La fabbrica 

1963 - Il fiume Fine viene sbarrato con una diga, creando un bacino artificiale come riserva idrica per lo stabilimento. Il Progetto Aretusa (Foto Arch. Solvay)

                                                                                                                     
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 Per far fronte al fabbisogno di acqua, oltre alla utilizzazione di nuovi pozzi artesiani, la Società nel 1959 inizia la costruzione sul corso del fiume Fine a 14 km dalla foce, del grande bacino idrico artificiale del "Lago di S.Luce" dalla capacità di circa 5,5 milioni di metri cubi con una superficie di 105 ettari di lago e 10 di fascia circostante, il tutto per oltre un miliardo di lire di allora. L'opera è assistita da complessi sistemi di strumentazione e controllo e fornisce un approvvigionamento idrico garantito e costante utile soprattutto nel periodo estivo. E' stato inaugurato dall'On. Giovanni Gronchi e dal Ministro dell'Industria Giuseppe Togni, nel 1963.  Per il raffreddamento degli impianti della Sodiera viene usata anche una notevole quantità di acqua di mare (oltre 1000 mc/h) prelevata direttamente dall'apposito canale in zona Lillatro e restituita al mare attraverso il "fosso bianco". Dal 1992 questo bacino è parte integrante di un’Oasi naturale gestita dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) e fa parte delle Riserve Naturali della Provincia di Pisa. Infatti negli anni il lago è diventato habitat di una ricca vegetazione palustre e rappresenta un’importante stazione di sosta per le migrazioni di numerose specie di uccelli (oltre 150 quelle osservabili durante l’anno).
Problematiche legate alla risorsa idrica: prelievo in falda nel subalveo del bacino del Fine e del Cecina, prelievo superficiale da Lago di S. Luce, sbarramento del Fine e da invasi superficiali (ex Magona di Cecina).
Il censimento del 1980 segnalava ben il 28% delle acque ad uso industriale, il 46% uso agricolo, il 26 % civile. Acque di raffreddamento prelevate dal mare e restituite inquinate. Altre problematiche connesse: penetrazione del cuneo salino, ridotto apporto di sedimenti fluviali e impoverimento del Fine.
                                     
Progetto Aretusa
Come ri
medio è stato adottati il Progetto Aretusa con riutilizzo delle acque reflue dei depuratori civili di Cecina e Rosignano con arresto dei prelievi industriali da pozzi. Il Consorzio ARETUSA, costituito da Solvay, ASA (Azienda Servizi Ambientali) e Termomeccanica, è sorto allo scopo di trattare le acque “di risulta” dei depuratori di Rosignano e Cecina per riciclarle a fini industriali presso lo stabilimento di Rosignano Solvay. ASA e Solvay hanno studiato la fattibilità dell’impianto e la sua messa in opera insieme a Termomeccanica che ne ha curato la realizzazione tecnica. Conclusi i lavori, che hanno comportato un investimento di circa 9 miliardi di Euro, finanziati al 60% da fondi pubblici DOCUP 2000-2006, la fase di avviamento ed il riciclaggio progressivo di acqua sono partiti alla fine di agosto 2005. Le acque reflue provenienti dagli impianti di depurazione di Rosignano e Cecina, pari a circa 4 milioni di m3/anno, dopo un apposito trattamento, sono riutilizzate da Solvay per usi industriali. A fronte di questa quantità recuperata dai depuratori e riciclata tramite l’impianto Aretusa, Solvay non emungerà dai propri pozzi della zona costiera della Bassa Val di Cecina un pari quantitativo di acqua pregiata di falda, che in tal modo potrà essere utilizzato da ASA per usi civili. La rilevante valenza ambientale del progetto Aretusa, si concretizza nelle seguenti azioni:
- Diminuzione degli emungimenti a fini industriali, che permette sia di migliorare la qualità delle risorse idriche utilizzate a fini idropotabili, sia di aumentare la disponibilità di acqua per usi civili e la ricarica delle falde di più 4.000.000 m3/ anno circa.
Diminuzione di meno di 4.000.000 m3/anno di effluenti scaricati a mare dai depuratori di Cecina e Rosignano con conseguente miglioramento della qualità delle acque marine antistanti la costa.

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