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Da
VADA NEI
SECOLI del
CANONICO
DON MARIO CIABATTI
LA
TENUTA DI VADA
Piantagione delle pinete, costruzione della Chiesa, disegno della Piazza e palazzo Granducale
Questa
fu primamente divisa in 33 parti e allivellata. Però solo 20 di queste
ebbero l'onore di costruire 106 case, di dissodare 6.744 stiora e piante
5740. Nel luglio del 1848 restavano da allivellarsi 5 Preselle che si
vollero serbare in premio a quelli tra i concessionari che prima finirebbero
i lavori imposti. Di tali lavori, notava il Municchi, non restava da farsi
nel luglio 1848, che nove case; il dissodamento di 1750 stiora e la
piantagione di 1770. Furono
pur tenuti in serbo 2694 stiori occupati in parte del Tombolo e degli
Stagnoli: di questi doveva usarne lo Stato per coltivare una macchia di pini
in difesa della interna coltivazione dall'impeto dei venti di mare, per
ridurre le adiacenze del Forte ad una spianata su cui costruirvi il
disegnato villaggio, per colmare gli stagnoli con le acque torbide del
Tripesce e per risanare col mezzo delle essicazioni il vasto Stagno che poi
si ridurrebbe in parte e si allineerebbe. E
l'Amministrazione dello Stato non fallì all'obbligo suo, il Tombolo già
verdeggiava per molte migliaia di pini, veniva costruita ad uso del
villaggio una bella e grande Chiesa, abitazioni per il Parroco e Cappellano
curato. Compiuta la Piazza, a buon punto condotta la piattaforma, inoltre
erano costruite oltre le fabbriche ecclesiastiche due case, una delle
quali (il così detto palazzo Granducale) costruita nell'anno 1848 con il
grande orto e la serrata di detto Palazzo venduto a lotti. Dopo
la morte di Pacifico Sarti, divenuto proprietario del Palazzo ed adiacenze
avendolo comprato dal Cav. Francesco Tardy, l'interno di detto Palazzo fu
modificato, rimanendo però intatta la facciata originale. Il
Sig. Tardy, che l'aveva acquistato per compra-vendita dal Governo nel 1872,
vi abitò con la famiglia; e, dopo di lui, vi abitarono il Dott. Adolfo
Gazzarrini, medico condotto di Vada, il Cav. Pantaleo Edoardo, maestro,
Pescucci Archimede, impresario edile, e Valori Antonio detto Baicchi,
guardia giurata alle dipendenze Tardy. Il
Palazzo Ducale è situato sulla Piazza di Vada, lato Cecina, e di fianco
alla Chiesa. (Dove
oggi trovasi l’omonimo ristorante. Nota web) Quando
gli altiforni fusori del Tardy furono smantellati e destinati a Piombino, il
fabbricato di essi passò alla famiglia Carlevaro, e tuttora ne è padrona
la figlia di Giuseppe, Edelvays in Gonfiotti, il cui marito, Gonfiotti
Marcello, è il continuatore industriale del suocero Giuseppe Carlevaro,
nella fabbrica distilleria olio al solfuro e piastrelle di sansa per uso
stufe. Inoltre
lo Stagno era prosciugato per più di 2/3 e il Municchi assicurava che nel
corrente 1848 sarà completamente essiccato con l'opera di una macchina a
vapore della forza di 10 cavalli, la quale agirà pompando secondo il
sistema danese gli argini delle parti più profonde dello Stagno, e nei
lunghi intervalli nei quali mancherà l'elemento a tale azione, darà moto
ad un Mulino per la macinazione del grano, ed infine, con l'apertura dei
nuovi fossi, con la riordinazione degli antichi per la lunghezza lineare
aumentata di miglia tre, si è assicurato il felice scolo del territorio
tutto di Cecina e di Vada. E
con ampia strada (come già detto da Repetti) retta di tre miglia che sta
come asse delle secondarie si è data diretta comunicazione della nuova
Chiesa di Vada alla Via Emilia. Grandi ed utili provvedimenti furono questi,
ma ben altro mancava a rendere prospere quelle due colline di Cecina e Vada;
abbisognavano grandi capitali per le nuove coltivazioni, fabbriche e
bestiame, ed i capitali non mancarono. La
ricca Livorno era vicina e le due colonie ne trassero profitto: di qui è
facile comprendere che in pochi anni si fosse potuto spendere la ingente
somma di quasi tre milioni. Il Municchi ci ha lasciato nota di queste spese: Somma
totale L. 2.907.000, delle quali L. 337.000 dello Stato negli speciali
lavori sopracitati e L. 2.570.000 dei
privati come appresso: in fabbriche L. 1.438.000, in coltivazioni L.
391.000, in bestiame L. 380.000, in strumenti e corredi fondiari di ogni
genere e specie L. 361.000; totale L. 2 milioni 570.000. E
queste spese recarono il loro frutto, imperocché le due colonie, e come il
Municchi notò, avevano nel 1845 già prodotto il raccolto di Stato 106.374
di ogni maniera di granaglia e legumi. Resterebbe
a cercare se le annue alimentari perdessero o guadagnassero. La Mensa
Arcivescovile di Pisa, per conto della quale aveva il Governo eseguita
l'alimentazione della Tenuta di Vada, ne trasse notevole profitto.
Il Repetti nel suo Dizionario Geografico ci lasciò scritto che la
Mensa Arcivescovile di Pisa giunse per questo mezzo ad avere una rendita
sicura di scudi 5.100, mentre ne ritraeva 3.000. Anche
lo Stato se ne avvantaggiò quando si pensi che la vastissima Tenuta di
Cecina nel 1928 dava un così tenue profitto da sembrare quasi impossibile. In
qualunque modo però sia la cosa, certo è che l'ímpresa fu saviamente
concepita ed utilmente condotta a fine, avendo non solo accresciuto di molto
le pubbliche ricchezze, ma sanificato un grande tratto di paese e zone
limitrofe, come Rosignano, Castellina Marittima, Riparbella ed altri, che ne
ebbero grandissimo beneficio. I possessi degli Arcivescovi di Pisa arrivavano sino al Casone di Vada a Nord, già prima che Leopoldo II, Granduca di Toscana, decretasse e facesse la bonifica del Padule, dando in enfiteusi perpetua e gratis n. 127 preselle di terreno, nel comprensorio di Vada, a coloro che si fossero obbligati di servirsene per fare poderi e costruzioni di case coloniche e civili, e quelli dei Gherardesca, che a Sud raggiungevano le colonne di Bolgheri, venivano anch'essi dati in enfiteusi da Francesco I di Lorena al Marchese Carlo Ginori di Firenze, con il titolo di Bibbona, Riparbella, Guardistallo, Casale e Cecina, ed ancora a Carlo Ginori, che, con l'aiuto del Dott. Romualdo Gilli di Pistola e dell'Ing. idraulico Bernardino Zemprini, dopo che fu costruita la residenza Fattoria di Cecina Mare, bonificò la Cinquantina, il Cedrino, il Piano di Bibbona, dove la malaria mieteva vittime. Sviluppando notevolmente le coltivazioni e la semina del grano di 373 saccate nel 1738 passate poi nel 1853 a 2000 saccate.
Il volume VADA NEI SECOLI è scaricabile liberamente dalla sezione DOWNLOAD del sito
Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona |
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PESCIA (PT) Collodi Il labirinto e Pinocchio Villa Garzoni o Gardi
dell'Ardenghesca Frazione Collodi 51014 Collodi di
Pescià (PT) Tel. 0572/428400 Biblioteca Civica, piazza G Mazzini, 51017 Pescia (PT)
Tel. 0572/477944
Dove
si trova: Dall'autostrada A11 (Firenze-Lucca-Pisa Nord) si esce al casello di Chiesina Uzzanese in
direzione di Pescia, poi
(6 km) si devia per la statale 435 (Lucchese) e poco dopo si devia
ancora per Collodi (totale 9 km) Stazione FS presso Pescia (km 3).
Ingresso a pagamento, tutti i giorni estate, 8-20, inverno 9-1630 Storia
e situazione:
La Villa venne fatta costruire dal
marchese Garzoni alla meta del Seicento, su un antico castello forse del
XII secolo, architetto ne fu Ottaviano Diodato. L'aspetto attuale si deve agli
abbellimenti del Settecento, oggi appartiene ai conti Gardi dall'Ardenghesca.
Famosa in tutta Europa, ancora oggi vanta uno dei più notevoli giardini
italiani, celebre per i «giochi d'acqua» tuttora in parte funzionanti La
cosa notevole: Uno degli angoli più affascinanti di questo giardino
e il «labirinto», composto opportunamente con siepi e dominato
in alto da una loggetta, da qui - un tempo - il proprietario della Villa e
i suoi amici assistevano divertiti alle complicate evoluzioni di altri
ospiti che tentavano di trovare una via d'uscita Osservazioni:
Spagnol e Zeppegno scrivono che il parco è pieno di misteri e curiosità, scalette
segrete, fontane, cascate e
strane statue simboliche Altre
notizie: La cittadina di Collodi è nota per aver dato lo pseudonimo al fiorentino Carlo
Lorenzini (1826-90), l'autore di Pinocchio,
che vi trascorse gli anni della sua fanciullezza E proprio qui è sorto
nei passati anni '50 un estroso Parco di Pinocchio, con vari ambienti e
monumenti che rievocano le avventure del famoso burattino. Alla fine
dell'itinerario di visita di questo parco si trova un altro labirinto di
bosso, forse ispirato proprio a quello della vicina Villa Garzoni. Al
lettore curioso interesserà sapere che la vicenda di Pinocchio - oltre a
essere una fiaba per bambini - si può anche interpretare come una sorta
di «percorso iniziatico», vale a PIENZA (SI) Il microcosmo realizzato Museo della Cattedrale, via Casello 1,
53026
Pienza (SI) Tel. 0578/748549 Dove
si trova: Lungo la statale 146 (di Chianciano). Stazione FS a Torrenieri (16 km) Storia
e situazione:
La cittadina venne costruita
in soli tre anni e tre
mesi, dal 1459 al 1462, su desiderio di papa Pio II, che volle cosi
cambiare del tutto l'aspetto al suo borgo natale, prima chiamato Corsignano.
Il lavoro venne eseguito dall'architetto Bernardo Gamberelli, detto il
Rossellino, che demolì completamente il vecchio centro riedificandolo poi in
stile rinascimentale La cosa notevole: Pienza può essere considerata espressione della cultura umanistica del Quattrocento e della concezione di «citta ideale», costruita a misura umana. Altre
notizie: È stato detto che in questo luogo - concepito come "microcosmo" - l'uomo non si sente più solo,
ma si
percepisce come centro del proprio mondo, dove l'umano si congiunge al
divino. Visitando il borgo a piedi, si scopriranno angoli meravigliosi,
come la poetica "via dell'Amore", che dal corso Rossellino si apre
su via del Castello, dove si ammira il fianco sinistro della Cattedrale e
il suo campanile ottagonale, non lontano, esiste anche una «via del
Bacio» Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione |
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La barzelletta di chiusura...abbassa il livello di stress :
Dal diario di un'avvenente passeggera di una nave da crociera: |
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Cosa bolle in pentola ?? Tutti noi. Grazie per averci seguito fino qui, Per questa volta è tutto, Riceverete il prossimo numero il 10/settembre /03 |
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