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Ogni 15 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 45 del 15 - luglio - 2004

   

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AMBIENTE E SOCIETÀ A ROSIGNANO NEL XVI SECOLO" di Paola Ircani Menichini (opera pubblicata)  

Il Castello

Il Castello era posto sul "Poggio" di Rosignano. Costruito nel Medioevo per la difesa dagli attacchi che potevano venire dal mare, fu smantellato dai fiorentini dopo il 1433. (Già nel secolo VIII conosciamo l’esistenza di una corte longobarda e di un palazzo di campagna Posto sul poggio di Rosignano, il Reietti da certa la fortificazione solo nel 1080, allorché un tale Ubaldo del fu Lamberto, che dimorava presso la pieve di san Giovanni rifiutò in mano di Pietro abate del monastero di san Felice a Vada, un pezzo di terra situato appunto al Castello. Nel Medioevo i proprietari della fortificazione furono diversi, essa fece parte dei beni della Marca di Toscana. I margravi Goffredo (morto nel 1069) e Beatrice, a loro volta donarono il Castello agli Arcivescovi pisani che in seguito l’affittarono ai privati. Il possesso degli Arcivescovi fu confermato l’11 luglio 1139 da re Corrado imperatore. Nel secolo XIII la fortificazione fu salda in mano al Comune di Pisa, mentre agli Arcivescovi rimase il possesso di case e terreni nel suo interno. Con la caduta della città anche la fortezza di Rosignano fu sottomessa a Firenze (1406). Nel secolo XV le mire espansionistiche di Milano sotto Gian Galeazzo Visconti (1379-1402) si diressero verso la Toscana e Venezia, che a loro volta avevano ingrandito i loro territori. La formazione di forti stati regionali nell’Italia centrale condizionò la politica reciproca che si avvalse anche della "collaborazione" delle compagnie di ventura. Nel 1424 Milano occupò Forlì; Firenze reagì senza successo. Formò lega con Venezia, mentre uno dei suoi capitani, il Piccinino, disertò a favore di Milano. Sull’invasione di Rosignano da parte di Niccolò Piccinino scrive l’Ammirato- "Così gli pervenne in mano Lari col Podestà e col vicario insieme... Né Rosignano, né Campiglia furono più sicuri, nell’uno dei quali Niccolò delle Calvane, e nell’altro Belcaro Serragli restaron prigioni... mentre in quel di Pisa si danno a’ nimici Vada, e altri luoghi di Maremma..... Nel 1434 i fiorentini, ripresa la zona, dettero ordine di smantellare il fortilizio superiore del Castello di Rosignano riducendolo a castellare. Anche i castelli di Orciatico, Lajatico e Pietra Cassa che avevano consentito all’invasione di Niccolò Piccinino furono così declassati). 
All'epoca dei nostri Estimi, dopo che l'ultima velleità libertaria di Pisa e del suo territorio era stata consumata da quasi una cinquantina di anni, esso era solo una fortificazione decaduta, diventata parte di un paese di campagna, a volte molestato dalle incursioni dei "mori". In una partita estimale lo troviamo così descritto: "Una presa di terra soda, lavoratia, orti, dove sono buche da grano, posta dove è fondato il Castello..." (seguono alcuni confini) "a 8' via della Fonte... 19' Strada Maremmana... et staiora 70 a corda detrattone tutte le case, mura et muraglie che fussino nel Castello, et borghi dentro a predetti confini...".
(La seconda capitolazione di Pisa fu del 1509, dopo una guerra "lunga e feroce" che l’aveva prostrata completamente. Impoverita, ridotta a 10.000 abitanti " ... era assediata dalle paludi e dalla malaria. Nel 1562 il Castello di Rosignano venne di nuovo rifortificato a causa delle incursioni dei corsari turchi “mori” che molestavano la zona di notte. Marco d'Antoni di Lugano ne diresse i lavori ).
Di struttura semplice, dagli Estimi il Castello risulta formato da una via principale, delimitato dalle mura "castellane" e da una grotta. Aveva la sua porta protetta ancora dalla fortificazione detta "rivellino". Un toponimo del Borgo, "Carbonaie", aveva origine da un'altra fortificazione, una specie di fossato che girava intorno le mura e che era possibile traversare solo con il ponte levatoio. Nel 1551 le "carbonaie" sopravvivevano anche in un Fosso detto appunto del Castello.
Come nucleo più antico ed isolato, il Castello fu sede storica delle autorità: nel 1551 una delle principali era l'"Ufitiale della Corte e Banco di Rosignano", generalmente un notaio (nel 1545 fu ser Andrea di Pietro Mancini da Palaia); la sua casa, compresa tra le mura e la via, era usata anche come prigione. Gli Estimi del 1551 ci tramandano anche il nome di Bernardino "messo".
Nel Castello erano poco più di una trentina di abitazioni; sono citate anche alcune botteghe: tra queste un celliere per tenere il vino di Francesco e Leonardo Pagnini e la bottega del fabbro Matteo di Francesco di Bartolomeo.
L'abitazione più grande e bella del Castello apparteneva all'Arcivescovado e faceva il paio con un'altra con una bottega sotto, posta sulla cosiddetta "Piazza della Casa del Vescovado" nel Borgo, a confine con la "Piazza" e il "Poggetto di Pasquinello". Se entrambe avevano una buona stima da parte dei periti dell'Ufficio dei Fiumi e Fossi, altrettanto non si poteva dire di altre abitazioni del Castello che avevano poco valore o erano rovinate a causa delle recessioni demografiche del secolo XVI.
Era nel Castello anche la chiesa di santo Ilario, che nel 1540, sembra, fu unita a san Giovanni Battista e da allora assunse il doppio titolo (san Giovanni Battista e Ilario) e forse la sede (ma non risulta ancora dai nostri Estimi). In essa era situata la Cappella di san Girolamo proprietaria di diversi pezzi di terra nella campagna e soggetta ad estimo.
Infine una "via della Citema" (cisterna) al Castello appare citata nel Registro 2090bis del 1544.

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Deus ex machina (Dio "parla" dalla macchina) -  Nella tragedia greca la divinità veniva fatta scendere dall'alto mediante una macchina a corda, perché in genere l'intervento del dio serviva a risolvere una situazione insolubile. L'espressione si usa per indicare in un'opera letteraria una situazione inattesa e non giustificata. Indica anche una persona o un evento che servono a risolvere felicemente una situazione complicata. 

  La barzelletta di chiusura...

Due napoletani, Ciro e Antonio, dopo aver speso tutti i soldi nella grande Milano si ritrovano con il problema di come tornare a casa!
Decidono allora di separarsi per un momento e chiedere l'elemosina onde racimolare la cifra necessaria per far ritorno nella loro calda Napoli.
Si danno perciò appuntamento alla stazione di Milano nel giro di un'oretta. Dopo un'ora, i due si ritrovano e Ciro chiede ad Antonio come gli sia andata. Antonio risponde:
- Cirù, è proprio vero... i settentrionali sono gente fredda... pensa un po', mi sono camuffato per bene da povero cieco e mi son messo a Piazza Duomo con un cartello con sù scritto "POVERO CIECO HA FAME" e nonostante tutto ho racimolato solo 11 euro. A te invece com'è andata?
E Ciro:
- Ho raccolto tremila euro...
Antonio rimane allibito ed esclama:
- E come hai fatto?
Ciro con molta calma glielo spiega:
- Semplice Toni'... sono rimasto qui in stazione, ho preso un pezzo di carta e con una matita ho scritto: "POVERO MERIDIONALE VUOLE TORNARE A CASA!"

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Cosa bolle in pentola? Ancora pubblicazioni e nuove grandi gallerie fotografiche sono in preparazione. Grazie per averci seguito fin qui. Per questa volta è tutto,  riceverete il prossimo numero il 1/settembre/2004. Sono sospese le due NL d'agosto, ma non le nuove pubblicazioni sul sito.