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La magnesite |
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1915-1918. Tempo di guerra e come sempre, lutti e sacrifici, fame e miseria, per la maggior parte della popolazione. Anche nel comune di Rosignano si lotta contro la fame e la miseria, solo le famiglie che ancora hanno braccia per lavorare la terra hanno più probabilità di mettere qualcosa in tavola. Una mano importante arriva dalle attività industriali che hanno iniziato in questi anni a svilupparsi nella zona e nelle quali il lavoro va avanti o riprende a ritmo sostenuto proprio perchè legato all'attività bellica in corso. Nella nuova fabbrica Solvay la produzione della caustica, necessaria alla produzione di esplosivi, iniziata negli ultimi mesi del 1916, comincia a toccare vertici consistenti. Lavorano nello stabilimento, in turni che si protraggono anche per dodici ore su sei giorni, circa 350 persone comprese più di 50 donne. Ma qui interessano due cave che sono in piena attività sulla collina dietro a Castiglioncello, fra il mare ed il Poggio Pelato. Una appartiene alla Società Anonima Magnesite ed occupa 280 unità (227 maschi e 53 donne). L'altra, spostata più a nord, sul versante di Campolecciano, è di proprietà della ditta Lavelli di Milano e da lavoro di 140 operai, di cui 31 donne. Entrambi estraggono magnesite greggia per uso metallurgico (mattoni refrattari per forni e altoforni), favorite dall'ampiezza e dall'ottima qualità delle vene del minerale. La produzione di circa 200.000 tonnellate di materiale, viene trasportata sulla costa e prende la via mare soprattutto con chiatte che attraccavano nel golfo delle Forbici, e vengono caricate a mezzo di una teleferica ancora visibile negli anni '70. Al termine del conflitto, nei primi «anni 20» le ditte Magnesite e Lavelli riducono gradualmente le maestranze fino alla chiusura della loro attività, che iniziata in piena guerra nel 1916, cessa del tutto, anche come esplorazione, nel 1929. Già nel novembre del 1920 il magg. Gotti, proprietario della «Magnesite», e sindaco dal 1918, viene confermato alla massima carica comunale, ma al termine della votazione rassegna subito le sue dimissioni. L'incarico, a suo giudizio, contrasta con il ruolo svolto nell'impresa che accusa ormai una grave crisi, con i licenziamenti in atto e la definitiva chiusura alle porte. L'assemblea non è d'accordo, ma accetta solo in segno di rispetto per il proponente. In effetti, il 2 dicembre del 1921, il consigliere anziano Gino Vestrini riceve l'investitura di primo cittadino. Nei primi anni del '30 nei locali della ex Magnesite a Campolecciano il figlio di Pietro Mascagni costruisce le motociclette "Junior". |
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| 1916 - Inaugurazione impianti della Magnesite a Campolecciano |
La Magnesite dopo la fine della guerra mondiale |
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| (1917 ca.) La magnesite, il pranzo offerto dal Magg. Gotti ai propri dipendenti | Operai della Magnesite | Lo stabilimento al Fortullino |
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| Altra vista dello stabilimento | Estrazione del minerale dalla galleria |
Lavorazione a cielo aperto nella miniera di Castiglioncello |
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Nella parte meridionale dei Monti Livornesi, tra Campolecciano e Castiglioncello, sono state attive miniere di giacimenti filoniani di magnesite (MgCO3) in modo continuativo tra il 1914 e il 1929 e saltuario fino al 1939. Di queste imprese, definitivamente chiuse con il sopraggiungere della seconda guerra mondiale, hanno dato particolareggiati resoconti i livornesi dott. G. Bracci e il prof. P. Orlandi (associato di Mineralogia a Pisa) nell’ambito delle attività del Museo di Storia Naturale di Livorno e il dott. A. Fei con “Storia mineraria dei Monti Livornesi: l’escavazione della magnesite di Castiglioncello (LI)” e con “Un esempio di «virtuosismo minerario autarchico» l’escavazione della marcassite (pirite melnikovitica) della Macchia Escafrullina – Monti Livornesi (1938-1942)” entrambi nella collana dei Nuovi Studi Livornesi, rispettivamente del 1999 e del 2002-2003. La minerogenesi di tutti questi giacimenti è stata attribuita da G. Marinelli (“Il giacimento di “marcasite” e magnesite nelle serpentine di Macchia Escafrullina (Rosignano M.mo)”. Atti Soc. Tosc. Sc. Nat., Mem., A, 62, 1955) all’azione idrotermale di acque, particolarmente ricche in anidride carbonica e in minor quantità in acido solfidrico, risalite lungo le faglie distensive collegate con i filoni. (Da "Raccolta antologica sugli studiosi livornesi di Scienze della Terra attraverso le loro pubblicazioni tra XX e XXI secolo" di Renzo Mazzanti, scaricabile dal sito). | |
| Piazzale di cernita del minerale | ||
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| Il muraglione sulla Fortulla (A) | Il muraglione da valle (A) | Pozzo della miniera sul fosso Masaccio (B) |
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| Miniera di Campolecciano (C) | Miniera di magnesite (D) |
Clicca sulla cartina per
vedere la posizione esatta delle miniere |
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il minerale |
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Particolare di un filone di magnesite
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Melanoflogite di Campolecciano
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| Melanoflogite di Campolecciano in cristalli | ||
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La macchia Escafrullina a nord delle miniere, alle sorgenti del botro Fortulla. La macchia prende questo nome da una leggenda medievale che riportava in questi boschi la presenza di una maga con questo nome. Nel 1938 furono iniziate ricerche per la coltivazione di un solfuro di ferro in località Macchia Escafrullina, poco lontano dalle miniere precedenti di magnesite. Il minerale era costituito in prevalenza da Pirite (FeS2), cristallizzata nel sistema cubico, e subordinatamente da marcasite (FeS2), cristallizzata nel sistema rombico. |
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Castiglioncello/magnesite |
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relativi a Castiglioncello:
Castiglioncello 1946-1996 IL TENNIS di C. Castaldi e G. Marianelli
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