Castiglioncello ieri  

1900 - Carro sulla Litoranea 1904 - La strada costiera si avvicina al Quercetano. Il promontorio con le prime ville e la torre è spoglio. Il traffico non esiste, il mare del Fortullino è stupendo, il sole brucia... 1935 - La foce del Chioma 1945 - La foce del Chioma (Arch. R. Marchionneschi) Anni 50 - La foce del Chioma Chioma 1962 - Treno a vapore(Arch. Cirinei) Sulla scogliera prima del Quercetano sorge, allo sbocco del botro S.Lucia, la villa omonima.
 

Dalla foce del Chioma al Quercetano

 Foto - 4-5-7. La piccola baia del Chioma offriva riparo ai naviganti del passato e nella casetta di S.A.R. (Sua Altezza Reale - costituita da una sola stanza terrena) posta alla sommità della scogliera, montava di guardia, in tempi sospetti di contagio, un picchetto di soldati armati (A.S.Li, Regie Fabbriche, N° 53, E 69, 1779/80). (Da "La valle del Chioma" vol.II, scaricabile dal sito)
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2. La zona attraversata dalla Litoranea nel tratto compreso tra la vallata del Quercetano e il piano di Vada, si presentava allora come una solitaria campagna, punteggiata da pochi, isolati edifici: la Torre Medicea, cinquecentesca costruzione denominata sulla pianta «Forte di Castiglioncello», si erigeva romita sullo scoglioso pendio della Punta, fronteggiando la piccola, seicentesca Chiesa di Sant'Andrea e l'edificio di meno remota costruzione, adibito a dogana. Questi stabili e i vasti terreni pertinenti erano proprietà del Demanio e tali sarebbero rimasti fino all'epoca dell'acquisto da parte di Diego Martelli. Sul lato opposto, rispetto alla strada provinciale, adagiato sulla collina soprastante la Punta, sorgeva un edificio rustico di forma rettangolare allungata, adibito a locanda, e identico uso aveva la costruzione più piccola e quadrangolare abitata dalla famiglia Faccenda. Una terza costruzione, denominata sulla pianta «casa colonica», sorgeva invece sull'estremità meridionale dell'insenatura del Portovecchio e doveva più tardi divenire proprietà della famiglia Cardon. Ad esclusione di quest'ultimo edificio e dei circostanti terreni, appartenenti ad Angiolo Boncristiani, e ancora della Punta, proprietà demaniale, il restante territorio del litorale faceva parte dei vasti possedimenti che la famiglia pisana dei Bernardi aveva nella zona (Poi eredità di D.Martelli)
(Da: Castiglioncello: un secolo di immagini" di Castaldi-Marianelli_Scaramal,  scaricabile dal sito)
Le casette di vigilanza al mare.
Un tipo particolare di abitazioni furono quelle destinate alla difesa della zona dalle secolari e ricorrenti incursioni dei pirati musulmani o da altri arrivi indesiderati dal mare, tra i quali varie pestilenze o morbi contagiosi. In una delibera del Comune del Gabbro datata 30 giugno 1571 sono ricordate le guardie di marina, per le quali, molti anni dopo, nel 1601, si accomodò una capanna perché potessero meglio svolgere il loro compito di vigilanza. Il 27 luglio 1603 fu fatta un'altra spesa in proposito, approvata dal capitano Giulio Cesari. In seguito, con delibera del 30 maggio 1613, si supplicò Sua Altezza Serenissima di concedere la licenza per fare una casetta vera e propria perché le piogge e la mancanza di ricovero la notte facevano ammalare gli uomini del Comune. Venne edificata a Campolecciano, presso il mare e un porticciolo, e in vari tempi il Comune fu obbligato al restauro di tetto, muraglie, infissi e altro, nonché ad accomodare la via che dal paese conduceva a detta casetta. Essa fu abbandonata nel 1764 perché situata in un luogo ritenuto all'epoca non molto utile all'avvistamento. Una nuova e migliore postazione venne costruita nel vicino Fortullino. (Da: "Gabbro gente terre e documenti" di Grassi-Menichini-Palomba, scaricabile dal sito)
Nel 1870 sul promontorio del Fortullino, al posto della Casetta dei Cavalleggeri ormai inutilizzata, il banchiere fiorentino Emanuele Orazio Fenzi, costruiva una villa.
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3 Il viaggiatore che, all'inizio del secolo, dirigeva verso Castiglioncello proveniente da Livorno, lungo una stradina tortuosa e sconnessa, ricordo del percorso che quotidianamente i cavalleggeri del Granduca di Toscana erano obbligati a fare per controllare la costa tra una torre e l'altra, si trovava immerso in un paesaggio selvaggio e deserto, ricoperto, sulle colline a ridosso dei dirupi sul mare, dagli arbusti della macchia, lecci marini, tamerici, corbezzoli, saggina. In fondo al rettilineo di Campolecciano, dove comincia la baia del Fortullino, la Casa Rosa, già guarnigione dei cavalleggeri e, lungo il botro, a monte, un mulino. Poi, fino al Quercetano, più niente. Parallelamente ai lavori per la ferrovia, nel 1905, vengono intrapresi i lavori della costruzione della nuova strada tra Livorno e Vada che prenderà il nome di via del Littorale. Praticamente, salvo poche modifiche nel percorso lungo il Romito, è la stessa che possiamo percorrere oggi.
(Da: "Castiglioncello: un secolo di immagini" di Castaldi-Marianelli-Scaramal,  scaricabile dal sito)

                                                        

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