Rosignano S. ieri/I Canottieri al Lillatro (1922-1938)
   
1922 - Sezione marina per operai al Lillatro. Progetto iniziale 1922 - Ingresso Canottieri Solvay al Lillatro Casotti privati per la pesca esistenti prima del 1922 1922 - I primi Canottieri Solvay al Lillatro 1922 - Servizi balneari completi ed insoliti in quegli anni. Imbarcazioni a disposizione Vista da sud 1928 - Il 'fungo' dei primi Canottieri al Lillatro 1928 - Il 'fungo' in legno dei primi Canottieri al Lillatro 1928 - Il 'fungo' dei primi Canottieri al Lillatro. Notare la linea elettrica 160V sulla sommità Vista da sud 1922 - Bagni per soli impiegati al Lillatro con il primo 'fungo' Lo stabilimento balneare nell'insieme 1936 - Colonia estiva al Lillatro (arch. F. Sorrentino) 1928 - Punta Lillatro con il fosso di presa acqua. I nuovi bagni sono a destra Vista dalla barca Vista dalla barca 1930 - Primo campo da tennis ai Canottieri del Lillatro. 1930 - Primo campo da tennis ai Canottieri del Lillatro. Sul fondo villa Morgantini e la chiesa 1929 - Jole 'quattro con' dei Canottieri Solvay (vedi nota) 1932 - Jole a 'otto' dei Canottieri Solvay (vedi nota) 1934 - Ping pong ai Canottieri impiegati 1935 - Arrivano i Canottieri operai, costruzione provvisoria Rimessaggio imbarcazioni Rimessaggio imbarcazioni Rimessaggio imbarcazioni Rimessaggio imbarcazioni Ponte in legno sul fosso e casa Gentili Casa Gentili

Il Circolo Canottieri Solvay nasce al Lillatro nel 1922
(Foto arch. Solvay , L. Gattini, P. Perrone da arch. Ediz. Komiedit, A. Pastacaldi, R Pardini, F. Sorrentino)

  1922 - Ormai lo stabilimento è partito e l'azienda può sviluppare le strutture di supporto oltre alle case per i dipendenti. Bagni per soli impiegati al Lillatro con il primo "fungo" in legno a sinistra, rivolto verso Vada. A destra la casa colonica che poi sarà casa Gentili. Dietro non visibile villa Morgantini già prima sede della Direzione Solvay, prima chiesa, e prima scuola. Il fosso della presa a mare dell'acqua salata costruito sul tracciato della via del Mondiglio (Rosignano M.mo/ Lillatro) ed il fosso Bianco (costruito al posto del piccolo botro esistente dal nome Fosso Pisano) sono già in funzione. Il Lillatro è ricordato dai vecchi pescatori vadesi, come il regno dei polpi, un vero paradiso per la pesca, ovviamente prima del...Fosso Bianco. I pescatori della zona restano anche dopo l'avvento industriale. Continua così tra Solvay e Vada  una discreta attività di pesca ancora negli anni '20 e '30. La spiaggia non è ancora oggetto di contesa tra industria e turismo: barche ed attracchi sono ancora dominanti. Ma non durerà a lungo. Di lì a poco gli scarichi a mare, nuova realtà di una città industriale, toglieranno spazio alle antiche abitudini locali. La pesca sopravviverà solamente a Vada.
Il segno della presenza Solvay si manifesta fin da principio attraverso una propria capacità di investire nel territorio con tutta una serie di opere e di servizi ampi e diversificati. Anche il tempo libero e la «balneazione» interessano la Direzione degli anni '30, che costruisce rapidamente i «Canottieri», un'opera al Lillatro, che per la sua ampia dimensione e per la qualità dei servizi balneari offerti è certamente, in quegli anni, molto avanzata. Nell'immagine spiccano già le imbarcazioni, le strutture murarie, la lunga teoria di ombrelloni e cabine.

1928
- Prima versione del fungo dei Canottieri (per soli impiegati) al Lillatro. La politica aziendale della netta divisione in due distinte categorie di dipendenti con diversità assai marcate, per quanto possa apparire inconcepibile oggi, fu accettata fino al dopoguerra senza suscitare particolari reazioni. 
1929 - Canottaggio Solvay. E' necessario a questo punto ricorrere agli inossidabili "Quaderni di storia" di Leo Gattini e Giampiero Celati che su "La ciminiera dimezzata" raccontano:

"...A Rosignano Solvay esistono le condizioni per svolgere attività sportive: ci sono le attrezzature, l'organizzazione e validi istruttori in alcune discipline quali la ginnastica, l'atletica leggera e il canottaggio. Inizia così la formazione di giovani atleti che nel corso degli anni seguenti otterranno ottimi risultati. Responsabile dell'Opera Nazionale Balilla del nostro Comune, è il tenente dei bersaglieri in congedo Carlo Leoni, nato all'isola d'Elba. Assunto nell'immediato dopoguerra alla Solvay, è capo della segreteria. Tale qualifica comporta la responsabilità delle varie attività sociali che la Solvay ha istituito e istituirà in seguito nel territorio: circoli ricreativi, cinema, teatro, biblioteca, scuole ed asili. Il «signor» Leoni si trova nella condizione di gestire per conto della Società tutte queste attività, avendo inoltre aderito nel 1924 al P.N.F, ha la possibilità di decidere con la più ampia discrezionalità. Uomo scaltro e intelligente, di media cultura e di carattere autoritario, si era formato negli anni di servizio militare dal 1914 al 1919. Segnerà con la sua personalità un lungo periodo ed influenzerà la vita culturale e sportiva di Rosignano Solvay. Nella scelta dei collaboratori, che risulterà sempre ottima, terrà costantemente conto delle loro capacità e competenze. Nel 1928 affiderà l'incarico di responsabile e istruttore della sezione canottaggio al signor Pasquale Ceccanti, nato a Livorno nel 1900, diplomato alle scuole tecniche e impiegato per alcuni anni al cantiere navale Orlando. Aveva praticato il canottaggio in una delle tre società remiere di Livorno. Assunto come disegnatore alla Solvay, frequentando i «Canottieri impiegati», cercò di trasformare il canottaggio da dilettevole passatempo ad attività sportiva. Si rese conto che occorreva allargare il numero dei canottieri dilettanti includendovi anche i giovani operai e i figli di operai. Leoni aderì all'iniziativa a condizione che i giovani fossero iscritti all'O.N.B.

CANOTTAGGIO - Nel Comune questa disciplina sportiva inizia nel 1928, ad opera dei «Canottieri Impiegati Solvay» nella specialità allora molto praticata della jole di mare del 'quattro con'. La prima regata a cui partecipa un equipaggio dei canottieri la troviamo nella cronaca del giornale «II Telegrafo» del 30 luglio 1928, in occasione delle regate nazionali a Torre del Lago.

«... Ma un nuovo armo, che allora, ai campionati toscani, ha figurato assai modestamente si è invece rilevato in maniera inattesa; il quattro della Solvay di Rosignano che si è aggiudicato il terzo posto, precedendo in maniera nettissima un folto gruppo nel quale figuravano i rappresentanti di società che hanno un nome negli annali del canottaggio italiano. Allenati dall'ex bianco-blu Ceccanti promettono con questa affermazione un avvenire sicuro».

L'equipaggio è così composto: Ottorino Niccolai, Rino Pachetti, Ranieri Luci, Rino Balzini, timoniere Corsino Corsini.....(foto 16).

I Canottieri Solvay proseguono l'attività negli anni 1929-1930 partecipando ai campionati toscani e alle gare regionali e ottenendo alcune vittorie e ottimi piazzamenti. Nel 1931 l'equipaggio Ottorino Niccolai, Rino Pachetti, Ranieri Luci, Rino Balzini, timoniere Corsino Corsini, riserva Ottorino Franchini, partecipa al campionato italiano Giovani a Como, piazzandosi al terzo posto nella finale. Nel 1932 due equipaggi del dopolavoro Solvay prendono parte alla Polisportiva Regionale a Livorno, sia con la jole a 'quattro con', che con la jole a 'otto', e si classificano il quattro al terzo posto e l'otto al secondo.

Gli equipaggi sono così formati, nel quattro con; Ranieri Luci, Alfredo Foschi, Antonio Pacciardi, Elvio Garro, nell'otto con Luci, Foschi, Pacciardi, Garro, Guerrino Locci, Marino Pescia, Rolando Locci, Vincenzo Riccucci, timoniere dei due armi Corsino Corsini (foto 17). Da notare che i fratelli Locci e il Riccucci sono dell'ONB di Castiglioncello.

Nel mese di maggio l'equipaggio sopra menzionato del quattro con vince il campionato toscano esordienti, mentre sempre gli stessi, con Marino Pescia al posto di Alfredo Foschi e riserva Vincenzo Riccucci, si classificano al terzo posto ai Campionati Giovani a Napoli.

Nel 1933 l'equipaggio scelto a rappresentare la 350a Legione Avanguardisti di Livorno, composto da Ilio Barbini, Gino Meoli, Camillo Dottori, Bruno Milani, timoniere Salvo Malfanti, si comporta molto onorevolmente giungendo alla finale del Campionato Italiano Avanguardisti a Napoli e classificandosi al quarto posto. Anno 1934. Campionati Nazionali Avanguardisti a Gardone.

L'equipaggio vittorioso è composto da Ugo Luppichini, Bruno Tellini, Antonio Pacciardi, Voltolino Mochi, timoniere Salvo Malfanti. A ricevere questi atleti al loro rientro, che avviene col diretto alla stazione di Castiglioncello, ci sono le autorità locali e molti sportivi con la banda.

Negli anni che seguono, fino al 1938, sono diversi gli equipaggi che si mettono in luce nelle gare, sia del Dopolavoro, che dell'ONB. Citeremo quello dei «juniores» composto da Marino Pescia, Marino Ciurli, Pescino Pescia, Ranieri Corsini, timoniere Salvatore Maccioni. Mentre nel 1939 lo stesso equipaggio con Voltolino Mochi al posto di Ranieri Corsini vincerà molte gare, tra le altre il campionato Toscano del Dopolavoro categoria «juniores».

Siamo giunti al 1940, gli atleti del Circolo Canottieri sono aumentati di numero e come di consueto, dopo la preparazione invernale sono cominciate le uscite di allenamento sia nel fiume Fine, che in mare. Ad affiancare l'allenatore Ceccanti è stato chiamato il signor Danilo Paladini-Morelli che cura direttamente la preparazione degli atleti. Come di consueto la domenica mattina, tempo permettendo, escono per allenarsi in mare, cosa che avviene regolarmente anche il 12 maggio 1940. A questo punto riportiamo quanto accadde quel 12 maggio, secondo il resoconto de «Il Corriere del Tirreno»:

UNA JOLE DI MARE A OTTO SI ROVESCIA A ROSIGNANO. UN VOGATORE E IL TIMONIERE ANNEGATI. Rosignano Solvay, 13 maggio 1940.

Verso le 11 di ieri con mare calmo e con tempo ottimo, partiva da Rosignano Solvay una jole di mare a otto vogatori con timoniere, per compiere un allenamento presso il Faro di Vada. Due ore dopo, erano ormai le una, il cielo si andava rannuvolando e si era levato un po' di vento, l'imbarcazione, che avrebbe dovuto essere rientrata, non era ancora sulla via del ritorno. Il fratello di uno dei vogatori, allora tale Pescino Pescia, si risolveva insieme a tale Morelli di andare incontro alla jole o per lo meno di accertarsi dove precisamente essa si trovasse. Presa la barca a remi, i due si dirigevano così verso il Fanale di Vada, zona nella quale normalmente, come abbiamo accennato, si compivano gli allenamenti della jole a otto.

Inoltratisi lungo il tragitto, improvvisamente il Pescia e il Morelli scorgevano un uomo nell'acqua, si trattava di uno dei vogatori, e da lui apprendevano che l'imbarcazione si era capovolta poco distante. Raddoppiata la lena, essi si dirigevano senz'altro verso il Fanale di Vada e lungo il tragitto raccoglievano altri due naufraghi. Mancavano ancora sei uomini, ed è facile immaginare il raccapriccio del Pescia e degli altri quando giunti alfine in vista della jole capovolta si accorgevano che nessuno vi si trovava aggrappato o nuotava nei pressi. Era accaduto che tre dei vogatori erano effettivamente rimasti aggrappati alla jole; ma estenuati dalla fatica e dall'emozione al giungere dell'imbarcazione soccorritrice, avevano completamente perduto le forze e si erano abbandonati.

Fortunatamente il Pescia, avvicinatesi ancora maggiormente, scorreva la testa di uno dei naufraghi, e senza por tempo in mezzo, gettatesi in acqua provvedeva con gli altri a raccoglierli, tra questi si trovava suo fratello. Non mancavano ora che tre uomini, i quali, dato che la barca si era capovolta verso mezzogiorno circa e che nessuna speranza c'era di essere scorti da terra, avevano deciso di raggiungerla a nuoto, sostenendosi con i remi, o di andare in cerca di aiuto. Uno di essi riusciva ad arrivare sulla spiaggia dove cadeva in deliquio.

Degli altri due nessuna traccia. Essi sono: il timoniere Salvatore Maccioni, di Rosignano Solvay e il vogatore Albano Mazzanti, di Cecina, a nulla sono valse le estese perlustrazioni compiute da rimorchiatori e motopescherecci nello specchio di acqua dove l'incidente è avvenuto.

I corpi dei due giovani canottieri sono stati restituiti dal mare, il 25 maggio quello di Albano Mazzanti, ed il 28 maggio quello di Salvatore Maccioni.

Dopo questa tragedia il canottaggio a Rosignano segnerà una dovuta pausa di riflessione e riprenderà nel 1942 con due sole apparizioni in gare nazionali.

Tra i vogatori che si sono formati in questi anni ai Canottieri Solvay, due hanno attirato l'attenzione dei dirigenti della Canottieri Livorno, i cugini Marino e Pescino Pescia, che vengono inseriti nel 1941 nell'equipaggio dei mitici «Scarronzoni» livornesi, ove debuttano in quella che nella storia degli «Scarronzoni» è definita l'annata più brillante. (Sintesi ricavata da "La ciminiera dimezzata" di G. Celati - L. Gattini, acquistabile online dall'editore Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali).
In ricordo di Salvatore Maccioni nel 1993, il Comune di Rosignano Marittimo ha dato il suo nome alla Sezione Veterani dello Sport. 

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