ITINERARI EXTRAURBANI

La valle del Chioma (versante Rosignano M.mo)



 

Il paesaggio che si presenta al visitatore è quello per molti aspetti tipico di una zona collinare toscana, ricca di piante e di acque, ma con i segni evidenti dell’abbandono. La vegetazione spontanea tende a soverchiare campi che una volta erano coltivati, le strade più antiche si perdono nella macchia e tra i sassi, solo le case coloniche, ruderi fino a pochi anni fa, sono oggi ristrutturate da privati. Quindi storia di passate attività, attraente anche per chi s’interessa dell’ambiente e della sua salvaguardia.       (Vedi anche "La Valle del Chioma" scaricabile dal sito)

 Clicca sulle foto per ingrandirle 

  La sorgente è posta alle falde di poggio Ginepraia, sulla strada per Gabbro e la sua foce nei pressi di Quercianella. La Sorgente è ad una altitudine di 330 s.l.m. ed è completamente immersa in una densa copertura arborea e arbustiva che limita notevolmente la penetrazione della luce. L’alveo è costituito da una trincea nel terreno di scarsa profondità e larghezza (circa 90 cm) nella quale al momento dei prelievi scorre una limitata quantità di acqua limpida. Il substrato è costituito da roccia, ghiaia fine ed una consistente quantità di residui vegetali non ancora degradati.

                            Mulino del Botro di Pietra

Il Botro di Pietra è uno dei principali affluenti di sinistra del Torrente Chioma quindi nel territorio di Rosignano M.mo. e rientra nel contesto ambientale della Valle del Chioma. Il mulino si trova vicino alla confluenza del botro con il Chioma e vi si arriva attraverso la strada vicinale che dal Punto Ambiente “La Palazzina” conduce al podere del Gorgo. Superate le case coloniche di Cafaggio, uno stradello in leggera discesa porta al guado sul Chioma e dopo poche decine di metri, in un pianoro a sinistra del sentiero, si rinvengono i resti del mulino.

In passato l’opificio era direttamente collegato con una “Via di sbiado”, ancora esistente, al podere del Capannino, il cui edificio (oggi ridotto a rudere) è visibile nei pressi dell’antica strada di Poggio D’Arco, sotto l’omonimo rilievo che separa la Val di Chioma dal Gabbro.

Scarse sono le notizie che ci giungono a proposito di questo mulino; è forse ai primi anni dell’Ottocento che risale la sua costruzione: nel 1808, nell’area del Chioma, era presente il “mulino del Sig. Marranghi”, con “Luigi Baroni Mugnaio” . Quattro anni più tardi lo stesso impianto veniva meglio indicato come “mulino attenente al podere del Capannino”, il che fa supporre una funzione produttiva legata prevalentemente ai fabbisogni del suddetto podere e, con molta probabilità, anche a quelli dei poderi circostanti (Cafaggio, Cerretella, etc.). Nel 1814 l’opificio prendeva il nome di “Mulino del Pistoia” ed era segnato a “Torrigiani Mugnaio”, la famiglia di Torrigiani Martino condusse il mulino fino al 1822. Ulteriori notizie sull’impianto si hanno a partire dal 1818 fino al 1868, quando iniziano le registrazioni ai fini della “Tassa sulle macine”. Nel 1818 proprietario risultava Piero D’Andrea e l’affittuario era quel Martino Torrigiani citato anche nei censimenti parrocchiali (Stato delle anime). Altri proprietari furono: Giovanni D’Andrea (1830), Andrea Vaccari (1841) e Teodora Gelichi (1851). L’ultimo riferimento è del 1882, quando il “mulino del Capannino” veniva registrato al nome di Favilli Attilio, ma non vi è certezza che l’impianto fosse ancora funzionante (Il mulino infatti non compare nel Catasto Fabbricati di Collesalvetti del 1876. Ai primi del Novecento la struttura, ormai destinata a fabbricato rurale, rientrava nelle vaste proprietà fondiarie del Conte Miari Lodovico 11(1911), in seguito fra quelle di Carlo Tabet (1929).

L’opificio, ed un piccolo annesso di pertinenza, sono rappresentati nelle mappe del Catasto Toscano (1820), dove appaiono con la dizione “Mulini di Chioma”. Tale nome era forse imputabile alla coppia di palmenti che vi lavoravano, come testimonia la presenza delle due camere di uscita dell’acqua ancora oggi esistenti.

Nella mappa d’impianto del N.C.T. (1942), il mulino, il piccolo annesso e la gora sono rappresentati come rudere. La gora, intorno agli anni ‘50-’60, doveva essere stata riutilizzata come riserva d’acqua da un “ortolano” che coltivava i terreni circostanti, infatti la zona è oggi conosciuta con la denominazione “Ortolano”.

La struttura dell’edificio, in pessimo stato di conservazione, è realizzata in bozze di pietra locale (gabbro e calcare Palombino) e mattoni. In particolare sono ancora visibili le strutture elevate del piano delle macine, costituite da un muro addossato alla gora e due monconi di pareti laterali. Meglio conservate appaiono le volte a botte (in laterizio) dei due carcerari.

Dell’impianto idraulico rimangono i resti della gora e del canale di alimentazione proveniente dalla serra. La gora, costruita in pietra e mattoni, presenta tracce di intonaco; sono evidenti alcuni stati di crollo su due lati del muro perimetrale. Il canale, lungo circa 150 m, era ricavato direttamente nel terreno e si collegava alla serra, della quale rimangono pochi resti sulla sponda, con molta probabilità sinistra, del botro. Nei pressi del mulino si rinvengono i muri perimetrali del piccolo annesso, che aveva funzioni di magazzino. In prossimità di questo edificio è in luce una macina (sottana) di gabbro, mentre una soprana è stata rinvenuta nel torrente antistante (Chioma).

Dall’esame dell’elevato superstite (di dimensioni modeste) si ritiene che il mulino non fosse in grado di svolgere funzioni abitative; è ragionevole pertanto supporre che i nuclei familiari prima citati vivessero negli edifici circostanti. Forse per dare un’abitazione più comoda al mugnaio, intorno alla metà dell’Ottocento fu costruito nelle immediate vicinanze un fabbricato rurale (oggi rudere), significativamente denominato “Casa Mulino”. (Da: "Antichi Mulini del territorio livornese" di R. Branchetti e M. Taddei scaricabile dal sito).
Il bacino del torrente Chioma è ubicato al centro dei Monti Livornesi, e si estende per circa 1800 ha su un territorio prevalentemente collinare. La quota più elevata non supera i 350 m. slm. (poggio Ginepraio, in prossimità del quale si trova la sorgente) e solo verso la foce la vallata si apre in una modesta pianura. Il torrente presenta una lunghezza di 8355 m ed una lunghezza effettiva di 8371 m; nei primi 1500 m la sua pendenza è in media del 13%, restanti 6 Km si mantiene intorno al 2%. Il Parco Provinciale dei Monti Livornesi, istituito con delibera del Consiglio Provinciale nel 1999, è costituito da più ambiti territoriali distinti, situati nei Comuni di Rosignano, Livorno e Collesalvetti, per una superficie complessiva di circa 1800 ettari. Tali ambiti sono contigui alle Aree protette di interesse locale, istituite sempre nel 1999 dai tre Comuni, formando così un più ampio sistema (circa 3300 ettari) di aree di interesse paesaggistico ed ambientale, il "Sistema delle aree protette dei monti livornesi". Una porzione piuttosto vasta di territorio quindi che il Piano intende valorizzare al meglio sotto molteplici punti di vista attraverso la messa a punto di precisi criteri e percorsi per la mobilità e l’accessibilità, la promozione di attività scientifiche, educative, ricreative e sportive, la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e delle emergenze storiche e ambientali, la realizzazione di corsi di formazione professionale e di promozione delle imprese locali, l’incentivazione dell’uso di risorse energetiche rinnovabili e la diffusione di informazioni attinenti al Parco. Per quanto riguarda il versante di Rosignano in modo specifico, va sottolineato che nel corso degli anni '90 e 2000 i ruderi visibili nelle foto sono stati ristrutturati privatamente, inoltre all’interno del Piano una particolare attenzione è stata posta alla valorizzazione dell’area dei Poggetti, dove viene localizzata, attraverso il recupero delle strutture di Villa Pertusati e di Casale Poggetti, l’Unità Naturalistica di Rosignano Marittimo, un ambito che, data la sua particolare collocazione geografica, potrà assumere un ruolo di cerniera con l’intero sistema delle aree protette livornesi.

La Valle, nota per la bellezza del paesaggio e per le testimonianze insediative del passato è costituita, alle quote più elevate, da formazioni geologiche alloctone della Serie Ligure, mentre nelle aree di dolce collina e di rara pianura prevalgono le formazioni sedimentarie del Miocene (marne e conglomerati) e dell’Olocene (alluvioni). La copertura vegetale è costituita prevalentemente da essenze della macchia mediterranea con abbondante presenza di conifere; non mancano, nelle stazioni più fresche ed umide, il bosco misto e fasce di vegetazione riparia lungo le sponde del Torrente Chioma e del Botro Quarata, suo principale affluente di destra. Alla confluenza di questi due corsi d’acqua è segnalata la presenza di una liana di notevole interesse geobotanico: la Periploca (Periploca graeca L.). Le colture agrarie, che fino al 1940 occupavano circa il 40% dell’intera superficie del bacino, sono oggi in forte regresso e rimangono localizzate soprattutto vicino agli abitati di Nibbiaia e Castellaccio. La più antica presenza umana è testimoniata dal rinvenimento di reperti archeologici riferibili al periodo preistorico e storico, simili a quelli riscontrati su altri versanti del territorio dei Monti Livornesi. La Valle, pur apparentemente isolata, è stata oggetto nel passato di una viabilità importante, in grado di collegare località più interne (Colognole, Gabbro e Castelnuovo della Misericordia) con la costa. La presenza romana, assai consistente, è attestata principalmente lungo il fondovalle nelle località Cafaggio, Gorgo e Foce del Chioma. Al Medioevo appartengono i resti di mura perimetrali di due castelli, Cafaggio e Quarata, mentre altre testimonianze antropiche sono rappresentate da antichi terrazzamenti che si rinvengono nelle aree boscate. A partire dalla seconda metà del Settecento, in seguito ai processi di allivellazione e appoderamento promossi dalle riforme leopoldine, la Valle fu interessata da un significativo sviluppo agricolo. Questo periodo è testimoniato dalle numerose e isolate case coloniche ubicate nella vallata e dai resti di due mulini: uno ad acqua sul botro di Pietra ed uno a vento sulla sommità di Poggio D’Arco. (Da: "Antichi Mulini del territorio livornese" di R. Branchetti e M. Taddei scaricabile dal sito)

L'escursione sotto descritta porta a conoscere l’intera valle del torrente Chioma, praticamente dalla sua foce alle sorgenti. Dopo aver percorso parte della valle in auto, inizieremo il nostro cammino in Loc. Botrone (quota 31) e guaderemo subito il torrente proseguendo lungo la strada (sentiero 6) che risale la valle fino ad incrociare, in loc. podere del Gorgo (quota 59), il sentiero 00 che si allontana dal fiume e ci porterà in località le Palazzine (quota 231), da dove avremo una vista completa della valle del Chioma fino al mare.

Siamo poco al di sopra della sorgente del Chioma e da qui possiamo iniziare il percorso di ritorno che segue per un breve tratto la strada Provinciale 8 Livorno-Gabbro, ancora sentiero 00.

Il sentiero diventa il n. 7 e lasciamo la strada asfaltata, in località la Malavolta, dirigendoci verso Poggio d’Arco, dove sorgeva uno dei pochi molini a vento delle colline livornesi (ne esistevano 5 nel totale: tre alla Valle Benedetta, uno a Rosignano Marittimo e questo di Poggio d’Arco).

Sotto di noi, in direzione sud est, potremo osservare il paese di Gabbro. Devieremo in breve sul sentiero n. 9 ed incroceremo la strada Gabbro-Nibbiaia (quota 238) che seguiremo fino a Nibbiaia (quota 295).

La vista dal paese è molto ampia e da qui scenderemo verso la località Sassogrosso (quota 242), camminando di nuovo sul sentiero 00 che, in discesa, ci porterà al podere il Gorgo dove dovremo di nuovo guadare il Chioma.

Saremo a quel punto di nuovo sul sentiero 6, ancora un guado del Chioma e l’escursione arriverà al termine. Questa escursione presenta caratteri di lunghezza e di dislivello da farla definire impegnativa ed adatta a chi abbia un certo allenamento.
La vegetazione della valle è costituita da bosco ceduo nella parte più interna, sostituito da conifere nella parte più vicina alla costa. Da un punto di vista botanico è segnalata la presenza di una ricca varietà di piante arbustive ed erbacee tipiche delle rocce ofiolitiche. La zona del Romito si sviluppa sulla costa tra il botro Calignaia, a Sud del promontorio di Calafuria, e l’abitato di Quercianella. Il paesaggio dell’area è caratterizzato dalla costa, che al centro dell’area degrada il mare con forti pendenze, mentre nella parte settentrionale e meridionale, in corrispondenza dei due torrenti che ne segnano il confine, l’altezza del rilievo è più contenuta, e la costa assume un carattere meno aspro. La vegetazione è rappresentata da macchia mediterranea. Date le caratteristiche morfologiche l’area non è stata interessata da uno specifico insediamento. Per posizione strategica vi fu costruita la Torre del Romito, che faceva parte del sistema di avvistamento per la difesa del territorio e in particolare del porto di Livorno, all’epoca in cui i Saraceni rappresentavano un pericolo per la costa. All’Ottocento risalgono alcune abitazioni poste più avanti di Belvedere tra le quali la villa di Romito, appartenente allo statista pisano Giorgio Sidney Sonnino.

A partire da nord, lungo la valle del Torrente Chioma, in località II Gorgo (Tav; I, n. 1) abbiamo identificato tracce di una fornace per la produzione di laterizi, dolia, ceramica di uso comune e anfore di forma Dressel 1B e Dressel 2-4. Questi materiali e gli scarti di lavorazione, esaminati allo stereoscopio da T. Mannoni, risultano prodotti con argille locali caratterizzate da siltiti, arenarie, scisti rossi, gabbro, serpentino e abbondanti galestri (tipici proprio dell'area in cui è localizzata la fornace). Nella parte terminale del torrente sfocia il depuratore di Quercianella.

Per maggiori dettagli si rimanda alla lettura di una specifica pubblicazione dei Quaderni dell’Ambiente n° 7 “La Valle del Chioma. Studio e monitoraggio ambientale” e n° 8 “La Valle del Chioma. Dallo studio alle proposte operative” e per la descrizione del mulino del Botro di Pietra al volume "Antichi mulini del territorio livornese" scaricabili da questo sito nella sezione Scaricolibri.

Torna a Castiglioncello oggi/Chioma