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Da: Una comunità della Toscana Lorenese: ROSIGNANO (1765-1808) Popolazione, Insediamento ed Ambiente di 

 Stefano Rossi e P.L.Ferri.

La rete viaria nella Comunità di Rosignano (1765-1808)

Parallelamente ad un assetto viario principale che serviva l'intero territorio maremmano, esistevano reti stradali secondarie comunitative, che risultavano, spesso, come nel caso di Rosignano, distinte, con una dinamica indipendente e senza forti correlazioni con le principali. Tale maglia viaria seguiva una funzionale gerarchizzazione dettata dall'uso, che portava alla distinzione in: strade comunitative, maestre e non e strade «interpoderali» o «private». L'insieme delle strade dipendenti dalla comunità sono descritte accuratamente nel «Campione» del 1783, («Libbro delle strade di comunità di Rosignano e Castelnovo descritte in pianta in quest'anno 1783» dall'agrimensore Giuseppe Maria Ciampi.) con lo scopo primario di definire le competenze e le responsabilità del loro mantenimento. Una delle conseguenze immediatamente successive fu un riordino dell'assetto viario con minor dispersione di capitali, che vennero così utilizzati per le direttrici di maggior flusso commerciale a favore dell'economia privata, investendo più razionalmente il «capitale comunitativo». A ciò si contrappose un «rovescio della medaglia» intrinseco del sistema di attuazione adottato. Infatti, delineando le responsabilità della Comunità, il momento esecutivo dell'operazione, fu attuato mediante l'accollo della manutenzione delle strade ai privati, i quali approfittando dell'occasione, speculavano risparmiando sul materiale impiegato nei lavori ottenendo, come risultato, una imperfetta esecuzione delle opere. Nonostante la supervisione del provveditore alle strade, (una nuova carica con funzione di controllo sui lavori pubblici) la suddivisione in strade Regie, Comunitative e l'obbligo di compilare degli stradari in ogni comunità nonché di mantenere le strade effìcienti, migliorerà la situazione solo parzialmente date le condizioni economiche e sociali diverse da comunità a comunità.

Di contro, si incrementò «l'assunzione avventizia» dei lavoratori alla giornata che spesso venivano impiegati nei lavori pubblici

Affrontando la viabilità nella comunità di Rosignano, oltre che a rilevare una «autonomia» della rete viaria locale rispetto a quella granducale a lunga percorrenza, è possibile identificare nel contesto comunitativo alcune direttrici di maggiore rilievo per il collegamento interno ed esterno.

L'orografìa e la morfologia del territorio di Rosignano, permise il flusso viario principale solo agli estremi longitudinali di esso, (Via dei Cavalleggeri, lungo la costa Tirrenica, Via Maremmana, nella valle tra le colline livornesi e pisane), senza coinvolgere e quindi servire, la realtà comunitativa che riuscì ad organizzarsi rispondendo con una fitta rete secondaria, propria di una viabilità che immettendosi, inevitabilmente, nelle direttrici più importanti, di fatto ne assunse la funzione primaria.

Infatti se analizziamo per esempio, il ruolo che viene ad assumere la via Maremmana nel tratto gestito dalla Comunità di Rosignano, si rileva che questa divenne a sud dell'osteria dell'Acquabona, una strada secondaria, disagevole e poco frequentata, mentre le sue funzioni principali venivano spostate sulla rete secondaria attraverso il dirottamento del traffico dall'incrocio dell'Acquabona verso il Borgo di Rosignano, sia per scambi commerciali, che per una garanzia di sicurezza personale e delle merci. 

 Il traffico di passaggio continuava poi verso sud immettendosi sulla via di S. Antonio; in prossimità del fiume Fine giunta presso l'osteria e mulino del Riposo, si diramava in due tronchi, uno diretto al porto di Vada, l'altro, attraverso la proprietà della Mensa Arcivescovile, si collegava di nuovo con la via Maremmana nel territorio Comunitativo di Riparbella. Questa parte di viabilità è apparsa immediatamente la più importante e rappresentativa; infatti oltre che attraversare l'intero territorio comunitativo assumeva dei ruoli non indifferenti nel contesto economico e commerciale di Rosignano risultando anche sotto il profilo tecnico, la via più grande come dimensione in carreggiata e in lunghezza di percorso. Le diramazioni che subiva erano dirette, la prima verso il porto di Vada, che andò ad assumere una importanza notevole a livello economico, la seconda, presumibilmente a servizio di tutto il territorio della Mensa Arcivescovile, assolveva ai compiti di direttrice di collegamento «veloce», che come precedentemente detto, venne a mancare alla via Emilia o Maremmana. Un altro tracciato che assumeva una certa importanza era rappresentato dalla via della Cava che collegava il borgo di Rosignano con Castiglioncello, la quale articolandosi alla base delle alture a tramontana, era l'unica via più breve per immettersi sulla «strada dei Cavalleggeri» in prossimità della fattoria di Portovecchio, per dirigersi successivamente, a nord verso Livorno.

Quest'ultima risultava un tracciato discretamente carrabile (in funzione di una Cava di Pietra per lastricati stradali in località Cotone) che assorbiva anche il traffico terrestre per l'approvvigionamento del sale nei magazzini del porto livornese. La via Volterrana, che aggirando il colle sul quale si ergeva il castello di Rosignano, si immetteva sulla via Emilia; pur non risultando una via di traffico principale in passato probabilmente collegava con la «potente» città di Volterra tramite un percorso tortuoso che interessava direttamente anche la comunità di Castellina e Riparbella. La strada di S. Antonio da Padova per Castelnuovo, era completamente sterrata e di piccole dimensioni, non rappresentava ancora una linea di collegamento importante, vista la consistenza rappresentata dal piccolo borgo di Castelnuovo.

L'insieme di strade interpoderali e vicinali stanno a dimostrare la tesi ormai accertata della loro spontaneità, ma non casualità di formazione, essendo il risultato di un percorso abitudinale e quindi più comodo, dettato dalle necessità oggettive di spostamento per lavoro e commercio all'interno del territorio comunitativo. 

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Dieu et mon droit (Dio e il mio diritto) Motto della Casa reale britannica, usato sembra per la prima volta da Riccardo Cuor di Leone.

  La barzelletta di chiusura...

 Il vigile Gennaro Esposito viene investito da un'automobilista e purtroppo muore. Arrivato in Paradiso non conosce ancora nessuno per cui chiede a San Pietro se lì vi fossero almeno dei suoi colleghi. San Pietro scuote la testa dicendo che in Paradiso vigili partenopei non se ne erano mai visti e consiglia a Gennaro di cercare in Purgatorio... ma anche lì nessun vigile napoletano si era mai visto.
Credendoli tutti all'inferno il nostro amico ormai sconfortato scende ancora fino ad incontrare Satana, e gli chiede:
- Scusate signor Satana, ppe' caso, avesse visto quacche vigile napoletano qui?
E Satana risponde:
- No guagliò, quà vigili napoletani non si sono mai visti! Ma... hai provato ancora più sotto?
E Gennaro:
- Ancora più sotto?!? Scusate ma... dopo Paradiso, Purgatorio e Inferno, che altro ci può stare ancora più sotto?
E Satana con naturalezza:
- Il Bar...

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