waele e Ercole Antico, furono
scartati per condizioni troppo onerose sulle tasse di
ancoraggio, mentre l’impresa Vestrini, oltre a non domandare
nulla come tassa d’ancoraggio, fece uno sconto del 2.5% sul
prezzo di appalto. (Biblioteca Labronica di Villa Maria:
Inaugurazione dei lavori del nuovo porto di Livorno, 3
luglio 1910: Relazione del comitato cittadino -Ing. Giovanni
Saccardi - tipogr. Belforte e C. -1910 Livorno. Trattasi di
una Relazione redatta il 24.06.1910 (in vista
dell’inaugurazione lavori) dall’ing. Saccardi, membro del
comitato cittadino istituito il 3.01.1906 e costituito da
commercianti, agenti marittimi, imprenditori di lavori per
lo sviluppo del porto; presidente l’ On. Ing. Salvatore
Orlando. Descrive gli avvenimenti ad alto livello politico e
organizzativo, in relazione con i Ministeri centrali
competenti, che hanno accompagnato lo sviluppo del
progetto). (Per le ricerche blibliografiche in oggetto si
ringrazia l'ing. Marcello Orazio).
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- Da "Antiche manifatture del territorio livornese -
Fornaci da calce - ceramica - vetro" di Taddei, Branchetti,
Cauli, Galoppini, scaricabile dal sito) |