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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 05 del 1 - aprile - 2003 |
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A coprire il "buco" delle cronache del '900 del quale in questo comune, si è scritto ben poco hanno in buona parte provveduto Giampiero Celati e Leo Gattini con i loro volumi: Quando la luna sorrise al lampionaio (1900-1012)
Sale e pietra (1912-1925) La ciminiera dimezzata (1926-1944)
Per gentile concessione dell'amico Leo è ora possibile scaricare dalla sezione
DOWNLOAD di questo sito: Quando la luna sorrise al lampionaio Le belle foto storiche dei volumi sono in parte già pubblicate nelle pagine"Fotoieri" ed altre
lo saranno prossimamente
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www.amistart.it |
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Dalla "Monografia storica di Rosignano Marittimo"1925Sanità e calamità pubblichePer
la cura degli ammalati venne nel 1294 fondato in Rosignano, come si rileva
da documenti dell'Archivio di Stato di Firenze, un Ospedale « per rifugio
dei poveri infermi » su terreno di proprietà dell' Ospedale di Pisa, al quale quello di Rosignano fu sempre
sottoposto, fino a che non fu soppresso e riunito a Pisa. Pare
che 1' Ospedale fosse nel terreno ove ora è la casa della signora Bice Gori
ed infatti quel terreno, quando fu acquistato dai fratelli Giuseppe e
Giovanni Geri, che nel 1800 vi fabbricarono l'attuale casa, apparteneva, ai
R. R. Ospedali riuniti di Pisa. Quella località, « in cima della piazza
del borgo, sulla strada che va a S. Martino », allora si chiamava « Il
Cerro ». Fino
a che ebbe vita, l'Ospedale di Rosignano fu aiutato con larghe donazioni di
compaesani. Si trova che il 20 Novembre 1506 fu eletto Spedaliere dello
Spedale di S. Antonio in Rosignano un certo Chimento di Fatio rosignanese,
con i patti: che tenesse un letto fornito e con le entrate dello Spedale
facesse dire delle messe, provvedesse alla festa annuale del Santo e,
morendo, tutti i suoi beni passassero allo Spedale. Scomparso
lo Spedale, a Rosignano rimase un cerusico
(oggi
infermiere) e
si trova che nel 1658 la Comunità elesse a tale carica certo Cardellini,
cui poi successe Giulio Croci da Galeata ed era appunto cerusico il Croci,
quando il Comune in seduta del 17 Giugno 1666 deliberò di fare istanza a
Sua Altezza Serenissima per avere, oltre il cerusico, anche il medico. La
deliberazione è interessante: «Considerato che la distanza che è da Rosignano a Livorno, dove gli homini di questa Comunità ricorrono in occasione di loro infermità per ricevere 1' ordinazioni e medicamenti che facciano loro di bisogno, non havendo luogo più vicino, né più comodo dove risegga medico, che detta città di Livorno; che più delle volte non restando informato a pieno il medico dell' infirmità dell' ammalato, si per non esser da esso visitato, come per mutare specie il male, ben spesso li medicamenti invece di giovare al paziente apportano nocumento et in tal maniera risulta la morte di molti; che se fossero visitati dal medico li sarebbero ordinati medicamenti opportuni e scamperebbero la morte, e considerato che detta Comunità ha entrate suffìcenti per potere in Rosignano stipendiare un medico fisico, aggiungendosi l' occasione di persone che in tal caso si esibiscono aprire e mantenere in detto luogo una Spezieria (farmacia) , mentre vi risegga il medico per comodità del luogo e per sovvenire a poveri ammalati con medicamenti necessari. Fu pertanto proposto farsi partito per ottenere licenzia dal Magistrato dei Sig. Surrogati di Pisa di poter supplicare Sua Altezza Serenissima per ottenere grazia di eleggere un medico che risegga in detto luogo con salario di scudi 80 l' anno, di qual salario si deve raccorre scudi dall' entrate annuali della Comunità, che francamente si avanzano, e scudi 20 levarli dal salario del cerusico, quale di presente ha scudi 50 l'anno e, dove adesso detto cerusico viene obbligato a tutta cura di ammalati di febbre, cavar sangue, medicar ferite, sia eletto il medico diminuitoli il salario, obbligato solo a cavar sangue, attaccar coppette e mignatte, mettere e levar chiarate e medicar per una volta tanto li feriti, o altri che abbian bisogno di cura per loro indisposizione; e che vuole esser servito da vantaggio lo deva pagare conforme a che converranno e quello che comporta la Tariffa dell' Arte, potendosi in tal maniera giovare a popoli e potendo la Comunità benissimo supplire a tutte le spese, ecc.» Fu
una deliberazione un pò prolissa, ma ottenne l’ effetto desiderato, perché
l' 8 Maggio 1667 fu eletto il primo medico di Rosignano, nella persona del Dr
Giuliano del Rosso da Bientina, medico fisico, a tutta cura e con l' obbligo
di un purgante gratis ad ogni
malato! Nell'
ottobre del 1670 le due professioni di medico-fisico e di cerusico vennero
riunite in una sola persona, ed il primo medico-cerusico fu il Molto,
Eccll.mo Dottor Vincenzo Rossi da Pontedera. In
seguito però a rescritto granducale del 25 Aprile 1729 si ritornò, non si
sa per quale ragione, al solo cerusico che fu un Lavagna da Livorno, ma nel
1734 S. A. R. concesse di nuovo il medico-fisico. Il
cerusico aveva 40 scudi all' anno di assegno: il medico 80. Quando nel 1670
le due professioni furono riunite, l'assegno era di scudi 110. Nel 1734 il
medicofisico riceveva soli scudi 55, che nel 1739, ad istanza della
Comunità, furono elevati a 80; nel 1780 a 92; e nel 1784 a 140. L’
assegno di ciascuno degli attuali medici sarà elevato ad una cifra che
corrisponderà a circa 15 volte più di quella del 1784, oltre la cura a
pagamento. Nel
1805 il chirurgo condotto era Bartolommeo Sanetti ed il medico condotto era
Giovan Battista Tempesti. Nel
1830 la condotta chirurgica fu abolita e vennero invece istituite due
condotte medico-chirurgiche. La prima, assegnata al Dott. Natale Antichi,
comprendeva la zona dal confine di Castelnuovo, fino alla linea Poggetti
Piazza di Rosignano -Mondiglio -Mare; La seconda condotta si estendeva da
questa linea al Tripesce e ne era titolare il Dott. Giovanni Bicchi. Seguirono
poi nel 1837 il Dott. Antonio Lanini e nel 1840 il Dott. Giuseppe
Gianfaldoni; ed altri fino al Dott. Ridolfi, Falcini e Lobin, ai quali due
ultimi successero nel 1802, il Dott. Cav. Stefano Grassi, più tardi il
Dott. Cav. Dario Dello Strologo, sostituito dal Dott. Ciompi e poi dal Dott.
Stefano Vallivero nel 1912. Epidemìe
e calamità, pubbliche non mancarono a Rosignano nel corso dei secoli.
Citeremo le maggiori. In
un conto del camarlingo (contabile)
del Comune si trova una partita di soldi 19 e denari 4 a Frediano cavallaro
del Vicario di Lari, che nel di 27 Giugno 1527 « venne a dire non si
racceptasse Giovan Battista lucchese, perché era ammorbato
»ed in un altro conto della stessa epoca si ricordano varie spese di
Giuliano di Giovanni di Paolo da Rosignano, depositario del Comune, «per
nettatura di case al tempo della peste» « per guardia » «
per i becchini e homini per nettare le case infette» e per le donne del
buchato per la peste ed altre partite del genere. Non
si trova memoria più particolareggiata della entità e della durata di
questa peste e perciò si deduce che non abbia avuto vaste proporzioni. Nell' Agosto del 1524, dovendo il Comune mandare ambasciatori a Firenze per sue urgenti necessità, non trovò nessuno che volesse accettare l' incarico, « per esservi influentia di peste ». Allora furono imborsati (estrazione da una borsa) dieci nomi di uomini adatti e ne furono estratti alcuni, senza che essi potessero rifiutare l' incarico. L'annata
1679 - 1680 fu oltremodo calamitosa, tanto che molti possidenti, per
deficenza di semi e di assegnamenti, non poterono seminare a grano i terreni
già lavorati, i quali rimasero «vuoti
di sementa» e, in via eccezionale, fu data
autorizzazione di seminarli poi a granoturco ed a saggina. Nel
Marzo 1680 il Comune dovette acquistare fuori a credenza 100 sacca di grano
per sfamare la popolazione bisognosa. Nell'anno
1766 si ripetè un'annata di notevole carestia, e, con previdenza, il Comune
nominò suoi deputati i signori consiglieri Buoncristiani e Bombardieri, perché,
insieme al Vicario ed al Cancelliere di Lari,
«presiedano al necessario provvedimento dei grani, e biade che
abbisognar possino all' umano sostentamento » nonché ai «semi opportuni.
» Il
30 Novembre 1742 il Comune stanziò la somma di scudi 50 «per pagare pane e
mercedi dispensate a più
povere persone per la loro opera prestata fino nel mese di Giugno passato a
prendere le cavallette e
grilli,«che minacciavano danni notabilissimi alle campagne». Nella
estate del 1803 regnò in Rosignano una malattia di febbri epidemiche,
contro le quali, fra l' altro, si fecero dei fuochi e delle esplosioni di
polvere, spendendo alcune somme. Nell'autunno
del 1804 scoppiò un morbo a Livorno, contro del quale la Comunità prese le
sue precauzioni, ordinando un cordone sanitario per isolare Livorno dal
mare, presso il torrente Chioma, fino a Santa Luce; cordone militare sotto
gli ordini e la direzione del maggiore Tausch, malgrado che il generale
francese De Lavillette da Livorno protestasse che il timore della popolazione
era esagerato, non avendo il morbo livornese carattere maligno. Il
Comune però insiste nell' accordonamento,
che fu infatti mantenuto.
Si
trovano diverse spese per riparazioni e imbiancature eseguite nell' agosto
1805 all'oratorio di S. Antonio della Maestà, che aveva appunto servito per
uso delle guardie di sanità durante il cordone o linea di separazione tra
Rosignano e Livorno. Un fulmine nell'anno 1813 deterioró sensibilmente la canonica, la chiesa e il campanile in castello, per cui anche la Comunità una volta tanto, concorse alle ingenti, spese di riparazione sostenuto dal pievano Doni Ranieri Paradossi. Con
deliberazione 2 Maggio 1817, essendosi presentata una malattia contagiosa,
fu provveduto ad istituire un
lazzeretto a Castiglioncello nella lavorìa del Sig. Buoncristiani, affittata a Giuseppe Berti. Venne
nominata una commissione composta del Gonfaloniere Bombardieri, del medico
Castelli, e dai cittadini Francesco Blasini, capitano Faeduelle, Vincenzo
Marini, Giuseppe Berti e Giovanni Nerucci che si costituì in Consiglio di
amministrazione, provvedendo 30 letti per indigenti di Rosignano e di
Castelnuovo e disponendo di L. 2520. Dal
23 Agosto al 20 Settembre 1835 anche Rosignano fu colpito dal cholera morbus, di cui tuttora si parla. Venne in tale
occasione ricostituito un Ospedale provvisorio, pel quale e per le
cure relative furono spese dal Comune L. 4652,19. Tre
anni dopo e precisamente il 15 Settembre 1838 fu deliberato che il giorno 20
Settembre, anniversario della cessazione del colera, fosse festivo, per
ringraziamento a S. Vincenzo protettore. In quel giorno con pompa
religiosa fu celebrata una solenne messa « pro gratiarum actione »
e un solenne vespro con l' inno ambrosiano; funzioni in cui intervennero: la
Magistratura Comunale nel proprio abito di gala; le autorità civili e
militari; la truppa, ecc. La
funzione religiosa di ringraziamento alla data predetta, continua anche ai nostri giorni. Da un diario
dell'epoca si rileva che dal 19 Agosto 1835 fino alla fine di Settembre
piovve quasi di continuo ed abbondantemente e se la pioggia cessava era per
dare il posto al libeccio. Nel solo giorno del 25 di Agosto pare vi fossero
50 casi di colera con molti morti; alcune persone perivano in poche ore. Altra
memorabile calamità pubblica fu il terremoto del 14 Agosto 1846. Si è
letta una precisa ed ampia relazione di un testimone del tempo: il
vice-console Sig. Antonio Ricci già nominato. Alle 12.55 di quel giorno, «fu
udito un improvviso sibilo, cui tenne dietro un fragore come se la copertura
di un gran fabbricato sprofondasse, e dei colpi cupi e sotterranei
rintronarono. Contemporaneamente seguirono sussulti e oscillazioni e
scuotimenti della durata di una ventina di secondi i quali gettarono il
terrore nella popolazione ». Successero
altre scosse «come fossero state fiancate di cannonate», e continuarono più
piccole anche per diversi giorni. In
paese fu danneggiata la canonica, il campanile e la chiesa del castello: la
casa Lemmi oggi Santi, al cui rinforzo il Comune, per evitare disgrazie,
dovette nel 1847 provvedere; la Cancelleria; fuori di paese, diverse case
poderali in Maccetti e altrove; l' Osteria dell' Acquabona; ecc. L'acqua
della fonte per diversi giorni rimase biancastra; un grande squarcio di
terreno si produsse alla bocca della Fine, la cui acqua «pareva bollisse».
Non fu recato danno alle persone. Orciano fu distrutto; due sole case
rimasero ritte; si ebbero a deplorare 22 morti e centinaia di feriti. Morti
pure si constatarono a Lorenzana, a Montescudaio ed in altri paesi. In
tutto, 60. Furono effettuate grandi funzioni religiose di ringraziamento,
processione e luminare in
onore di S. Vincenzo protettore di Rosignano, che fu
risparmiato dal flagello. Il 27 Settembre 1846, allo stesso scopo, fu
solennemente portata in processione la immagine della Madonna delle Grazie;
fu esposta sull' altar maggiore della nuova chiesa e ricondotta con grande
devozione alla chiesa di castello. Oltre agli uomini presero parte alla
processione più di 300 donne. Nel 1854 in Agosto il chòlera ricomparve, ma in forma più lieve e con pochi morti. Qualche caso, anche 1' anno dopo. Una
grandinata nell' estate 1863 recò gravissimi danni ai raccolta delle nostre
campagne. Nell'
estate del 1877 le febbri malariche a Vada e nel piano di Rosignano
mieterono 29 vite, su 460 colpiti, in una popolazione di 1469 abitanti, come
si rileva da una memoria a stampa del Dottor Giuseppe Falcidi pubblicata nel
1878. In quella dolorosa occasione, il R. Prefetto Miraglia visitò i luoghi
e provvide poi alla istituzione di un Consorzio per la regolare manutenzione
dei fossi di scolo, la cui ostruzione era ritenuta la causa del
rincrudimento malarico. Nel
1881 una epidemia, allora detta la «migliare», perché si manifestava con
eruzioni sulla pelle simili al miglio, mietè diverse giovani vittime e colpì
numerosi individui specialmente di sesso femminile. Non parliamo della più
recente malattia comune della influenza detta la « Spagnola » del 1918,
sinistramente nota a tutti; malattia che in Italia e in tutta Europa fece più
strage della grande guerra. Molte persone morirono anche a Rosignano, nelle
frazioni, e nel contado. Prima
del 1827 le funzioni di levatrice erano disimpegnate da empiriche. In quell'
anno il Comune dispose por un posto di alunna levatrice all' Ospizio di
Maternità di Firenze, ma non vi furono concorrenti. La prima ostetrica
matricolata fu Giuditta Parrini di Campiglia, nominata il 13 Ottobre 1827
con l' indennità di quartiere di L. 140 annue. Nel
1833 una nuova offerta del Comune per un posto di alunna, rimase ugualmente
senza effetto ed allora il Comune nell' anno 1834 mantenne a tutte proprie
spese all'Ospizio di Maternità predetto l' alunna Teresa di Leopoldo Mari e
nel 1836 nominò la prima levatrice a stipendio di L. 120 nella persona di
Niccola Zannetti nei Fonzi. Ora lo stipendio della levatrice è più di
trenta volte maggiore. Dopo il 1860 furono levatrici matricolate Alberta
Cerboneschi e Annunziata Giorgerini tuttora esercente. Si
ha notizia che prima del 1800 esercitava la professione di speziale Gaetano
Bonetti, al quale il Comuni con deliberazione 12 Maggio 1803 rifiutò il
pagamento d L. 13 per medicinali somministrati ad un soldato turco infermo. Nel
1823 era speziale Tito Sanetti; più tardi le spezierie si chiamarono
farmacie e furono farmacisti più moderni Antonio Ricci, poi Carlo Sanetti,
un Montorzi ed altri fino al Dottor Giuseppe Landi ed ora la Dott. Dinucci
Pallone. Anche
il veterinario, prima del 1876, era un empirico e molti ricorderanno il
Santucci, nonché il Santerini. Il primo veterinario di condotta comunale fu
il compianto Dott. Pietro Graziani, cui successe il Dott. Ott, morto poco
dopo la sua nomina, e dopo nel 1913 il Dott. Eschino Eschini.
La introvabile monografia di Pietro Nencini del 1925 è scaricabile liberamente dalla pagina Download (scarica) del sito nella versione completa e nei formati Word o PDF. Nella prossima NL analizzeremo altri elementi legati alle nostre origini |
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LUCCA
Una
Madonna Nera lauretana Parrocchiale
di S. Maria Corteorlandini Via
del Loreto - piazza Santa Maria Nera 55100
Lucca Informazioni:
Tel. 0583/467464. Diocesi
Locale. Dove
si trova:Nel
contro storico, verso nord-ovest. Storia
e situazione:La Chiesa
vanno eretta nel XII secolo, e trasformata nel Settecento. Il fatto insolito: Una porta nel fianco sinistro conduce nella cappella di S. Maria Nera, riproduzione seicentesca della Santa Casa di Loreto. Qui si venera una Madonna Nera in cedro dei Libano, benedetta in Roma dal papa Alessandro VII e incoronata dal Capitolo Vaticano nei 1925. LUCCAConservazione prodigiosa Chiesa di S.Frediano Parrocchia
via dell'Anguillara 9 55100
Lucca Informazioni:Tel.
0583/493627. Diocesi locale Dove
si trova:Al
margine settentrionale del contro storico presso la mura
cittadine. Storia
e situazione:S. Frediano
è la più augusta chiesa lucchese dopo il Duomo; venne eretta nel 1112-47
e rialzata nel sec.XIII Il fatto insolito:Nella Cappella Fatinelli si conserva il corpo, trovato ancora incorrotto nel 1652, di santa Zita (1210-78), canonizzata nel 1696, patrona delle domestiche. la prossima volta andremo a Baratti per parlare della tecnica mineraria etrusca |
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