Newsletter da: (Lettera delle novità da:)    

Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 21 del 10 - ottobre - 2003

   

Ricevi questa e.mail perché sei iscritto alla newsletter del sito www.lungomarecastiglioncello.it 

questa volta ti segnaliamo:

 INFORMAZIONI SUGLI AGGIORNAMENTI DEL SITO 
Continua la pubblicazione delle opere di 
RENATO FUCINI 
    Dopo LE VEGLIE DI NERI, ACQUA PASSATA 
e ALL'ARIA APERTA
pubblicato anche:
 FOGLIE AL VENTO
Tutti scaricabili dalla sezione "download"
Nuove immagini nella pag. Cast. Pasquini accessibile dal menù principale 
Alla sezione Mappa inserite le misure in metri del lungomare 
e istruzioni per "camminate intelligenti" 

  FLASH STORICI SULLA NOSTRA ZONA DAGLI ETRUSCHI IN QUA

         Dalla "Monografia storica di Rosignano Marittimo" di Pietro Nencini  1925

Origini - Storia - Importanza di Rosignano

...continua dalla NL precedente. 

Com' è noto, fino dal 1434, i rettori della repubblica di Firenze furono alcuni membri della ricca e potente famiglia dei Medici : Cosimo, Piero di Cosimo, Lorenzo il Magnifico e suo figlio Piero. E certo che alcuni di essi, come Lorenzo il Magnifico e Piero suo figlio, venivano nell' autunno ad abitare in Rosignano per cacciare nei vasti boschi del paese e nel padule di Vada, e forse questa loro permanenza qui aveva fatto contrarre una certa confidenza dei maggiorenti del paese verso i rettori della Signoria di Firenze, come si può dedurre da alcune lettere spedite per mezzo di appositi incaricati del Comune, talvolta per motivi od interessi di lieve entità. Se ne riportano alcune desunte dall' Archivio di Stato di Firenze, anche per dar saggio dello stile epistolare di quei tempi. Il 14 Novembre 1465 Gismondo di Giovanni da Rosignano scrive a Ser Filippo di Cristofano, cancelliere del Magnifico Piero di Cosimo in Careggi:

«. . . . Sentendo voi essere in de luogo siete, che se fussi Verruccio che si è mio fratello non potrei avere magiore alegressa » . ... « verrò a visitare la M. (magnificenza) di Piero e si la M. di Lorenzo, che non mancherà, che sono restato già più di fa perché se voi siete in luogho che vi ghuardiate per queste infruenzie ochoreno » «.... ispero vi vederò presto e a boccha, ci diremo più chose. Se vi pare sia tempo ora che io vengha a visitare la M. di Piero e di Lorenzo, avvisatemi che di fatto lo farò che in d' ogni modo voglio venire a richognioscere la M. loro. »

Il 6 Agosto 1470 il Comune e gli uomini di Rosignano mandano Coscio di Giovanni e Benedetto di Piglio loro ambasciatori a Lorenzo de' Medici per faccende appartenenti al Comune.II 9 Giugno 1472 i Consoli e il Comune mandano a Lorenzo il Magnifico come ambasciatori Guccio di Gabbriello e Coscio di Giovanni. Il 18 Aprile 1474 il Console e i Consiglieri presentarono al Magnifico gli ambasciatori Gismondo di Giovanni, Guccio di Gabbriello e Coscio di Vallino per una certa differenza..... « Questo popolo vi sia racchomandato intorno a questo, sempre rimanendo contento ogni vostra deliberatione. »

II 20 Aprile 1476 si reca ambasciatore a Firenze Giovanni d' Ardito per « comparire e rappresentarsi dinanzi alla V.a M.za pienamente, informato della intentione di questo Comune alla relatione della quale di quanto sporrà per nostro parte preghiamo la M.za V.a dare piena fede ecc. . . . ». II 22 Giugno 1476 gli ambasciatori sono « li prudenti huomini » Giovanni di Jacopo ed Andrea di Jacopo; il 2 Agosto 1476 Bartholomeo di Jacopo e Andrea di Menico « per i fatti della roccha di Vada; il 5 Marzo 1477 Antonio di Andrea e Fatio di Raynaldo.

Il 30 Marzo 1478 i Consoli e i Consiglieri scrivono al Magnifico: L' aportatore di questa sarà Jacopo di Gabbriello da Tremoleto el quale viene a V. M. per cagione che uno suo nipote amazò ne' di passati uno famiglio di Guglielmo de Pazi che gli fu forza fare così per sua difensione, come la V. M. apieno sarà informata da decto Jacopo – Et a noi pare che avendo commesso tale delicto per sua defensione, non debbi ricevere bando. Per la qual cosa preghiamo V. M. che decto Jacopo et e1 suo nipote per nostro amore vi siano raccomandati et quello bene che la V. M. farà a loro lo riputiamo a noi proprio et porremo questo a piè degli altri obblighi abiamo con la V. M. »

II 23 Giugno 1490 Sigismondo da Rosignano scrive in via privata e confidenziale a Lorenzo de'Medici:  « La singulare clementia di V. M. con fiducia m'induce come minimo servidore di V. M.tia porgere a quella pietosi prieghi et questo è che Andrea di Abraham da Capannoli, citadino pisano mio cognato, si trova preso in nelle mani del capitano di Pisa, per aver sodo una tregua et però manda costì Santi suo fratello latore della presente con quelli prieghi et exortationi quali più posso priegho suplico et exorto V. M.tia si degni al decto Santi prestare aiuto et favore, si che ne segua la liberatione di decto Andrea, la quale grandemente desidero che mi fìa dono e gratia singularissima offerendo me et lui in perpetui servidori di V.a M.tia la quale 1' Altissimo felice conservi. »

Di V.a M.tia servitore Sigmundus de Rasignano.

I consoli e consiglieri di Rosignano, per la morte di Lorenzo il Magnifico, avvenuta in Firenze 1' 8 Aprile 1492 scrissero, in data 24 Aprile 1492, al figlio Piero la seguente lettera :

« Mandiamo alla vostra Magnificentia Ser Piero di Giuntino et Martino di Luca carissimi nostri imbasciadori di nostro Comune et di nostra intentione pienamente informati et maxime di dolersi della morte della optima memoria della magnificentia di Lorenzo sapientissimo genitore di Vostra excellentia et a noi et a nostra Comunità padre protectore et benefactore singularissimo. Pertanto degnisi a quelli benignamente intendere et prestare indubitata fede sicome alle nostre persone a quanto in nostro nome sarà exposto a vostra Magnificentia, alla quale sempre ci raccomandiamo offerendo alli suoi beneplaciti noi et tutto questo Comune in havere et in persona paratissimi: che l'Altissimo perpetuo prosperi et feliciti. »

E a Piero de’ Medici, succeduto al padre Lorenzo nella reggenza della repubblica fiorentina, Rosignano continuò a mandare ambasciatori per le diverse sue occorrenze, tra i quali Baldassarre di Piero e Luca d'Ardito nell' Agosto 1492.

Come si e detto, i Medici venivano a caccia nei boschi di Rosignano e nel padule di Vada come si rileva da

alcune lettere che qui si riportano :

Una è del 4 Gennaio 1492, scritta da Gismondo e Pulidoro da Rosignano a Piero de' Medici.

« Per Girolamo cavallaro intendemmo come V. Magnificentia, desiderava fare la chaccia della macchia di Vada, et alla intesa di essa noi mandammo a vedere come in dicta macchia sia stato tucto quest' anno riguardata e così il paratino che 1' uno e 1' altro habbiamo facto salvare per rispetto alle aque grande et a jacciori che sono suti in dicta macchia di Vada non è restata bestia salvaticha di niuna ragione. Et veduto in dicta macchia non essere bestie sono stato già giorni tre da Cecina in là et facto cercare dicto paratino dalli uomini di Bibbona e di Casale perché sono vicini a dicto luogho.  Loro mi riferiscono in dicto luogho essere qualche bestia porcina et cervi assai che giudichano che tucte le bestie erano nella macchia di Vada siano riducte quivi et benché il luogho sia largho non mancherà nè huomini nè lacci che noi non facciamo quello richiede al debito nostro, quando V. M.tia  voglia fare quella.  Lo latore della presente, il quale è stato meco già tre giorni a cercare dicta chaccia, riferirà a V.a M.tia tucto lo intero a bocca. »

 Si stralcia da un'altra lettera del 23 Dicembre 1494 di Sismundo di Giovanni da Rosignano allo stesso Piero ode Medici la parte che si riferisce alla caccia:

« Circha alla chaccia di Vada ho fatto vedere e mi ha fatto sapere v' è de' cervi assai ed anche qualche porcho quando a vostra Magnificentia piaccia di venire avemo caro averne aviso et anche non parendo venire e dandociene aviso c' ingiegnieremo di farla et quello si farà sarà fatto per Vostra Magnificentia alla quale sempre mi rachomando, ecc. »

Riprendendo a parlare della famiglia, de’Medici, risulta che, dopo la cacciata di Piero di Lorenzo da Firenze, e dopo la caduta della repubblica in seguito alla morte di Francesco Ferruccio nella battaglia di Gavinana avvenuta il 3 Agosto 1530, anche i Granduchi, da Cosimo I.°  in poi continuarono a recarsi a Rosignano per la, villeggiatura e la caccia. Intanto è certo che Francesco Ferruccio nel Luglio 1530, reduce da Volterra e diretto alla difesa di Firenze minacciata dal principe d' Orange per istigazione di papa Clemente VII di casa Medici, sostò con le sue truppe a Rosignano, pochi giorni prima del suo eroico sacrifizio a Gavinana.

Il duca Cosimo I.° con la sua famiglia, e poi i suoi successori, abitavano nel Castello, e pare anche in case prossime alla Pieve, e nell'anno 1562 nel mese di Ottobre vi contrassero febbri maligne i suoi figli Giovanni, cardinale, e Garzia e, a distanza di pochi giorni, ne mori­rono entrambi. Lo storico Galluzzi riporta, una lettera di Cosimo I.° al figlio primogenito Francesco, che in quel tempo si tro­vava presso la Corte di Spagna nella quale, dandogli notizia della morte dei due suoi fratelli, aggiungeva che anche a Fiorenza, vi si era ammalato « il 70 per cento degli abitanti, ma qui pochi ne periscono: cosi va,  facendo questa influenza per queste parti. »

Sembrerebbe quindi che la morte di Giovanni e di Garzia de' Medici fosse dovuta ad influenza che così chiamavasi anche 360 anni fa la nota malattia dei nostri tempi. Sulla morte dei due giovani hanno fiorito diverse versioni; alcuni dissero che Giovanni era stato ucciso dal fratello per ragioni di gelosia amorosa, ed il padre, furente, avrebbe ucciso di propria mano Don Garzia. Il Settimanni attribuisce la morte del cardinale ad un incidente di caccia, per cagione di un capriolo, la cui uccisione era contesa fra i due fratelli e, nella rissa che ne seguì, Don Garzia avrebbe ferito in una coscia il fratello; ferita che ne cagionò la morte e il padre Cosimo I.° fuori di sé al tremendo annunzio, avrebbe ucciso Don Garzia. Questa versione del Settimanni e stata riportata poi in molte delle storie del Granducato di Toscana e dell' Italia.

Il granduca Francesco, figlio di Cosimo I.° ed i successori visitavano pure Rosignano ed appunto nell' anno 1574, mentre Francesco, con la granduchessa Giovanna d'Austria sua consorte, prima della celebre veneziana Bianca Cappello, e con la sorella Isabella Orsini, trucidata poi dal marito, si trovavano a Rosignano, Don Giovanni d'Austria, il vincitore della battaglia navale di Lepanto (7 Ottobre 1571) contro i Turchi, approdò con la sua flotta nel porto di Vada, ove era atteso e dove fu accolto con grandi feste dal Granduca, dalle Granduchesse e dai loro seguiti, sulle galere di S. Stefano. Don Giovanni d' Austria salì sulla capitana di S. Stefano ed insieme agli ospiti sbarcò a terra e sarebbero tutti saliti a Rosignano, se il tempo, repentinamente cambiato, non avesse obbligato Don Giovanni a riprendere con sollecitudine il mare per recarsi in Ispagna, ove la sua armata era diretta.

Anche gli Arcivescovi di Pisa, che a Rosignano continuavano ad avere vaste possessioni, venivano a villeggiare qui, ed il loro palazzo era quello delle logge, oggi di proprietà Benetti, oltre alla fattoria in castello. Nel castello appunto, sopra la porta esterna della sala del Consiglio Comunale, si conserva uno stemma arcivescovile in marmo ove sono scolpiti due leoni rampanti ai lati di un pino; stemma sormontato dal cappello arcivescovile con tre ordini di nappe, ed appartenente alla nobile famiglia pisana dei Franceschi. Questo stemma è del 1785 circa e stemma analogo è apposto sopra una finestra del seminario di S. Caterina a Pisa.

L'avv. Berti, nella sua memoria pubblicata nel 1891, scriveva : « i nostri vecchi ricordano ancora, la munificenza quasi regale e lo splendore con il quale l'arcivescovo Alliata convitati i maggiorenti del luogo, assisteva alle caccia ed alle giostre amorose dei suoi superbi stalloni. »

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

Un anticipo dai "Cento sonetti in vernacolo pisano" di R. Fucini in via di pubblicazione:

SAN RANIERI MIRAOLOSO.1

 

Levato quer viziaccio di rubbare,

San Ranieri è un gran santo di 've'2 boni.

Quando dianzi l'ho visto 'n sull'artare,3

Lo 'redi?4 m'è venuto e' luccioni.5

Delle grazie ne fa, lassamo andare.

Gualda6 'n po' 'vanti 'ori7 ciondoloni

Ci ha 'n della nicchia! e sai, nun dubitare,

Se glieli danno c'è le su' ragioni.

Più della piena d'anno?8 che spavento!

Che spicinìo,9 Madonna! t'arramenti?

Pareva d'anda' sotto unni10 mumento.

Ma San Ranieri 'un fece 'omprimenti:11

Agguantò per er petto 'r Sagramento,

E li disse: O la smetti o sputi i denti.12

Firenze, 1870

1. Allo scheletro di questo Santo protettore di Pisa manca un dito della mano, e (per una tradizione popolare molto radicata) si vuole che lo perdesse per un colpo di coltello abbrivategli da un pizzicagnolo, mentre il bravo Santo stendeva la mano per ghermire una forma di cacio. — 2. que'. — 3. altare. — 4. credi. — 5. lucciconi, lacrime — 6. Guarda. — 7. quanti cori o vóti. — 8. Modo comune a tutta la Toscana, che equivale a « dell'anno scorso ». — 9. rovina, distruzione di roba. — 10. ogni. — 11. complimenti. — 12. o ti faccio sputare i denti (a forza di pugni).

 

LA MAMMA 'R BIMBO E L'AMIA.1

 

AMICA

Gesù lo benedìa! ber2 mi' figliolo

MAMMA

Che cicce, eh?! gualdi sotto 'om3 è fatto

amica

Madonna, ber calnato!4 Ha questo solo?

Pensa 'r su' babbo 'ome5 ne va matto!

O di 'òlpo6 va bene?

MAMMA

È 'n oriolo

AMICA

Che amore! e 'un c'è da dinni occhi di gatto

Gualdi 'ome l'ha neri. Ah, fulbacchiolo!

Tutto su' pa',7 'un c'è casi, è 'r su' ritratto.

MAMMA

Lo sentisse parla', pare 'n dottore.

Dinni, 'ome ti 'iami, Galibardo.

bimbo

Uhè...»

MAMMA

Che gnene pare?

amica

È 'n professore Oh! mi fussi 'ampato9 'r mi' Rinaldo!...

MAMMA

Nun pianga, è 'n paradiso dar Signore

AMICA

Già! ma a queste fascine 'un mi ci scardo.10 

Firenze, 1871

1. l'amica. — 2. bel. — 3. come. — 4. bel carnato. — 5. come. — 6. corpo — 7. suo padre. — 8. Vagito del bambino. — 9. vissuto. — 10. scaldo.

ER CICERONE E L'INGHILESE

 

INGLESE

Splendidissimo, jes!

 

ciceRone

O 'un gliel' ho detto?

Fra' 'ampanili1 è 'n grand' oggetto d'alte!

inglese

Essere autore?...

ciceRone

Credo un alchitetto...

Vienga   lo gualdi di 'vaggiù 'n dispalte

inglese

Oh, magnifico!

CICERONE

Vero, eh? bell'effetto! Si vede pènde' da tutte tè palte.2

All'Ondra3 nun ce l'hanno e ci scommétto,

A meno che dipinto 'n su le 'alte.4

Lassamo anda', ma Pisa polta5 'r vanto

Di tanti ritrovati d'invenzione,

Che foravia di 'vi6 nun c'è artrettanto.

O le cèe!7 sèmo giusti, 'un ènno bone?

Le sentisse alla sarvia, ènno uno 'ncanto

Eh! l'Italia è 'na gran bella Nazione!

Firenze, 1871

1. campanili. — 2. Nel volgo pisano v'é la strana convinzione che il Campanile penda sette braccia da tutte le parti. — 3. A Londra. — 4. carte. — 5. porta — 6 fuori di qui. — 7. le cieche sono piccolissime anguille che ai pescano a Bocca d'Arno.

  Nella prossima NL riprenderemo il nostro giro nella regione 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:     Carpe diem ( Cogli il giorno)

Famoso invito di Orazio a godere la vita giorno per giorno, senza preoccuparsi di che cosa riserverà il futuro.

La barzelletta di chiusura...per abbassare il livello di stress :

 I passeggeri del volo Alitalia Roma - N.York sentono il seguente annuncio del comandante:
- Buongiorno signore e signori, qui è il comandante che vi parla. Sono spiacente di dovervi informare che abbiamo perso potenza a tutti i motori e che quindi dovremo effettuare un ammaraggio di emergenza. 

I passeggeri si preoccupano fortemente, c'è chi inizia a pregare, chi si mette a piangere. Una hostess va ad informare il comandante dello stato emotivo dei passeggeri e questi fa un secondo annuncio:
- Signore e signori, noi dell'Alitalia siamo stati preparati per tutti i tipi di situazioni di emergenza. Vorremmo dunque che vi metteste a sedere in modo da agevolare le operazioni di abbandono del velivolo una volta in mare. Perciò tutti i passeggeri capaci di nuotare sono pregati di spostarsi alle file di destra, e tutti i passeggeri che non sanno nuotare sono pregati di spostarsi alle file di sinistra.
Dopo questo annuncio i passeggeri si scambiano velocemente di posto secondo le istruzioni ricevute.

Due minuti dopo il capitano effettua un ammaraggio sull'oceano a dir poco perfetto. Poi annuncia:
- Signore e signori, siamo ammarati sull'oceano ed è andato tutto bene. Ora con calma tutti i passeggeri seduti a destra aprano le uscite di emergenza, escano fuori dall'aereo e si allontanino a nuoto dal velivolo. Per tutti i passeggeri seduti a sinistra: GRAZIE PER AVER VOLATO CON ALITALIA!

Come operatore della fascia costiera locale, la tua pubblicità non può mancare sul sito più nuovo e più cliccato, oltre 10.000 accessi in pochi mesi, vedi chi l'ha già fatto su: www.lungomarecastiglioncello.it

Informati per e-mail dal menu Posta o telefona allo 0586-791242

Cosa bolle in pentola ?  Ancora  tutto Fucini.  Grazie per averci seguito fino qui,  Per questa volta è tutto,  Riceverete il prossimo numero il 20/ottobre /2003

Torna a Newsletter pubblicate