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Ogni 15 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 39 del 15 - aprile - 2004

   

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  FLASH STORICI SULLA NOSTRA ZONA DAGLI ETRUSCHI IN QUA

 LA FAVOLA DI NATALE DEL 1957

Non c'era una volta un ponte... no, no, non sono pazzo, voglio solo raccontare una dolcissima favola che accadde quarant 'anni fa...!

Era proprio il 1957 a Rosignano e nonostante l'insediamento industriale della società Solvay l'agricoltura era ancora molto fiorente. Le famiglie, sempre molto numerose, vivevano nei poderi che sorgevano qua e là su tutto il territorio comunale e spesso molto distanti dai centri abitati. Per andare a scuola i bambini dovevano alzarsi all'alba e camminare per ore su per le colline, attraversando i campi e le macchie per poi fare ritorno al tramonto... era certamente una vita molto dura! 

In quell'anno il circolo didattico di Rosignano diretto dal dott. Aldo Benincasa pubblicava un giornalino per gli alunni delle scuole elementari sul quale principalmente scrivevano i ragazzi stessi, e fu proprio su questa pubblicazione dal nome "Sei Rose" che apparve una raccolta di scritti riguardanti "i piccoli marciatori di ogni giorno". Storie spontanee scritte dai bambini che dovevano affrontate quotidianamente lunghi tragitti per poter istruirsi, storie che destarono ammirazione e commozione come quella della piccola Marisa Leonzio che chiedeva in regalo un ponte, "un ponte vero" per poter attraversare il torrente Chioma che nella cattiva stagione aveva troppa acqua per essere guadato.

Marisa era una bambina di nove anni figlia di agricoltori ed abitava a Gorgo, una località all'estremo limite del comune di Livorno proprio sul torrente Chioma che ne delimita il confine con il comune di Rosignano Marittimo. La bambina frequentava la quarta classe delle scuole elementari di Nibbiaia, essendo questo il centro abitato più vicino, e tutti i giorni affrontava mille difficoltà nel traversare le macchie che erano sul tragitto. E l'insidia maggiore era proprio rappresentata dalle acque impetuose del torrente che durante la stagione delle piogge poteva essere guadato soltanto con l'aiuto del carro del babbo.

"... il mio babbo ha detto - A novembre ci faccio il ponte così ci passi meglio. - ...delle volte corro per arrivare a casa prima, specialmente quando piove o se no quando viene giù da Mantenero quel vento ghiaccio..."; queste erano le semplici parole scritte da Marisa e che vari quotidiani riportarono parlando del giornalino "Sei Rose".

"Ha chiesto alla Befana un ponte per andare a scuola " scrissero i quotidiani, ed il caso volle che la Befana esaudisse il desiderio. Era una Befana un pò strana, moderna, che invece di stare a cavalcioni sulla scopa magica, guidava comodamente una Alfa Romeo targata Roma. Arrivò all'improvviso a Nibbiaia cercando di Marisa e con lei volle percorrere il lungo sentiero fino al torrente accompagnato ovviamente dai compagni di classe. "Ti regalerò il ponte! "furono le sue parole.

La strana Befana non era altri che un distinto signore con baffi di nome Enzo De Bernart, capo dell'ufficio stampa della CEIAD Columbia, una casa cinematografica che in quel periodo stava girando un film, ormai famosissimo, dal titolo"Il ponte sul fiume Kwai". L'interesse della casa cinematografica era ovviamente mirato a pubblicizzare l'imminente uscita del film e la storia della bambina di Gorgo giungeva a proposito.

Fu ordinato l'immediato inizio dei lavori per poter consegnare alla bambina un ponte identico a quello del film nel giorno della Befana trasformando così una storia di sacrifìci e sofferenze in una dolce favola di Natale.

In pochi giorni la sperduta collinetta di Gorgo fu meta di un continuo pellegrinaggio da parte di giornalisti e fotografi inviati da quotidiani e settimanali. Volevano conoscere nuovi particolari e fotografavano tutto e tutti. Gorgo e la piccola Marisa diventarono famosi e tutta Italia si commosse leggendo la storia di una coraggiosa scolaretta che per raggiungere l'aula di una lontana scuola di campagna affrontava quotidianamente delle difficoltà che sembravano troppo grosse per una bambina così piccola.

La costruzione del ponte risultò più difficoltosa del previsto; era lungo diciotto metri, largo quattro e poggiava su grosse basi di cemento armato. Era interamente in legno e perfettamente somigliante a quello del film diretto da David Lean ed interpretato da William Holden.

Il ponte fu inaugurato ufficialmente domenica 19 gennaio 1958 anche se Marisa lo attraversava già da quanto erano state posate le prime tavole. La cerimonia attirò a Gorgo moltissimi giornalisti, fotografi, operatori televisivi e cineasti e risultò riuscitissima anche se impegni di lavoro impedirono la partecipazione di William Holden che fino a pochi giorni prima era data per certa. C'era la banda che suonava Thè River Kwai March, c'era la scolaresca di Nibbiaia e dintorni, l'affezionatissima maestra Rossana Cecconi, il Sindaco, il Direttore delle scuole, i funzionari della casa cinematografica, le forze dell'ordine e tanti tanti curiosi.

La favola è finita. Niente affatto. Era solo agli inizi...

Un'altro ponte lungo qualche migliaio di chilometri era in costruzione per la piccola Marisa. Avrebbe unito la sperduta collina di Gorgo con gli Stati Uniti, Washington, New York e le altre metropoli americane. Questo grazie all'Organizzazione studentesca per gli scambi internazionali con sede a Washington. Marisa volò così in America con il babbo e la Befana con i baffi, ma senza la maestra alla quale il Provveditore non concesse il permesso nonostante il benestare del Ministero.

In America Marisa fu ricevuta dall'Organizzazione studentesca che l'aveva invitata, fu presentata alla signora Eisenhower, intervenne alla "prima" di gala del film "Il ponte sul fiume Kwai" come ospite d'onore, partecipò a numerose trasmissioni televisive e fu intervistata da centinaia di giornalisti. Conobbe alte personalità e uomini illustri, giocò con i figli del vicepresidente Nixon, vide la Casa Bianca e milioni di altre cose fantastiche.

Al rientro in Italia, Marisa fu accolta da una piacevole sorpresa. Grazie all 'interessamento di Donna Carla Gronchi, che già prima della partenza aveva provveduto ad un corredo di vestiario adeguato per la bambina ed il suo babbo, Marisa potè proseguire gli studi dopo le elementari.

Dal periodico del Circolo “Il Domesticheto” Hobby e collezionismo 

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  POESIE di Danilo Andolfi 

Calafuria

  Qui,  in Calafuria, solo su questo fiordo labronico

lo Scirocco, sensualmente umido, ti scalda il corpo,

il Maestrale con fresche  folate ti stimola i pensieri,

la Tramontana, fredda e tagliente, spiana il mare,  

il Libeccio, impetuoso e potente, ti lava l’anima. 

 

Il Libeccio è  grandioso, impenna il mare in ondate,

l'avventa contro gli scogli frantumandole in mille spruzzi,

piega le tamerici, profuma i pini,  sibila con furia,

poi si placa, rimane amico, si dilegua. E' figlio del mare,

é il nostro vento, il vento labronico. Fremito livornese.

 

I venti impetuosi, il mare spumeggiante, li scogli rosa,

l’azzurro del cielo,  il verde dei pini e dei lecci,

l’amaranto del tramonto, il giallo delle ginestre,

si uniscono per darti l'emozione della livornesità.

E’ Calafuria, qui mi è bello stare, pensare, sognare . . . 

 

Neve

Oggi, qui  a  Milano Marittima,

scende lenta, sui pini sempreverdi

la bianca, soffice, tenera, neve.

 

Prima fiocca pigra, poi turbina,

sembra che voglia ovattare di se

tutta quanta la spiaggia, la pineta.

 

Mi ricorda questa  bianca neve,

quella di Castellina Marittima,

lieve anch'essa, soffice e lieve.

 

Allora le cime dei Sassi Bianchi

s'imbatuffolavano candide,

attirandomi all'esplorazione.

 

Ora, qui nella terra di Romagna,

per un altro, differente  sentire,

lo stupore ancora  si rinnovella.

 

Pare che fiocchi chiamandomi,

per condividere serenamente

insieme, la calma del suo fluire.

 

Gli agugli ancora verdi dei pini

cambiano colore e si piegano

come, lentamente, ho fatto io.

 

 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  In vino veritas (Nel vino sta la verità) - Proverbio antico che si ritrova in gran numero di autori volendo significare che sotto l'influsso del vino si rivela la vera natura dell'uomo e tutto ciò che tiene di regola nascosto.

  La barzelletta di chiusura...

 Due traslocatori devono portare a braccia una cassaforte pesantissima su per le scale di un palazzo. Salgono il primo piano, il secondo, il terzo.
Arrivati al quarto uno dei due sbuffando:
- Senti... io non ce la faccio più! Mentre io mi siedo un attimo qui, tu sali e vai a vedere quanti piani mancano per arrivare dal Cavalier Bonfanti.
L'altro sale le scale e torna poco dopo:
- Allora, c'ho una notizia buona ed una cattiva, quale vuoi sentire per prima?
- Dimmi prima quella buona...che mi tira su.
- Manca solo un piano!
- E quella cattiva?
- Abbiamo sbagliato portone.

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Cosa bolle in pentola? Causa ritardi nella riapertura della Biblioteca Comunale anche noi dobbiamo rallentare, pertanto da questo numero la NL passa ad una frequenza quindicinale. Grazie per averci seguito fin qui. Per questa volta è tutto,  riceverete il prossimo numero il 1/Maggio/2004