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La
fabbrica/Aniene
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1940 - 1966 La società Chimica dell’Aniene esiste come tale a Rosignano per 26 anni poi la fusione con la società Solvay Arch. Solvay, A. Pastacaldi, R. Pardini) |
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1941 - Foto 7 - Considerando
che la produzione di soda e bicarbonato era strategicamente
importante per la produzione bellica italiana, si sviluppò la
consapevolezza che l’industria Solvay potesse essere considerata
dagli alleati obiettivo strategico. Il timore era fondato. Il 12
gennaio 1943 l’unità di intelligence della NAAF (Northwest
African Air Force) redasse il documento avente ad oggetto
proprio l’industria Solvay di Rosignano, dove si legge: “La soda
è di considerevole importanza per l’industria di guerra e la
distruzione del bersaglio avrebbe gravato immensamente per una
eventuale paralisi delle molte industrie di guerra italiane”. |
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Foto 3 vista aerea - Lo stabilimento Aniene è da sempre diviso in due settori. Fino all'annessione da parte di Solvay (1966) la denominazione era: Fabbricazioni Inorganiche (cloro, lisciva caustica, ipoclorito di sodio) e Fabbricazioni Organiche (acetilene da carburo, trielina, percloroetilene, tetracloroetilene, cloruro di vinile). Negli anni '80, si ridussero le produzioni ed i nomi furono e sono: Unità Elettrolitica (UE) per la produzione cloro e Prodotti Clorati (PC) con i soli clorometani. Nell'area libera in primo piano a destra, nel 1963 nascerà l'impianto dei clorometani, cloroparaffina ed il raddoppio del cloruro di vinile con le due sfere, sullo sfondo nell'area libera, sorgerà il Craking. |
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La "sala 3"
(foto 9 - 10) con 50 celle a mercurio disposte su due piani di 25 è in
funzione sin dal novembre 1956 ed ha sostituito le precedenti sala
1 e 2 che hanno iniziato la produzione nel 1940 poi demolite
negli anni '70. Produce
cloro che viene in parte liquefatto ed in parte consumato localmente dai Clorometani, lisciva caustica destinata ai saponifici
e idrogeno per l'acqua ossigenata
e suoi derivati, i perossidati. Nel 1970 la
potenzialità degli impianti è
stata ulteriormente aumentata con
l'impianto di celle a diaframma
che, costruite secondo un
procedimento brevettato dalla
Società, presentano la
particolarità di produrre, in
luogo della soda caustica pura,
una miscela, soda
caustica-salamoia,
direttamente
convertibile in carbonato di
sodio. Lo stato ha rilasciato
licenza d'uso fino al 2010 visto
il livello di inquinamento da
mercurio molto ridotto rispetto
al passato. Nel maggio 2007 è
stata avviata la nuova sala
dotata di celle a membrana che
eliminano la tecnologia del
mercurio. Ne è seguita una
ampia e approfondita bonifica di
questo metallo pesante usato per
quasi 70 anni. Prima dell'avvento degli impianti Turbogas (1997), per soddisfare le esigenze di vapore dei vari reparti, ed in particolare della sodiera, la società disponeva di una centrale termica che raggiungeva la capacità produttiva di 500 t/ora di vapore. La centrale utilizzava non solo olio combustibile, ma anche carbone (antracite e praticamente unica in Italia, lignite picea del Sulcis) e fino al 1979 i gas residui del Craking. La centrale elettrica ha una capacità di 45.000 kw. Quest’ultima, comunque, era d per sé insufficiente a soddisfare l’intero fabbisogno dello stabilimento, visto che nel 1972, con tutti i processi che funzionavano a pieno regime, il consumo di energia elettrica era di 90.000 kWh annui; dunque, 50.000 kWh annui erano acquistati direttamente dall’Enel. |
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| Negli anni '60, il cloro alla stato puro, ha un mercato molto limitato, meno del 10 % della produzione totale. Il suo impiego principale è come materia prima nella produzione di prodotti clorati, (clorometani, tricloroetilene, percloroetilene ecc.), e di materie plastiche, (cloruro di vinile monomero). I prodotti clorati consumano cloro, ma restituiscono, come prodotto residuo, acido cloridrico in quantità superiore a quella vendibile. Il cloruro di vinile può tuttavia essere prodotto sia utilizzando cloro che acido cloridrico. La fabbricazione di cloruro di vinile è, quindi, strettamente legata a quella dei prodotti clorati come utilizzatrice di acido e, in mancanza della produzione di cloruro di vinile,l'acido cloridrico doveva essere distrutto come saltuariamente si faceva in una vasca a calcare all'uopo predisposta. Da segnalare che, per produrre i prodotti sopra citati, occorrono anche altre materie prime, tra cui gli idrocarburi, (a Rosignano si utilizzano il metano e l'acetilene prodotti dal Cracking) e l'energia elettrica. Quest'ultima, materia prima per gli impianti di elettrolisi, ha un costo che incide in modo così gravoso su quello del cloro, da risultare elemento determinante. Nel 1952/53, dopo la ricostruzione degli impianti danneggiati dalla guerra, il complesso elettrolitico veniva ampliato ai fini della produzione dei prodotti clorurati e di cloruro di vinile. Il gruppo, estendendo la gamma delle proprie fabbricazioni, orienta così la sua attività verso le materie plastiche, rispondendo alla richiesta della industria manifatturiera italiana. | ||
| Rosignano Solvay la fabbrica |
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