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STORICI SULLA NOSTRA ZONA DAGLI ETRUSCHI IN QUA
Da:
"DIEGO MARTELLI l’ amico dei
macchiaioli e degli impressionisti
." di
Piero e Francesca Dini
Martelli e Castiglioncello
Alla morte del padre, avvenuta il 30 luglio 1861, Diego diviene il
legittimo proprietario dei vasti possedimenti - più di mille ettari -
estesi tra le provincie di Pisa e Livorno che costituiscono l'eredità
dei Bernardi di Pisa, zii del padre Carlo Martelli. Una più esatta
descrizione dei luoghi si ricava dalla perizia dell'ingegner Andrea
Paoli, datata 12 agosto 1884, nella quale si distingue tra la Fattoria
del Pastino, il terreno boschivo di Nibbiaia e la tenuta di
Castiglioncello, comprendente anche le terre e le case del Campaccio e
Castello in Castelnuovo della Misericordia. All'epoca di tale perizia,
numerosi mutamenti sono stati apportati dalla gestione Martelli; essi
riguardano non solo la cessione in epoca anteriore, esattamente nel
novembre 1865, della fiorente fattoria di Capannoli presso Pontedera,
già parte integrante dell'eredità Bernardi, ma anche l'acquisizione
da una anonima società demaniale dei terreni e caseggiati che si
trovano al di sotto della Regia Strada Litoranea: si tratta dei circa
31 ettari costituenti la cosiddetta Punta di Castiglioncello,
annessi alla proprietà nel 1872 e descritti dal Paoli come un insieme
di terreni in parte lavorativi e in parte macchivi, sui quali "s'ergono
fra gli altri due fabbricati o ville destinate per villeggiatura e per
i bagni marini"; -per la speciale posizione sul mare - si
legge nella perizia - parte di questo terreno si presterebbe alla
costruzione di altri villini destinabili all'uso che sopra". La
fiducia nelle rilevanti risorse turistiche di Castiglioncello
determina e condiziona tutta la lunga gestione Martelli. Prediletta
tra le sue proprietà per la straordinaria bellezza naturale, la
fattoria di Castiglioncello diviene sin dall'inizio la stabile dimora
del critico che la fa conoscere ed amare anche ai suoi amici pittori.
Le continue peripezie economiche cui Martelli si sottoporrà nel corso
della sua travagliata esistenza sono quasi sempre determinate dal
desiderio di apportare migliorie alla sua proprietà, di favorirne in
qualche modo le naturali predisposizioni che egli intuisce e che, come
un buon padre farebbe con il proprio figlio, egli cerca di favorire;
ragion per cui insegue mutui e prestiti, si imbarca in speculazioni
troppo azzardate per i suoi mezzi - è il caso dell'acquisto della Punta
e delle vicissitudini che conseguono, ripercorse nella lunga lettera a
Francesco Angeli - attua permute di terreni con famiglie confinanti,
fa eseguire perizie ed analisi dei terreni con un impiego di sostanze
non indifferente. Il suo particolare intuito lo porta a concepire già
nel 1873 un piano di edificazione della Punta che ancor oggi
stupisce per la sua attualità. Tuttavia, forse perché non mosso da
pure finalità speculative, che intuiamo poco conformi, del resto, al
suo carattere retto e generoso, Martelli non riuscirà che in minima
parte ad attuare i suoi ambiziosi progetti per il futuro di
Castiglioncello; finché, non più giovane, sopraffatto dalle sventure
economiche, dovrà suo malgrado arrendersi alla necessità di cedere
le sue amate terre, subendo così una delle più grandi disillusioni
della su vita. Il 5 gennaio 1889, Martelli vende al barone Lazzaro
Patrone, per lire 314.264, le fattorie del Pastino e di
Castiglioncello, lasciando per sempre le casa nella quale ha vissuto
per quasi trent'anni; la bella villa rustica, tante volte raffigurata
nei dipinti di Abbati, Borrani, Fattori, Sernesi, sparisce nello
spazio di pochi mesi sotto la mole medievale del Castello costruito
dai Luparini secondo il gusto del nuovo proprietario. La storia di
Castiglioncello inizia un nuovo corso: mettere la figura massiccia di
Martelli, il suo sguardo intelligente semicelato dal grosso cappello
da piantatore della Colombia - così lo descrive la cronaca del tempo
- i suoi modi cortesi, ma diretti, da gentiluomo di campagna,
divengono sempre più evanescenti nel ricordo di chi lo conobbe. Oggi,
di fronte alle immagini fotografiche di Alinari che lo ritraggono
fiero, in sella al suo cavallo, innanzi all'incantato degradare delle
sue terre assolate fin sulla riva del mare e sotto lo svettante
profilo della Torre Medicea, ci pare che quel mondo incantato riprenda
vita: la vita rurale di Castiglioncello, i suoi antichi edifici che si
profilano sullo sfondo di pascoli dove bovi bianchi di fattoriana
memoria si stagliano immobili contro il sole, la generosa ospitalità
dei suoi illustri abitanti, Diego e Teresa davanti casa mentre
salutano gli amici in partenza, e ancora la galleria degli ospiti
abituali, i pittori Odoardo Borrani, Giuseppe Abbati, Raffaello
Sernesi, Luigi Bechi, Giovanni Fattori, Federico Zandomeneghi, Michele
Gordigiani, gli amici Valerio Biondi, Guglielmo Pampana, i Lobin,
Curzio Pieri, Sidney Sonnino, Ernesto Mazzei, Giacomo Chiotti,
Giovanni Montepagani e molti altri. Questo mondo lontano nel tempo ci
avvince ancor oggi con la sua quiete e la sua ospitalità signorile e
dietro l'esempio di Diego Martelli beatamente sdraiato sulla sua
chaise-longue ci immergiamo nell' atmosfera oziosa che avvolge la
bella natura mediterranea di Castiglioncello.
Piero Dini per gentile concessione
Nella
prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della
nostra zona
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