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Ogni 15 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 47 del 15 - settembre - 2004 |
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questa volta ti segnaliamo: |
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Tutta la storia del teatro a Rosignano con due nuove pubblicazioni nell'area Download: # UNA VITA PER IL TEATRO ALL'OMBRA DELLE CIMINIERE di Dino Lessi direttore per 60 anni, che saluta i nostri lettori dall'alto dei suoi 103 anni e 8 mesi - con galleria foto # Il teatro Solvay: 50 anni nella storia culturale di Rosignano con galleria foto # Presentazione del nuovo lavoro di P. Ircani Menichini frutto di tre anni di ricerche. Accessibile dalla targa sulla sinistra della prima pagina del sito. # Passa da VESPINO e partecipa ai sondaggi proposti - NO politica, NO polemica, SOLO senso civico. Aprire gli occhi e collaborare con VESPINO = MENO SUDDITO + CITTADINO. # Manca un mese al 2° compleanno del sito: festeggeremo con un regalino riservato ai 300 iscritti di questa NL, il raggiungimento dei 25.000 accessi e 4.000 download. (Nella prossima saprete che cosa) Benvenuto ai nuovi iscritti e non vi perdete le NL precedenti. Sono QUI Tutto sul menu a sinistra del sito |
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Chi
abbia cominciato a leggere questo libro per conoscere la storia del
Teatro Solvay, all'inizio proverà una certa delusione, trovandosi
d'innanzi non un uomo che parla di avvenimenti teatrali, bensì un
bambino curioso che descrive quello che vede dalla finestra di un
appartamento pieno di sole nella Volterra dei primi del secolo:
l'intero panorama della Val di Cecina, con le sue colline verdi e le
foreste che si estendono fino al limite dell'orizzonte. La
finestra - quella, naturalmente, della sua cameretta - era
l'osservatorio abituale del bambino: nei giorni di bel tempo egli
trascorreva gran parte della giornata con la faccia appiccicata ai
vetri per vedere quello che avveniva sotto di lui. Era affascinato
soprattutto dal viavai di carrozze e barrocci lungo la tortuosa strada
che da Volterra conduceva alla frazione delle Saline: in questo
piccolo paesino esisteva, infatti, il Monopolio di Stato per
l'estrazione del sale, un prodotto di cui ancora oggi è ricco il
sottosuolo di tutta la zona circostante e che all'epoca veniva messo
sul mercato per uso casalingo. Sempre
da questo osservatorio il bambino vedeva il corso del fiume Cecina
ombreggiato da enormi alberi e, più oltre, un'enorme foresta presso
Ponte Ginori, località pressoché disabitata. Da
quegli anni lontani foresta ed alberi sono scomparsi, e il terreno si
è talmente abbassato al punto che, alla fine del corso del fiume, si
può vedere un bel tratto del mare Tirreno. Le ragioni di tale
fenomeno sono da ricercarsi nei milioni di tonnellate di sale che, nel
corso di circa ottantacinque anni, sono stati estratti dal sottosuolo
dalla Società belga dei fratelli Solvay, per la fabbricazione di
carbonato di sodio ed altri prodotti. I sonnolenti Volterrani, che
solo oggi fanno udire la loro voce di protesta contro la Società
Solvay, impegnati come erano con l'alabastro, se ne infischiavano di
quello che avveniva nel loro territorio. I Cecinesi, ai quali era
stato offerto di impiantare la fabbrica belga nel loro paese, si
opposero decisamente, per buona fortuna del Comune confinante di
Rosignano Marittimo, alle cui pendici sorse questa fabbrica ed un
paese, ora, di circa sedicimila abitanti. Quel
bambino curioso, che sarebbe il sottoscritto - nato a Volterra il 10
Gennaio 1901, divenuto grandicello, abbandonata la casetta dei nonni,
rientrato in famiglia con i genitori -, dopo aver frequentato di
malavoglia i modesti studi e giunto ormai alla età di 17 anni, partì
alla volta di Milano per lavorare sotto la guida degli zii materni,
occupati nel teatro. Egli
vide il mare per la prima volta dal treno, nel tratto Cecina-Livorno,
durante quel viaggio verso la capitale lombarda - un viaggio che si
rivelò interminabile, dato che dovevamo cedere il passo alle tradotte
militari avviate verso il fronte di guerra. Arrivò a Milano verso le
ore 10 del giorno successivo; poi, dietro indicazione di alcuni
passanti, prese il tram a trazione elettrica, raggiungendo
l'abitazione degli zii - posta in via del Carmine, nei pressi di
Piazza della Scala -, dove venne accolto a braccia aperte. Con
i tre cuginetti visitò le cose più importanti di questa grande
metropoli. Al terzo giorno andò ad aiutare lo zio, impegnato come
"trovarobe" presso la Casa Cinematografica "Comerio
Films". Questo
zio apparteneva ad una famiglia di artisti: suo padre era stato
pittore scenografico al "Teatro Regio" di Torino; il
fratello maggiore era direttore d'orchestra in Germania; un altro
fratello, infine, abitava anch'egli a Torino e faceva il pittore e
restauratore di quadri nelle chiese della capitale piemontese. La "Comerio Films" si trovava in un palazzo di via Serpelloni (una traversa di Corso Venezia) di proprietà dello stesso Cav. Luca Comerio, e serviva soprattutto da studio fotografico per le grandi dive dell'epoca. Eravamo ai primi anni del cinema e Milano, dopo il primo esperimento di Torino, aveva raggiunto il primato in questo campo e vantava ben tre Case Cinematografiche di un certo rilievo: La "Milano Films", la "Lombardo Films" e la già citata "Comerio Films". In tale periodo il cinema era muto, e furoreggiavano i grandi attori provenienti dal teatro come Lyda Borelli, Francesca Bertini, Lidya Quaranta, Pina Menichelli, Tullio Carminati, Gustavo Serena, Amleto Novelli, ecc. I testi cinematografici venivano talvolta scritti anche da insigni letterati: in questi casi, al posto del solito accompagnamento con il pianoforte, veniva ingaggiata un'orchestra composta da musicisti di valore. A
quell'epoca non esistevano i proiettori e i riflettori, e nelle
giornate di ciclo coperto era impossibile lavorare. Le attrezzature
che servivano da scenario, inoltre, erano cose del tutto
inimmaginabili: per i fìlms ove agivano tre o quattro persone
erano sufficienti due telai alti quattro metri e larghi due, posti a
V, che facevano da sfondo all'azione degli attori - i quali, peraltro,
pronunciavano frasi che poco o nulla avevano in comune con la lingua
italiana. Da una parte c'era il Direttore artistico con uno
"scartafaccio" in mano che guidava l'azione. Quando il
soggetto esigeva la presenza di più persone, la scena veniva ampliata
con l'aggiunta di altri telai, di mobili e tendaggi ove le nostre
attrici si aggrappavano con le mani nei capelli fingendo isterismi o
svenimenti. Vicino al palazzo della "Comerio" vi era,
inoltre, un grande cortile recintato da una palizzata ove venivano
riprese azioni esterne davanti ad una scena dipinta; queste ultime,
tuttavia, potevano essere girate, secondo le necessità, anche nella
pubblica via, a contatto coi passanti. L'operatore
- un normale fotografo - se ne stava a dieci metri di distanza con una
comune macchina fotografica fissata su un cavalletto. Con un panno
nero in testa per inquadrare la scena che doveva riprendere, azionava
la manovella per scattare i fotogrammi...(e
passo dopo passo, la storia continua incalzante fin quasi a fine
secolo...) |
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Gli
scienziati della NASA hanno costruito una specie di cannoncino per
lanciare dei polli morti alla velocità massima possibile contro i
parabrezza degli aerei di linea, degli aviogetti militari e della
navetta Space Shuttle. |
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http://calademedici.altervista.org Il sito del porto turistico locale per consentirti di far conoscere la tua attività. |
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Cosa bolle in pentola? Ancora tante pubblicazioni e nuove grandi gallerie fotografiche sono in preparazione. In programma la ristrutturazione generale del sito per allargarlo a tutte le frazioni del comune, mantenendo il lungomare come punto di partenza privilegiato. I tempi saranno necessariamente lunghi. Per questa volta è tutto, riceverete il prossimo numero il 1/ottobre/2004. Grazie per averci seguito fin qui. |
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