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Ogni 15 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 43 del 15 - giugno - 2004 |
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LA
CHIESINA DEL MARE
Il
silenzio avvolge la pianura: si ode soltanto il suono sommesso della
risacca. Campi
brulli e desolati, su cui si innalzano le tamerici dai bianchi fiori,
circondano la Casa Morgantini ed il Lillatro. La
villa, con adiacente casa acquistata dalla Soc. Solvay dal sig. Ugo
Morgantini alla fine del 1912, è adibita a direzione dei lavori dello
stabilimento sino al l maggio 1915, data in cui l'ing. Tricot comunica
a Monsieur Chardin che detta direzione verrà trasferita negli uffici
provvisori della casa Santa Rosa, all'interno dello stabilimento. Nell’ottobre
del 1916 la casa padronale è proposta momentaneamente come scuola per
i figli dei dipendenti e dei ragazzi della borgata; tale scelta è
comunicata nella lettera del 25 ottobre 1916: "/ nostri
operai dimoranti nella cites e nella borgata hanno chiesto una scuola
per i loro ragazzi. La scuola è obbligatoria da 6 a 12 anni. Le
scuole, attualmente, sono: a Rosignano, a più di 4 chilometri; a
Vada, a più di 4 chilometri; a Castiglioncello, a più di 3
chilometri. Dunque è impossibile mandarvi i loro
figli senza disagio. I nostri operai in questione hanno in totale 37
ragazzi dei due sessi dai 6 ai 12 anni, che arrivano a 50 con i
ragazzi degli altri abitanti della borgata. Dopo la guerra, dovremo
creare una scuola e nominare dei maestri; se noi vogliamo fare
qualcosa, sarà tutto a nostre spese. Abbiamo un
fabbricato che potrebbe servire da scuola, è stato il nostro ufficio:
vi sono due grandi sale che potrebbero servire per le classi e quattro
stanze e una cucina che potrebbero essere l'alloggio per il maestro.
" La
scuola sarà approntata ad ottobre del 1923, ma già dall'anno prima,
su pressanti richieste della popolazione, si è pensato di dare alla
casa Morgantini un nuovo ed importante compito. Lasciamo
parlare i documenti. Il
4 marzo 1922, don Paganelli, parroco di Rosignano Marittimo, invia una
lettera al rag. Carlo Leoni, segretario della Soc. Solvay,
prospettandogli l'acquisto, per lire ottanta, di un bellissimo altare
(in buono stato e di una certa eleganza, ha ancora il ciborio) dalla
Casa del soldato. "In
tal modo si potrebbe sollecitare l'apertura della Cappella, tanto più
che anche Sua Eccellenza il Vescovo desidererebbe, se possibile, fosse
aperta avanti Pasqua ". La
Cappellina, prosegue don Paganelli, dovrebbe essere dedicata a Santa
Cecilia, "...in
ossequio della Signora del direttore dello stabilimento Solvay. " Anche
le lettere di Sua Eccellenza il Vescovo Giovanni Piccioni (4 Aprile
1922) e di padre Soglietto (19 Giugno 1922) ci parlano dell'apertura
di una Cappella provvisoria "nella parte lato monte" di casa
Morgantini. La
Cappella di S. Cecilia rimane, però, nella tradizione popolare, la "Chiesina
del mare " In
essa celebrava messa il pievano di Rosignano, don Paganelli, e il suo
Cappellano, don Paolino Parducci. Qui
funziona la scuola di catechismo nei pomeriggi di martedì, giovedì e
sabato. Il
sacramento della Comunione viene impartito ogni due anni, alternandosi
con Castiglioncello. Nel periodo dal 1922 al 1926, fino a quando, cioè,
la Cappellina rimane sotto la Parrocchia di Rosignano Marittimo, vi è
stato un solo conferimento della Cresima (Mons. Giovanni Piccioni), in
data 11 Marzo 1923: sono stati ammessi 12 ragazzi (unico padrino il
Sig. Lami) e 21 ragazze (unica madrina la sig.ra Maria Oddono) -
vedasi registro archivio allegato -. La
cappella è dotata di armonium preso a noleggio dalla ditta Pietro
Napoli e di una campana acquistata dalla Soc. Solvay presso la
fonderia Rafanelli. E'
la Soc. Solvay che invia ogni volta, per qualsiasi cerimonia, un
proprio mezzo a Rosignano Marittimo a prelevare il sacerdote ed a
riportarlo a dimora. Nell'archivio
parrocchiale del capoluogo abbiamo ritrovato i registri dei battesimi,
delle cresime, dei defunti, ma non dei matrimoni celebrati nella
Cappella di Santa Cecilia perchè i matrimoni venivano, comunque,
celebrati a Rosignano Marittimo e non compare, pertanto, la dicitura "nella
cappella Solvay" o "nella Chiesina di Rosignano
Solvay". Nei
quattro anni suddetti sono registrati 9 defunti e 18 battesimi. La
popolazione, dunque, aumenta e, con essa, anche l’esigenza della
presenza costante di un pastore, che non sia part-time, ma tutto
dedito alla vita spirituale del nuovo paese. Finalmente
Mons. Piccioni nominerà il Rettore della Chiesa Succursale di
Rosignano Solvay. A don Ezio Rivera, che assumerà tale ufficio dall' 1 novembre 1926, verrà
concesso un alloggio adiacente alla Cappella messo a sua disposizione
dalla Soc. Solvay sin dal 28 Ottobre. Don
Ezio avrà l'uso della Cappella col suo arredo, una sovvenzione annua
di lire 2.000 e 1' alloggio, dapprima uno di tre stanze e l'anno
successivo un quartierino di sei stanze. Tutte le altre spese saranno
a carico del sacerdote e dei fedeli e aiuteranno con le loro offerte
(così scriverà alla direzione Solvay Mons. Piccioni, Vescovo di
Livorno, Massa e Populonia). Documenti
della Solvay ci testimoniano che la società Solvay paga lire 15
mensili alla sig.ra Ilia Marinari "per
la pulizia della Chiesa dell 'agglomerazione " e da al
ragazzo Chiti Danilo, "che
presta servizio alla Chiesa", un assegno mensile che, dall'1
Gennaio 1928, viene elevato da lire 15 a lire 25. In
altro documento si parla, addirittura, di lire 2.000 al Curato e di
lire 1.400 per spese di pulizia e mantenimento della Cappella. La
Cappella è dislocata in una zona molto scomoda ed è pur sempre una
piccola Cappella, anche se gli assidui sono una ristretta minoranza. Il
popolo di Rosignano non ha ancora una Chiesa conveniente per il culto
di Dio e don Ezio si mette in moto. Nasce così il Comitato pro Chiesa che si riunisce, per la prima volta, come recita l'allegato documento, lunedì 29 Agosto 1927 alle ore 20,30 nei locali del Teatro Solvay. |
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Dal volume GABBRICCI di Iacopo Cadore Quochi (per gentile concessione dell'autore, classe 1916)
TRAGEDIA
A LIVORNO (l0 Aprile 1991)
(1) Quella
sera il
cielo era pieno di stelle che brillando stavano a guardare. Il
silenzio della notte incombeva nell'aria: tutto era bello, ricco di poesia. Una
nave partì dal porto carica di cento quaranta passeggeri. Improvvisamente sinistri
bagliori illuminarono tutt'intorno, annunciando un'apocalittica tragedia: due
navi in fiamme. Tutti
guardarono atterriti. Anche
il mare pianse perchè
nessuno potè salvarsi. Di
notte, i loro spiriti cantarono
con le sirene la canzone della vita perduta e al mattino, volando sul mare, essi guardarono la costa per l'ultimo saluto ai loro cari. Dalla banchina una mano fece un cenno di addio, una lacrima solcò un volto, una voce portata dall'onda rispose: "Ciao, ciao, ciao!"
(l) Segnalazione con targa al III Trofeo "Alessandro Barraco" Livorno 1993. * * * Dal volume Così è la vita di Iacopo Cadore Quochi LIBECCIO A galoppo come un cavallo impazzito, scuoti tutte le cose e rendi limpido il cielo. Sei il libeccio, vento ribelle, capace di farti temere, pronto a ritirarti in sussulti inattesi. Vieni dai mari e da terre lontane disfatte dal sole, da deserti brucianti l'anima, da ricordi che portano le impronte di un'antica sete. Cavalchi le onde che si infrangono insieme al mare, contro la scogliera, depositando salsedine nell' aria spargendo un gusto di sale. Quei giorni sei "l'indomabile". I marinai e i gabbiani faticosamente lottano con te. Ti sentiamo fischiare, incutendo sgomento alla fantasia. Dopo tre giorni le tue ire si placano, portando di nuovo la bonaccia e la serenità nei cuori. |
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Una
signora di 68 anni, insoddisfatta della propria esistenza
di moglie e casalinga decide di dare una svolta alla sua vita. |
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Cosa bolle in pentola? Una lunga serie di pubblicazioni e nuove grandi Gallerie fotografiche sono in preparazione. Grazie per averci seguito fin qui. Per questa volta è tutto, riceverete il prossimo numero il 1/luglio/2004 |
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