Gli ospiti di Castiglioncello  Cronache


Da "Il Tirreno" del 14-02-2006 di Anna Cecchini e Dino Dini 19-07-2010

«Quando al Cardellino rapirono Mina»
La storia e le storie di un locale che potrebbe tornare a vivere

Tutti d’accordo, l’idea che lo spazio accanto all’ex tiro a volo sia recuperato piace. «Basta che diventi un luogo tranquillo e di buon gusto, come era mezzo secolo fa».
Un nuovo locale nello spazio del vecchio Cardellino sembra mettere tutti d’accordo, quale che sia il progetto scelto fra i 9 presentati; l’idea del “ritorno del Cardellino” piace anche a chi lo spazio accanto all’ex tiro a volo se lo ricorda com’era negli anni ’50, quando in estate tutte le sere erano buone per tirare tardi in pista al suono di un’orchestrina. Erano tempi in cui la struttura castiglioncellese era davvero un punto di aggregazione per grandi e piccini. Claudio Castaldi, appassionato della storia della Perla, in quel periodo era un giovinetto, ma rammenta come il Cardellino fosse sempre frequentato. «Non era un locale elitario. Ci potevano andare tutti, a qualunque ora. Era - spiega - un luogo di aggregazione piacevole e tranquillo».
 «La nuova struttura non può essere come quella di cinquanta anni fa, basta che sia un luogo tranquillo e di buon gusto e che rispetti lo spirito insito in Castiglioncello».
 Al Cardellino di pomeriggio ci potevi trovare mamme e bambini intenti a gustarsi un cono gelato e la notte, fino a tarda notte, c’erano i giovani che tra un twist e un lento cercavano lo sguardo fugace della bellezza di turno.
 Giuliana Tancredi il Cardellino l’ha vissuto davvero, fin dagli esordi. Lei è una delle figlie di Pasquale, il primo gestore della struttura, quello che decise di trasformare il punto ristoro del tiro a volo in uno spazio di aggregazione a tempo pieno.
 «In un primo momento prese in gestione il bar del tiro a volo, che però era attivo soltanto in certi giorni. Allora mio padre - spiega la signora Tancredi - pensò di animare la zona, aprendo la struttura tutti i giorni e organizzando serate di musica». Pasquale costruì le due piste da ballo, una pista per il pattinaggio e la pedana per l’orchestra e così il piccolo bar si trasformò in un centro vitale, che richiamava castiglioncellesi e turisti. Addirittura, per attirare anche i più piccoli, fu organizzata una animazione particolare: “Il giovedì dei bambini”, un pomeriggio dedicato interamente alle esibizioni dei clienti di tenera età. «Lo chiamò Cardellino perché - dice Giuliana Tancredi - era vicino al tiro a volo e voleva che il nome ricordasse quel luogo. Sarei molto contenta se la nuova struttura che dovrebbe sorgere in pineta riprendesse il vecchio nome, il Cardellino». Negli anni Cinquanta e Sessanta il locale in pineta Marradi divenne un cult, frequentato anche dai vip che in quel periodo trascorrevano le vacanze estive a Castiglioncello. Dino Dini, che in quegli anni era un assiduo frequentatore del Cardellino, ricorda che ogni sera c’erano iniziative e animazione. «Sulla scia del lascia o raddoppia di Bongiorno, nacque “prendi il doppio o lascia tutto”, un gioco di indovinelli e quiz - spiega Dini - dove ognuno si presentava per una specialità. Ebbe molto successo. Spesso la giuria era composta da personaggi come Masolino D’Amico e Franco Pardini. Il premio era fisso, in palio c’erano sempre sedici bottiglie di spumante». Tra gli aneddoti sul Cardellino ce n’è uno che in tanti ricordano con ilarità.
 Era ormai la fine degli anni Sessanta e a gestire il Cardellino c’era Vasco Meini che, per ravvivare una serata estiva, inscenò un falso rapimento, quello di Mina, che ogni tanto veniva ad esibirsi al Cardellino.
 «I falsi rapitori erano gli Studenti del Granducato del diavolo, un gruppo di giovani goliardi locali - ricorda Dino Dini - che fecero finta di chiedere un riscatto. Per lasciare la cantante libera di esibirsi al Cardellino vollero in cambio una damigiana di vino e venti metri di salsicce».
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Anche Dino Dini uno dei protagonisti è tornato sull'argomento su "Il Tirreno" del 19 luglio 2010, ma leggiamo l'articolo riportato nella foto sotto:
 Osvaldo, nel suo impeccabile smoking, era il presentatore ufficiale della serata. Quando l’orchestra si tacque e la pista da ballo sotto le stelle si vuotò dalla moltitudine delle coppie, alla mezzanotte in punto egli afferrò il microfono e con tutta l’enfasi necessaria annunciò alla folla che gremiva il locale all’aperto affacciato sul mare, l’arrivo della grande cantante Mina nel locale di Castiglioncello. E dopo la fatidica frase “Ed ecco a voi Mina”, esplose l’inevitabile fragoroso applauso. Un applauso che tuttavia andò pian piano spegnendosi in un imbarazzante silenzio perchè di Mina, in quella calda notte d’estate, non vi era nessuna traccia. Era l’anno 1968 nel mese di agosto, esattamente un lunedì 19 e lo sconcerto più profondo s’era calato sul pubblico del “Cardellino” il mitico ritrovo estivo di Castiglioncello. Mina non arrivava, Osvaldo non sapeva più che pesci prendere, i componenti dell’orchestra erano disorientati e la gente cominciava a rumoreggiare. Ed ecco che si fecero largo fra la folla quattro o cinque universitari che indossavano grandi mantelli e cappelli goliardici dai vari colori. Anche il patron del locale Vasco Meini accorreva per capire cosa stesse succedendo. Con tutta calma uno dei goliardi estrasse una pergamena e lesse il contenuto di essa al pubblico attonito.
Gli universitari del “Granducato del Diavolo” annunciarono così di aver “rapito” Mina e di tenerla “sequestrata” in un albergo della costa. La cantante sarebbe stata rilasciata soltanto dietro pagamento di un riscatto che consisteva in una damigiana di vino, tre pani del contadino e dieci metri di salsiccia di “tosca maiala”, come si diceva nella pergamena. A Vasco Meini non rimase che pagare e fra gli applausi generali i “ricattatori” si ritirarono. Con un colpo di telefono all’Hotel Mediterraneo si comunicò di liberare l’ostaggio e di scortarlo fino al “Cardellino”. Dopo qualche minuto la Mina nazionale fece il suo strepitoso ingresso accompagnata da un diluvio di applausi, in prima fila gli studenti con i loro assordanti fischietti. Mina divertita e raggiante nel suo scintillante abito da sera, lanciò baci a tutti. Poi cominciò a cantare come solo lei sa fare. E fu una serata indimenticabile. Prima del commiato gli universitari le consegnarono un “papiro” con il quale fu nominata “matricola honoris causa”. Vasco Meini le donò una targa ricordo in occasione del decennale della sua attività artistica. Mina commossa ringraziò tutti. Il 21 agosto “Il Tirreno” pubblicava nelle cronache dello spettacolo un articolo a sei colonne con relativa foto intitolato “Mina rapita dagli studenti del Granducato del Diavolo”. Naturalmente tutto era stato organizzato in precedenza, ma pochissimi erano al corrente della originale macchinazione. Né il presentatore Osvaldo, né i componenti dell’orchestra, nessuno tranne il Meini sapeva quello che sarebbe successo quella sera. L’idea era stata degli universitari che avevano coinvolto Vasco Meini e i gestori dell’Hotel Mediterraneo. A sua volta Vasco aveva chiesto la mia complicità poiché conoscevo sia Mina, che avevo intervistato qualche anno prima, che il suo impresario il signor Gigante, uno dei più quotati agenti di quel periodo. Accogliendoli all’Hotel Mediterraneo, avrei dovuto far loro capire i motivi di quello strano dirottamento e quindi, dopo la telefonata liberatoria, accompagnarli in macchina al “Cardellino”. Così infatti avvenne, anzi ricordo che quella sera in macchina con me erano Mina, Gigante e l’attrice Gianna Serra, amica della cantante.
Quando arrivammo di fronte all’ingresso del “Cardellino” trovammo una folla enorme che sostava all’esterno del locale e Mina, impaurita dalla calca che si affollava intorno all’auto, non voleva scendere. Mi ci volle del bello e del buono per convincerla ad affrontare la gente ma alla fine ci riuscii e tutto, per fortuna, filò liscio.
Per concludere è doveroso qui ricordare chi furono quei goliardi buontemponi protagonisti di quella notte che oggi, in età di pensione, ricordano ancora con tanta nostalgia.
Walter Botti, ingegnere esperto di telecomunicazioni; Mauro Doveri, medico psichiatra; Carlo Orlandi, ingegnere libero professionista; Sergio Vanni, insegnante di lettere, giallista e direttore di una notissima galleria d’arte; Amedeo Vitali, dirigente bancario. Con quella bella “zingarata”, sono stati i precursori di quei divertenti “Amici miei” del grande Mario Monicelli. (Dino Dini per gentile concessione).

Da sinistra: il mitico Vasco Meini, gestore del Cardellino, Amedeo Vitali, Mina, Mauro Doveri, Carlo Orlandi, Sergio Vanni e Walter Botti. Manca Paolo Rotelli che "sorvegliava l'ostaggio " nel suo Hotel. Era il 19 agosto 1968 la notte precedente l'invasione sovietica della Cecoslovacchia. A destra: Sullo sfondo Walter Botti quasi a sorregge Mina con Elio Gigante, il suo manager che tentava di tranquillizzarla di fronte alla folla (anche nel '68 ) delirante!! (Di W. Botti per gentile concessione)

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