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Da: "
quella Chiesina del mare…" di Carlo Mancini (opera pubblicata)

LA CHIESINA DEL MARE

Il silenzio avvolge la pianura: si ode soltanto il suono sommesso della risacca.

Campi brulli e desolati, su cui si innalzano le tamerici dai bianchi fiori, circondano la Casa Morgantini ed il Lillatro.

La villa, con adiacente casa acquistata dalla Soc. Solvay dal sig. Ugo Morgantini alla fine del 1912, è adibita a direzione dei lavori dello stabilimento sino al l maggio 1915, data in cui l'ing. Tricot comunica a Monsieur Chardin che detta direzione verrà trasferita negli uffici provvisori della casa Santa Rosa, all'interno dello stabilimento.

Nell’ottobre del 1916 la casa padronale è proposta momentaneamente come scuola per i figli dei dipendenti e dei ragazzi della borgata; tale scelta è comunicata nella lettera del 25 ottobre 1916:

"/ nostri operai dimoranti nella cites e nella borgata hanno chiesto una scuola per i loro ragazzi. La scuola è obbligatoria da 6 a 12 anni. Le scuole, attualmente, sono: a Rosignano, a più di 4 chilometri; a Vada, a più di 4 chilometri; a Castiglioncello, a più di 3 chilometri.

Dunque è impossibile mandarvi i loro figli senza disagio. I nostri operai in questione hanno in totale 37 ragazzi dei due sessi dai 6 ai 12 anni, che arrivano a 50 con i ragazzi degli altri abitanti della borgata.

Dopo la guerra, dovremo creare una scuola e nominare dei maestri; se noi vogliamo fare qualcosa, sarà tutto a nostre spese. 

Abbiamo un fabbricato che potrebbe servire da scuola, è stato il nostro ufficio: vi sono due grandi sale che potrebbero servire per le classi e quattro stanze e una cucina che potrebbero essere l'alloggio per il maestro. "

La scuola sarà approntata ad ottobre del 1923, ma già dall'anno prima, su pressanti richieste della popolazione, si è pensato di dare alla casa Morgantini un nuovo ed importante compito.

Lasciamo parlare i documenti.

Il 4 marzo 1922, don Paganelli, parroco di Rosignano Marittimo, invia una lettera al rag. Carlo Leoni, segretario della Soc. Solvay, prospettandogli l'acquisto, per lire ottanta, di un bellissimo altare (in buono stato e di una certa eleganza, ha ancora il ciborio) dalla Casa del soldato.

"In tal modo si potrebbe sollecitare l'apertura della Cappella, tanto più che anche Sua Eccellenza il Vescovo desidererebbe, se possibile, fosse aperta avanti Pasqua ".

La Cappellina, prosegue don Paganelli, dovrebbe essere dedicata a Santa Cecilia, "...in ossequio della Signora del direttore dello stabilimento Solvay. "

Anche le lettere di Sua Eccellenza il Vescovo Giovanni Piccioni (4 Aprile 1922) e di padre Soglietto (19 Giugno 1922) ci parlano dell'apertura di una Cappella provvisoria "nella parte lato monte" di casa Morgantini.

La Cappella di S. Cecilia rimane, però, nella tradizione popolare, la "Chiesina del mare "

In essa celebrava messa il pievano di Rosignano, don Paganelli, e il suo Cappellano, don Paolino Parducci.

Qui funziona la scuola di catechismo nei pomeriggi di martedì, giovedì e sabato.

Il sacramento della Comunione viene impartito ogni due anni, alternandosi con Castiglioncello. Nel periodo dal 1922 al 1926, fino a quando, cioè, la Cappellina rimane sotto la Parrocchia di Rosignano Marittimo, vi è stato un solo conferimento della Cresima (Mons. Giovanni Piccioni), in data 11 Marzo 1923: sono stati ammessi 12 ragazzi (unico padrino il Sig. Lami) e 21 ragazze (unica madrina la sig.ra Maria Oddono) - vedasi registro archivio allegato -.

La cappella è dotata di armonium preso a noleggio dalla ditta Pietro Napoli e di una campana acquistata dalla Soc. Solvay presso la fonderia Rafanelli.

E' la Soc. Solvay che invia ogni volta, per qualsiasi cerimonia, un proprio mezzo a Rosignano Marittimo a prelevare il sacerdote ed a riportarlo a dimora.

Nell'archivio parrocchiale del capoluogo abbiamo ritrovato i registri dei battesimi, delle cresime, dei defunti, ma non dei matrimoni celebrati nella Cappella di Santa Cecilia perchè i matrimoni venivano, comunque, celebrati a Rosignano Marittimo e non compare, pertanto, la dicitura "nella cappella Solvay" o "nella Chiesina di Rosignano Solvay".

Nei quattro anni suddetti sono registrati 9 defunti e 18 battesimi.

La popolazione, dunque, aumenta e, con essa, anche l’esigenza della presenza costante di un pastore, che non sia part-time, ma tutto dedito alla vita spirituale del nuovo paese.

Finalmente Mons. Piccioni nominerà il Rettore della Chiesa Succursale di Rosignano Solvay.

A don Ezio Rivera, che assumerà tale ufficio dall' 1 novembre 1926, verrà concesso un alloggio adiacente alla Cappella messo a sua disposizione dalla Soc. Solvay sin dal 28 Ottobre.

Don Ezio avrà l'uso della Cappella col suo arredo, una sovvenzione annua di lire 2.000 e 1' alloggio, dapprima uno di tre stanze e l'anno successivo un quartierino di sei stanze. Tutte le altre spese saranno a carico del sacerdote e dei fedeli e aiuteranno con le loro offerte (così scriverà alla direzione Solvay Mons. Piccioni, Vescovo di Livorno, Massa e Populonia).

Documenti della Solvay ci testimoniano che la società Solvay paga lire 15 mensili alla sig.ra Ilia Marinari "per la pulizia della Chiesa dell 'agglomerazione " e da al ragazzo Chiti Danilo, "che presta servizio alla Chiesa", un assegno mensile che, dall'1 Gennaio 1928, viene elevato da lire 15 a lire 25.

In altro documento si parla, addirittura, di lire 2.000 al Curato e di lire 1.400 per spese di pulizia e mantenimento della Cappella.

La Cappella è dislocata in una zona molto scomoda ed è pur sempre una piccola Cappella, anche se gli assidui sono una ristretta minoranza.

Il popolo di Rosignano non ha ancora una Chiesa conveniente per il culto di Dio e don Ezio si mette in moto.

Nasce così il Comitato pro Chiesa che si riunisce, per la prima volta, come recita l'allegato documento, lunedì 29 Agosto 1927 alle ore 20,30 nei locali del Teatro Solvay.

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

 Dal volume GABBRICCI di Iacopo Cadore Quochi (per gentile concessione dell'autore, classe 1916)

 

TRAGEDIA A LIVORNO  (l0 Aprile 1991)  (1)

Quella sera

il cielo era pieno di stelle

che brillando stavano a guardare. 

Il silenzio della notte incombeva

nell'aria:

tutto era bello, ricco di poesia. 

Una nave partì dal porto

carica di cento quaranta passeggeri. 

Improvvisamente

sinistri bagliori

illuminarono tutt'intorno, 

annunciando un'apocalittica tragedia: 

due navi in fiamme.

Tutti guardarono atterriti.

Anche il mare pianse

perchè nessuno potè salvarsi.

Di notte, i loro spiriti

cantarono con le sirene

la canzone della vita perduta 

e al mattino, volando sul mare, 

essi guardarono la costa

per l'ultimo saluto ai loro cari.

Dalla banchina una mano 

fece un cenno di addio, 

una lacrima solcò un volto, 

una voce portata dall'onda 

rispose: "Ciao, ciao, ciao!"

 

(l) Segnalazione con targa al III Trofeo "Alessandro Barraco" Livorno 1993.

* * *

Dal volume Così è la vita di Iacopo Cadore Quochi

 

LIBECCIO

A galoppo come un cavallo impazzito, 

scuoti tutte le cose e

rendi limpido il cielo.

Sei il libeccio, vento ribelle,

capace di farti temere,

pronto a ritirarti in sussulti inattesi. 

Vieni dai mari e da terre lontane disfatte dal sole,

da deserti brucianti l'anima,

da ricordi che portano le impronte

di un'antica sete.

Cavalchi le onde che si infrangono 

insieme al mare,

contro la scogliera,

depositando salsedine nell' aria 

spargendo un gusto di sale.

Quei giorni sei "l'indomabile".

I marinai e i gabbiani

faticosamente lottano con te.

Ti sentiamo fischiare,

incutendo sgomento alla fantasia. 

Dopo tre giorni

le tue ire si placano,

portando di nuovo la bonaccia

e la serenità nei cuori.

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Busillis -  L' espressione avrebbe avuto origine dall'errore di un chierico, che dovendo tradurre la frase latina in diebus illis  (in quei giorni)  e avendo malamente diviso le parole in die busillis non riusciva a comprendere la parola busillis. Donde l'uso di dire: qui sta il busillis, per dire: qui sta la difficoltà.

  La barzelletta di chiusura...

 Una signora di 68 anni, insoddisfatta della propria esistenza di moglie e casalinga decide di dare una svolta alla sua vita.
Così la mattina esce, si reca dal parrucchiere per un'acconciatura all'ultima moda, dall'estetista per un trucco da vamp, e trascorre buona parte del pomeriggio a far spese per rivoluzionare il suo armadio.
La sera, tutta entusiasta del suo operato, si prepara ad accogliere il marito. Lui apre la porta e se la trova di fronte in posa sexy, tacchi a spillo, calze a rete, minigonna vertiginosa e bustino di pelle e pizzo.
Rivolgendosi a lui:
- Amore, secondo te quanti anni mi danno?
Lui la fissa, ci pensa un attimo e risponde:
- Non saprei... IO TI DAREI L'ERGASTOLO!!!

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