Vada ieri
Giovani allievi della Ciclistica Vadese

            Echi del gran premio di Vada (1955)
Il Gran Premio Vada, l'annuale corsa ciclistica che si svolge ogni estate è sempre stata alimentata dal sensibile appoggio delle Società Ciclistiche extraregionali che hanno inviato sempre tutti i loro iscritti incrementando il numero dei partecipanti e dando così un carattere più vasto alla corsa. Quest'anno, alludiamo con ciò all'ultima edizione del Gran Premio, ha segnato la loro sconfitta. Una grossa delusione da parte di chi attendeva cose eccezionali, un amaro sapore di rinuncia da parte degli stessi corridori che alla vista del percorso fecero dubitare del risultato tecnico della corsa, che sembrava avere in partenza, il carattere della torta già in mano pochi. Il suo svolgimento invece parlò e parla molto chiaro: una gara tirata con i denti per tutti i 200 km di strada, che volle guardare la gente in viso, una compatta schiera di corridori che regionali o non tirarono o inseguirono, spinsero forte sui pedali o si abbandonarono ai bordi del percorso, furono la prova dell'agone sportivo e dell'anima che ciascuno mise nello svolgimento dei propri compiti, nell'inseguire i ricchi premi, nel mietere infiniti calorosi applausi della folla presente. La V. C. Rolando di Alessandria e la S. Coppi di Tortona a cui alludiamo principalmente in queste righe, furono al di sotto della levatura tecnica e della possibilità di sforzo che il percorso richiedeva. Sapevamo delle dubbie capacità di scalatori degli extraregionali (noti infatti come potenti passisti) ed è per il risultato finale che riuscì ad aggiudicarsi un Benedettini in vena di fare le cose con la C maiuscola. Degli extraregionali, di quelli cioè che fecero le spese dell'inutile critica di molti, si salvò il solo Minetto con la sua fuga intelligente e la sua accorta condotta di gara. Gli altri si persero nella polvere dei più forti, non senza dimostrare e questo è tutto nelle gare dilettanti, uno spirito di corpo ed un attaccamento degni di miglior ricompensa.
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La sera del 7 agosto si chiuse come si chiudono tutte le manifestazioni che lo sport ha il potere di nobilitare: in un simpatico ritrovo di tutti gli organizzatori intorno al tavolo del ristorante "La Torre". Tra gli applausi e le coppe di spumante gli sportivi di Vada offrirono al dottor Aldo Fornaciari, vicedirettore della Stanic di Livorno una medaglia d'oro al ricordo (incisa sulle due facciate) del III° Gran Premio Vada per il quale il Fornaciari tanto ha fatto. Le sue calde parole di ringraziamento coronarono degnamente la densa giornata sportiva che Vada visse e vivrà ogni anno, ogni qualvolta il dottor Fornaciari che è entrato ora ufficialmente nella schiera dei vadesi sportivi che sono tali nel cuore, abbasserà la sua bandierina di "starter" ed alzerà il suo bicchiere di amico simpatico e cordiale.
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Il giorno della corsa, tra tanta passione sportiva, subentrò una nota triste. La mattina del 7 non fu per tutti, infatti, una mattina felice e molti portarono con sé durante e dopo il percorso, l'amarezza di non aver visto in prima fila al suo posto di organizzatore e di sostenitore instancabile la scura sagoma del parroco Don Antonio Vellutini, che in un banale scontro con una macchina ebbe la gamba sinistra fratturata, che gli impedì ovviamente di presenziare alla corsa. Gli amici riuniti intorno al tavolo, a sera, ebbero per lui e per la sua forzata assenza dalla corsa parole di vivo rammarico.
(La Nazione 20 agosto 1955)

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  Per gentile concessione del C. di Frazione di Vada