Vie d'acqua del Comune di Rosignano Marittimo  

 

2009 - Fiume Fine  (Foto G. Zanoboni)
 

  (Realizzazioni grafiche di Marcello Orazio)

                               UN FIUME PICCOLO, MA STORICO
Questo fiume, pur nella sua modestia geografica, merita una considerazione a parte in quanto, a differenza di altri, anche più importanti per portata di acque o per lunghezza, ha goduto di particolari considerazioni. Alcuni autori, infatti, gli riconoscono una funzione confinaria, prima in epoca etrusca, poi tra territori etruschi e romani, successivamente in epoca romana tra i municipi di Volterra e quello di Pisa, infine, in epoca vescovile, tra le diocesi (Volterra e Pisa). Di qui il suo nome, latino; ma, secondo alcuni (tra cui il Targioni Tozzetti), per una motivazione storica ancora più interessante. Quando la Repubblica di Roma intese attuare i suoi ambiziosi progetti di espansione territoriale verso nord, come già aveva fatto lungo il litorale adriatico, provvide a spingere i suoi eserciti lungo il litorale tirrenico. Solo che, mentre sul versante adriatico, superate le brevi asperità del Conero, fu facile proseguire per le valli del Polesine nella pianura padana e, quindi, conquistare Milano e giungere fino ad Aosta; sul versante tirrenico, dopo le malsane pianure costiere del Lazio e della Maremma, superato l'Ombrone, il Cornia e il Cecina, quando si videro innanzi le pendici meridionali delle Colline livornesi, i comandanti delle truppe romane ritennero di essere giunti a fronte di un ostacolo che avrebbe richiesto un maggiore impegno militare. Quindi, per un elementare criterio tattico, si attestarono sulla riva sinistra di questo fiume che, pur modesto, chiamarono "confine", appunto Fine, in attesa di esplorare meglio il territorio che si estendeva a settentrione. Fu una sosta di breve durata: fin tanto, cioè, che ben presto si resero conto non solo che avevano a fronte rilievi di esigua entità, ma che, scavalcate le Colline Livornesi, avrebbero rinvenuto nell'Arno un altro e più sicuro confine. Ridotto così l'intero fiume Fine in saldo possesso romano, divenne teatro di nuove vicende storiche, di altra natura, a cominciare, ancora in epoca romana, dall'aver lambito la celebre e sontuosa villa di Decio Albino Cecina, ai piedi della collina di Rosignano
(vedi: "Vada: alla ricerca della villa perduta" di Piero Stiavetti, scaricabile dal sito) e, ancora in epoca barbarica, per aver alimentato i fossati di un castello dislocato sulla riva sinistra della sua foce, quello di Vada. Mentre, nell'interno, verso le sorgenti, ebbe vita e sede una importante pieve, quella di Santa Maria "ad Fines" che, differentemente da altre, in seguito costruite nel territorio, godette del privilegio di essere officiata direttamente dalla curia romana. Una chiesa romanica, a due navate, costruita con numerosi reperti etruschi, che alcuni vogliono riconoscere in quella che ancora oggi è l'importante "pieve vecchia" di Santa Luce, ridotta ad una navata dopo che fu gravemente danneggiata dal terremoto di Orciano del 1846. In epoche a noi più vicine questo fiume Fine ha significato il confine settentrionale della Maremma e, in particolare, della Maremma Pisana (mentre altri la facevano iniziare dalle propaggini meridionali delle Colline Livornesi), cioè dalla collina di Rosignano Marittimo, mentre a sud era delimitata dal fiume Cornia. Quando, nei suoi viaggi, vi giunse il Targioni Tozzetti (verso il 1740) annotò: Poco avanti d'arrivare al Ponte della Fine, sulla strada, in piano, tra esso ponte e una diramazione della montagna di Rosignano, trovai vaste rovine di fondamenti di un qualche castello, o simile raccolta di abitazioni. Non incontrai per tutta la valle alcuna persona dalla quale potessi sapere il nome di queste rovine; ma senza dubbio sono di un castello che anticamente si chiamava ad Fines, e nei tempi di mezzo Fine. Durante la dominazione francese, nel 1809, il fiume, contro il parere del maire di Rosignano, fu posto sotto la diretta sorveglianza di Francesco Brunacci, uno dei più ricchi "possidenti" locali e per conseguenza uno dei più interessati alla vigilanza contro i danni che il fiume poteva procurare. Il fiume o, più ancora, la sua valle, fin dal 1860 fu oggetto di discussioni per il tracciato della ferrovia Pisa-Cecina, al quale alcuni contrapponevano già allora, il tracciato Livorno-Cecina. Finì per prevalere il primo. (Da: "Rosignano e il suo territorio" di Giuseppe Caciagli 1999)

               IL BACINO DEL FIUME FINE ED I PARAMETRI DELL'ALLUVIONE
ESTENSIONE: 142 Kmq alla foce, 130 Kmq alla stretta in loc. Le Fabbriche
GEOLOGIA: nella zona collinare affiorano prevalentemente formazioni argillose del Pliocene (Argille Azzurre). Nelle dorsali “montuose” di Rosignano M. e Castellina M. sono presenti estesi affioramenti di argilloscisti (Argille scagliose). Tutte queste formazioni sono praticamente impermeabili, quindi con coefficienti di infiltrazione praticamente nulli, prevalendo lo scorrimento superficiale.
PIOVOSITÀ: con la cortese collaborazione dell’Ufficio Idrografico di Pisa sono stati acquisiti i dati di piovosità di alcune stazioni pluviometriche nel bacino del F. Fine per i giorni 7-8/nov/93.
La piovosità media sul bacino è risultata 170 mm, di cui 120-150 mm caduti in sole 3 ore.
PIOVOSITÀ TOTALE: alla sezione de Le Fabbriche il bacino sotteso è di circa 130 kmq per cui si può calcolare la piovosità totale che risulta di circa Ptot = Pmedia x Supbacino = 170mmx130 Kmq = 22.1 milioni di mc considerando la superficie totale del bacino alla foce si hanno 24.1 milioni di mc
VELOCITÀ Dl PIENA: su può stimare nella fase di massima piena, presso le Fabbriche una velocità di deflusso compresa tra 3.5 e 5.0 m/s.
SEZIONE Dl DEFLUSSO: la sezione di deflusso in Loc. Le Fabbriche ha un’area di circa 330 mq. per un colmo di piena di 3 m sul piano campagna. Portata Max: per Vp = 3.5 e 5.0 m/s si ha una portata variabile tra 1.100 e 1.650 mc/s
AREA ALLUVIONATA: compresa Vada 5.8 Kmq
PIOVOSITÀ STORICA: La disponibilità di dati settantennali del mese di ottobre per la stazione pluviometrica di Rosignano M. (dal 1921 ad oggi) ha consentito di realizzare il grafico allegato da cui si può desumere:
- l’estrema varietà dei valori quantitativi di piovosità nei vari anni;
- la presenza di cicli di intensa piovosità più brevi rispetto a cicli più ampi in cui si registrano piovosità basse. In particolare dal 1966 al 1990 si è avuto un ciclo di basse piovosità di circa 22 anni con un modesto picco nel 1984-85.
- nell’Ottobre 1935 si è registrato il massimo valore (fra quelli presi in considerazione) con 453 mm. In quell’anno si verificarono estesi fenomeni alluvionali sia nel bacino del Fine che in quello del Cecina.
Ta il 1921 e il 1993 (esclusi gli anni tra il 1951 e 1965) il valore registrato l'8 ottobre è quello maggiore. Altro valore significativo è quello del 2 ottobre1949 che determinò lo straripamento del  Fine e la “rottura” del rilevato ferroviario in sponda destra con diffusione dell’onda di piena fino ai Palazzoni di Rosignano Solvay.

I DANNI LUNGO LA COSTA: In questa zona a causa dell’onda di piena, conseguente alla rottura del rilevato ferroviario si è “scaricata”, un’onda di piena con altezza di almeno 70 cm che ha determinato, per la sua potenzialità dinamica, l’erosione delle sabbie della duna costiera e di quelle di spiaggia, con fenomeni di scalzamento della pineta e formazione di “stagni” separati dal mare dal materiale sabbioso eroso spostato verso il largo. Anche nella zona della foce naturale del Fine l’onda di piena ha completamente eroso la barra sabbiosa stagionale allargando la sezione di deflusso a circa 300 m. Dopo alcuni giorni si è di nuovo formata una ampia barra di foce molto più a largo rispetto a quella precedente all’evento alluvionale.
CONSIDERAZIONI FINALI: L’evento meteorico che ha determinato le abbondanti e intense piovosità con conseguenti fenomeni alluvionali, se è da annoverarsi tra le situazioni estreme, non può rappresentare un evento di eccezionalità in senso assoluto, neppure a “memoria d’uomo”, in quanto situazioni di alluvionamento, anche con situazioni di “strappo” della linea FF.SS., sono avvenute in un recente passato (1949).
E’ indubbio che la situazione che si è verificata nel tratto terminale del Fine dalla loc. Acquabona fino alla Foce investendo anche l’abitato di Vada ha messo in evidenza che i depositi alluvionali, per altro accuratamente rilevati e cartografati nella Carta Geologica del Comune di
Rosignano M., sono stati nella quasi totalità investiti dalla piena del Fine. Ciò sta a testimoniare che il regime idraulico del fiume e i suoi depositi alluvionali più recenti, non appartengono ad un regime morfologico ed idraulico di “tempi geologici” non più attivabili, ma altresì ad una situazione “attuale geologicamente” almeno da quando si è determinata la situazione geografica e di livello dei mari che oggi le popolazioni residenti conoscono. Eventi estremi di questa portata quindi mettono in evidenza la necessità di una programmazione del territorio che mantenga inalterata la “naturale cassa di espansione dei depositi alluvionali”, operando anche tramite il miglioramento dei deflussi idraulici (realizzando le infrastrutture trasversali alle valli permeabili al deflusso delle acque in piena) e una costante manutenzione dei corsi d’acqua del bacino per limitare fenomeni alluvionali anche per situazioni molto consistenti rispetto a quelle che si sono verificate l'8 ottobre ‘93. La presenza di formazioni per lo più impermeabili nel bacino del Fine determina fenomeni alluvionali molto più rapidi rispetto ai tempi di caduta della pioggia con portate di deflusso praticamente coincidenti con i tempi di caduta della pioggia che si scarica sul bacino. Questa situazione insieme alle piccole dimensioni del bacino del Fine, se rende difficile prevedere strutture di allertamento che possono operare in tempi lunghi, impone però la necessità di intervenire, anche tramite l’installazione di stazioni automatiche, per creare strutture di pronto intervento e di controllo dei punti a maggiore rischio (viabilità, abitati, centri industriali) per evitare situazioni di pericolo. Per quanto concerne gli interventi a breve termine occorre intervenire per ripristinare, immediatamente per la zona tra le Badie e loc. Polveroni, gli argini che mantengano le piene stagionali all’interno di un percorso definito. Infatti, dopo l’alluvione del 8/10/93, il fiume divaga selvaggiamente allagando, anche per portate modeste, la piana alluvionale. (Rosignano oggi 9/93)

Le esondazioni del Fine, nell’ottobre 1949 portarono via un notevole tratto della massicciata ferroviaria dimostrando che il ponte della ferrovia era un ostacolo notevole allo scorrimento delle acque.
                     L'alluvione del 1993, minuto per minuto

L'8 novembre 1993 il Fiume Fine ha straripato lungo tutto il suo corso, allagando gran parte dello stabilimento Solvay e tutto l’abitato di Vada, determinando tra l’altro una grave situazione di pericolo che ha portato all’evacuazione ne di circa 20 famiglie in località Fanfani. Ecco la ricostruzione del fatto da parte della Provincia di Livorno:
Dalle 11/11.30 della mattinata del 8/10/93, dopo diverse ore di abbondanti ed intense precipitazioni, sono iniziati fenomeni di allagamento lungo il corso del Fine e nella piana alluvionale costiera. Verso le 12/12.30 è giunta l’ondata di piena in loc. Melette, dove il E. Fine già oltre I livello delle sponde (incassate) ha raggiunto progressivamente la massima altezza di +1.60 metri sul piano campagna. In questo periodo di tempo anche gli affluenti inferiori (Botro Canale e T. Pesciera) presentavano livelli di esondazione.
Nella zona ad ovest del Poggio lberna il Fine ha trovato la strettoia che riduce a poco più di 50 m l’area golenale (rispetto ai 300 m del tratto superiore) in questa zona si sono avuti fenomeni di “rigurgito” che hanno determinato un sovralluvionamento, presso il Podere sulla SS. n. 206 di fronte all’incrocio con la S.P. Traversa Livomese diramazione del Saracino, il livello della acque ha raggiunto quota +1.7/1.8 m sul piano di campagna. In questa zona l’alluvionamento ha interessato anche la SS. 206 e parte dello svincolo tra la S.P. Traversa Livornese-Saracino e la SS. n. 206.
L’onda di piena ha determinando verso le 13.30 il massimo livello presso la Porta dello stabilimento Aniene, con livello di +0.76 m sul p.c.
Verso la foce l’onda di piena non ha trovato varchi sufficienti (oltre quello naturale ed alcuni sottopassi ferroviari) per scaricare la enorme portata verso il mare, per cui, progressivamente dalle 13.30 alle 14.30, si è determinato un “ristagno” con quote comprese tra 2,5 e 3 m sul p.c. a monte del terrapieno stradale tra Podere di Bella e la via dei Polveroni tra le 13.30 e le 14.00.
Verso le 14.30-15.00 la pressione idraulica di monte ha innescato fenomeni di scarsamento e successivamente “strappato” il terrapieno ferroviario per 200 m, oltre ad altri 80 metri dove si sono verificati consistenti erosioni del rilevato.
Questo evento ha determinato successivamente, verso valle, un’onda di piena con direzione di deflusso Sud-Ovest, che ha raggiunto velocemente e violentemente la costa tra il podere Pietrabianca e Pontile Vittorio Veneto, determinando ingenti erosioni della pineta, distruzione di diverse strutture balneari.
Verso Sud, rispetto alla zona dove si è avuta la “rottura” del rilevato FF.SS., il livello del terreno è inferiore per cui si è avuto un progressivo innalzamento del livello delle acque, che avevano raggiunto verso le ore 13 valori di +0.30 m presso il Villaggio Fanfani. I valori massimi rilevati, dopo la rottura del rilevato FF.SS., sono risultati di ÷1.48 presso la Casa di Accoglienza e 0.48 m presso il Villaggio Fanfani, lato Vada.
Alle ore 16/16.30 presso loc. Pietricci i pozzi del Civico Acquedotti risultavano ancora sommersi e si poteva intravedere solo la soletta di copertura.
L’ondata di piena, progressivamente è diminuita e verso le 22.30-23 il Fine dovrebbe essere rientrano nei suoi argini stagionali e così si presentava anche alle ore 7.30 del giorno successivo (9/10/93).
Da notare che nella mattinata erano straripati i fossi tra Caletta di Castiglioncello e Solvay con gravi conseguenze sull’abitato di Rosignano Solvay.
Dalla relazione del dott. Bartoletti, geologo del settore pianificazione del territorio della Provincia di Livorno

                        IL FIUME FINE E IL SUO BACINO IDROGRAFICO
Il fiume Fine ha origine dalle colline presenti nella zona di Santa Luce. Ha un bacino, di circa 230 km quadrati ed occupa la la depressione compresa tra le Colline Livornesi con il Poggio Pelato ed i suoi 379m., e la dorsale che si allunga dal Monte Vasto presso Santa Luce a Poggio Vitalba (674 m.) che rappresenta lo spartiacque nei riguardi del Torrente Sterza, affluente dell'Era. Il corso del Fine con la sua direzione nord—sud, ha inciso l'ampia area collinare compresa tra la costa ed il bacino dell' Era, così da determinare una certa diversità di caratteri fra la parte che si trova sul versante mare (Colline Livornesi) e quella all’interno (Colline Pisane). Per avere un secondo termine di paragone, basta ricordare che il fiume Cecina è alimentato da un bacino idrografico più grande che si estende su circa 905 km quadrati.
Il Fine che nel suo percorso sfocia nel lago di Santa luce e poi prosegue parallelo alla statale ‘206’. è un fiume importante perché oltre ai centri abitati costeggia infrastrutture quali i Aurelia e i tratti ferroviari Pisa-Roma e Vada-Collesalvetti. Al pari del bacino è fondamentale tutelarlo perché è il corso d'acqua principale che raccoglie affluenti classificati in 3° categoria. Per questo anno dopo anno viene curata la manutenzione ordinaria con il taglio della vegetazione sulle sponde, interventi di ripristino spondale e il controllo dell'alveo. Il bacino raccoglie anche gli affluenti delle Colline Pisane e Livornesi quali il torrente Marmolaio che scorre vicino all'azienda Knauf ed il Savalano che lambisce l’autostrada. I lavori che vengono programmati servono ad evitare problemi dovuti ad esondazioni e straripamenti che potrebbero danneggiare le zone abitate e le infrastrutture.
In generale il quadro idrologico analizzato è caratterizzato da un fitto reticolo idrografico costituito  da rii, fossi e botri con regime idraulico che dipende dalle piogge, copiose d'inverno e scarse destate. La zona interna del comprensorio e pressoché occupata dal bacino del Fine e dal Torrente Tripesce aree a scolo meccanico strategiche per la manutenzione del reticolo. Sul bacino del fiume sono quindi stati programmati interventi mirati alla salvaguardia ambientale che hanno privilegiato il regolare scolo delle acque e la loro regimazione, il ripristino degli argini e la prevenzione del rischio idraulico per privilegiare la difesa del suolo e le attività dell'uomo sul comprensorio.
(Sintesi da consorzio di Bonifica Colline Livornesi n°4/2007)

                 Rischio idraulico, Gdf Suez deve provvedere
Entro il 2012, Rosen, ovvero Gdf Suez, deve provvedere alla messa in sicurezza del fiume Fine nel tratto terminale secondo la convenzione col Comune di Rosignano a seguito della realizzazione della seconda Turbogas. Si tratta di un’opera molto attesa, soprattutto dai cittadini di Vada nord, esposti maggiormente al problema del rischio idraulico. Secondo le ultime stime della Regione, nel comune di Rosignano sono quasi 6 i chilometri quadrati di superficie dove c’è un pericolo idrico molto elevato.
Nel caso del Fine, con una spesa di 5 milioni di euro - finanziata con i 2 milioni di euro compensativi previsti nella convenzione per la Turbogas 2 e con i 3 della Regione Toscana - si va a lavorare sul tratto del Fine che va dalla località Polveroni alla foce.

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