| Vada la via dei Cavalleggeri | ||
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| Via dei Cavalleggeri - L'antico ponte sul Fine e la storia del fiume |
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(Da: Strade di pietra, vie d'acqua e di vento di Giuseppe Milanesi e Roberto Branchetti) |
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UN FIUME PICCOLO, MA STORICO Questo fiume, pur nella sua modestia geografica, merita una considerazione a parte in quanto, a differenza di altri, anche più importanti per portata di acque o per lunghezza, ha goduto di particolari considerazioni. Alcuni autori, infatti, gli riconoscono una funzione confinaria, prima in epoca etrusca, poi tra territori etruschi e romani, successivamente in epoca romana tra i municipi di Volterra e quello di Pisa, infine, in epoca vescovile, tra le diocesi (Volterra e Pisa). Di qui il suo nome, latino; ma, secondo alcuni (tra cui il Targioni Tozzetti), per una motivazione storica ancora più interessante. Quando la Repubblica di Roma intese attuare i suoi ambiziosi progetti di espansione territoriale verso nord, come già aveva fatto lungo il litorale adriatico, provvide a spingere i suoi eserciti lungo il litorale tirrenico. Solo che, mentre sul versante adriatico, superate le brevi asperità del Conero, fu facile proseguire per le valli del Polesine nella pianura padana e, quindi, conquistare Milano e giungere fino ad Aosta; sul versante tirrenico, dopo le malsane pianure costiere del Lazio e della Maremma, superato l'Ombrone, il Cornia e il Cecina, quando si videro innanzi le pendici meridionali delle Colline livornesi, i comandanti delle truppe romane ritennero di essere giunti a fronte di un ostacolo che avrebbe richiesto un maggiore impegno militare. Quindi, per un elementare criterio tattico, si attestarono sulla riva sinistra di questo fiume che, pur modesto, chiamarono "confine", appunto Fine, in attesa di esplorare meglio il territorio che si estendeva a settentrione. Fu una sosta di breve durata: fin tanto, cioè, che ben presto si resero conto non solo che avevano a fronte rilievi di esigua entità, ma che, scavalcate le Colline Livornesi, avrebbero rinvenuto nell'Arno un altro e più sicuro confine. Ridotto così l'intero fiume Fine in saldo possesso romano, divenne teatro di nuove vicende storiche, di altra natura, a cominciare, ancora in epoca romana, dall'aver lambito la celebre e sontuosa villa di Decio Albino Cecina, ai piedi della collina di Rosignano (vedi: "Vada: alla ricerca della villa perduta" di Piero Stiavetti, scaricabile dal sito ; e, ancora in epoca barbarica, per aver alimentato i fossati di un castello dislocato sulla riva sinistra della sua foce, quello di Vada. Mentre, nell'interno, verso le sorgenti, ebbe vita e sede una importante pieve, quella di Santa Maria "ad Fines" che, differentemente da altre, in seguito costruite nel territorio, godette del privilegio di essere officiata direttamente dalla curia romana. Una chiesa romanica, a due navate, costruita con numerosi reperti etruschi, che alcuni vogliono riconoscere in quella che ancora oggi è l'importante "pieve vecchia" di Santa Luce, ridotta ad una navata dopo che fu gravemente danneggiata dal terremoto di Orciano del 1846. In epoche a noi più vicine questo fiume Fine ha significato il confine settentrionale della Maremma e, in particolare, della Maremma Pisana (mentre altri la facevano iniziare dalle propaggini meridionali delle Colline Livornesi), cioè dalla collina di Rosignano Marittimo, mentre a sud era delimitata dal fiume Cornia. Quando, nei suoi viaggi, vi giunse il Targioni Tozzetti (verso il 1740) annotò: Poco avanti d'arrivare al Ponte della Fine, sulla strada, in piano, tra esso ponte e una diramazione della montagna di Rosignano, trovai vaste rovine di fondamenti di un qualche castello, o simile raccolta di abitazioni. Non incontrai per tutta la valle alcuna persona dalla quale potessi sapere il nome di queste rovine; ma senza dubbio sono di un castello che anticamente si chiamava ad Fines, e nei tempi di mezzo Fine. Durante la dominazione francese, nel 1809, il fiume, contro il parere del maire di Rosignano, fu posto sotto la diretta sorveglianza di Francesco Brunacci, uno dei più ricchi "possidenti" locali e per conseguenza uno dei più interessati alla vigilanza contro i danni che il fiume poteva procurare. Il fiume o, più ancora, la sua valle, fin dal 1860 fu oggetto di discussioni per il tracciato della ferrovia Pisa-Cecina, al quale alcuni contrapponevano già allora, il tracciato Livorno-Cecina. Finì per prevalere il primo. (Da: "Rosignano e il suo territorio" di Giuseppe Caciagli 1999) |
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Vada la via dei cavalleggeri e la difesa costiera |
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