Nei primi giorni di
luglio del 1944 i nostri concittadini che per anni erano vissuti
sotto l’incubo delle rappresaglie nazifasciste, salutarono
l’arrivo delle truppe alleate e degli stessi partigiani.
La gioia di quel momento storico non poté essere generale perché
la maggior parte delle famiglie erano da tempo sfollate in base
all’ordine tedesco di evacuazione della fascia litoranea ed
anche perche molti si erano rifugiati in zone di collina o di
campagna che erroneamente erano state ritenute più sicure. I
pochi rimasti, prevalentemente donne vecchi e ragazzi, privi di
notizie dei propri congiunti sparsi in ogni Regione ed oltre i
confini, logorati dalla fame e dagli spaventi, da diversi mesi
si erano visti costretti a vivere permanentemente nei rifugi per
l’infuriare delle incursioni aeree e dei cannoneggiamenti.
La mattina del 5 luglio le prime pattuglie alleate, provenienti
dal piano di Vada, entrarono nella parte sud dello Stabilimento
Solvay, ormai saccheggiato dai tedeschi e furono salutate con
entusiasmo dai 250 cittadini che stavano nel rifugio ricavato ai
forni a calce sotto il mucchio della «pietra bianca».
Successivamente giunsero
i mezzi corazzati della 5.a Armata che proseguirono lungo la
parte bassa di Rosignano Solvay attestandosi presso le rovine
della «casa Marcellini» (ora sede del Monte dei Paschi di
Siena).
Diversa, invece, si
presentò la situazione per Rosignano M.mo e frazioni alte.
Infatti per la loro
liberazione occorsero ingenti forze e mezzi corazzati che, in
modo particolare per Rosignano M.mo, attaccarono ripetutamente
il dorsale collinoso che dall’Aniene porta al «Giardino», alla
località «La Malmentana» e alla località «La Villa».
I civili che si trovavano
nei rifugi posti in via del Cimitero, nelle località «Cave
Acquabona», «La fonte», «Il Poggio» e la «Villa» o in diverse
cantine poste in via Battisti, Vicolo delle Carbonaie, Molino a
Vento ecc. ebbero modo di valutare il grado di ferocia e di
barbarie messe in atto dai nazifascisti ormai vinti e in fuga.
La battaglia più cruenta si
ebbe il 9 luglio e molte furono le vittime sia civili che
militari. Molti furono
gli eccidi perpetrati nello stesso giorno dalle SS. Gli alleati
giunsero nella località «Paduletti» solo nel tardo pomeriggio e
il contributo dato dai Partigiani che avevano operato nella zona
con azioni di sabotaggio a linee telefoniche, azioni di
guerriglia ecc. fu determinante per lo sfondamento di quel
«fronte».
Le SS in ritirata
fissarono i loro avamposti sulle colline che sovrastano
Castiglioncello fino al «Poggio Pelato» e da quelle postazioni
cannoneggiavano le immediate retrovie alleate. In quei giorni vi
furono anche alcuni bombardamenti aerei notturni effettuati da
apparecchi tedeschi del tipo «Stukas» e «Junker 88» ed i
combattimenti più aspri si verificarono in località
«Gonnellino».
Numerosi furono i morti,
militari e civili che rimasero insepolti per alcuni giorni.
Il crepitare delle
mitraglie si confondeva col fragore incessante dello scoppio di
bombe e granate.
Finalmente il 10 luglio i
tedeschi furono costretti ad evacuare le colline ritirandosi
nella parte a nord di Castiglioncello in località «Sorriso».
Nel pomeriggio dello
stesso giorno gli alleati, con alla testa un gruppo di
Partigiani, giunsero a Castiglioncello occupandolo con numerosi
mezzi corazzati fino a Piazza della Vittoria. Nei giorni
successivi si ebbero arditi colpi di mano per mettere a tacere i
numerosi nidi di mitragliatrici ed eliminare le residue forze
tedesche. A questo proposito si potrebbero raccontare
inenarrabili atti di eroismo compiuti anche dalla stessa
popolazione,
Allo scopo si ricorda
quello compiuto dal giovane Carrara che, preso un fucile e
coperto nella sua avanzata da un carro armato, partendo da via
Fucini giunse a conquistare le ultime trincee, che partendo da
«Villa Ungaro», si snodavano nella parte alta del Quercetano.
Finalmente il 14 luglio
l’intero territorio comunale fu liberato anche se le forze
alleate della 5.a Armata furono costrette a segnare il passo
fino alla primavera del 1945.
Trascinati dal fascismo in
un folle e assurdo conflitto che aveva per obiettivo il dominio
del mondo
LUTTI E ROVINE PROVOCATI
DALLA GUERRA
L’alto tributo di
vittime pagato dal nostro Comune
Anche i cittadini del
nostro Comune hanno dovuto sopportare, durante il ventennio ed
in modo particolare nel periodo 1943-1944, tutte le vessazioni e
crudeltà proprie del fascismo, subendo l’operato dei tribunali
speciali, che emise 109 condanne contro gli antifascisti
presenti e operanti nella nostra provincia per un totale di 358
anni, l’antisemitismo, la vigilanza speciale ed ogni sorta di
discriminazione.
Riferendoci
all’antisemitismo si può ricordare l’improvvisa partenza della
Famiglia ebrea Coin e di altre che sparirono dalla circolazione,
lasciandosi dietro tutto ciò che avevano realizzato col frutto
del loro lavoro. I giovani, in modo particolare quelli della
classe 1925 facevano parte del numeroso elenco, sempre bene
aggiornato dal maresciallo dei carabinieri, che comprendeva
tutti quelli da arrestare in determinate circostanze.
Anche i giovanissimi, che
non si volevano spontaneamente arruolare come volontari, erano
oggetto di cacce spietate promosse e dirette dai locali
squadristi fascisti, coadiuvati dalle locali forze dell’ordine.
L’arrivo della «chiamata
alle armi» rappresentava per le famiglie una vera tragedia in
quanto il ritorno a casa era veramente incerto.
Il cannoneggiamento
navale del 9 settembre 1943
Lo sbandamento dell’8
settembre 1943 segnò l’inizio di un nuovo atroce conflitto
anziché la fine della guerra. Infatti già il 9 di settembre si
ebbero le prime vittime civili durante il cannoneggiamento
navale che si svolse nello specchio di mare antistante l’attuale
Rosignano, avvenuto tra unità tedesche ed i piroscafi «Valverde»
e «Foscari».
Le navi tedesche più a
largo sparavano contro il piroscafo verso la costa e le prime
cannonate esplosero in via dei Cavalleggeri, via Monte alla
Rena, via del Partigiano e sulla spiaggia. Durante il
cannoneggiamento, per le ferite riportate, persero la vita Fogli
Augusto di 60 anni e Marchione Teresa di 25 anni. Il piroscafo
«Valverde» fu poi affondato di fronte a punta Righini, il
Foscari di fronte ai Bagni Miramare a Castiglioncello e in
quella occasione morì sempre nello stesso giorno, il marinaio
Manfré Manlio.
Trucidato un autista
di Vada
Nella notte fra il 7 e
l’8 aprile 1944 i nazifascisti si presentarono alla fattoria
«Magherini» a Vada ed obbligarono, Franzon Pietro a condurli con
un camioncino a Castelnuovo e durante il tragitto lo uccisero
lasciandolo esanime lungo la strada. Il 15 giugno del 1944 si
ebbe il più tremendo bombardamento aereo che determinò la morte
di 24 persone, 23 delle quali al Villone degli Ebrei al Casalino
che andò completamente distrutto.
Per quanto si riferisce
all’eccidio di Vada, che ha rappresentato uno dei fatti più
raccapriccianti della guerra, si riporta qui di seguito parte
del testo della Conferenza tenuta da Enzo Fiorentini il
12-3-1971 presso la Biblioteca Comunale.
«Verso la metà del giugno
‘44 i tedeschi, incalzati dalle truppe alleate che risalivano da
Roma al nord, saccheggiavano lo stabilimento Solvay caricando
tutto il materiale possibile su mezzi navali al Pontile di Vada.
Impauriti dai partigiani, quando si sparse la voce che a Gabbro
in uno scontro erano rimasti uccisi due repubblichini di Vada, i
tedeschi usarono la loro abituale tattica, quella della
rappresaglia.
La mattina del 20 giugno
circondarono il paese di Vada, entrarono in casa di Ruggero
Lupichini, tornato la sera precedente col figlio Emilio da
Castellina, dove era sfollato, e lo uccisero. Il figlio fu
salvato dal padre, che sentiti i passi dei tedeschi che salivano
le scale, lo nascose in soffitta. Per le strade del paese,
mentre la gente fuggiva, i tedeschi uccisero i due cugini Elio e
Ivo Vanni ed un giovane diciannovenne, Delfo Rofi, al quale
spararono di fronte alla madre. Un quinto, Mazza, ferito riuscì
a fuggire.
I tedeschi raccolsero i
quattro cadaveri e li esposero seminudi in piazza Garibaldi,
obbligando la popolazione a sfilare loro da vanti. La minaccia
di fare altre vittime fu sventata dal parroco, don Vellutini,
che coraggiosamente offrì la sua vita in cambio di quella dei
suoi concittadini. I tedeschi, impressionati, lasciarono libera
la popolazione.
In realtà l’episodio di
Gabbro, motivo della rappresaglia, consistette in uno scontro
tra due bande di repubblichini che facevano del contrabbando.
Non si è conosciuto invece il nome della spia che portò i
tedeschi in casa dei Lupichini».
Solo 5 giorni dopo,
sempre per delazione fascista fu catturato il giovane partigiano
Gorini Goriano al quale, per rappresaglia, fecero fare la buca,
successivamente gli legarono le mani con del filo elettrico e
poi fu trucidato.

Eccidi perpetrati
durante il passaggio del fronte
Durante il «passaggio del
fronte» si verificarono altri eccidi perpetrati dalle SS che
sterminarono intere famiglie come quella di Ricciarelli Angiolo,
Emo, Leonildo, Ulisse, Maria, Luppichini Ermanno, Turini Adele
che furono uccisi il 2 luglio in località «Saracino»; Nocchi
Galliano, Luigi, Napoleone e Valtero di soli 16 anni, uccisi
presso il rifugio «Acquabona» il 4 dello stesso mese; Nocchi
Paris ucciso al «Mondiglio» e Guelfi Edilio ucciso nei pressi
del «Giardinaccio». La maggior parte delle salme furono
bruciate. Il 5 luglio la giovane Elvira Donati di appena 20 anni
venne scacciata da un rifugio e falciata da una raffica di mitra
presso la casa Priami in Caletta dalle SS in ritirata.
Questi sono solo alcuni
fatti che hanno determinato, durante il conflitto,
complessivamente 162 vittime
civili la più giovane
delle quali aveva solo 24 giorni. Ciò dovrebbe far meditare
quanti, per la loro età, non hanno vissuto quei tragici
avvenimenti, ma che ugualmente debbono sapere e capire le
tragiche premesse per il raggiungimento della Repubblica e della
Carta Costituzionale italiana.
La guerra, anche nel
nostro Comune, lasciò gli inevitabili segni della distruzione e
della violenza e le rovine, provocate dalle azioni di guerra ed
in particolare dai bombardamenti aerei rimasero per molto tempo
a testimoniare l’assurdità del conflitto che suona ad offesa
della libertà dei popoli. Nella tabella sotto la sintesi dei
danni ai fabbricati nel capoluogo e nelle frazioni.

Da "Rosignano Oggi" luglio
1973