Castiglioncello ieri/Caletta   

Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo Fonte del Fondino Percorso rifugi del Botro Crocetta e Pel di lupo

 

1943 - Pel di Lupo e Botro Crocetta. I rifugi sono stati scavati nella roccia prima del passaggio del fronte. In totale ci sono 13 ingressi in parete, sono quasi tutti comunicanti tra di loro internamente, ed uno ha una via di fuga.

               Le grotte di Pel di Lupo scavate per nascondersi ai nazisti 
Giuseppe Gambini, 92 anni. “Anch'io ho scavato quelle grotte”. Ricorda ancora e racconta lucidamente, quando sopra la sua testa passava la guerra aerea dei tedeschi con gli americani ed a pochi chilometri il fronte che avanzava, l'urgenza di proteggere la moglie e i due figli piccoli. Sessantatre anni dopo, le grotte abbandonate in località Pel di Lupo parlano ancora di loro e della guerra. Sono lunghe, profonde, un labirinto a cui si accede attraverso una serie di aperture rozze, incorniciate dalla pietra e dalla vegetazione, a diversi livelli di altezza rispetto al terreno. Grotte artificiali, nascondigli collegati che nel 1943 ospitarono circa 20 persone e che oggi si affacciano deserte sull'arido botro Crocetta. “Avevo 29 anni e abitavo a Caletta, mentre l’esercito americano continuava a avanzare, decisi di costruire un rifugio in attesa che la guerra passasse”. A 2 chilometri da Caletta c’era una collina di circa 50 metri, isolata e costituita da pietra friabile, facile da scavare col piccone. Il posto giusto per nascondersi, il luogo ideale per aspettare. “Il mio rifugio era lungo alcuni metri. Su un lato avevo lasciato una striscia di terra alta un metro, per dormirci sopra la notte”. A fine giugno del 1943, quando il fronte era vicino a Rosignano, il nascondiglio era pronto. La casa di Caletta fu abbandonata e la famiglia Gambini, insieme ai due suoceri, si rifugiò nella grotta. “Cucinavamo nel fosso, accendevamo il fuoco e mangiavamo quello che c’era” ricorda. Per fortuna era estate, non faceva freddo e i bambini erano troppo piccoli per avere paura. “Consideravamo la guerra come una disgrazia caduta dal cielo. Non potevamo farci niente, dovevamo solo aspettare gli americani”. Poi un giorno arrivò un tedesco. Era in cima alla collinetta che si affacciava sui rifugi e vide Giuseppe che era uscito dalla grotta. Lo prese e lo portò con sé da un ufficiale che si mise a urlare in tedesco. Gli aerei da ricognizione americani volavano sopra di loro e non era il momento di prendere prigionieri. “Lascialo andare subito” ordinò e il Gambini, libero e spaventato, corse nel rifugio più velocemente che potè con la paura che cambiassero idea. Il giorno dopo prese la moglie e i figli e si incamminò verso Rosignano, lasciando la grotta di Pel di Lupo. “Non mi sentivo più al sicuro e volevo andare via”. Poi l’arrivo degli americani e la conclusione della guerra. Era finito il tempo dei rifugi.
(Di Roberta Giaconi da "Il Tirreno" del 12/11/2006)  Giuseppe Gambini è deceduto nel 2011 a 97 anni.
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Ricorda oggi Umberto Roberti che i rifugi di Pel di Lupo erano stati costruiti a regola d'arte da persone esperte, fra le quali suo padre che era un cavatore. La tecni
ca costruttiva rispettava i requisiti di protezione antischegge sfruttando la sinuosità dello scavo con continue deviazioni a destra ed a sinistra, collegamenti fra le gallerie ed una via di uscita di sicurezza che saliva inclinata verso il livello dei campi retrostanti. Lo scopo primario più che sfuggire alla Todt che rastrellava mano d'opera valida, era proteggersi dai bombardamenti alleati che su Caletta furono assai pesanti e colpirono anche vicino ai rifugi, infatti la colonia estiva degli ebrei, ricostruita assai più piccola nel dopoguerra lungo via di Serragrande al Casalino, andò completamente distrutta. Le truppe tedesche presenti in zona esigevano il rispetto del coprifuoco serale che costringeva a non uscire e spengere ogni fuoco pena l'arresto, quindi nelle grotte si viveva al buio dopo il tramonto. Erano forze di copertura formate da giovani soldati delle SS di nazionalità polacca, comandate da un ufficiale della Wehrmacht. Sapevano che vivevamo nelle grotte per paura dei bombardamenti e non crearono problemi per molti mesi, ma avvicinandosi il passaggio del fronte con gli alleati che si avvicinavano, la situazione si fece più difficile, anche perché sorgeva di frequente la necessità di nascondere persone in pericolo, anche ebrei e spesso è stata utile la via di fuga citata. (Aprile 2012)
                                               
I rifugi di Castiglioncello
In previsione del passaggio del fronte fu la popolazione stessa ad attivarsi per la costruzione di rifugi. A Castiglioncello, ne vennero ricavati tre nella parete rocciosa del golfo del Quercetano (in realtà erano quattro, ma uno era il riadattamento di una grotta naturale utilizzata come magazzino dagli allora proprietari dei Bagni Italia). Un altro fu scavato nella parete rocciosa che corre nel tratto della via Aurelia, tra via Tripoli (ora via Zug) e Piazza della Vittoria. Sempre a Castiglioncello ne furono scavati uno lungo il lato a monte della Via Aurelia all’inizio del ponte sul botro del Quercetano, un altro in via Mogadiscio, uno in via Bengasi, uno lungo il botro tuttora adiacente il lato sud della pineta Marradi. Altri due furono scavati in località “Fondino” e nella campagna tra Castiglioncello e Rosignano, in località “Pel di lupo” e lungo il Botro Crocetta.
(Da "Guerra a Castiglioncello" di Gabriele Milani)

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