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(Realizzazioni grafiche di Marcello Orazio) |
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UN FIUME PICCOLO, MA STORICO
Questo fiume, pur nella sua modestia geografica, merita una considerazione
a parte in quanto, a differenza di altri, anche più importanti per portata
di acque o per lunghezza, ha goduto di particolari considerazioni. Alcuni
autori, infatti, gli riconoscono una funzione confinaria, prima in epoca
etrusca, poi tra territori etruschi e romani, successivamente in epoca
romana tra i municipi di Volterra e quello di Pisa, infine, in epoca
vescovile, tra le diocesi (Volterra e Pisa). Di qui il suo nome, latino;
ma, secondo alcuni (tra cui il Targioni Tozzetti), per una motivazione
storica ancora più interessante. Quando la Repubblica di Roma intese
attuare i suoi ambiziosi progetti di espansione territoriale verso nord,
come già aveva fatto lungo il litorale adriatico, provvide a spingere i
suoi eserciti lungo il litorale tirrenico. Solo che, mentre sul versante
adriatico, superate le brevi asperità del Conero, fu facile proseguire per
le valli del Polesine nella pianura padana e, quindi, conquistare Milano e
giungere fino ad Aosta; sul versante tirrenico, dopo le malsane pianure
costiere del Lazio e della Maremma, superato l'Ombrone, il Cornia e il
Cecina, quando si videro innanzi le pendici meridionali delle
Colline livornesi, i comandanti delle truppe romane ritennero di
essere giunti a fronte di un ostacolo che avrebbe richiesto un
maggiore impegno militare. Quindi, per un elementare criterio
tattico, si attestarono sulla riva sinistra di questo fiume che,
pur modesto, chiamarono "confine", appunto Fine, in attesa di
esplorare meglio il territorio che si estendeva a settentrione.
Fu una sosta di breve durata: fin tanto, cioè, che ben presto si
resero conto non solo che avevano a fronte rilievi di esigua
entità, ma che, scavalcate le Colline Livornesi, avrebbero
rinvenuto nell'Arno un altro e più sicuro confine. Ridotto così
l'intero fiume Fine in saldo possesso romano, divenne teatro di
nuove vicende storiche, di altra natura, a cominciare, ancora in
epoca romana, dall'aver lambito la celebre e sontuosa villa di
Decio Albino Cecina, ai piedi della collina di Rosignano
(vedi:
"Vada: alla ricerca della villa perduta"
di Piero
Stiavetti, scaricabile dal sito) e, ancora in epoca barbarica, per aver alimentato i fossati di
un castello dislocato sulla riva sinistra della sua foce, quello di Vada. Mentre,
nell'interno, verso le sorgenti, ebbe vita e sede una importante pieve,
quella di Santa Maria "ad Fines" che, differentemente da altre, in seguito
costruite nel territorio, godette del privilegio di essere officiata
direttamente dalla curia romana. Una chiesa romanica, a due navate,
costruita con numerosi reperti etruschi, che alcuni vogliono riconoscere
in quella che ancora oggi è l'importante "pieve vecchia" di Santa Luce,
ridotta ad una navata dopo che fu gravemente danneggiata dal terremoto di
Orciano del 1846. In epoche a noi più vicine questo fiume Fine ha
significato il confine settentrionale della Maremma e, in particolare,
della Maremma Pisana (mentre altri la facevano iniziare dalle propaggini
meridionali delle Colline Livornesi), cioè dalla collina di Rosignano
Marittimo, mentre a sud era delimitata dal fiume Cornia. Quando, nei suoi
viaggi, vi giunse il Targioni Tozzetti (verso il 1740) annotò: Poco
avanti d'arrivare al Ponte della Fine, sulla strada, in piano, tra esso
ponte e una diramazione della montagna di Rosignano, trovai vaste rovine
di fondamenti di un qualche castello, o simile raccolta di abitazioni. Non
incontrai per tutta la valle alcuna persona dalla quale potessi sapere il
nome di queste rovine; ma senza dubbio sono di un castello che anticamente
si chiamava ad Fines, e nei tempi di mezzo Fine. Durante la
dominazione francese, nel 1809, il fiume, contro il parere del maire di
Rosignano, fu posto sotto la diretta sorveglianza di Francesco Brunacci,
uno dei più ricchi "possidenti" locali e per conseguenza uno dei più
interessati alla vigilanza contro i danni che il fiume poteva procurare.
Il fiume o, più ancora, la sua valle, fin dal 1860 fu oggetto di
discussioni per il tracciato della ferrovia Pisa-Cecina, al quale alcuni
contrapponevano già allora, il tracciato Livorno-Cecina. Finì per
prevalere il primo.
(Da: "Rosignano e il suo territorio" di Giuseppe
Caciagli 1999) |
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IL BACINO DEL FIUME FINE ED I PARAMETRI DELL'ALLUVIONE
ESTENSIONE: 142 Kmq alla
foce, 130 Kmq alla stretta in loc. Le Fabbriche
GEOLOGIA: nella zona collinare affiorano prevalentemente
formazioni argillose del Pliocene (Argille Azzurre). Nelle
dorsali “montuose” di Rosignano M. e Castellina M. sono presenti
estesi affioramenti di argilloscisti (Argille scagliose). Tutte
queste formazioni sono praticamente impermeabili, quindi con
coefficienti di infiltrazione praticamente nulli, prevalendo lo
scorrimento superficiale.
PIOVOSITÀ: con la cortese collaborazione dell’Ufficio
Idrografico di Pisa sono stati acquisiti i dati di piovosità di
alcune stazioni pluviometriche nel bacino del F. Fine per i
giorni 7-8/nov/93.
La piovosità media sul bacino è risultata 170 mm, di cui
120-150 mm caduti in sole 3 ore.
PIOVOSITÀ TOTALE: alla sezione de Le Fabbriche il bacino sotteso
è di circa 130 kmq per cui si può calcolare la piovosità totale
che risulta di circa Ptot = Pmedia x Supbacino = 170mmx130
Kmq = 22.1 milioni di mc considerando la superficie totale
del bacino alla foce si hanno 24.1 milioni di mc
VELOCITÀ Dl PIENA: su può stimare nella fase di massima piena,
presso le Fabbriche una velocità di deflusso compresa tra 3.5 e
5.0 m/s.
SEZIONE Dl DEFLUSSO: la sezione di deflusso in Loc. Le Fabbriche
ha un’area di circa 330 mq. per un colmo di piena di 3 m sul
piano campagna. Portata Max: per Vp = 3.5 e 5.0 m/s si ha una
portata variabile tra 1.100 e 1.650 mc/s
AREA ALLUVIONATA: compresa Vada 5.8 Kmq
PIOVOSITÀ STORICA: La disponibilità di dati settantennali del
mese di ottobre per la stazione pluviometrica di Rosignano M.
(dal 1921 ad oggi) ha consentito di realizzare il grafico
allegato da cui si può desumere:
- l’estrema varietà dei valori quantitativi di piovosità nei
vari anni;
- la presenza di cicli di intensa piovosità più brevi rispetto a
cicli più ampi in cui si registrano piovosità basse. In
particolare dal 1966 al 1990 si è avuto un ciclo di basse
piovosità di circa 22 anni con un modesto picco nel 1984-85.
- nell’Ottobre 1935 si è registrato il massimo valore (fra
quelli presi in considerazione) con 453 mm. In quell’anno si
verificarono estesi fenomeni alluvionali sia nel bacino del Fine
che in quello del Cecina.
Ta il 1921 e il 1993 (esclusi gli anni tra il 1951 e 1965) il
valore registrato l'8 ottobre è quello maggiore. Altro valore
significativo è quello del 2 ottobre1949 che determinò lo
straripamento del Fine e la “rottura” del rilevato
ferroviario in sponda destra con diffusione dell’onda di piena
fino ai Palazzoni di Rosignano Solvay.
I DANNI LUNGO LA COSTA:
In questa zona a causa dell’onda di piena, conseguente alla
rottura del rilevato ferroviario si è “scaricata”, un’onda di
piena con altezza di almeno 70 cm che ha determinato, per la sua
potenzialità dinamica, l’erosione delle sabbie della duna
costiera e di quelle di spiaggia, con fenomeni di scalzamento
della pineta e formazione di “stagni” separati dal mare dal
materiale sabbioso eroso spostato verso il largo. Anche nella
zona della foce naturale del Fine l’onda di piena ha
completamente eroso la barra sabbiosa stagionale allargando la
sezione di deflusso a circa 300 m. Dopo alcuni giorni si è di
nuovo formata una ampia barra di foce molto più a largo rispetto
a quella precedente all’evento alluvionale.
CONSIDERAZIONI FINALI: L’evento meteorico che ha determinato le
abbondanti e intense piovosità con conseguenti fenomeni
alluvionali, se è da annoverarsi tra le situazioni estreme, non
può rappresentare un evento di eccezionalità in senso assoluto,
neppure a “memoria d’uomo”, in quanto situazioni di
alluvionamento, anche con situazioni di “strappo” della linea
FF.SS., sono avvenute in un recente passato (1949).
E’ indubbio che la situazione che si è verificata nel tratto
terminale del Fine dalla loc. Acquabona fino alla Foce
investendo anche l’abitato di Vada ha messo in evidenza che i
depositi alluvionali, per altro accuratamente rilevati e
cartografati nella Carta Geologica del Comune di
Rosignano M., sono stati
nella quasi totalità investiti dalla piena del Fine. Ciò sta a
testimoniare che il regime idraulico del fiume e i suoi depositi
alluvionali più recenti, non appartengono ad un regime
morfologico ed idraulico di “tempi geologici” non più
attivabili, ma altresì ad una situazione “attuale
geologicamente” almeno da quando si è determinata la situazione
geografica e di livello dei mari che oggi le popolazioni
residenti conoscono. Eventi estremi di questa portata quindi
mettono in evidenza la necessità di una programmazione del
territorio che mantenga inalterata la “naturale cassa di
espansione dei depositi alluvionali”, operando anche tramite il
miglioramento dei deflussi idraulici (realizzando le
infrastrutture
trasversali alle valli permeabili al deflusso delle acque in
piena) e una costante manutenzione dei corsi d’acqua del bacino
per limitare fenomeni alluvionali anche per situazioni molto
consistenti rispetto a quelle che si sono verificate l'8 ottobre
‘93. La presenza di formazioni per lo più impermeabili nel
bacino del Fine determina fenomeni alluvionali molto più rapidi
rispetto ai tempi di caduta della pioggia con portate di
deflusso praticamente coincidenti con i tempi di caduta della
pioggia che si scarica sul bacino. Questa situazione insieme
alle piccole dimensioni del bacino del Fine, se rende difficile
prevedere strutture di allertamento che possono operare in tempi
lunghi, impone però la necessità di intervenire, anche tramite
l’installazione di stazioni automatiche, per creare strutture di
pronto intervento e di controllo dei punti a maggiore rischio
(viabilità, abitati, centri industriali) per evitare situazioni
di pericolo. Per quanto concerne gli interventi a breve termine
occorre intervenire per ripristinare, immediatamente per la zona
tra le Badie e loc. Polveroni, gli argini che mantengano le
piene stagionali all’interno di un percorso definito. Infatti,
dopo l’alluvione del 8/10/93, il fiume divaga selvaggiamente
allagando, anche per portate modeste, la piana alluvionale.
(Rosignano oggi 9/93) |
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Le esondazioni del Fine,
nell’ottobre 1949 portarono via un notevole tratto della
massicciata ferroviaria dimostrando che il ponte della ferrovia
era un ostacolo notevole allo scorrimento delle acque.
L'alluvione del 1993, minuto per minuto
L'8 novembre 1993
il Fiume Fine ha straripato lungo tutto il suo corso, allagando
gran parte dello stabilimento Solvay e tutto l’abitato di Vada,
determinando tra l’altro una grave situazione di pericolo che ha
portato all’evacuazione ne di circa 20 famiglie in località
Fanfani. Ecco la ricostruzione del fatto da parte della
Provincia di Livorno:
Dalle 11/11.30 della mattinata del 8/10/93, dopo diverse ore di
abbondanti ed intense precipitazioni, sono iniziati fenomeni di
allagamento lungo il corso del Fine e nella piana alluvionale
costiera. Verso le 12/12.30 è giunta l’ondata di piena in loc. Melette, dove il E. Fine già oltre I livello delle sponde
(incassate) ha raggiunto progressivamente la massima altezza di
+1.60 metri sul piano campagna. In questo periodo di tempo anche
gli affluenti inferiori (Botro Canale e T. Pesciera)
presentavano livelli di esondazione.
Nella zona ad ovest del Poggio lberna il Fine ha trovato la
strettoia che riduce a poco più di 50 m l’area golenale
(rispetto ai 300 m del tratto superiore) in questa zona si sono
avuti fenomeni di “rigurgito” che hanno determinato un
sovralluvionamento, presso il Podere sulla SS. n. 206 di fronte
all’incrocio con la S.P. Traversa Livomese diramazione del
Saracino, il livello della acque ha raggiunto quota +1.7/1.8 m
sul piano di campagna. In questa zona l’alluvionamento ha interessato anche
la SS. 206 e parte dello svincolo tra la S.P. Traversa
Livornese-Saracino e la SS. n. 206.
L’onda di piena ha determinando verso le 13.30 il massimo
livello presso la Porta dello stabilimento Aniene, con
livello di +0.76 m sul p.c.
Verso la foce l’onda di piena non ha trovato varchi sufficienti
(oltre quello naturale ed alcuni sottopassi ferroviari) per
scaricare la enorme portata verso il mare, per cui,
progressivamente dalle 13.30 alle 14.30, si è determinato un
“ristagno” con quote comprese tra 2,5 e 3 m sul p.c. a monte del
terrapieno stradale tra Podere di Bella e la via dei Polveroni
tra le 13.30 e le 14.00.
Verso le 14.30-15.00 la pressione idraulica di monte ha
innescato fenomeni di scarsamento e successivamente “strappato”
il terrapieno ferroviario per 200 m, oltre ad altri 80 metri
dove si sono verificati consistenti erosioni del rilevato.
Questo evento ha determinato successivamente, verso valle,
un’onda di piena con direzione di deflusso Sud-Ovest, che ha
raggiunto velocemente e violentemente la costa tra il podere
Pietrabianca e Pontile Vittorio Veneto, determinando ingenti
erosioni della pineta, distruzione di diverse strutture
balneari.
Verso Sud, rispetto alla zona dove si è avuta la “rottura” del
rilevato FF.SS., il livello del terreno è inferiore per cui si è
avuto un progressivo innalzamento del livello delle acque, che
avevano raggiunto verso le ore 13 valori di +0.30 m presso il
Villaggio Fanfani. I valori massimi rilevati, dopo la rottura
del rilevato FF.SS., sono risultati di ÷1.48 presso la Casa di
Accoglienza e 0.48 m presso il Villaggio Fanfani, lato Vada.
Alle ore 16/16.30 presso loc. Pietricci i pozzi del Civico
Acquedotti risultavano ancora sommersi e si poteva intravedere
solo la soletta di copertura.
L’ondata di piena, progressivamente è diminuita e verso le
22.30-23 il Fine dovrebbe essere rientrano nei suoi argini
stagionali e così si presentava anche alle ore 7.30 del giorno
successivo
(9/10/93).
Da notare che nella mattinata erano straripati i fossi tra
Caletta di Castiglioncello e Solvay con gravi conseguenze
sull’abitato di Rosignano Solvay.
Dalla relazione
del dott. Bartoletti, geologo del settore pianificazione del
territorio della Provincia di Livorno |
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IL FIUME FINE E IL SUO BACINO IDROGRAFICO
Il fiume Fine ha origine dalle colline presenti nella zona di
Santa Luce. Ha un bacino, di circa 230 km quadrati ed occupa la
la depressione compresa tra le Colline Livornesi con il Poggio
Pelato ed i suoi 379m., e la dorsale che si allunga dal Monte
Vasto presso Santa Luce a Poggio Vitalba (674 m.) che
rappresenta lo spartiacque nei riguardi del Torrente Sterza,
affluente dell'Era. Il corso del Fine con la sua direzione
nord—sud, ha inciso l'ampia area collinare compresa tra la costa
ed il bacino dell' Era, così da determinare una certa diversità
di caratteri fra la parte che si trova sul versante mare
(Colline Livornesi) e quella all’interno (Colline Pisane). Per
avere un secondo termine di paragone, basta ricordare che il
fiume Cecina è alimentato da un bacino idrografico più grande
che si estende su circa 905 km quadrati.
Il Fine che nel suo percorso sfocia nel lago di Santa luce e poi
prosegue parallelo alla statale ‘206’. è un fiume importante
perché oltre ai centri abitati costeggia infrastrutture quali i
Aurelia e i tratti ferroviari Pisa-Roma e Vada-Collesalvetti. Al
pari del bacino è fondamentale tutelarlo perché è il corso
d'acqua principale che raccoglie affluenti classificati in 3°
categoria. Per questo anno dopo anno viene curata la
manutenzione ordinaria con il taglio della vegetazione sulle
sponde, interventi di ripristino spondale e il controllo
dell'alveo. Il bacino raccoglie anche gli affluenti delle
Colline Pisane e Livornesi quali il torrente Marmolaio che
scorre vicino all'azienda Knauf ed il Savalano che lambisce
l’autostrada. I lavori che vengono programmati servono ad
evitare problemi dovuti ad esondazioni e straripamenti che
potrebbero danneggiare le zone abitate e le infrastrutture.
In generale il quadro idrologico analizzato è caratterizzato da
un fitto reticolo idrografico costituito da rii, fossi e
botri con regime idraulico che dipende dalle piogge, copiose
d'inverno e scarse destate. La zona interna del comprensorio e
pressoché occupata dal bacino del Fine e dal Torrente Tripesce
aree a scolo meccanico strategiche per la manutenzione del
reticolo. Sul bacino del fiume sono quindi stati programmati
interventi mirati alla salvaguardia ambientale che hanno
privilegiato il regolare scolo delle acque e la loro
regimazione, il ripristino degli argini e la prevenzione del
rischio idraulico per privilegiare la difesa del suolo e le
attività dell'uomo sul comprensorio.
(Sintesi da consorzio di
Bonifica Colline Livornesi n°4/2007) |
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Rischio idraulico, Gdf Suez deve provvedere
Entro il 2012, Rosen, ovvero Gdf Suez, deve provvedere alla
messa in sicurezza del fiume Fine nel tratto terminale secondo
la convenzione col Comune di Rosignano a seguito della
realizzazione della seconda Turbogas. Si tratta di un’opera
molto attesa, soprattutto dai cittadini di Vada nord, esposti
maggiormente al problema del rischio idraulico. Secondo le
ultime stime della Regione, nel comune di Rosignano sono quasi 6
i chilometri quadrati di superficie dove c’è un pericolo idrico
molto elevato.
Nel caso del Fine, con una spesa di 5 milioni di euro -
finanziata con i 2 milioni di euro compensativi previsti nella
convenzione per la Turbogas 2 e con i 3 della Regione Toscana -
si va a lavorare sul tratto del Fine che va dalla località
Polveroni alla foce. |
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