La fabbrica

I direttori di Rosignano e Milano - Cronache

Piero De Gaudenzi nominato Ufficiale dell'Ordine della Corona del Belgio.
Il primo ottobre 1980, presso l'Ambasciata del Belgio a Roma, l'Ambasciatore S.E. Marcel Rymenans, a nome del Re del Belgio e del governo belga, ha conferito all'ing. Piero de Gaudenzi, direttore dello stabilimento di Rosignano le insegne di "Ufficiale dell'Ordine della Corona del Belgio" Erano presenti la signora Flora De Gaudenzi ed altre signore. Fra le molte personalità sono intervenuti alla cerimonia: il Ministro del Lavoro Franco Foschi, l'On. Adolfo Battaglia presidente della Commissione Finanze e Tesoro della Camera, l'On. Luigi Spaventa Economista e membro della Commissione Finanze, Hans De Belder Console Generale del Belgio a Milano, Alberto De Caterina Direttore Generale Affari Economici del Ministero degli Esteri, Alfredo Solustri Direttore Generale di Confindustria, S.E. Andrè Forthomme già Ambasciatore del Belgio a Roma, Pierre Weekers rappresentante generale della Soc. Solvay in Italia, Giantommaso Calvi delegato Solvay a Roma.
Per quanto risulta è la prima volta che una così alta onorificenza viene conferita ad un esponente italiano della Società Solvay. S.E. l'Ambasciatore ed il Ministro del Lavoro hanno rivolto all'ing. De Gaudenzi ed alla Società Solvay parole di vivo elogio per le attività svolte in Italia.
                                                        
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Piero De Gaudenzi
ex direttore Solvay a 92 anni chiesto il processo
LIVORNO.
Inizia domani, giovedì 19 aprile, il processo a carico dell’ex direttore della Solvay di Rosignano (LI), l’ingegnere Piero De Gaudenzi che ha ricoperto l’incarico dal 1° aprile 1975 al 30 gennaio 1982. Gli altri due dirigenti che lo hanno preceduto, gli ingegneri Gianfilippo Testa e Mario Bachini sono nel frattempo deceduti. Il direttore è imputato di omicidio colposo per la morte di Romano Posarelli. La famiglia della vittima si costituisce parte civile, assistita dall’avvocato Ezio Bonanni. A fianco della famiglia Posarelli si costituisce anche l’associazione Osservatorio Nazionale Amianto, che ha organizzato, nel corso della stessa mattinata, una manifestazione davanti al Tribunale Penale di Livorno, in via Falcone e Borsellino, n. 1, dove ha corso il processo. Posarelli ha lavorato in Solvay al reparto calderai, con mansione di tubista saldatore dal 1974 al 1979: «la mansione di tubista, svolta dal Posarelli durante gli anni ’70, era tra quelle da considerarsi a più elevato rischio di esposizione in quanto il lavoro veniva svolto su parti di impianto per la maggior parte coibentate», scrivono i periti.  Poi è passato al servizio di vigilanza fino al 1993. Il decesso di Romano Posarelli è avvenuto il 18 novembre 2010 per adenocarcinoma polmonare con metastasi multiple. Secondo la perizia dei tecnici Fabio Capacci e Stefano Silvestri, incaricati dal sostituto procuratore della Repubblica Paola Rizzo, seppure «brevi ma intense le esposizioni consentono di affermare che il signor Posarelli era certamente esposto ad amianto ad un livello ben al di sopra di quello di fondo al quale può essere esposta la popolazione generale». Il lavoratore deceduto è stato, in sostanza, esposto a concentrazioni 500 volte superiori alla soglia delle 100 ff/l (fibre/litro) senza alcuna protezione. «Durante gli anni ’70, in particolare nelle industrie che dell’amianto facevano un uso indiretto, come la Solvay – è scritto nella perizia -, non veniva prestata la minima attenzione ai rischi che l’inalazione delle fibre poteva comportare, di conseguenza la protezione dei lavoratori risultava scarsa o assente». Dalla stessa perizia, emerge, inoltre, che quanto dichiarato dalla CONTARP INAIL circa la fine dell’utilizzo dell’amianto negli anni ’80 non è esatto perché, invece, è stato utilizzato come materia prima sino al 2004 e, tutt’ora – a detta dei dipendenti – è presente nella fabbrica di Rosignano (LI), non del tutto bonificata. «La relazione CONTARP presente agli atti non è esatta nella determinazione della data di cessazione dell’uso dell’amianto in Solvay, indicando il 1981 come data di cessazione mentre è noto che, ancora nel 1998, come anche comunicato dai rappresentanti dell’azienda in occasione, del sopralluogo effettuato dagli scriventi». Ambiente & Ambienti 18 Aprile 2012

                                                                                         
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Piero De Gaudenzi è morto all'età di 94 anni. Era stato direttore dello stabilimento fino al 1982. L'industria lo ricorda istituendo un premio.

E'
deceduto all’età di 94 anni Piero De Gaudenzi, apprezzato direttore dello stabilimento Solvay di Rosignano dal 1975 al 1982. Dopo la pensione l’ingegner De Gaudenzi si è trasferito da Rosignano a Livorno, dove ieri si sono svolti i funerali. Durante la direzione tergata De Gaudenzi, tra l’altro, la comunità locale ha vissuto un evento importante e indimenticabile: proprio nel 1982, il 19 marzo, Rosignano ricevette infatti la visita di Papa Giovanni Paolo II.
Il gruppo Solvay Italia intende «rendere omaggio alla sua figura - si legge in una nota dell’industria chimica -, ricordandolo per la sua vasta competenza e cultura, per la managerialità e la grande umanità, che lo ha fatto stimare da tutti i colleghi, dai collaboratori e dalle istituzioni con le quali si è rapportato durante gli anni della sua direzione dello stabilimento di Rosignano».
Per onorare la sua memoria, Solvay ha quindi deciso di istituire nel 2016 un premio per ingegneri neo-laureati rivolto all'innovazione, di cui l'ingegner De Gaudenzi è stato grande maestro e sostenitore.
Il Tirreno 24 febbraio 2016.

Addio all'ingegnere Sergio Sardano direttore della Solvay
Milanese di nascita, ha vissuto a lungo a Castiglioncello. È morto a 83 anni dopo una lunga malattia.
Francesca Lenzirosignano. Chissà quante volte in vita sua avrà visto quella foto, Sergio Sardano. È lì, accanto a Papa Giovanni Paolo II in vista alla fabbrica Solvay. In mezzo a operai e dipendenti. Durante la seconda guerra mondiale, il giovane Karol Wojtyla, aveva lavorato alla Solvay per guadagnarsi da vivere, continuare gli studi ed evitare la deportazione in Germania. E a Solvay ha sempre dimostrato riconoscenza. È, quindi, il 19 marzo del 1982 quando Wojtila arriva a Rosignano. Sardano, all'epoca, è capo divisione. L'anno successivo diventerà, per un biennio, direttore dello stabilimento. Sardano spicca nella folla. Il suo caschetto è più in alto di tutti gli altri. Andava fiero della sua altezza. Un metro e novanta. Era uno sportivo, uno dinamico che giocava a tennis. Era anche carismatico, dicono di lui alla Solvay, dove entrò nel 1963, un anno prima di sposarsi con Gianna. Sergio l'ha lasciata sola qualche giorno fa, dopo una lunga malattia. Lui che, nonostante gli impegni di lavoro, cercava sempre di essere presente e che lei seguiva nei suoi viaggi di lavoro.«Cosa posso dire di Sergio? Era socievole, simpatico, burlone. Ed era innamorato della sua famiglia - le parole della moglie - Abbiamo avuto tre figli, Alessandro, Valeria ed Edoardo. E poi quattro nipoti, amatissimi. Io e lui ci siamo conosciuti nel '59 a Livorno. Io sono di Firenze ma abitavo lì. Lui era nato a Milano, ma i genitori si erano trasferiti in Toscana e Sergio si era laureato a Pisa in ingegneria chimica. Dopo la pensione siamo tornati a stare a Milano, ma a Castiglioncello abbiamo ancora oggi la casa e a quel territorio siamo legati. Lì abbiamo trascorso le vacanze e coltivato amicizie preziose. Chi era Sergio? Un bravo marito, un bravissimo padre, un nonno eccezionale». Se n'è andato qualche giorno fa, Sergio Sardano. Aveva 83 anni. Adesso riposa al cimitero monumentale di Milano. Ma qui a Rosignano, a Castiglioncello, nella zona, è ancora ricordato da tutti con parole d'affetto e di stima. Quando entra alla Solvay nel 1963, Sardano è un ragazzo. Inizia da qui la sua carriera all'intero della fabbrica dove diventa giovanissimo direttore, quindi responsabile commerciale, fino agli anni novanta con l'espansione nell'Asia. In questa operazione Sardano è protagonista, ormai manager di portata internazionale. 
Francesca Lenzi Il Tirreno 15/10/2021

                  E la figlia dell'ex direttore Boland studia il Vernacoliere
Una tesi di laurea sul Vernacoliere. L'ha presentata una ragazza belga, Stephanie Boland, all'Alta scuola della Comunità francese di Bruxelles. La Boland si è diplomata a pieni voti all'Istituto di interpreti e traduttori discutendo in italiano la tesi: «Dal vernacolo livornese al Vernacoliere». Perché ha scelto proprio questo argomento? Stephanie lo spiega nell'introduzione della sua tesi: «Ho avuto la fortuna di trascorrere tre anni a Rosignano, tra collina e mare, nella campagna livornese. (...) E ho amato il modo di parlare della gente toscana. I toscani non fanno ragionamenti complessi e forbiti: si esprimono con battute rapide dietro alle quali si nascondono mille verità, mille generazioni di saggezza e di cultura». Stephanie Boland ha vissuto a Rosignano durante il periodo in cui il padre José ha ricoperto l'incarico di direttore della stabilimento Solvay. E in quegli anni ha maturato l'interesse per il modo di parlare in "vernacolo". «Uno dei miei primissimi ricordi - racconta ancora nell'introduzione alla tesi - risale al giorno in cui ordinai una coca cola in un bar e il barista mi rispose: "No, si dice hoha hola". L'osservazione mi lasciò perplessa, soprattutto quando, dopo aver raccontato l'episodio a un mio amico, mi chiese: "E questo lo capisci: Boia dé, che culo" Per me era arabo, per lui era soltanto livornese».
Il Tirreno 14 maggio 1998
Solvay, assolto l'ex direttore Alessandro Silva. Processo per la morte di un dipendente al polietilene.
L'ex direttore dello stabilimento Solvay, Alessandro Silva, è stato assolto dall'accusa di omicidio colposo per la morte di Renzo Monticelli, dipendente della multinazionale chimica e addetto, in qualità di assistente, all'impianto di polietilene. Assieme a lui sono stati assolti Roberto Menici, Viviano Novi e Paolo Menichini, anch'essi dipendenti Solvay. La sentenza è stata emessa ieri mattina dal giudice Alberto Panu, pretore di Cecina, durante un processo nel quale la vicenda è stata minuziosamente ricostruita. Silva era difeso dall'avvocato Giovanni Sellaroli di Pisa, Menici e Novi dall'avvocato Tullio Padovani (anch'egli di Pisa) e Menichini era tutelato dall'avvocato Alberto Uccelli di Livorno. La ricostruzione dell'incidente, avvenuto il 21 dicembre 1992 nell'impianto polietilene dello stabilimento rosignanese, è stata fatta dal pubblico ministero. Il sostituto procuratore Giaconi, nella sua requisitoria, ha ricordato che quel giorno Renzo Monticelli si è recato presso l'impianto di polietilene per verificar e il cattivo funzionamento di una pompa. Esperto com'era, si era avvicinato per «percepirne acusticamente meglio il rumore». Ma durante questa manovra urtava contro la leva di spurgo della conduttura: da un rubinetto usciva immediatamente gas butene a 38 atmosfere che dallo stato liquido passava subito a quello gassoso. Per una causa elettrostatica il gas s'incendiava, trasformando Monticelli in una torcia umana. L'uomo moriva il 3 gennaio. «Ebbene - ha detto Giaconi nella sua requisitoria- dobbiamo chiederci se l'apertura di una leva con quella facilità costituisse un fatto imprevedibile o se, viceversa, fosse evitabile». Secondo l'accusa l'incidente si verificò per difetto dell'impianto, ma anche per una carenza nell'organizzazione del lavoro: su Menichini,in quanto più alto in grado,incombevano per legge gli obblighi di sicurezza; Menici aveva una responsabilità precisa in quanto caporeparto manutenzione presso il polietilene; Silva avrebbe dovuto preoccuparsi delle caratteristiche e della sicurezza dei reparti a rischio. Senza contare che l'abbigliamento di Monticelli non era a norma, poiché non possedeva caratteristiche elettrostatiche (nel giaccone c'era pelle sintetica). Da qui la richiesta di un anno di reclusione per Silva e Menichini, otto mesi per Menici. Il pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione di Novi per non aver commesso il fatto. Requisitoria che si è scontrata con l'immediata opposizione della difesa. Il fuoco di fila è stato aperto dall'avvocato Padovani, che ha definito «gravemente lacunosa» la requisitoria del pubblico ministero.  Tre sono gli elementi casuali che, combinandosi, secondo il legale hanno determinato l'incidente: Monticelli non attese che un addetto alla manutenzione lo mettesse in condizione di controllare con tranquillità; il percorso scelto per accedere all'impianto non era, tra i quattro teoricamente possibili, il più sicuro; il giubbotto che indossava era di poliestere al 65% e la pelliccia che avvolgeva il collo era sintetica. Una combinazione letale: scegliendo una strada d'accesso difficile Monticelli urtò con una tasca del giubbotto contro la leva, che si abbassò facendo sprigionare il butene. Le cariche elettrostatiche presenti nell'abbigliamento determinarono la combustione. Ma chi può essere responsabile per quanto accaduto a Monticelli? Era un tecnico altamente specializzato, ha argomentato Padovani, uno di quelli che istruiva gli altri: «Sarebbe stata scarsa informazione se la manovra fosse stata accidentale - ha aggiunto il legale -. Ma era voluta». E allora: Novi è intervenuto subito, circoscrivendo l'entità dell'incidente; Menici non aveva il compito di organizzare il lavoro e non poteva quindi determinarne le modalità operative. Da qui la richiesta di assoluzione per entrambi. Analoghe istanze avanzate dall'avvocato Sellaroli per Alessandro Silva e dall'avvocato Uccelli per Menichini. Sellaroli, in particolare, ha ricordato che Silva non ha mai acconsentito all'apposizione delle valvole dalle quali si è sprigionato il butene poiché quando assunse la direzione dello stabilimento le valvole erano già a dimora. «Non aveva l'obbligo di sostituirle - ha concluso -in quanto non poteva inserirsi nelle risoluzioni dei progettisti». Analoga posizione per Menichini, descritta dall'avvocato Uccelli: quando le valvole vennero montate, lui lavorava in un altro reparto. «Come poteva intervenire per modificare una situazione di cui non era a conoscenza?». Dopo mezz'ora di camera di consiglio è giunta la sentenza: assoluzione per tutti in quanto il fatto non sussiste.  Il Tirreno 23 maggio 1999
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È morto Alessandro Silva, dirigente Solvay

Si è spento all'età di 71 anni l'ingegner Alessandro Silva, per trentacinque anni dirigente dello stabilimento rosignanese della Solvay. Il decesso è avvenuto all'ospedale di Cecina, dove l'ingegnere, nativo di Perugia, era ricoverato. La sua morte viene annunciata con dolore e profonda tristezza dalla direzione dello stabilimento. I funerali si svolgeranno oggi alle 15,30 nella chiesa di Santa Croce a Rosignano Solvay.
Gianfranco Simoncini, oggi presidente dell'Ato 5 e già sindaco di Rosignano, ha espresso le sue condoglianze alla moglie dell'ingegner Silva, la signora Monica. «Partecipo commosso al suo dolore per la scomparsa di Alessandro, ricordandone la gentilezza, la simpatia e l'umanità che insieme alla competenza ne fecero un dirigente Solvay apprezzato e una persona impegnata socialmente», scrive Simoncini nel telegramma alla signora Silva.
L'ingegner Silva, nato a Perugia il 6 luglio 1933, fu direttore dello stabilimento di Rosignano dal 1988 al dicembre 1992. Laureatosi in ingegneria chimica nel 1958, nel maggio dello stesso anno fece ingresso in Solvay a Rosignano, come giovane tecnico al reparto Elettrolisi. Qui lavorò fino all'inizio degli anni '70 quando fu chiamato nella divisione amministrativa dello stabilimento, divenendone responsabile nel 1973. Nel 1980 assunse l'incarico di direttore dello stabilimento Adriaplast (società del gruppo Solvay) di Monfalcone, fino al 1988, quando fece ritorno a Rosignano come direttore. Durante gli anni della sua direzione, Silva gestì la ristrutturazione della fabbrica, riuscendo nell'intento di consolidare il sito produttivo, mantenendolo ad alti livelli di competitività. Nel 1993 lasciò il lavoro per la pensione.
Sposato, con tre figli, il personale di stabilimento che lo ha conosciuto lo ricorda per la grande professionalità, umanità e disponibilità al dialogo. A metà degli anni '90 Silva divenne assessore del Comune di Montescudaio e, ultimamente, presidente dell'Università Popolare. Inoltre, ricoprì incarichi nel Rotary di Cecina.
Il Tirreno 1 luglio 2004
André Daene parla di sicurezza. La Cgil «intervista» Solvay
 
E' già successo lo scorso anno, ricorda Galantini. Quest'anno poi, nello speciale Primo maggio dedicato al difficile rapporto tra giovani e lavoro - 250 pagine con una tiratura di 40mila copie - la multinazionale belga si è trovata in buona compagnia: con Montedison, Finmeccanica, Parmalat, Piaggio, Alitalia... Per Daene aderire alla richiesta della Cgil è stato un fatto normale («per me un mondo che cerca la convivenza e il coinvolgimento è la normalità»). Del resto il direttore vallone è un antesignano sul fronte delle «relazioni esterne»: poco dopo il suo insediamento allo stabilimento di Rosignano partecipò a un dibattito alla Festa dell'Unità, e varando il progetto di «Buon vicinato» inviò una lettera a tutte le famiglie di Rosignano auspicando una maggiore integrazione tra la fabbrica e il territorio. «Il giornale della Cgil - dice - ha chiesto alle industrie di intervenire su alcuni punti importanti, come formazione, qualità, ambiente, di quello che io definisco le linee soft dello spirito aziendale. Noi abbiamo parlato di Responsible care». Nel suo intervento, Daene spiega quali sono le linee di attuazione del programma Responsible care nel gruppo Solvay, specificando che con l'introduzione delle Business Unit (le unità di affari) l'azienda ha deciso di portare avanti un'organizzazione più articolata e più efficace, con «il coinvolgimento dei quadri operativi nelle politiche della sicurezza», senza perdere di vista «i valori trasversali che rappresentano il patrimonio del gruppo». In altre parole la «funzione a livello centrale» si integra sempre più con «i referenti collegati nelle unità operative». Il direttore dello stabilimento di Rosignano continua dicendo che per arrivare ad un'attuazione completa dei principi di sicurezza occorre diffondere questa cultura di responsabilizzazione «dai quadri all'intero personale, a tutti i livelli» e per capire il grado di consapevolezza all'interno della fabbrica ogni due anni Solvay promuove un sondaggio tra i dipendenti. Sui due quesiti dedicati: cosa fa l'azienda e cosa fa lo stesso dipendente per migliorare il livello di sicurezza, «la percentuale dei soddisfatti raggiunge l'80% degli addetti». Tornando a Responsible care, una linea comune che si sono date le più grosse aziende chimiche a livello europeo e internazionale, Daene ricorda che le procedure per ambiente e sicurezza sono state unificate, e tra due anni lo saranno anche quelle relative alla qualità. Un'ultima domanda è dedicata allo stabilimento di Rosignano. «E' fondamentale lavorare condividendo valori comuni», esorta Daene, specialmente in una realtà, come quella rosignanese, con 1200 dipendenti e 600 lavoratori di società appaltatrici. «Per questo è stata promossa una convention dei diversi datori di lavoro, che si sono impegnati a realizzare insieme un programma minimo, coerente con la 626, esteso a tutti i lavoratori del gruppo o delle imprese circostanti, e si è costituito un comitato inter-imprese, la cui presidenza è ricoperta a turno dai dirigenti delle diverse unità, che valuta in quale misura i parametri per la sicurezza siano soddisfatti all'interno del sito produttivo». Un modo per sensibilizzare su sicurezza e qualità del lavoro le imprese appaltatrici? «Occorre passare dalla cultura della quantità alla cultura della qualità per l'insieme delle persone che operano nel sito produttivo, anche se attive al di là dei confini dell'impresa». Il Tirreno 14 maggio 1998
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Il direttore Daene va a Bruxelles, lo sostituisce Malvaldi - Cambio al vertice a fine anno nuovo.
Cambio al vertice della direzione dello stabilimento Solvay. Dal primo gennaio '99 l'ingegner André Daene entrerà a far parte della Direzione tecnica centrale del gruppo, a Bruxelles. L'incarico a Rosignano sarà ricoperto dall'ingegner Alessandro Malvaldi, attualmente amministratore delegato della Safiplast di Chivasso, uno stabilimento del gruppo Solvay Italia che si occupa di trasformazione delle materie plastiche. Ma già da oggi Malvaldi affiancherà Daene per un periodo di avvicendamento, pur mantenendo l'incarico alla Safiplast. In precedenza è stato direttore dello stabilimento Solvay di Sarralbe, nel nord-est della Francia. Toscano, Malvaldi ha iniziato proprio da Rosignano (dalla fabbricazione del Pe) la sua carriera in Solvay. Daene lascia lo stabilimento che ha diretto per quattro anni (subentrando ad Alessandro Silva) chiamato ad un incarico di prestigio all'interno della direzione tecnica centrale del gruppo belga.(m.m.)
Il Tirreno 1 luglio 1998
Michelle Huart da oggi alla guida della Solvay
Si insedia oggi il nuovo direttore dello stabilimento Solvay di Rosignano. Michelle Huart, belga, riceve il testimone da Alessandro Malvaldi che lascia lo stabilimento rosignase dopo otto anni e presto ricoprirà l'incarico di direttore a Tavaux, in Francia, dopo un breve periodo di affiancamento.
Primo giorno di lavoro, dunque, per la Huart che comunque è già venuta a Rosignano un mese fa per prendere contatti e incontrare il personale. Ingegnere chimico, 44 anni, Michelle Huart viene dalla sede di Bruxelles, ma vanta già una grande esperienza nel gruppo Solvay dove si è occupata molto di ricerca, ma anche della gestione della realizzazione dei nuovi impianti con celle a membrana dell'elettrolisi. Ha lavorato in Francia e in Thailandia. Per lei, Rosignano è il primo incarico come direttore. Per Rosignano, la Huart è la prima donna a dirigere lo stabilimento.
Il Tirreno 2 aprile 2007
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La Huart lascia il timone della Solvay
- Dall’Australia arriva Davide Papavero - Clamorosa partenza della direttrice che era in carica dal 2007.
MICHÈLE HUART lascia Rosignano. Al suo posto arriva dall’Australia Davide Papavero. La notizia è clamorosa e non è stata comunicata ufficialmente, non c’è un comunicato stampa Solvay che l’annunci. Ma all’interno del gruppo Solvay l’avvicendamento sarebbe ufficiale e ve lo raccontiamo riportandovi le indiscrezioni di cui siamo venuti a conoscenza. Un avvicendamento, tra Huart e Papavero, Solvay Inerox, che avverrebbe a fine giugno. Michèle Huart, da Bruxelles, ingegnere elettromeccanico, è il primo, e per ora unico, direttore al femminile nella storia centenaria di via Piave, la più importante e antica sede italiana Solvay. La Huart chiude un incarico iniziato a Rosignano nel 2007, quando subentrò ad Alessandro Malvaldi, che andò ad assumere la direzione francese di Taveaux dopo essersi insediato in via Piave nel 1999. La Huart, che ha iniziato il suo percorso in Solvay nel 1986, arrivò dalla casa madre della multinazionale belga si disse allora nell’ambito di strategie che avrebbero investito anche Rosignano.
E in effetti la Huart lascia Rosignano all’indomani della firma dell’accordo di riorganizzazione siglata a gennaio che prevede il taglio del 10% del personale complessivo, circa una sessantina persone per lo più non reintegrando i pensionamenti e coprendo quelle posizioni rimaste scoperte che si ritengono necessarie redistribuendo i lavoratori. Vedremo quale sarà la sua nuova destinazione. Della partenza di Michèle Huart si era parlato con insistenza due anni fa.
Sembrava che la sua direzione avesse come scadenza massima i primi mesi del 2012. Lei non aveva mai né confermato, né smentito. Poi per la verità sulla partenza era calato il silenzio. Ma adesso all’improvviso i giochi sarebbero fatti. E tutto è già stato deciso. Anni molto impegnativi questi per la Huart, passati anche dal «Progetto Rosignano» targato Edison - Solvay, quello del rigassificatore per capirsi, a cui pochi mesi fa il sindaco Franchi ha detto no. E dalla cassa integrazione straordinaria per alcuni mesi per ventitre dipendenti di Ponteginori nel 2012 dopo che il sindaco di Volterra inibì l’attività di estrazione di Saline. Con rischio di effetto cascata sugli oltre seicento lavoratori di via Piave.

Davide Papavero nel 2013 fu nominato amministratore delegato di Solvay Chimica Italia. Nato a Bressanone ne
l 1965, una laurea a pieni voti in Ingegneria chimica presso l’Università degli Studi di Cagliari, dove la famiglia si era trasferita per lavoro, Papavero inizia l’attività lavorativa nel 1993, come ingegnere di processo alla Florys di Milano, poi, quattro anni dopo, approda al gruppo chimico Sisas. Nel 2001 viene assunto da Ausimont in qualità di assistente del direttore di stabilimento del polo industriale di Porto Marghera. Nel 2002, in seguito all’acquisizione di Ausimont da parte del gruppo Solvay, approda al gruppo belga. Nel 2003 è nominato direttore dello stabilimento di Porto Marghera.
Dal 2007 ricopre anche il ruolo di amministratore delegato di Solvay Fluoro Italia. Intraprende nel 2008 un’esperienza internazionale trasferendosi a Sidney come rappresentante del gruppo Solvay per l’Australia.

La Nazione Cinzia Gorla 15 aprile 2013
Nuovo direttore per lo stabilimento Solvay - Da ieri in forze Pier Luigi Deli, 59 anni, in arrivo dal gruppo Arkema. Sostituisce Davide Papavero.
Cambio al vertice dello stabilimento Solvay di Rosignano. Da ieri, primo giugno, l’ingegner Pier Luigi Deli ha assunto la posizione di direttore dello stabilimento di Rosignano. Sostituisce in tale funzione l’ing. Davide Papavero, che come già annunciato, dal febbraio scorso ha assunto l’incarico di global industrial director per la Global Business Unit Soda Ash e Derivati, all’interno del Gruppo Solvay. Dopo un periodo iniziale di alcuni anni all’interno del Gruppo Solvay, Pier Luigi Deli ha continuato la sua carriera all’esterno della società belga, ricoprendo incarichi industriali con un crescente livello di responsabilità, per ultimo il ruolo di “industrial director” nel gruppo Arkema. Nato a Chiavari, laureato presso il Politecnico di Genova in Ingegneria chimica, ha 59 anni ed è sposato, ha due figli. Deli ha lavorato sempre nel settore chimico, come prevede la sua formazione universitaria e professionale. Arkema, infatti, è un gruppo francese che si articola su tre grandi divisioni: prodotti vinilici, chimica industriale e prodotti ad alte prestazioni. La società è presente in 40 paesi con 90 impianti e 6 centri di ricerca. Arkema in Italia possiede 7 siti (Rho, Porto Marghera, Spinetta Marengo, Boretto, Ficarolo, Gissi e Anagni). Deli subentra a Papavero, che era arrivato a Rosignano nel luglio del 2013, dove prese il posto di Michéle Huart, rimasta a Rosignano per sei anni.
Il Tirreno 2 giugno 2018
Pier Luigi Deli è in pensione dal dicembre 2021 sostituito dal francese Nicolas-Dugenetay.
Nicolas DUGENETAY è stato nominato come nuovo Direttore dello Stabilimento di Rosignano e Amministratore Delegato di  SOLVAY CHIMICA ITALIA con efficacia dal primo dicembre 2021. Sostituisce Pier Luigi Deli, andato in pensione a fine novembre, che è rimasto alla guida del sito toscano per quasi 4 anni. Francese originario di Louviers, si laurea in Ingegneria presso l’ICAM, “Institut Catholique d’Arts et Métiers”; quello del manager è un percorso accademico internazionale, che lo porta a studiare anche presso ll’ Université Polytechnique de Valence, in Spagna. Principale responsabilità di Dugenetay sarà quella di guidare la crescita di Solvay in una fase strategica per lo stabilimento e per la Società, lavorando a stretto contatto con il team, il parco industriale e il territorio. Il sito di Rosignano sta per celebrare 110 anni di storia produttiva. Attualmente Solvay occupa a Rosignano 465 dipendenti diretti, con una presenza complessiva all’interno del parco industriale che raggiunge le 1500 persone. Lo stabilimento realizza ed esporta prodotti chimici indispensabili in tantissimi settori industriali innovativi, fondamentali per la qualità della vita collettiva: carbonato e bicarbonato di sodio, cloruro di calcio, acqua ossigenata, acido peracetico. 
“Sono orgoglioso di prendere la guida di un sito così importante per Solvay non solo a livello italiano ma anche internazionale, oltretutto in una Regione che conosco bene - ha commentato il nuovo Direttore - Nel mio nuovo ruolo lavorerò con impegno insieme alle istituzioni e agli stakeholder per garantire lo sviluppo sostenibile della nostra azienda e contribuendo a quello del territorio che la ospita. Sono molte le importanti sfide che ci attendono e le affronteremo rafforzando ulteriormente il dialogo con tutti gli interlocutori coinvolti”.

Dugenetay ha un’esperienza ventennale in Solvay e ha trascorso buona parte di questo periodo proprio lavorando presso lo stabilimento di Rosignano, prima in qualità di Responsabile della Manutenzione, poi di Responsabile Tecnico del Sito, esperienza che gli ha permesso di implementare le misure sulla sicurezza e sulla sostenibilità ambientale. Negli ultimi tre anni alla guida dello Stabilimento di Dombasle-sur-Meurthe, nei pressi di Nancy in Francia, anch’esso sede di uno degli impianti di produzione di Carbonato di Sodio del Gruppo Solvay. Nel corso di questo periodo ha seguito anche la realizzazione del progetto di transizione energetica del Sito con il preciso obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 e lo sviluppo dell’economia circolare con il territorio.
Nicolas Dugenetay ha 42 anni, è sposato ed ha una figlia.
Gruppo Editoriale Media Key 20/12/2021
                                                                                         
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La sfida del neo direttore dello stabilimento: «Entro il 2026 in porto una trasformazione green dell'area industriale» Verso un polo dell'idrogeno a Rosignano Solvay guida la transizione energetica

Un'esperienza poliedrica, quella di Dugenetay, che poi l'aveva portato in Francia per prendere la direzione dello stabilimento di Dombasle con una missione, quella di seguirne la transizione energetica. E proprio per trasferire a Livorno la sua competenza, la multinazionale belga ha chiesto a Dugenetay di prendere la direzione della fabbrica che dà il nome al paese in cui si è insediata 110 anni fa. Una sfida accettata dal dicembre 2021. «Con un obiettivo preciso - commenta Dugenetay - assicurare la presenza di Solvay a Rosignano per altri 110 anni». Direttore, come ha vissuto la proposta di tornare a Rosignano? «Benissimo, è stata per me una scelta facile. Amo la cultura toscana, i rapporti umani che qui si instaurano tra persone, il contesto in cui si vive, la campagna con il mare accanto. Fin dal primo momento per me è stato un po' come sentirmi a casa. Una scelta davvero fatta con il cuore e anche per la famiglia, mia moglie è di Cecina. Ho subito accettato». Transizione energetica, un concetto chiave in questo periodo come lo tradurrà a Rosignano? «Abbiamo l'obiettivo di estendere l'attività di Rosignano in un distretto basato sulla produzione di idrogeno attirando investimenti. Pensiamo di potenziare la ricerca per produrre energia green, i processi di elettrolisi e quindi la produzione di idrogeno verde. Abbiamo presentato progetti associati alla produzione di idrogeno per il Pnrr e stiamo aspettando risposte. Stiamo lavorando a progetti di potenziamento per sfruttare energia solare ed eolica con l'obiettivo di avere soluzioni energetiche senza emissioni. In Francia abbiamo portato avanti un piano di investimenti di tre anni e a Rosignano contiamo di completare la transizione energetica entro il 2026». Solvay non parte da zero. «In pochi sanno che lo stabilimento produce oltre 170 megawatt di energia elettrica che oltre a soddisfare interamente il fabbisogno del parco industriale immette sulla rete circa 100 megawatt coprendo interamente i consumi medi delle famiglie dei comuni di Cecina e di Rosignano. Nel 2006 abbiamo attivato il progetto "Aretusa", con Asa e Termomeccanica che ha portato a un considerevole risparmio di acqua di falda in 16 anni, parte della quale è andata alla cittadinanza mentre il resto è rimasto nel sottosuolo, dal 2018 sono stati investiti 40 milioni di euro per ridurre del 40% le emissioni di anidride carbonica. Un lavoro costante che portiamo avanti ormai da anni. Tra gli ultimi investimenti c'è il progetto "Solval" che ci permette di trattare i prodotti sodici residui riducendo gli scarti di lavorazione che finiscono in discarica». Qual è il rapporto con il territorio? Negli ultimi 10 anni sono più di 250 i milioni di euro di investimento realizzati sul territorio. Ogni anno circa 13-14 milioni di euro di investimenti di cui il 20-30 per cento per la sicurezza e l'ambiente. Il parco industriale di Rosignano Solvay, le aziende con cui collaboriamo, sarà coinvolto nei progetti di transizione energetica e in tutte le iniziative legate alla sicurezza sul lavoro. Essere a zero infortuni è uno dei nostri valori principali: dedichiamo ottomila ore annuali alla formazione dei dipendenti per questo». Ilenia Reali Il Tirreno 5 maggio 2022.
                                                                                           
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Confindustria - Dugenetay presidente dei chimici

Nicolas Dugenetay è il nuovo presidente della sezione merceologica "Chimici e Petroliferi" di Confindustria Livorno Massa Carrara, eletto all'unanimità dalle aziende del comparto. Francese, originario di Louviers, si è laureato in Ingegneria presso l'Icam, "Institut Catholique d'Arts et Métiers", Dugenetay è stato nominato lo scorso dicembre direttore dello Stabilimento di Rosignano e amministratore delegato di Solvay Chimica Italia. Attualmente Solvay occupa a Rosignano 465 dipendenti diretti, con una presenza complessiva all'interno del parco industriale che raggiunge le 1500 persone. In qualità di presidente della sezione Chimici e Petroliferi, Dugenetay entrerà a fare parte anche del consiglio generale della Confindustria Livorno Massa Carrara. Ringraziando i colleghi per la fiducia accordatagli, Dugenetay ha tracciato le linee programmatiche del suo mandato, incentrate su tre assi principali: la crescita culturale per la sicurezza e l'ambiente vedendo il settore come una soluzione del miglioramento complessivo; la sfida posta dalla transizione energetica necessaria per il futuro industriale e dei cittadini; il bilancio di sostenibilità del comparto. Particolare importanza sarà attribuita alla crescita della rappresentanza verso le istituzioni e gli enti locali. «È basilare - ha dichiarato Nicolas Dugenetay - intensificare i rapporti con le istituzioni, nella convinzione che il dialogo tra industria e territorio costituisca il pilastro fondante per il sistema produttivo industriale, soprattutto in una fase come l'attuale dove, oltre alle sfide del mercato, le aziende devono affrontare quella della transizione ecologica ed energetica, obiettivo molto articolato e complesso da raggiungere e che, anche per questo, necessita di piena convergenza con le istituzioni».
Il Tirreno 8 giugno 2022
A Milano promosso un rosignanese - Marco Martinelli neo direttore di Solvay Italia
La notizia arriva fresca fresca da Bruxelles: l’ingegner Marco Martinelli, 47 anni, rosignanese doc, è stato nominato direttore di Solvay Italia. Dal primo novembre affiancherà l’ingegner Bruno Brianzoli, che a fine gennaio andrà in pensione. Martinelli è un ingegnere meccani
co (ha conseguito la laurea all’Università di Pisa con il massimo dei voti) ha mosso i primi passi al Polietilene di Rosignano, poi una serie di incarichi nel gruppo l’hanno portato in giro per il mondo, dal Texas alla Francia fino a Bruxelles, dove si trova attualmente con l’incarico di responsabile del mantenimento a livello europeo. Si conferma uno tra i personaggi del territorio che sono riusciti ad affermarsi con maggior successo nel corso degli anni. Lo scorso mese di novembre è stato premiato dalla direzione dell’Isis Mattei nel corso della giornata dedicata ai talenti. L’istituto superiore gli ha voluto conferire il riconoscimento quale ex studente dell’Iti, dove ha fatto il triennio conseguendo in seguito il diploma a Livorno, con sessanta sessantesimi (all’epoca la maturità non si esprimeva ancora in centesimi), che è riuscito a farsi strada nel mondo del lavoro, raggiungendo i vertici dell’azienda nella quale lavora.
Marco Martinelli è nato da famiglia rosignanese: il babbo lavorava nello stabilimento Solvay e la mamma vive ancora nella casa dei Palazzoni. Anche la moglie, Katia Bigazzi, 45 anni, è di Rosignano: hanno tre figlie.
Marco Martinelli ha un fratello, Stefano, (
ex calciatore, ha giocato anche nel Cecina calcio) che vive a Rosignano e gestisce un'agenzia immobiliare oltre al ristorante La Stazione a Castigloncello.
Il Tirreno 24 ottobre 2006
                                                                                        
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Messaggio ai colleghi di Marco Martinelli, nuovo Country Manager Solvay in Italia.

Cari colleghi,

E' con piacere che vi invio questo mio primo saluto, con il quale vorrei anche presentarmi.

Alcuni di voi mi conoscono già perché sono stato Country Manager di Solvay in Italia dal 2007 al 2012, e ora sono onorato di ricoprire nuovamente questo ruolo, continuando a mantenere anche quello di Industrial Manager del Gruppo.
Innanzitutto desidero ringraziare Marco Colatarci, che ha saputo interpretare e gestire, nel modo migliore, le situazioni e le varie tematiche legate alle attività dei nostri sei siti italiani. So che ha condotto un lavoro intenso, cercando sempre di valorizzare e salvaguardare le nostre persone e la reputazione del Gruppo.
Ora ci scambiamo nuovamente il testimone nel segno della continuità, verso le priorità in cui tutti crediamo: sicurezza dei lavoratori e della collettività, integrazione nel territorio, sviluppo tecnologico e sostenibilità dei nostri siti produttivi, attenzione ai nostri clienti.
Nell’assumere questo incarico sono consapevole delle problematiche che dobbiamo affrontare in questo periodo complesso e incerto a causa della difficile situazione internazionale, che condiziona la vita di tutti e non solo quella delle imprese.
Il tragico conflitto ancora in corso, oltre al dramma umano che comporta, sta generando un impatto consistente sugli scambi commerciali e sui costi dell'energia.
Incide inoltre sulla vita sociale e sulla speranza di tornare ad una condizione di normalità e ripartenza dopo gli anni fortemente condizionati dalla pandemia, che peraltro non è ancora del tutto superata.
Il nostro Gruppo evolve dovendo adeguarsi al continuo cambiamento sociale e dei mercati. Come sappiamo ci aspetta una tappa fondamentale nella storia di Solvay, con la creazione di due nuove società distinte.
Sarà una trasformazione che dovremo affrontare insieme nei prossimi mesi. Il mio impegno sarà massimo per rappresentare e gestire le tematiche ed esigenze delle realtà italiane. Conto sul supporto di tutti, con l'obiettivo comune che sia un passaggio ben gestito e con la prospettiva della competitività attuale e futura dei nostri stabilimenti.
Programmazione e progettualità sono fondamentali, soprattutto nelle nostre attività chimiche, ma sono altrettanto indispensabili il coinvolgimento delle persone e la condivisione degli obiettivi, a tutti i livelli.
Per questo chiedo ai responsabili dei siti di mantenere ben attiva la comunicazione con i collaboratori, sia per informazione che per ascoltarli. Sono al vostro fianco, con la massima disponibilità per tutte le necessità e le opportunità che si presenteranno.
Vi auguro un buon lavoro in sicurezza, per chiudere bene questo anno importante, in cui complessivamente abbiamo saputo reagire alle difficoltà esterne, con l'incoraggiamento a guardare avanti, sempre con spirito fiducioso.
E soprattutto vi auguro una serena vita con le vostre famiglie.

I miei più cordiali saluti Marco Martinelli.
3 novembre 2022.
Nel dicembre 2023 l'ing. Marco Martinelli mantiene la funzione di Industrial Director a livello globale lasciando al dottor Raffaele Calabrese De Feo l'incarico di Country manager per Solvay in italia.

Marco Colatarci, Country Manager di Solvay in Italia, è stato nominato Vicepresidente di Federchimica, la Federazione Nazionale dell’Industria Chimica, con delega alle relazioni industriali. Dal 2012 è membro di Giunta e del Consiglio Direttivo di Federchimica e dal 2015 di Assolombarda.
Nato nel 1954 e di origine livornese, Marco Colatarci è dal 2013 Country Manager di Solvay in Italia, con la responsabilità del Centro Direzionale di Bollate -Milano.

É presidente con delega delle diverse società del Gruppo nel nostro Paese: Solvay SA, Solvay Specialty Polymers Italy Spa, Solvay Chimica Italia SpA, Solvay Solutions Italia Spa, Solvay Cytec Mondovì Srl, Solvay Energy Services Italia Srl.
Colatarci, sposato e con un figlio, è laureato in Ingegneria Meccanica presso l’Università degli Studi di Pisa. Ha conseguito i Master in “Managing in the Uncertainly” presso la Business London School, in “Business Executive Development” presso l’IMD di Losanna, in “Analisi del Valore” e “Creatività nell’impresa” presso la Scuola di Amministrazione Aziendale dell’Università “Luigi Bocconi” di Milano.
Ha iniziato la sua carriera presso la Società Sarplast S.p.A. operante nel settore del “Composite Piping Manufacturing” come Ingegnere Responsabile dei Servizi Tecnici e Manutenzione di Stabilimento, partecipando a vari progetti internazionali.
É entrato a far parte del Gruppo Solvay nel 1989, iniziando a lavorare nella società controllata GOR AS S.p.A., con sede a Pinerolo -TO- e operativa nel settore automotive. Nel 1998 è diventato Direttore di Stabilimento e nel 2000 Amministratore Delegato, gestendo le joint venture create in Cina, Corea e le start-up avviate in Brasile.
Nel 2002 è stato nominato European Managing Director alla Solvay RBU PVC Rigid Foils e Amministratore Delegato delle due Società ADRIAPLAST S.p.A. & CALEPPIOVINIL, situate nel Nord Est in Italia.
Ha proseguito la sua carriera nel Gruppo Solvay, diventando nel 2005 Direttore Risorse Umane Solvay Italia e della società Solvay Solexis e successivamente nel 2011 ha ricoperto la carica di Deputy Country Manager di Solvay in Italia.
Tecno Edizioni 30 giugno 2017.
Vedi Giugno 2022 - Scapigliato - Solvay fa il suo ingresso nel business dei rifiuti con Marco Colatarci

Alberto Orazio è stato Direttore dello Stabilimento Aniene dal 1956 al 1966 fino alla chiusura della ragione societaria Aniene e accorpamento dei reparti Elettrolisi e Prodotti Clorati nella struttura amministrativa Solvay. Finito l’incarico a Rosignano, in veste Solvay ha curato fino al pensionamento, la chiusura ordinata dello stabilimento Aniene di Pontemammolo (Roma) da dove alcuni membri del personale accettarono di venire a lavorare a Rosignano. Aneddoti sulla sua attività di stabilimento si trovano sparse in altre rubriche della storia dello stabilimento, con particolare rilievo, anche per riferimenti personali, nella parte dedicata al tempo di guerra (vedi I miei ricordi del '44).
Essendo nato, malgrado l’italianissimo nome, in una radicata tradizione familiare austro-ungarica, e cresciuto lontano dalla famiglia in un paesino della Stiria orientale, fece i suoi studi in Austria dall’infanzia fino alla laurea in ingegneria meccanica a Graz.

Rientrato in Italia ed assolti gli obblighi militari a Verona, cominciò la sua attività professionale come preside della scuola tecnica industriale di Rovigno (Istria) per poi trovarsi capo all’ ufficio tecnico della Esso Standard di Trieste.

Fù lì che la sua rigidità teutonica si scontrò con un fattorino del suo servizio che per le influenti doti politiche si
permetteva atteggiamenti incompatibili con la serietà del lavoro. Questo fatto influì pesantemente sulla sua vita privata,
tanto da renderla insostenibile per cui ritenne opportuno allontanarsi da Trieste, con la famiglia da poco formata. Trovò impiego alla Olivetti di Ivrea, che poi lasciò con molto dispiacere, per accettare nel 1942 una irrinunciabile offerta di lavoro della Solvay, azienda estera di importanza bellica strategica per il paese, che cercava ingegneri per il nuovo stabilimento Aniene in costruzione a Rosignano (vedi storia Aniene). Marcello Orazio 25.03.2020

Raffaele Calabrese De Feo ai vertici del gruppo Solvay Italia. La nomina viene da Rosignano: dall'8 dicembre sostituirà l'ing. Martinelli.
Cambio al vertice di Solvay Italia. A partire dal prossimo 8 dicembre il dottor Raffaele Calabrese De Feo assumerà l'incarico di Country manager per Solvay in italia. ln questo ruolo sostituirà l'ingegner Marco Martinelli, il
quale manterrà la funzione di Industrial director del Gruppo Solvay a livello globale. Due nomine al vertice del gruppo Italia maturate entrambe a Rosignano.
Laureato in Giurisprudenza e specializzato in Diritto amministrativo presso l'Università di Bologna, dopo il conseguimento delle abilitazioni Raffaele Calabrese De Feo ha iniziato la sua attività lavorativa in Solvay nel 1988. Nel primo periodo della sua carriera si e occupato degli aspetti giuridici dello stabilimento di Rosignano e dal 2002 dopo l'acquisizione di Ausimont di quelli di tutti gli altri stabilimenti del Gruppo Solvay in Italia. dal 2019 è il responsabile del Gruppo Solvay in Italia, incarico che continuerà a mantenere per le produzioni localizzate in Toscana. Focalizzato da sempre su tutto ciò che è necessario per garantire la produzione del Gruppo Solvay, ha contribuito al successo di tutte le più importanti operazioni che hanno interessato lo stabilimento di Rosignano negli ultimi decenni. Grazie a questa sua lunga esperienza ha acquisito una profonda conoscenza del territorio toscano e degli ambiti sociali dove Solvay opera. Sessant'anni, sposato w con due figli, Raffaele Calabrese De Feo  è campano di nascita, ma da molti anni toscano di adozione. Il padre è stato Procuratore Capo della Procura di Livorno. Una nomina al vertice del gruppo Italia che passa ancora una volta da Rosignano. Ma quella di Calabrese De Feo ha anche un'altra primogenitura: per la prima volta viene nominato un laureato in legge e non in ingegneria ai vertici del gruppo chimico.
M.M. Il Tirreno 9 novembre 2023
Rosignano Solvay la fabbrica