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UN FIUME PICCOLO, MA STORICO
Questo fiume, pur nella sua modestia geografica, merita una considerazione
a parte in quanto, a differenza di altri, anche più importanti per portata
di acque o per lunghezza, ha goduto di particolari considerazioni. Alcuni
autori, infatti, gli riconoscono una funzione confinaria, prima in epoca
etrusca, poi tra territori etruschi e romani, successivamente in epoca
romana tra i municipi di Volterra e quello di Pisa, infine, in epoca
vescovile, tra le diocesi (Volterra e Pisa). Di qui il suo nome, latino;
ma, secondo alcuni (tra cui il Targioni Tozzetti), per una motivazione
storica ancora più interessante. Quando la Repubblica di Roma intese
attuare i suoi ambiziosi progetti di espansione territoriale verso nord,
come già aveva fatto lungo il litorale adriatico, provvide a spingere i
suoi eserciti lungo il litorale tirrenico. Solo che, mentre sul versante
adriatico, superate le brevi asperità del Conero, fu facile proseguire per
le valli del Polesine nella pianura padana e, quindi, conquistare Milano e
giungere fino ad Aosta; sul versante tirrenico, dopo le malsane pianure
costiere del Lazio e della Maremma, superato l'Ombrone, il Cornia e il
Cecina, quando si videro innanzi le pendici meridionali delle Colline
livornesi, i comandanti delle truppe romane ritennero di essere giunti a
fronte di un ostacolo che avrebbe richiesto un maggiore impegno militare.
Quindi, per un elementare criterio tattico, si attestarono sulla riva
sinistra di questo fiume che, pur modesto, chiamarono "confine", appunto
Fine, in attesa di esplorare meglio il territorio che si estendeva a
settentrione. Fu una sosta di breve durata: fin tanto, cioè, che ben
presto si resero conto non solo che avevano a fronte rilievi di esigua
entità, ma che, scavalcate le Colline Livornesi, avrebbero rinvenuto
nell'Arno un altro e più sicuro confine. Ridotto così l'intero fiume Fine
in saldo possesso romano, divenne teatro di nuove vicende storiche, di
altra natura, a cominciare, ancora in epoca romana, dall'aver lambito la
celebre e sontuosa villa di Decio Albino Cecina, ai piedi della collina di
Rosignano (vedi:
"Vada: alla ricerca della villa perduta"
di Piero
Stiavetti, scaricabile dal sito
; e, ancora in epoca barbarica, per aver alimentato i fossati di
un castello dislocato sulla riva sinistra della sua foce, quello di Vada. Mentre,
nell'interno, verso le sorgenti, ebbe vita e sede una importante pieve,
quella di Santa Maria "ad Fines" che, differentemente da altre, in seguito
costruite nel territorio, godette del privilegio di essere officiata
direttamente dalla curia romana. Una chiesa romanica, a due navate,
costruita con numerosi reperti etruschi, che alcuni vogliono riconoscere
in quella che ancora oggi è l'importante "pieve vecchia" di Santa Luce,
ridotta ad una navata dopo che fu gravemente danneggiata dal terremoto di
Orciano del 1846. In epoche a noi più vicine questo fiume Fine ha
significato il confine settentrionale della Maremma e, in particolare,
della Maremma Pisana (mentre altri la facevano iniziare dalle propaggini
meridionali delle Colline Livornesi), cioè dalla collina di Rosignano
Marittimo, mentre a sud era delimitata dal fiume Cornia. Quando, nei suoi
viaggi, vi giunse il Targioni Tozzetti (verso il 1740) annotò: Poco
avanti d'arrivare al Ponte della Fine, sulla strada, in piano, tra esso
ponte e una diramazione della montagna di Rosignano, trovai vaste rovine
di fondamenti di un qualche castello, o simile raccolta di abitazioni. Non
incontrai per tutta la valle alcuna persona dalla quale potessi sapere il
nome di queste rovine; ma senza dubbio sono di un castello che anticamente
si chiamava ad Fines, e nei tempi di mezzo Fine. Durante la
dominazione francese, nel 1809, il fiume, contro il parere del maire di
Rosignano, fu posto sotto la diretta sorveglianza di Francesco Brunacci,
uno dei più ricchi "possidenti" locali e per conseguenza uno dei più
interessati alla vigilanza contro i danni che il fiume poteva procurare.
Il fiume o, più ancora, la sua valle, fin dal 1860 fu oggetto di
discussioni per il tracciato della ferrovia Pisa-Cecina, al quale alcuni
contrapponevano già allora, il tracciato Livorno-Cecina. Finì per
prevalere il primo.
(Da: "Rosignano e il suo territorio" di Giuseppe
Caciagli 1999) |