|
Newsletter da:
(Lettera
delle novità da:)
|
|
|
|
Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 08 del 1 - maggio - 2003 |
| Ricevi questa e.mail perché sei iscritto alla newsletter del sito www.lungomarecastiglioncello.it |
|
questa volta ti segnaliamo: |
E' in preparazione una nuova sezione del sito dedicata a "I Macchiaioli a Castiglioncello" Non poteva mancare una vasta documentazione relativa alla presenza e all'importanza della principale scuola artistica dell' 800 nella nostra zona. Troverete la più ampia raccolta di opere disponibile sul web, opere di: Giovanni Fattori - Telemaco Signorini - Giuseppe Abbati Giovanni Boldini - Odoardo Borrani - Vincenzo Cabianca Silvestro Lega - Raffaello Sernesi - Federico Zandomeneghi |
|
Da "Ambiente e società a Rosignano nel secolo XVI " di Paola Ircani Menichini - 1989
Rosignano
Marittimo: Il Borgo Anche
il Borgo era situato sul "Poggio", ai piedi del Castello, e la sua
origine più recente non lo fornì di mura di difesa: nel 1484 subì un
attacco e un incendio da parte dei genovesi sbarcati a Vada e respinti alle
mura. (Nel conflitto fra
fiorentini e genovesi per il possesso di Pietrasanta ,” i genovesi fecero
un’armata per travagliar le marine dei fiorentini”. A seguito di queste
incursioni…”s’udì l’armata de’ nimici aver posto buon numero di
fanti a terra, e a’ 9 ottobre aver preso Vada e far vista di voltarsi a
Rosignano…da quel luogo i nimici erano stati ributtati a gli 11 avendo
nondimeno abbruciato parte del Borgo). Nucleo
commerciale e di scambi, il Borgo gravitava su una derivazione della via
Maremmana - che si chiamava anch'essa via Maremmana -, e naturalmente sulla
sua Piazza, da cui si diramavano le vie di Vada e Castiglioncello.
Comprendeva, oltre alle abitazioni, anche orti e botteghe. Nel 1551 ebbero
la loro officina sulla Piazza i fabbri Ulivieri di Gennaro del Gabbro, e
Marcantonio e Pellegrino di Guglielmo di Tolino da Cere (nel contado di
Reggio Emilia). Intorno
alla Piazza, secondo l'andamento del terreno, si estendevano i sobborghi.
Uno di essi, il più popolato, erano le Carbonaie, così chiamato dal nome
del fossato che isolava e proteggeva le mura del Castello. Poste sul
poggetto omonimo, composte di case ed orti, erano delimitate dalla Strada
Maremmana, dalla via delle Case, dalla via di Sotto e naturalmente dalla via
delle Carbonaie. Dagli Estimi le case appaiono comuni e povere per lo più a
un piano, talvolta associate ad un orto o a terra con scava buche da grano.
La maggior parte di esse apparteneva all'Arcivescovado che a sua volta le
allivellò ai privati; una delle più belle, stimata 144 lire fu quella di
proprietà del ricco contadino Pippo di Bernardino di Baldo. In
questo sobborgo furono situate quasi tutte le botteghe del paese dagli
Estimi appaiono quella del beccaio (macellaio) Francesco di Giovanni, una
con un celliere, situata sotto la "Scesa di Tommaso di Pasquino
appartenente ad Antonio di Leonardo Bottaini cittadino pisano, quella dei
calzolai Francesco di Meo d'Andrea e Francesco di Domenico, e forse quella
del pizzicagnolo Francesco di Giovanni del Pisanello da Monte Paldi.
Esisteva poi un frantoio ("fattoio da olio") che in quest'epoca
era proprietà per metà di Giovanni di Baldassarre di Ruberto, e per
l'altra metà a
Giuliano di Gabriello d'Andrea di Bartolomeo. Le
Carbonaie confinavano con la Colombaia. Posta anch'essa sul Poggio, prendeva
il nome forse da una costruzione adibita all'allevamento dei colombi, fatta
a piccole celle nello spessore del muro, o in una piccola torre innalzata su
un tetto o un terrazzo di una casa. In questo piccolo sobborgo erano la casa
e la bottega del fabbro Girolamo di Piero da Monte Scudaio e alcune stalle
per il bestiame. La
Casa Nuova era un altro sobborgo sotto il Castello, vicino alla Grotta e al
Fosso. Ospitava "un poco di sito con tre tane da grano" che Pippo
di Bernardino di Baldo conduceva a livello dall'Arcivescovado e un frantoio
grande che guadagnava due barili d'olio l'anno ed aveva una triplice
proprietà: di Antonio di Domenico del Galante, di Meo di Girolamo di Piero
Pagnini da Castelvecchio e dell'erede di Antonio di Batista. Ortaglia
era invece un sobborgo appena più lontano dal Castello senza case e solo
con terra "lavoratia", cioè come dice la parola "da
lavorare" e probabilmente da adibire a piccole coltivazioni di uso
familiare (orti). Negli Estimi Ortaglia viene associato alla Pescaiola,
forse per la vicinanza e per la via della Pescaiola che nasceva da questo
sobborgo. La
Pescaiola, parte del paese tuttora esistente, a sua volta, nel 1551 aveva
solo qualche casa rovinata e un forno. "Una
stanza murata fattasi un forno al quale quocono assai persone" e quindi
con una funzione semi-pubblica era anche alla Rivolta (forse curva della
strada?). Il forno era di proprietà ancora una volta di Pippo di
Bernardino. Alla Rivolta, che confinava con la Piazza, era anche la bottega
di Luca di Piero Piccini di Pontedera, sarto. Sobborgo
furono anche le Grotte, dove ebbe la casa la famiglia dei Sodai di
Castelvecchio. Anche oggi è conosciuta una via delle Grotte. Sulla
strada "per Serra" che usciva dal paese in direzione nord ovest,
poche casette circondate da orti e frutteti e la chiesa di san Martino
formavano i "borghi di san Martino", sovrastati dalle Serre
chiamate con lo stesso nome. Due di esse erano una stalletta ad uso del
capraio Cristofaro di Giovanni e la stalla di Geremia di Casino di Rinaldo
da Montecatini di Val di Cecina. Un piccolo botro, anche questo detto di san
Martino, faceva confine con la zona boscosa dei "Sassi Bianchi".
Sovrastava il sobborgo e ne costituiva un altro la Torricella circondata da
orti e frutteti. Presso questa Torricella aveva sede la Compagnia laicale
della Vergine Maria di Rosignano. Essa dava il nome ad un'altura detta il
"Poggetto della Compagnia". La
"Villa" era un altro sobborgo. L'origine del nome trova la sua
collocazione storica con gli insediamenti alto medioevali e sta ad indicare
la parte signorile della fattoria, insieme alla "sala", che è un
toponimo ancora esistente a Rosignano. (La "villa" del
signore medievale fu divisa in due sezioni: la prima che fu la riserva o
"dominicum", sfruttata direttamente dal padrone o dai suoi agenti,
si strutturava generalmente in una vasta, cinta spesso designata coi nome di
"corte" in cui erano l’edificio per il padrone e i laboratori:
cucina, panetteria, cantina, fornace, oratorio eccetera ... Nel territorio
circostante si estendevano campi, prati, boschi, terre diverse, generalmente
le migliori della zona. Una parte rilevante di terre arabili erano le
clausurae o dominicata, principali componenti di queste riserve. La seconda
sezione della villa era il manso (massaricium), costituito da un'area con un
recinto sul quale erano costruiti casa ed edifici agricoli e attorno al
quale si estendevano prati e boschi. Generalmente vi abitava una famiglia di
contadini che poteva essere libera, affrancata o servile, ma che conservava
l'ereditarietà della fattoria manso). Troviamo
tracce dell'antica corte longobarda anche in altri nomi esistenti in
campagna: Campodonico, Selvadonica, Ridonico, Donicata (cioè Campum
dominicum, silva dominica, rivum dominicum, Dominica), forse Marchigiane.
Nella Villa dei nostri Estimi abitavano poche famiglie: si parla anche di
case rovinate o "triste", e questo aggettivo ci pare appropriato
per definire ciò che contemporaneamente rivelava povertà e abbandono. Qui
erano situati anche una casa per uso di proprietari particolari quali i
frati di santa Maria a Montenero, e un "pezo di terra con chasa,
frantoio et un mulino, chasalino...". Accanto
ad un'altura detta il "Poggio di Pasquinello", un altro rialzo di
terreno costituiva sobborgo: era il Poggetto, formato da quattro case, orti
e terra soda. Accanto al Poggetto e al Poggio di Pasquinello passava la via
che andava a "Castiglione" (cioè Castiglioncello). In prossimità del Borgo, sul poggio dello Spedale, "un pezo di terra con chiesa e chasa di S. Antonio" era appunto lo Spedale di sant'Antonio per i bisognosi e i viandanti. Dipendeva dallo Spedale Nuovo di Pisa e uno dei "conduttori" delle terre di proprietà era fra Pacifico di Filippo. Nel 1551 troviamo in questa veste anche Bernardino d'Aldobrando Aldobrandi da Pescia, "cittadino pisano" Infine, sempre sulla via di Vada, circondata dal suo "Muro", da una "Chiusa", da case disabitate e da qualche uliveto, si trovava anche la Pieve di san Giovanni Battista, fondata forse nel secolo XII, e confinante col cimitero. Come risulta dagli Estimi, nel 1545 fu Pievano Renato di Pierfrancesco Ridolfi, nel 1551 invece si ha notizia di un prete Francesco Buonromei che forse faceva parte dei cappellani della Pieve.
Le
vie II
discorso sulla Comunità di Rosignano nel secolo XVI e sulle opere dei suoi
abitanti, non sarebbe completo senza un accenno alle vie che
l'attraversarono e che compaiono nel Registro degli Estimi 2091. Una di esse
fu la principale: la Strada Maremmana, in un estimo chiamata anche Pisana.
Il percorso era più o meno quello attuale e una derivazione si trova citata
anche al Castello e al Borgo.
(Probabilmente la via Maremmana del Borgo raggiungeva quella più grande a
fondo valle tramite la via che dal paese andava all'Acquabona. Un esempio di
tali derivazioni della strada Maremmana ce lo offrono le carte del 1795,
allorché si parla di una "strada maestra Maremmana che viene da
Valliperghino, e va al Ponte del Gonnellino". Nel secolo XIX una
"via maestra pisana" era segnata a Castelnuovo della
Misericordia). Nel
suo itinerario nella Comunità la via Maremmana attraversava luoghi boscati,
campi e pasture conosciuti dagli Estimi come Valle di Cambino presso il
botro Ricavo, Malandrone, Valdicampora sul Botro di Caccione (o Gonnellino),
Bagnolo alla confluenza del Marmolaio nel territorio delle Due Badie,
Ughetti, Valle di Caccione, Prataglia sulla Fine a Colli. Importante
era anche la via "publica" che dal paese andava verso Vada. Su
questo itinerario vicino al Borgo, furono posti lo Spedale di sant'Antonio
che dava assistenza ai bisognosi e ai pellegrini e la Pieve di san Giovanni
Battista. Poi la via attraversava luoghi detti Querceto e Montioni e passava
la Fine al Ponte a Vada, nella zona detta delle Prata a Isola o Sabbine,
vicinissima all'attuale guado. Di lì si inoltrava diritta lungo la grande
proprietà dell'Arcivescovado. Dal
Poggetto di Pasquinello, che dava sulla Piazza e confinava con la "casa
dell'Arcivescovo", una strada andava verso Castiglione o Castiglioncello
e a valle attraversava il botro di Ridonico e la Selvadonica di proprietà
del Comune.(
Le carte dell'Istituto Geografico Militare del 1939 - non aggiornate quindi
sui recentissimi cambiamenti edilizi e viari della piana di Rosignano che
guarda il mare -mostrano poche tracce della via di Castiglioncello che
dovette situarsi a monte dell'attuale via della Cava). Via della Cava invece si trova citata come confine di un pezzo di terra tra il Botro Morto e il botro Baglioni, sulle pendici del colle di Rosignano. Infine
strade minori collegarono le proprietà e di conseguenza i diversi territori
del Comune. Citiamo la via della Fonte, al Borgo, la via che andava al Prata
a Isola e si congiungeva a quella di Vada, la via "per Serra" che
attraversava il borgo di san Martino e, passando dal Campo alla Serra, si
dirigeva verso Castelnuovo e Castelvecchio. Lungo il suo percorso erano
situate la casa di monna Andrea ed un oratorio detto della Maestà che dava
il nome a una località, anche oggi esistente, detta appunto "La Maestà".
(Era
il nome dell'Oratorio di sant'Antonio da Padova o della Maestà, forse così
chiamato per il soggetto - una maestà - dipinto sopra il suo altare).
Negli Estimi sono rammentate ancora la via di Cosarigli nel bosco del
Comune tra Poggio Maggiore e Poggio Minore, la via verso Val di Campera,
quella della Rena, la via del Botro Secco in Montri, la via di Fontana
Bagnarese al Mondiglio Grosso, la via del Mondiglio Grosso presso gli Olmi
di Mortetra, la via della Fonte Acquaiola, (forse l'odierna via delle
Pescine), la via verso Quercioleta, la via Vecchia a san Lorenzo, la via
della Cerreta o delle Cerrete alla Valle di Cambino e alla Fonte (forse del
Malandrone) a confine col botro del Ricavo. Ma queste strade minori non si possono considerare delle grandi vie: spesso sentieri o tratturi si potevano accomunare a quelle che erano e sono dette vie vicinali.
Paola Ircani laureata in scienze biologiche, dimora a Rosignano con la famiglia dal 1985. Diplomata alla Scuola di Archivistica presso l'Archivio Segreto Vaticano, profonda conoscitrice del Catasto e dell'Estimo degli Archivi di Stato di Firenze, ha pubblicato numerosi studi di carattere storico. "Ambiente e società a Rosignano nel secolo XVI " dal quale è tratto questo testo è scaricabile dalla pagina Download del sito nei formati Word o PDF insieme alle altre opere relative alla storia del nostro comune e dintorni, tutte messe gentilmente dall'autrice a disposizione dei visitatori del sito. Nella prossima NL analizzeremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona |
|
FIRENZE «Cosa accadde il 4-5 luglio del 1442?» Basilica di S.Lorenzo Cattedrale
- piazza Duomo 56100 Pisa Tel 050/560547-561820 Diocesi locale Biblioteca
del Seminano Arcivescovile, piazza Santa Caterina, 56100 Pisa Tel.
050/553002 Biblioteca
Universitaria, via Curtatone e Montanara 15, 56100 Pisa Tel.
050/24506-42064 Dove
si trova:La
piazza tenuta a prato - detta «Campo dei Miracoli» - è il luogo più famoso
della città, celebre in tutto il mondo per i meravigliosi bianchi
monumenti del Duomo, del Battistero, del Campanile (la «Torre Pendente»)
e del Camposanto. La chiesa è sede cattedrale. Visita inverno, 9-17,
estate, 8-20, chiuso il 1° gennaio e il 25 dicembre pomeriggio. Biglietto
unico per tutti i monumenti 5 €. Storia
e situazione:
II
Battistero è una grandiosa mole romanica a pianta circolare, sormontata
da una cupola piramidale a otto facce, cinta da arcature e loggetta, la
costruzione venne iniziata nel 1152, ma i lavori proseguirono fino a tutto
il Trecento. Il
fatto insolito:
Sulla
parete esterna, a sinistra della porta d'ingresso, e graffita una
misteriosa iscrizione del tutto identica a quella di Barga ma
disposta su un'unica riga orizzontale. Composta
da strani segni, è stata traslitterata nel seguente modo «COEthtst/COEthtst/COEthtstC»,
dove «C» rappresenta una croce a bracci uguali, la "s"
è una lambda
maiuscola greca, il gruppo «OE»
un segno simile ad una sigma
minuscola (deformata), la «h» è composta da una «/» con a destra
un'appendice, e la «f» - il segno più ricorrente - rappresenta un
triangolo equilatero con il vertice in basso, ovvero una lettera delta
rovesciata (un simbolo che oggi è noto alla matematica come «nabla»,
dalla forma e dal nome di un'antica arpa del Medio Oriente) Ancora a Pisa, la stessa formula si trova a sinistra della porta nella chiesa di S. Frediano, e - scrive Giorgio Batini - «si trovava nella chiesa dei santi Cosimo e Damiano che oggi non esiste più (ma la pietra con la scritta è conservata in un museo)»
FIRENZE «Le gocce eucaristiche» Chiesa
di S Ambrogio Informazioni:Parrocchia
- via G Carducci 1 - 50121 Firenze Tel. 055/240104 Diocesi locale. Dove
si trova:Al margine orientale del centro storico, verso Porta
alla Croce. Il
fatto insolito:
La mattina
del 29 dicembre 1230, l'anziano sacerdote Uguccione celebrava la messa.
Per l'età avanzata o per disattenzione asciugò male il calice
eucaristico, lasciandovi un pò di vino consacrato. II giorno dopo, quando
prende il vaso sacro, vi trova le gocce di vino prodigiosamente
trasformate in sangue raggrumato Il miracolo viene constatato da altri religiosi e quindi dal vescovo cittadino. Il
sangue prodigioso e oggi contenuto in un'ampolla, a sua volta racchiusa in
uno splendido tabernacolo di marmo, opera di Mino da Fiesole, si trova
nella cappella del Miracolo, nella chiesa di S Ambrogio Un affresco di Cosimo Rosselli narra il prodigio, in esso sono curiosamente raffigurati in primo piano tre celebri umanisti Marsilio Ficino, Angelo Poliziano e Pico della Mirandola. Il
24 marzo 1595, mentre si cantava l'ufficio del Venerdì Santo, si verificò
un secondo prodigio. La decorazione dell'altare si incendiò e il fuoco raggiunse la pisside che conteneva alcune ostie Queste caddero sul tappeto sottostante e si accartocciarono unendosi le une alle altre. Furono raccolte e poste in un vaso, dove vennero trovate incorrotte 34 anni dopo dall'arcivescovo Marzi-Medici. Furono esposte in un piccolo ostensorio, presso la reliquia del primo miracolo. Nella prossima volta NL continueremo il nostro giro nella regione |
|
Dato che la lingua
italiana risulta essere la quarta più studiata al mondo, vogliamo
aggiungere una brevissima rubrica, abbastanza insolita
tratta dal volume di Mauro Magni (1994) "4000 errori d'italiano"
allo scopo, se possibile, di contribuire a ridurre i troppi
"barbarismi" e tanti inutili "esterismi" in circolazione:
ACCHITO: errata la forma al primo acchito. Si dice di primo acchito o d'acchito. ACCIECARE: come in tutti i derivati da "cieco" la i scompare. Si dirà: accecare e accecato dall'ira. ACCLIMATARE-RSI: brutti francesismi, meglio le forme italiane corrette: acclimare - rsi o la più elegante: assuefarsi al clima. |
|
Come operatore della fascia costiera locale, la tua pubblicità non può mancare sul sito più recente e più cliccato www.lungomarecastiglioncello.it Informati per e-mail dal menu Posta o telefona allo 0586-791242 |
|
Grazie per aver letto fin qui, altre novità bollono in pentola, per questa volta è tutto, al prossimo numero del 10/05/03 |
|
Torna a Newsletter pubblicate |