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Da
GAZZETTA LIVORNESE del 3-4 luglio 1910
L'Inaugurazione
della ferrovia Livorno-Cecina
Il viaggio
da Livorno a Castiglioncello
Malgrado
l'ora mattutina
da tutte le cose
coloniche che
lungo
il percorso avviciniamo,
numerose
persone ci
attendono applaudendo
il nostro passaggio.
Dalle finestre,
molte delle quali tappezzate, facce sorridenti
di uomini,
donne, vecchi e fanciulli
lanciano
su di noi i loro sguardi curiosi. Ma
noi abbiamo fretta,
e via,
senza nemmeno lievemente
soffermarci, proseguiamo
il nostro
cammino, solo rispondendo agli
applausi ai sorrisi ed ai saluti con pari sentito
entusiasmo. Abbiamo traversato l'Ardenza, Antignano:
eccoci al Boccale,
a Calafuria, imbocchiamo il tunnel del Telegrafo.
Il viaggio che sino a questo
punto erasi effettuato senza alcun incidente
e prometteva di riuscire
veramente incantevole, ha avuto un arresto
nella sua marcia meravigliosa. Mentre la testa
del convoglio stava per uscire
dal tunnel, e si accingeva
a attraversare
il Ponte di Calignaia per imboccare la galleria del Sassone,
il convoglio ha avuto uno strano rallentamento, sè udito
indistintamente uno strano rumore come quello
di vetri infranti ed il treno è
arrestato improvvisamente.
Per la rottura di un ganci il treno si è diviso nettamente
in due parti, e prima di poter ripartire
il convoglio ha subito una buona mezz'ora di ritardo.
Riprendiamo il nostro viaggio, e per le gallerie del Sassone
e del Romito eccoci a Quercianella. Alla stazione di questo
piccolo paese una imponente dimostrazione ci attende:
tutti quei buoni paesani, i villeggianti con
a capo la musica di Montenero, ci attendono per manifestarci
il loro giubilo. E si applaude, si grida fra uno sventolio
di bandiere e di fazzoletti nervosamente agitati.
Più in giù, in un prato, appoggiate alla cancellata che
divide la ferrovia dai campi, stanno appoggiate
un nugolo di vispe fanciulle guidate da alcune monache,
sono le componenti di qualche collegio, in villeggiatura a
Quercianella: tutte ci salutano sorridenti, guide comprese, e
noi...rispondiamo ancora. Eccoci sul torrente Chioma, sul
Fortulla, eccoci inoltrati nella galleria del Quercetano, in
quella del Castello, eccoci a Castiglioncello.
Castiglioncello
la placida costiera
ove rombo non è di cateratte
fragoroso ci attende!
I villaggianti nelle chiare vesti estive,
le signore nelle
loro eleganti
toilette mattutine, i
paesani vestiti
a festa, ci attendono.
Da Rosignano, da Castelnuovo
della Misericordia,
da tutti i paesi vicini la folla
è accorsa a portare il suo
saluto entusiasta a noi,
il reverente omaggio a S. M. il Re
d'Italia
che fra breve deve giungere. Sul
piazzale interno della stazione
trovansi schierate la Filarmonica di Castelnuovo della Misericordia,
la Società di Mutuo Soccorso
dello paese, i veterani di Castiglioncello,
il Comitato locale per i festeggiamenti
tutti con bandiera. Le
autorità discendono perché
ormai non proseguiremo più
per
Cecina; il treno reale è già
partito da Cecina
e quindi a Castiglioncello terminiamo il nostro viaggio.
Giunge
la macchina staffetta
che annuncia il prossimo arrivo
del treno inaugurale: si mette
in testa al treno inaugurale e questo riprende la via del
ritorno.
L'arrivo
del Re
a Castiglioncello
Sul
piazzale della stazione si trovavano ad attendere S.M. il sindaco di
Livorno comm. Giuseppe Malenchini, il
Prefetto comm, Doneddu, il
senatore Panizzardi,
il comm. Galeotti,
il signor Francesco Ardisson,
gli onorevoli Orlando, Cassuto
e Bianchi, l'ammiraglio Baggio-Dacarne,
i tenenti generali Viganò e Samminiatelli,
il maggior generale Turletti,
gli ingegneri comm. Saverio Parisi
e Piero Lorenzo
Parisi (titolari dell'impresa costruttrice
ndr). All'arrivo
del treno reale la folla prorompe
in applausi mentre
la musica intona la Marcia reale. Le
autorità si apprestano al vagone ove trovati
il Re o salgono sopra
onde continuare seco
Lui il viaggio inaugurale. Poco dopo
il treno si mette
in movimento
e lascia Castiglioncello
per Livorno acclamato entusiasticamente dalla
folla ancor
più fattasi numerosa.
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