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Da: "
Quella Fattoria di Castello..." di Stefano Rossi di prossima programmazione 

Il Castello: origini e storia  (Castelnuovo della Misericordia - N.d.R.)  

Le origini del castello si perdono se non "nella notte dei tempi", di certo antecedentemente alla prima metà del XIV secolo e sono legate all'esistenza della Pia Casa della Misericordia. In un documento, "Origine della Pia Casa della Misericordia di Pisa", si ricorda che nell'anno 1340 Bonifazio Novello Conte di Donoratico, Signore di Pisa dal 1329 al 1340, con testamento lascia in eredità, alla Pia Casa, un fondo piuttosto vasto definito "Podere di Camaiano". Questa istituzione, la si vuole tradizionalmente fondata il 15 agosto 1053 da "dodici nobilissimi cittadini pisani, ad imitazione dei Dodici Santissimi Apostoli, si riunirono nella chiesa cattedrale pisana per dar principio alla Pia Opera di Misericordia. Nel loro cuore parlò fortemente la misera condizione di povere fanciulle (...) che non hanno da comprare marito; sentirono nel più profondo l'ignominia ed il danno dell 'uomo fatto schiavo dell'uomo; cercarono nel silenzio delle case quella indigenza che, vergognando di stender la mano, langue allo stremo di tutto ".  A tal proposito decisero di offrire ciascuno 25 libbre d'argento. I dodici gentiluomini erano i rappresentanti delle più emergenti famiglie della Pisa medioevale, tra loro: Orlandi, Lanfranchi, Ricucchi, Visconti, Capronesi da Donoratico, Seccamerenda, Upezzinghi.

Secondo molti studiosi, questo "romantico e cavalieresco" documento non sarebbe altro che un falso del XIV secolo (poi più volte ricopiato e considerato negli atti ufficiali successivi), redatto al fine di mitizzare l'istituzione stessa.

Nonostante ciò, è innegabile che la Pia Casa della Misericordia assolse fortemente a un ruolo sociale, ruolo che, con il passare del tempo, portò ad associare il nome stesso "della Misericordia" al castello che si formava nell'ambito dei propri possessi; (nella massima parte composto da povere case di contadini, fatto salvo il Palazzo della Misericordia).

Nel XVI secolo il castello fu descritto come "Castello uno chiamato Castelnuovo della Misericordia murato atorno nel pieveri di Cambiano con tore, chiesa e case".  La porta d'ingresso, esposta a levante, in origine era compresa e protetta da un bastione fortificato a meridione e da una torre merlata a settentrione. La conformazione a "corte chiusa", su uno sperone di roccia, con unico accesso, denota una funzione tipica difensiva, anche se questa dovette essere assolta per un breve periodo, a favore di una abitativa ed economica (pienamente espressa nel XVIII secolo), della quale parleremo più avanti. Ad esso si accedeva, e si accede, da un'unica porta, una volta sormontata da due leoni di cotto, in una "Strada dentro al Castello".  Tale tipologia è in tutto e per tutto similare a quella del Castello di Rosignano Marittimo, ma a differenza di questo non fu mai corredato di un apparato difensivo imponente: vuoi per la morfologia del terreno, vuoi per il ruolo strategicamente meno importante che esso assolveva. Comunque sia , nel XVIII sec., esso muta il suo ruolo territoriale, diventando di fatto un "borghetto chiuso".

Sulla corte interna si affacciavano tutte le cellule abitative (per lo più sviluppatesi su due livelli), di modeste dimensioni; e l'imponente edifìcio costituito dalla "Fattoria di Castello" di proprietà della Pia Casa della Misericordia.

 La Fattoria di Castello

Per la mancanza di documentazione cartografica coeva non è possibile determinare quale sia stata la configurazione originaria d'impianto della Fattoria, ma è in ogni modo possibile acquisirne un'idea al 1513, attraverso la descrizione fiscale relativa al campione dei beni di Battista da Sancasciano: "una chasa a uso di palazzo nomata il Palazzo della Misericordia la quale si reserva per uso et abitazione de Governatori et Procuratori di decta Casa di Misericordia quando vanno in decto chastello, con sala, camera terrestre ad uso di stalla et camera terrestre doppo decta stalla.

 E' evidente che in questo periodo, l'edifìcio svolgeva solo il ruolo di rappresentanza, atto ad accogliere le autorità dell'ente (Governatori) quando queste venivano annualmente a verificare, usando una terminologia moderna, "l'andamento aziendale".

Il palazzo denominato nel 1513 come Palazzo della Misericordia, in occasione dell'allivellazione voluta dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1784, è così descritto nella notificazione allegata alla "Memoria relativa all’ allivellazione o vendita dei beni della Tenuta di Castelnuovo ordinata dal Granduca Leopoldo" (14 ottobre 1784) 
"n° 42 una casa ad uso di fattoria... con frantoio da olio, magazzini ad uso di granaio, stalla, forno, cantina sotterranea, fornace da mattoni, piaggiane con buche da grano ed annessi con terre parte lavorative, parte ulivate, parte vignate, parte boschive e prative e sode a pastura, parte poste in Castelnuovo e parte nel popolo di Santa Luce di stiora 546 e pertiche 63,3/10 "

 Complessivamente....le stanze dell'immobile erano diciotto: esse comprendevano l'abitazione del fattore, del sottofattore, gli alloggi delle guardie campestri e alcuni ambienti di "rappresentanza". Quindi, in base a quanto sopra, è proprio il "Palazzo", l'edificio indicato come "casa da padrone"distaccato dal contesto della fattoria, che la Pia Casa richiede al Granduca di non allivellare:

 "Che si tenga sospesa l'allivellazione della casa da padrone...composta di diciotto stanze, affinchè possa rimanervi il comodo dell'abitazione per il fattore e sua famiglia e per le due guardie fintante che sussisterà l'Amministrazione...Che parimente si sospenda l'allivellazione o la vendita del casamento denominato il Magazzino di Fattoria..., non solo per il comodo della stalla e fienile per i cavalli tanto del fattore, quanto delle guardie, del qual comodo manca affatto la casa da padrone..."

 La richiesta sembrerebbe parzialmente accolta: infatti, dall'analisi dell'Estimo del 1795, risulta che l'edifìcio è stato comunque allivellato, ma l'allivellatario è proprio il fattore della Misericordia, Pietro Pardini, che lo utilizza "come sua abitazione".  La descrizione poco si discosta da quella registrata nell'estimo del 1795 redatto dall'ing. Andreini, così riportata, sotto i possessi dello stesso Pietro Pardini:

"casa che serve di sua abitazione posta dentro il Castello di Castelnuovo composta di nove stanze a tetto, frantoio d'olio, mezzanini ad uso di granaio, stalla, forno, pollaio ed una stanza che resta sopra la porta del Castello denominata il Guardiolo "

 In circa due secoli, l'edificio si è più che raddoppiato passando dalle 3-4 stanze del 1513 alle nove stanze più accessori del 1795: risulta evidente che ciò è avvenuto in ottemperanza alle esigenze logistiche ed economiche che la fattoria andava costantemente modificando con l'aumento della produzione. Infatti, nell'edificio confluivano tutti i raccolti della tenuta che i contadini conducevano con i barrocci alla fattoria di Castello dove erano immagazzinati: è immaginabile la confusione che doveva regnare in certi periodi dell'anno. Pertanto era necessario ampliare il numero dei vani destinati all’ immagazzinaggio e al servizio delle attività lavorative.

Nell'estimo del 1795, a "Bernardi Giulio, canonico Andrea, auditore Ranieri e Gaetano d'Anton Baldassarre, Nobili pisani" è riportato il possesso di una "seconda" fattoria:

 "... .una casa che serve ad uso di fattoria che prima serviva per uso dei Governatori della Pia Casa di Misericordia composta di n° 22 stanze...con scala al di fuori e magazzino annesso il quale prima serviva a uso di Chiesa della Compagnia soppressa della Madonna... "

 Il complesso sopra descritto è l'attuale gruppo di edifìci collocati alla sinistra dell'arco d'ingresso alla corte del castello, che in tempi diversi assolse al ruolo di "rappresentanza" della Pia Casa e residenza dei Governatori.

Il nostro aveva accesso solo dalla via interna al castello, l'attuale strada carrabile ad est non esisteva ancora; solo una scalinata aperta sulla Strada che va al Castello immetteva nei campi e conduceva alle cantine.

Il palazzo era di dimensioni più ridotte rispetto all'attuale conformazione, infatti, i numeri 15, 16, 17, 18 e 19, che oggi fanno parte del fabbricato, erano sei case di proprietà di famiglie che lavoravano nel castello stesso: Angiol Maria Filippi, Sebastiano, Francesco, Jacopo Faccenda, Giovanni Giubbilini, Giuseppe Taddei ecc.  L'edificio si sviluppava su tre livelli. Il piano terra era adibito a funzioni prettamente di servizio alla fattoria, quali stalle, magazzini, depositi ecc., invece ai piani superiori si trovava l'abitazione vera e propria (molto probabilmente l'alloggio del fattore), articolata in salotti, scrittoi, molte stanze da letto e al piano primo oltre ad ulteriori camere e salotti, vi era collocata la cucina.

 L’ "Inventario dei mobili ed altro della Fattoria di Castello fatto questo dì 16 settembre 1785 "permette di calarsi virtualmente in quell'atmosfera che vi si respirava alla fine del '700. Sale arredate con dipinti a soggetto floreali e nature morte inserite in ricche cornici dorate o verdi, tappeti ovunque, e poi: candelabri in ottone, lucerne, attaccapanni e una serie infinita di oggettistica che andava a riempire, tavoli, tavolini, credenze. Al primo piano, in una sala da pranzo, si elencavano cioccolatiere in rame, tazze da tè e da caffè, bottiglie e bicchieri. Particolarmente significativo era l'arredo delle camere (tutte simili tra loro) che consisteva in:

"un inginocchiatoio, un armadio a muro con ante di legno noce e maniglie di ottone, un crocefisso di legno, un quadretto antico rappresentante San Pietro, un letto a due panconi, due quadretti ottangolari, un saccone di canapetta, materasse, guanciale e capezzale, un lavamano di legno con catinelle in maiolica, una seggetta con vaso ed un orinale, una testiera per parrucche"

"Nello Scrittoio: un letto a due caprette con tavole, un saccone di canapetta e capezzale in lana, un orinale, cappellinaio di legno a muro, lavamano di legno con catinelle in maiolica, una testiera da verruca, tre quadri di stampa con cornici verdi, una tavola piccola, un tavolino a libretto, un leggio, un calamaio"

E ancora; "BESTIAMI ED ARNESI DI STALLA DI FATTORIA: un cavallo stornello di anni 10, un mulo castrato di anni 5, una mula di anni 10, una mula morella di anni 3, 4 selle per cavalcare, 2 dette da stanghe e sue brache, 5 briglie, un barroccio con 4 pettorali, un barroccio con cesta"

Da questa semplice descrizione, è percettibile quale doveva essere la vita che pulsava nel castello: "lavoratori, mezzajoli. Guardie e stipendiati" si aggiravano all'interno dello stesso per tutto l'arco della giornata. Era una sorta di borgo nel borgo, indipendente ed autonomo, apparentemente chiuso al resto del territorio.

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Tu ammazzi un uomo morto -  Parole che il fiorentino Francesco Ferrucci avrebbe detto al capitano imperiale Francesco Maramaldo, il quale avuto prigioniero il Ferrucci, dopo la rotta di Gavinana (3-8-1530) infierì su di lui già ferito e morente.

  La barzelletta di chiusura...

Un italiano entra in una banca di New York e chiede di parlare con un impiegato addetto ai prestiti. Dice all'impiegato che deve recarsi in Italia per due settimane e che ha bisogno di un prestito di 5.000 dollari.
Il funzionario gli dice che la banca richiede alcune forme di garanzia per concedere un prestito. Così l'italiano tira fuori le chiavi di una nuova Ferrari. La macchina parcheggiata in strada di fronte alla banca.
L'italiano consegna anche il libretto di circolazione e i documenti dell'assicurazione.
Il funzionario accetta di ricevere l'auto come garanzia collaterale del prestito. Il presidente della banca e i suoi funzionari si fanno quattro risate alle spalle di un italiano che utilizza una Ferrari da 250 mila dollari come garanzia di un prestito di soli 5.000 dollari. Un impiegato della banca si mette alla guida della Ferrari e la parcheggia nel garage sotterraneo della banca.
Due settimane più tardi l'italiano ritorna, restituisce i 5.000 dollari e paga gli interessi pari a 15 dollari e 41 centesimi. Il solito funzionario gli chiede:
- Gentile Signore, siamo veramente lieti per averla avuta come cliente e questa operazione andata molto bene. Però, ci deve scusare: siamo un pò confusi. Abbiamo assunto qualche informazione sul suo conto e ci siamo resi conto che lei è un multimilionario in dollari. Quello che ci chiediamo è perchè lei si sia dato la pena di chiedere un prestito per 5 mila dollari.
L'italiano risponde:
- Secondo lei dove posso trovare a New York un posto dove parcheggiare per due settimane la mia Ferrari per 15 dollari e 41 centesimi e sperare di ritrovarla al mio ritorno?

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