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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 36 del 10 - marzo - 2004

   

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questa volta ti segnaliamo:

 INFORMAZIONI SUGLI AGGIORNAMENTI DEL SITO 
Pubblicato: Rivista di Rosignano numero unico dedicato 
alla storia ed alla attività municipale" (1951-1954). 
Gli anni difficili del primo dopoguerra, le grandi difficoltà di un modesto bilancio 
di fronte ad una infinita serie di cose da fare in tutti i settori.  

 Nella Galleria omonima trovi le 74 foto del volume
Grande successo della sezione curata da Paolo Pagnini 
 lavori fotografici da favola e antiche tecniche di stampa
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  FLASH STORICI SULLA NOSTRA ZONA DAGLI ETRUSCHI IN QUA

 IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE

[...] Con la caduta delle posizioni nemiche sul fiume Cecina, il Reggimento continuò l'inseguimento verso nord lungo la costa Tirrenica. Man mano che il Reggimento si spostava inesorabilmente verso nord, dopo il ritiro della sedicesima Divisione SS "Reichsfurer", si incontrarono molte mine ed un incessante fuoco d'artiglieria. La battaglia per la cattura di Rosignano si aprì il tre luglio con il terzo e il primo Battaglione che avanzarono attraverso Vada. Fu evidente che il nemico si era ritirato in gran fretta, ma i prigionieri non furono numerosi. I primi contatti con il nemico dimostrarono che i Tedeschi avevano deciso di fare salda resistenza sulla città.

Piccoli fuochi d'armi si svilupparono in intensi combattimenti ed il nemico con una posizione di osservazione eccellente fece largo uso di pistole S/P, artiglieria e mortai.

Al Reggimento fu comandato di attaccare Rosignano con il terzo Battaglione disposto sulla sinistra ed il primo sulla destra. Lo sforzo principale fu sostenuto dal terzo battaglione che aveva la missione di catturare la città e la strada che conduceva a nord. Dopo una forte opposizione nemica e difficoltà causate dal terreno, gli uomini che guidavano il terzo battaglione entrarono in città con successo, con i carrarmati che guidavano l'attacco; ma le perdite furono pesanti. Benché circondati dal nemico durante la notte si organizzarono punti forti e si riuscì a mentenere le posizioni. Questa situazione venne rilevata la mattina del 4 luglio, quando un plotone della Compagnia "L" si spinse al limite sinistro della città e dalle 18.00 riuscirono a mantenere il possesso di metà del centro.

Il primo battaglione, incontrando molto fuoco nemico, non riuscì a progredire significativamente. La battaglia per la città divenne via via più pesante man mano che il nemico, organizzando i rinforzi, si raggruppava e contrattaccava. I contrattacchi, pur coinvolgendo molti uomini, rallentavano i nostri progressi. I cecchini abbandonavano.

Un numero considerevole di civili era rimasto in città, dato che i violenti combattimenti impedivano la fuga. Molti vennero uccisi e feriti e i partigiani che aiutavano i nostri nei combattimenti ne rimuovevano il più possibile.

Al tempo della cattura della città, c'era infatti la paura che i numerosi morti sparsi sulle strade potessero causare un'epidemia e Rosignano venne interdetta a tutte le truppe, tranne quelle costrette a rimanervi.

I nostri attacchi furono rinnovati l'undici luglio e, dal tardo pomeriggio, il nemico fu respinto. Prendemmo prigionieri, infliggemmo pesanti perdite e ci impadronimmo di un pò di materiale, incluso pezzi di artiglieria. Si scoprì anche che stavano usando carri di legno arrivati dalla Russia.

Nei giorni successivi, il Generale Mark W. Ciark, accompagnato dal Generale Ryder, visitò il Reggimento dove il Generale Clark appuntò personalmente l'aquila d'argento al colletto del Comandante del Reggimento Col. Ashton H. Manhart.

Dopo la presa di Rosignano il Reggimento continuò il suo attacco verso nord con il primo ed il secondo Battaglione sulla linea ed il terzo di riserva. L'avanzata fu lenta a causa delle difficoltà del terreno collinare, delle mine e del fuoco delle S/P. La missione ora era di prendere e liberare Livorno.

Di nuovo i partigiani dettero assistenza, agendo da guide. Le strade erano in pessime condizioni e i genieri non erano in grado di ripararle mentre le truppe avanzavano.

Dopo i combattimenti a nord, attraverso Castelnuovo, in direzione Gabbro i civili ci riferirono che i Tedeschi in ritirata erano delle SS, ragazzi tra sedici e venti anni. Avevano quattro o cinque pezzi di artiglieria, quattro pistole machine e carabine. La maggior parte marciava a piedi, non avendo veicoli. Gli abiti erano consunti, gli uomini sembravano distrutti e non avevano cibo. Lo rubavano ai civili. Si capì che erano stanchi della guerra e disorganizzati.

Il tredici il Reggimento perse uno dei suoi migliori ufficiali. Il Capitano Blumen venne ucciso da una mina mentre era in ricognizione per piazzare i suoi uomini [...]

Estratto da:

Sezione 4a - Resoconto del mese di luglio 135° Reggimento di Fanteria - 

34a Divisione di Fanteria W. H. Schildroth Colonnello, Comandante di fanteria 

Ufficiale: Donaid L. Nabity Capitano, Aiutante di fanteria

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

ASSISI (PG), Santa Maria degli Angeli 

Il rosaio senza spine 

Basilica di S. Maria degli Angeli

Santuario - Convento della Porziuncola 06088 Santa Maria degli Angeli (PG)

Tel. 075/8040511-8051478 (fax). Frati Francescani Minori

Dove si trova:  Dall'autostrada per Perugia si esce al casello terminale, quindi si prosegue lungo la statale 75 (Centrale Umbra), ora superstrada, fina a S. Maria. Stazione FS locale a Santa Maria. 

La Basilica ospita un Museo, visitabile nel seguente orario: tutti i giorni, 9-12 e 14-17.30; da novembre a marzo, solo festivi.

Storia e situazione: La Basilica, uno dei maggiori santuari d'Italia, sorse sul luogo dove prese inizio l'ordine francescano, e dove san Francesco morì, dopo aver ricevuto le stigmate. La chiesa fu eretta tra il 1569 e il 1679, ebbe ricostruito il piedicroce nel 1840 e una nuova facciata nel 1928. Sotto la verticale della cupola vi è custodita la cappella della Porziuncola, rustica chiesetta usata dai primi francescani.

La cosa notevole: Presso la Basilica è visibile il celebre roseto, piccolo spazio di terreno occupato da piante di rose prive di spine.

Informazioni e note:  La tradizione narra che san Francesco, in una notte di gennaio, tentato di lasciare la sua vita di santità e penitenza, uscì nudo dalla cella e si gettò rotolandosi fra i rovi, che da allora si trasformarono in un rosaio senza spine. Nella vicina Cappella del Roseto - sorta appunto sul luogo della capanna abitata dal Santo - un affresco cinquecentesco di Tiberio d'Assisi illustra l'episodio.

Altre notizie: Il medesimo gesto penitenziale è attribuito dalla tradizione a san Benedetto - vissuto sette secoli prima - il quale si gettò appunto nei rovi per vincere la tentazione, presso il Sacro Speco di Subiaco; a memoria del fatto, lo stesso san Francesco innestò poi in quelle spine un roseto ancora esistente

NEMI (RM)

Le straordinarie navi

con cuscinetti a sfere! 

Museo delle Navi Romane (Nernorense)

Via Tempio di Diana 9 

00040 Nemi (RM)

Tel. 06/9368140-9368669

Informazioni: Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo, via Risorgimento 2, 00041 Albano Laziale (RM). 

Tel. 06/9324081.

Dove si trova: Dal Grande Raccordo Anulare di Roma si esce sulla statale 7 (via Appia) e si procede fino a Genzano (16 krn); il Museo è situato lungo la connessione stradale interna con la vicina Nemi. Più lento ma assai più pittoresco il percorso tramite la statale 217 (via dei Laghi), che porta a Nemi. Stazione FS ad Albano Laziale (9 kmn). Visita: ore 9-14.  

Storia e situazione:  Presso la cittadina e situato il piccolo lago di Nemi, di forma ellittica con gli assi di 1800 e 1300 m, e profondità massima di 21 m. Caligola, imperatore romano dal 37 al 41 d. C , per le feste che si davano in onore della dea Diana fece costruire due grandi navi, che vennero varate nel lago, ma purtroppo queste navi durarono poco, perché furono affondate al tempo di Claudio.

Le imbarcazioni giacquero per secoli sul fondo del lago. Furono esplorate nel 1446 da Leon Battista Alberti, nel 1535 da Francesco De Marchi, nel 1827 da Annesio Fusconti; nel 1895 l'antiquario Eliseo Borghi recuperò vari materiali, parte dei quali pervennero nel Museo delle Terme, a Roma.

Nel 1905 Vittorio Malfatti fornì le misure esatte delle navi (m 71 x 24 e 68 x 20), suggerendo per il loro recupero di prosciugare il lago. Ciò venne fatto più tardi nel 1928, lo stato italiano, sotto la direzione di Guido Uccelli, iniziò il parziale svuotamento del lago, e dopo alcuni anni di lavoro le due imbarcazioni vennero completamente tratte in secco. Venne quindi costruito appositamente un grande museo in cemento per ospitare le navi e il materiale già rinvenuto nel 1895. Il Museo delle Navi Romane venne inaugurato nel 1935, ma nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno del 1944 il prezioso patrimonio archeologico e culturale venne distrutto a causa dell'assurdo atto vandalico di alcuni soldati tedeschi, che appiccarono il fuoco al materiale ligneo. Solo alcune parti del fasciame esistono ancora, perché conservate nella Siloteca Cormio di Milano. Dopo la guerra, il Ministero della Manna rimpiazzò i due scafi originali con modelli in scala di un quinto.

La cosa notevole: Le navi erano eccezionali in ogni aspetto per le dimensioni, per le tecniche costruttive, per la lussuosità, per le particolarità ingegneristiche.

Persino la protezione dello scafo dai parassiti del legno era particolarmente efficace, mediante trattamento con solfuro di mercurio seguito da lana catramata e un triplo strato di lamine di piombo.

Cosi ne scrive Andrew Tomas «Queste navi erano molto larghe e lunghe, avevano quattro ordini di rematori a potevano contenere oltre cento persone in trenta cabine ognuna con quattro letti, erano previsti anche locali per l'equipaggio. Le navi erano riccamente decorate, avevano splendidi pavimenti a mosaico con scene dall'Iliade, pareti con pannelli di legno di cipresso, raffinatissime pitture nei locali principali e una ricca biblioteca. Esistevano meridiane che, opportunamente orientate, davano l'ora e non si esclude che gli ospiti fossero allietati da un'orchestra di strumenti a fiato e a pizzico La poppa conteneva una sala di ristoro, assai simile ai nostri ristoranti, e la cucina era certamente molto efficiente, poteva fornire pane fresco agli ospiti e sicuramente la ricchezza delle portate doveva essere adeguata a quella delle decorazioni della sala da pranzo. Alcuni dei reperti ritrovati nelle navi di Nemi costituirono una vera sorpresa. Recipienti di rame per scaldare l'acqua e una rete di tubazioni per distribuirla nei vari locali con rubinetti perfettamente funzionanti e decorati con un gusto squisito. Molti secoli dopo, Colombo e Magellano non avrebbero neppure sognato navi di questa fatta» Gli aspetti più sorprendenti erano proprio quelli tecnici, carrucole, serrature, grandi rubinetti in bronzo a spina perfettamente torniti, pompe a stantuffo, ruote dentate e una grande ancora a ceppo mobile in ferro rivestita di legno, alta 4 metri, molto simile al tipo detto «Ammiragliato» perché brevettata e adottata dalla marina inglese nel 1852.  Ma c'è di più, venne trovato un dispositivo che sfrutta il principio del cuscinetto a sfere.

Osservazioni e note: Ne scrive Wilhelm Sandermann «Queste navi, nascoste nella melma del lago di Nemi, erano fornite di un gran numero di congegni meccanici. Qui compare per la prima volta una combinazione di volano e manovella. Il trionfo della tecnica erano però due piattaforme girevoli, che forse portavano gru o statue. Una di queste piattaforme posava su otto sferette di bronzo disposte a corona, di 4,5 cm di diametro. Ciascuna di queste sferette era provvista di due perni a scudo che giravano in un supporto. La seconda piattaforma girava su rulli conici di legno in essa inseriti. Questo ritrovamento testimonia la genialità dell'antico ingegnere»

Altre notizie: Per la curiosità di chi legge si può aggiungere che a Dejbjerg, in Danimarca, si è trovato un carro celtico destinato al culto funebre nel quale le ruote giravano su cuscinetti a rulli (adatti a sopportare maggiori carichi rispetto alle sfere). Il carro si fa risalire circa al 100 a. C.

Nelle vicinanze del Museo si possono vedere i resti del santuario dedicato a Diana Nemorense, alle cui cerimonie cultuali erano forse connesse le straordinarie navi del lago.

Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili".

  Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Dio me l'ha data e guai a chi me la tocca - Frase pronunziata da Napoleone Bonaparte nell'atto di cingere la Corona Ferrea durante l'incoronazione a Re d'Italia nel Duomo di Milano il 26 maggio 2805. 

La barzelletta di chiusura...

La professoressa universitaria stava terminando di dare le ultime informazioni ai suoi alunni sull'esame finale che avrebbero fatto il giorno seguente.
Terminò dicendo che non ci sarebbero state scuse per chi non avesse partecipato all'esame, a meno che non si fosse trattato di un incidente grave, infermità o morte di un qualche parente prossimo.
Un tipo spiritoso che stava seduto in fondo all'aula domandò con una certa aria di cinismo:
- Tra questi motivi giustificanti, possiamo includere la stanchezza estrema per attività sessuale?
L'aula scoppiò a ridere mentre la professoressa aspettava pazientemente che l'uditorio si calmasse. Quindi, mirò al pagliaccio e gli rispose:
- Questo non è un motivo di giustifica. Poiché la prova sarà di tipo test, può venire e scrivere con l'altra mano... o può rispondere in piedi, se non può sedersi...

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Cosa bolle in pentola ?  Forse qualche ritardo per la chiusura causa trasloco della Biblioteca Comunale, ma faremo il possibile per non interrompere le pubblicazioni.  Grazie per averci seguito fino qui,  Per questa volta è tutto,  Riceverete il prossimo numero il 20/Marzo/2004