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Ogni 15 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 43 del 1 - luglio - 2004 |
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Il
paesaggio litoraneo
All'inizio
del XIX sec. il paesaggio costiero e il paesaggio collinare
contermine, appaiono ancora fortemente caratterizzati:
il primo per lo più, desolato e praticamente spopolato; il secondo
antropizzato e coltivato. Le
ragioni sono sostanzialmente da ricondursi a molteplici motivazioni,
ma senz' altro la più determinante era costituita sicuramente dalle
persistenza di vaste aree palustri nelle quali viveva la zanzara
anofele portatrice delle terribili «febbri terzane» (Da
nord della città di Livorno fino all'estremo sud di Torre Mozza, e un
susseguirsi di paludi e paduletti. Il Mazzanti ne menziona 30 al 1830,
così denominate: dell'Isola, di Mortaiolo, della Contessa, di Stagno,
della Lama Larga, del Lamone, dell' Altura, Paludetta, di Villa Padula,
di Ponente, di Levante, della Mazzanta, dello Scarico, delle
Querciolaie, di Staio, della Morcaiola, del Seggio, Paludetto, di
Rimigliano, del Mulinaccio, dei Pratacci, Montegemoli, di Piombino,
della Sdriscia, de Pitti, dell'Olmo, delle Bandittelle, dei Corsi, di
Vignale, di Torre Mozza. Cfr. L. CHERUBINI, A. DEL Rro, MAZZANTI, Sviluppo
e prosciugamento dei paduli nella Provincia di Livorno, «La
gestione delle risorse idriche», Roma, Edizioni delle Autonomie,198
fig. 1 p. 175.) Ad esse, non secondariamente si affiancavano la paura per la costante presenza di briganti, i quali trovavano un sicuro rifugio nella bassa, ma folta macchia mediterranea; è un terrore affatto irrazionale, incursioni piratesche sono ancora possibili in epoca napoleonica. Non minore male, era la mancanza di una adeguata omogenea rete viaria. L'unica infrastruttura era la via dei Cavalleggeri, (o del Littorale) utilizzata per le «scorrerie» appunto, dei Cavalleggeri. Essa aveva origine dal Porto di Livorno, e genericamente veniva descritta come «strada lungo la Marina di Livorno per ogni parte lungo la spiaggia». Di impianto antico congiungeva la città Livorno al Principato di Piombino, passando per le Comunità di Rosignano, Bibbona, Castagneto e Campiglia. Per gran parte del tratto a sud del fiume Fine, la via dei Cavalleggeri era poco più di un viottolo di terra battuta che in occasione delle frequenti piogge, si trasformava immediatamente in un vero e proprio fiume di fango, nonostante che la via fosse già stata restaurata sotto la Reggenza, nel 1753, al fine di «rendere più facile ai cavalleggeri la guardia del littorale». Tant' è, che i traffici commerciali la utilizzavano solo marginalmente, preferendo a questa la via marittima, (almeno fino al 1825, anno in cui venne riqualificata la via Maremmana) meno veloce, ma senz'altro più sicura e tranquilla. Le uniche strutture edilizie presenti, erano le torri e i fortilizi di avvistamento e sporadiche «case da lavoratore» (Con tale termine venivano indicati, gli edifici rurali destinati ad accogliere le famiglie dei lavoratori: il lavoratore era una figura «distante» dal contadino: con lavoratore, si voleva indicare colui che svolge tutte le mansioni lavorative periodiche e occasionali). Il Manetti afferma che queste architetture militari «hanno costituito per secoli un punto di riferimento per sparuti abitatori come pastori, pescatori o boscaioli che vivevano in capanne provvisorie...le stesse relazioni parlano di come la torre fornisse loro un rifugio dai pericoli di varia natura e in alcuni casi costituisse un centro di raccolta data la presenza presso la torre di una piccola cappella ove si recava saltuariamente un sacerdote coraggioso». Alcuni viaggiatori e studiosi della prima metà del 1800 in parte, vengono a confermare questa situazione. Nel 1832, il georgofilo Lapo de' Ricci, effettua una «corsa agraria nelle Maremme» immediatamente dopo «Viaggio antiquario per la via Aurelia da Livorno a Roma compiuto nel 1831 da un certo Abate P. Pifferi: entrambi descrivono il paesaggio che si trovano ad attraversare. Il primo, fornisce un inquadramento soprattutto agronomico, ma con spunti descrittivi molto significativi; il secondo, narra le vicende occorsegli durante il viaggio, attraverso descrizioni dei luoghi e delle situazioni, non prive di «licenze» e fantasie letterarie che comunque rappresentano, ancorché in forma accentuata, una situazione di effettivo degrado territoriale. Lapo de' Ricci ripercorre l'intero territorio maremmano attraverso la visita alle principali tenute agrarie locali (Tenuta del Terriccio, Fattoria di Rosignano, Tenuta Cecina e la Tenuta di Bolgheri). Egli
attraversa anche la Tenuta di Vada, ma ne riporta solo alcune
annotazioni: non ci è dato saperne il motivo; probabilmente questa era ormai del
tutto inattiva. Infatti da lì a pochi anni (1839), dopo la morte del
vescovo Ranieri (1836),
il granduca Leopoldo II metterà a livello la tenuta, compensando la
curia vescovile con un' adeguata rendita economica fissa. Anche dalla «Memoria sul rifacimento dell' Aria della Pianura di Vada e nelle adiacenti colline di Rosignano» redatte dall'Ing. Bombici, nel gennaio 1829, emerge pienamente lo stato di degrado del luogo. Infatti, viene evidenziato che le 4000 stiora, per lo più concentrate nell'area costiera della tenuta di Vada erano costituite da terra «in gran parte macchiosa, paludosa, frigida, pantanosa, e resa inondata or più or meno dalle acque piovane anche nelle stagioni estive» Ritornando alle relazioni della «corsa agraria» di Lapo de'Ricci, da esse emergono in modo eclatante tutte quelle contraddizioni territoriali messe in evidenza all'inizio del presente paragrafo. L'autore,
dopo aver rilevato la situazione oltremodo favorevole dei centri
collinari di Rosignano e della Tenuta del Terriccio, si appresta a
percorrere la via Maremmana, (che da sud dell'attuale centro di San
Pietro - odierna intersezione tra la S.S. 206 e la ex S.S. 1 -
prendeva il nome di via Emilia), trovandosi, quindi, ad attraversare
il fiume Cecina sul nuovo ponte ligneo progettato dall'Ing. Alessandro
Manetti, ai cui lati si trovavano due «imponenti fabbriche, quali
servivano anticamente di Casa d'Amministrazione della tenuta, e ora
sono ridotte a comodo di locanda». Queste sono le uniche costruzioni
da lui rilevate fino al confine della tenuta di Bolgheri. (L'
autore non indica la presenza delle strutture militari costiere, forse
perché queste si trovano collocate più vicine al mare ad una
distanza variabile, ma comunque superiore al chilometro, e quindi non
molto visibili da terra. Oppure, molto più realisticamente, non le ha
menzionate perché non di interesse agrario.) Nel
descrivere la Tenuta di Cecina, in relazione «ai vasti piani che si
estendono fino al mare», Lapo dé Ricci rileva che questi .
.. danno un'idea dell' abbandono in cui si trova la cultura maremmana;
bestiami vaganti di ogni specie e di ogni razza, abbandonati a loro
medesimi, scorrono dal poggio al piano, dal bosco al seminativo
distruggono sovente i teneri getti delle piante nei boschi, come le
messe nei campi. Ed
ancora: campagne
spaziose e abbandonate fino alla riva del mare con poca macchia in
vicinanza di quello; bestiami vaganti senza direzioni senza guida, e
però magri e stentati, offrono miserabile spettacolo al viaggiatore
atterrito per quella solitudine, che non trova abitazione o ricoveri
di animali fino alla casa detta i Casoni ... tutto è squallore e
abbandono…. Di
contro, quando entra nella tenuta di Bolgheri, proprietà dei conti
Della Gherardesca, gli si presenta una situazione assai diversa, che
descrive in tale modo: Un
viale diritto indica che si va per quello in un luogo abitato non solo
ma signorile ancora. Un vasto fabbricato, che serve ad uso granaio, e
di magazzino di custodia per le grasce, e unite al quale sono ampie
stalle capaci di contenere cinque a seicento pecore, i bestiami
vaccini, ed anche le bufale, presenta 1'aspetto di un grande
stabilimento agrario.. .entrati nel lungo stradone che da S. Guido
conduce a Bolgheri noi percorremmo uno spazio di circa tre miglia. Da
primo esso traversa terreni seminativi, o di bassa boscaglia, e quindi
coltivati, entrando in mezzo ai quali si trovano delle capanne per il
bestiame assai da lodarsi per la buona intelligenza nel costruirle,
come 1'accuratezza, e per la proprietà nel mantenerle. La
relazione continua con gli elogi rivolti ai proprietari per le
condizioni favorevoli in cui si trovano a viver «mezzaioli»: non
possiamo astenerci da rilevare i buoni effetti della filantropia del
conte della Gheradesca ... È bello a vedere la situazione agiata,
nella quale ha posto i contadini mezzaioli della tenuta, giacché
essendo entrati nelle case loro gli abbiamo trovati cibarsi di pane
bianco, e provvisti di carni salate, come di ottimo vino, ed abbiamo
osservato le loro case bene e decentemente corredate di mobili e di
biancheria quanto nelle provincie più ricche di Toscana. Altresì,
però, anche in questi luoghi, sulla costa, nei pressi dell'area del
naufragio, deve rilevare una situazione di danno ambientale: Prima
di lasciare le fabbriche di S. Guido volgemmo l'occhio alla spiaggia
del mare coperta in molti punti di bosco, e che in uno spazio di circa
braccia 400 (mt. 223) (1 braccio =
mt. 0,58) presentava soltanto la
vista di tomboli d'arena spogliati di piante, e che in quel punto
impediscono il libero scolo alle acque. Dimandammo il perché, e ci fu
detto che un taglio improvido di macchia fatto sulla riva del mare
aveva prodotto quel tombolo, e ad onta di tutte le precauzioni non era
mai riuscito di potervi allignare di nuovo il bosco impedito
dall'imperversare del vento; ed infatti tutti gli alberi anche lontani
due miglia dal mare hanno i loro rami sporgenti verso terra per la
forza e l'impeto di quello.
Ben più negativa ed
esageratamente incisiva, appare la descrizione del territorio costiero
data dall' Abate Pifferi. Come,
d'altronde, non risulta particolarmente lusinghiera l'immagine che fa
emergere della popolazione maremmana: gli
uomini di questi luoghi presentano una fisionomia assai truce: sono di
mediocre statura e di una informe corpulenza, sono bruni, e con occhi
infossati.. Essi parlan poco, e sono assai ignoranti; ma se
gl'interrogate, vi rispondono con civiltà, e fino a diventare noiosi. L'opera,
scritta sotto forma di lettere inviate al sig. Glasgow (storico, amico
dell'autore), riporta tutte le vicende accorse all' abate e al suo
amico CH. Wilson, durante il viaggio intrapreso, percorrendo la costa,
da Livorno a Roma. Il viaggio ebbe inizio il 20 ottobre 1831 e terminò
il 1 novembre 1831. Nella
sua «Lettera prima», si legge:
immaginatevi ... una pianura di circa 20 miglia di lunghezza, e
di altrettanta larghezza, piena di vigorosa vegetazione, e sparsa solo
di qualche grande capanna, dove abitano i custodi del bestiame, che
pascola nella medesima, e vi formerete un'idea di questa valle, che
principia poco prima di giungere a Vada, e va fino alla torre di S.
Vincenzo sul terminare di essa incomincia un folto bosco, che sormonta
poi le vicine montagne... Il fiume Cecina ... bagna tutta la pianura
... e vi forma un picciolo stagno nel luogo della sua imboccatura... Le
situazioni fin qui descritte (soprattutto dal Pifferi), denotano un
certo degrado sociale e territoriale alle quali però, la politica
granducale, da tempo cercava una soluzione. Infatti,
già Pietro Leopoldo I, con l'importante riforma comunitativa che, per
l'area di nostro interesse, ebbe la sua attuazione con il Regolamento
Generale per la Provincia Pisana (1776) (A
tal riguardo vedi: S. ROSSI, PL. FERRI, Una comunità della Toscana
Lorenese: ROSIGNANO (1765-1808), Pontedera, Comune di Rosignano Marittimo,1989)
,dette l'avvio ad alcune delle
più importanti riforme tese a riqualificare il territorio. Inoltre,
a più riprese, con l'emissione di editti, furono erogati
finanziamenti da parte dello stato per incentivare la costruzione di
case da «lavoratori» (1782/'87), al fine di migliorare fa qualità
di vita dei mezzadri. (Con editto
del 1787 il Granduca Leopoldo I concesse a coloro che fabbricavano
case rurali, il rimborso di un quarto delle spese a titolo di
incoraggiamento). Nel
complesso, però, come riporta il Bortolotti, «Le modifiche nel
paesaggio umanizzato nella Maremma durante il secolo XVIII furono
abbastanza ridotte, e certo quasi impercettibili. Queste modifiche
derivavano in ogni caso da decisioni politiche assunte dal governo
senza apporto dell'iniziativa locale, con fini principali
politico-sociale». Infatti
la politica granducale, si trovò osteggiata dalle potenti famiglie
locali di nobili origini, che anteponendo il proprio interesse a
quello delle comunità, spesso portarono ad un impoverimento del
territorio. Gli
sporadici interventi territoriali che si attuarono, furono il
riassetto e la rettifica della rete dei fossi ai fini di dare inizio
all' opera di bonifica che si completerà nel secolo successivo. Nel
periodo della breve parentesi napoleonica, l'unica trasformazione
rilevabile sull' area costiera, fu la realizzazione della direttrice
San Vincenzo-Piombino (via della Principessa) . Le
modifiche più importanti avranno inizio proprio negli anni
immediatamente successivi ai viaggi di cui sopra, con l'appoderamento
della Tenuta di Vada (1839) e la costituzione del nuovo centro di
Vada, gli appoderamenti della tenuta Granducale della Cecina e lo
sviluppo del vecchio nucleo del «Fitto» che darà origine al centro
abitato di Cecina. Altri interventi porteranno a sviluppare anche i
centri urbani esistenti che, grazie alle migliorate condizioni
igienico-sanitarie della pianura, vedranno un aumento della
popolazione stabile. L'intensificazione delle opere di bonifica, attuate sotto Leopoldo II, e il conseguente riassetto del preesistente, dettero un ulteriore sviluppo all' attività agricola, attività che andò ad estendersi anche a territori che fino a quel momento non erano stati sfruttati. L'opera risanatoria si completò con l'impianto di estese pinete su terreni demaniali a difesa dei nuovi territori bonificati. (Pinete di Vada, Cecina ecc.) Per assistere ad uno sviluppo importante del territorio costiero, e la susseguente urbanizzazione, bisognerà attendere la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, quando, a seguito dell'incremento della rete viaria e la costruzione della linea ferroviaria, si avrà uno sviluppo industriale in pianura, e l'inizio di una sorta di turismo balneare. Tali fenomeni metteranno in moto un processo che porterà, sia alla fondazione di nuovi centri urbani, sia al rafforzamento di quelli esistenti. Di contro, si darà avvio a quel lento, e costante spopolamento (fortemente accentuato nel secondo dopoguerra) dei centri collinari…, ma questa è un' altra storia. |
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Una
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