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Da: "C'era una volta un brigantino"  per gentile concessione dell'arch. Stefano Rossi  (di prossima pubblicazione)

Le strutture militari costiere

...Il sistema di fortificazioni costiere livornesi nasce come sistema di avvistamento marittimo contro le incursioni piratesche e di salvaguardia sia doganale che sanitaria. Si basa su una stretta interdipendenza visiva tra una struttura e l'altra: pertanto la localizzazione di torri molto ravvicinate tra loro (Boccale, Calafuria, Romito) sono dettate, da tale presupposto. Altresì resta incomprensibile come per molto tempo sia rimasto scoperto il tratto di costa tra la Bocca di Cecina e la Torre di San Vincenzo.

Pur essendo questo un quesito la cui risposta risulta assai complessa ed esulante dalla tematica affrontata nel presente lavoro, ci sentiamo, comunque, di azzardare alcun ipotesi. La prima fra tutte, quella di un'insalubrità dell' area che non ha favorito la costruzione di alcun edificio ad eccezione di alcune casette dei cavalleggeri, necessarie perché aventi, come vedremo avanti, la funzione di appoggio alle «scorrerie» dei cavalleggeri e nelle quali era praticamente impossibile vivere. Condizioni, come afferma lo stesso Granduca, che persistono ancora al momento della costruzione dei due forti (1785). Tant'è che questi vengono costruiti direttamente sulla spiaggia.

Se risulta certo che la loro costruzione fu decisa per porre fine a quella evidente smagliatura costituita dal fatto che tra Cecina e San Vincenzo non vi era alcuna struttura di controllo e vigilanza; è altrettanto vero, che tra le intenzioni del Granduca, vi era la primaria volontà di bonificare al più presto tutto il territorio maremmano. Al momento in cui tale operazione fosse posta al termine, le nuove aree strappate alle acque, avrebbero acquisito un forte «valore» sia sotto il punto di vista sociale che economico; con la necessità, quindi, di essere poste sotto controllo doganale e difese: è sotto quest' ottica che riteniamo possibile inquadrare la motivazione dell' edificazione dei due fortilizi.

Qui di seguito si riporta una schedatura desunta da relazioni descrittive dell' epoca o immediatamente precedenti. La prima è risalente al 1749 e si tratta della relazione che il Colonnello O. Warren comandante delle Fortificazioni del Granducato, ha steso per la sua «Raccolta di piante delle principali città e fortezze del Granducato di Toscana», nella quale descrive anche le torri litoranee (sopralluoghi effettuati alcuni anni prima del 1749).

Nella raccolta non è presente, ovviamente, la descrizione dei forti di Bibbona e di Castagneto, essendo stati edificati entrambi nel 1785. Le seconde, sono le relazioni dei viaggi fatti nelle Maremme, dal Granduca P. Leopoldo, negli anni 1770-71 e 1787.

Queste relazioni rappresentano la testimonianza più viva e immediata sia di come tali strutture erano tipologicamente articolate, sia della qualità di vita dei militari che esse vivevano ed operavano.

La torre di Vada

La torre di Vada è conosciuta per la spiaggia che vi è d'avanti,  la quale essendo coperta d'una secca, ed avendo un buon fondo nel mare, bastimenti grossi che non possono entrare nelle cale vengono a dar fondo in questi luoghi nei tempi cattivi.

Egli è però difficile di abbordare sulla costa di Vada, dove vi è una quantità di scogli, gli intervalli dei quali è necessario conoscere per arrischiarvisi anche in filuga.

Questa torre è fondata nel terreno dove è situata alla distanza di circa 400 braccia dal bordo del mare, che probabilmente bagnava il piede, altra volta, e riempiva il fosso che la circonda, ma presentamente non scuopre il mare come sarebbe da desiderarsi.

Essa è la più grande ed una delle più belle che siano sulla costa Toscana, essa forma un gran quadrato sul zoccolo del quale le muraglie sono alzate a piramide tronca, sopra della quale è montata in piombo una batteria di cannoni coperta d'un tetto che la termina. Come vi è fosso largo attorno alli tre quarti di questa torre, il quale riceve l'acque piovane, si attraversa sopra un ponte di pietra di tre arcate, alla fine del quale vi è un ponte levatoio.

Questo fosso che segna dalla parte della terra e alle due vicine è largo di 9,5 braccia ed la controscarpa rivestita ciò che fa presumere che ricevesse altre volte l'acque del mare che vi formavano un piccolo porto essendovi ancora delle campanelle di ferro murate nella torre da questa  parte.

L’interno di questa torre è d'una costruzione assai singolare, e senza alcuna regola, vi sono dei quartieri ragionevoli per il Castellano, ed presidio che vi vien tenuto, li quali sono tutti in volta e vi sono dei pezzi d'artiglieria distribuiti ...() alcuni spazi lasciati nei suddetti quartieri

Alla testa del ponte vi sono varie fabbriche fatte sulla contrascarpa, le quali servono per quelli che si muoveranno in questo luogo, dove alloggiano le guardie destinate per la conservazione dei diritti di S.E.M.I. li soldati della torre vi alloggiano anch' essi nelle stagioni favorevoli.

Li contorni della torre di Vada sono piani ed ella è circondata massime in levante da gran paludi che rendono l'aria di questi contorni molto malsana, di modo che è assai difficile agli uomini di sostenervisi  però si vede che le truppe che vi vengono mantenute hanno l'aria d'essere sempre malate.

Ciò nonostante questo luogo è sempre stato rinomato in ogni tempo a causa dell' asilo che li bastimenti un poco considerabili vi trovano nei tempi burrascosi.

Questa è la causa che nel costruire la torre di Vada si à avuta l'attenzione di farvi sopra un fanale di muro dove nelle notti oscure s'accende del fuoco per indicare ai bastimenti che sono in pericolo la strada che devono tenere per salvarsi.

Artiglieria: vi sono in questa torre: tre pezzi del calibro da10 libbre,tre pezzi da due libbre, un pezzo da una libbra, due spingarde, dodici moschetti a minia e delle munizioni a proporzione. Ciaschedun soldato ha il suo fucile. Questa torre è distante 22 miglia da Livorno (Worren pagg 327-328) .  

La torre di Vada è grande, bella e ben situata; i quartieri nuovi annessi, cappella, quartiere del cappellano e soldati e dogana nuova, sono buoni ben fabbricati e distribuiti ma la torre medesima, benché solida e buona con buona e forte batteria sopra, di dentro non ha comodo veruno; vi è l'acqua ma non buona; però passabile, di una polla che è dentro la torre.. ..L’aria della torre di Vada è cattiva per i molti paduli la circondano e sempre la gente vi è soggetta a febbri terzane, benché il presidio presente composto tutto di paesani ne soffra molto meno (1787) (P. Leopoldo p. 461)....

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Alea jacta est (Il dado è tratto). Frase pronunciata da Cesare (secondo Svetonio in "Vita di Cesare") nel passare con le truppe il fiume Rubicone che le leggi romane vietavano di passare in armi. Indica una decisione irrevocabile. 

  La barzelletta di chiusura...

 In un afoso giorno di agosto, un uomo è fermo al semaforo di una strada alquanto trafficata. Ha il finestrino aperto ed il braccio rigorosamente penzolante. Sempre a semaforo rosso gli sfreccia vicino un tizio su uno scooter che gli urla nel finestrino:
- La conosci la Vespaaaaaa?!?!
E si allontana velocemente. Scattato il verde l'uomo parte e naturalmente risorpassa il tizio sulla Vespa. Al successivo semaforo rosso si ferma e si vede sfrecciare di nuovo la Vespa con quello sopra che gli grida:
- La conosci la Vespaaaaaa?!?!
A semaforo verde riparte e risorpassa il quanto meno "ambiguo" personaggio sul motociclo. Ancora un semaforo rosso, guarda nello specchietto retrovisore e vede una cosa che si avvicina a gran velocità, scarta sulla sinistra e gli sfreccia affianco:
- LA CONOSCI LA VESPAAAAAA?!?!
L'automobilista è sempre più stupito. Riparte quando scatta il verde e va verso una strada in discesa. Alla fine della discesa c'è un curvone in corrispondenza del quale vede una Vespa schiantata contro un albero ed un tizio per terra rantolante.
Accosta la macchina e si ferma per prestare soccorso al malcapitato. Questi è in una pozza di sangue, ha sicuramente un braccio rotto e diverse ferite in tutto il corpo. L'automobilista mettendogli un braccio sotto la testa gli fa:
- Come ti senti? Non ti muovere! Ma come mai mi chiedevi se conosco la Vespa?
Il ferito con un filo di voce...
- Ma dove diavolo stanno i freni?...

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