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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 35 del 1 - marzo - 2004 |
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Pubblicato: CASTIGLIONCELLO '62: IL NOSTRO SORPASSO di Claudio Castaldi. Non un libro sul film, ma un simpatico ricordo dei giovani locali che vi parteciparono con ogni tipo di ruolo "minore" Nella Galleria omonima trovi le 39 foto del volume Inserita la nuova sezione curata da Paolo Pagnini lavori fotografici da favola e antiche tecniche di stampa Benvenuto ai nuovi iscritti e non vi perdete le NL precedenti. Sono QUI Tutto sul menu a sinistra del sito |
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Da: "Castiglioncello - la necropoli ritrovata" di Gambogi-Palladino - Scaricabile dalla sezione download del sito Nel gennaio del 1889 Martelli,
gravato da difficoltà economiche derivanti dal fallimento di
ambiziosi progetti turistici su Castiglioncello, aveva venduto
l'intera proprietà al barone Lazzaro Patrone e si era trasferito
definitivamente a Firenze. Il nuovo proprietario intraprende quasi
subito la costruzione di un pretenzioso edificio in stile neogotico -
oggi Castello Pasquini - che, inglobando la villa Martelli, modifica
in maniera sostanziale l'assetto ambientale dei luoghi e al tempo
stesso segna la fine di un'epoca. Il successore di Lazzaro,
Fausto Patrone, diverrà ben presto protagonista delle notevoli
scoperte archeologiche che il Sovrintendente Luigi Adriano Milani
realizza a partire dal 1903 nel parco del castello e nelle aree
adiacenti e sarà figura decisiva nella vicenda del Museo Archeologico
di Castiglioncello.
Il Milani è ormai convinto che il "sepolcreto" di Castiglioncello meriti una campagna di
scavi sistematici, che avranno l'appoggio e la collaborazione del
barone Patrone e di altri notabili del luogo. Altri legami lo uniscono
alla piccola stazione balneare: il suocero Domenico Comparetti vi
possiede infatti una vasta proprietà e una villa per le vacanze della
famiglia. Ottenuta
l'autorizzazione ministeriale, nell'agosto del 1903 il Milani da
inizio alle indagini di scavo, che si protrarranno fino alla metà di
settembre. Le prime tombe affiorano in prossimità del muro ovest del
parco del castello e per circa un mese i lavori proseguono
ininterrotti portando in luce prevalentemente tombe a pozzetto di
incinerati poste a poca profondità dal piano di campagna. Sul finire
dei lavori di scavo l'indagine si sposta sull' "Arce del Poggetto" (ove poi sorgerà l'edificio del
piccolo Museo Archeologico), in seguito ad alcune segnalazioni di
strutture: vi si rinvengono frammenti di vasi a vernice nera, pesi in
piombo, pesi fittili in forma di piramidette e ciambelle, definite "ex-voto",
alcune monete di età repubblicana; emergono poi strutture a secco
poggiate sulla panchina naturale, nelle quali il Milani identifica le
fondamenta di un edifìcio ellenistico-romano. Il 12 settembre la
campagna di scavi viene ufficialmente interrotta, ma proseguono i
lavori di sterro del barone Patrone per la costruzione di un nuovo
edificio, all'intemo della proprietà, prospiciente la piazza di
Castiglioncello; in base agli accordi le operazioni si svolgono sotto
la costante sorveglianza del Milani e dei suoi assistenti (soprattutto
il sorvegliante Cleto Bencivenni, che redige i giornali di scavo); i
lavori portano in luce anche questa volta un'estesa parte della
necropoli con tombe prevalentemente a pozzetto, contenenti oggetti di
notevole fattura. Fra tutti emerge il corredo della tomba XXV che, per
numero e qualità dei materiali, in particolare degli oggetti di
bronzo, supera nettamente la media delle altre sepolture. Altri trovamenti isolati da
zone intorno al parco del Castello sono noti fra la fine del 1903 e il
1905 dai documenti d'archivio, ma è solo a partire dal maggio del
1905 che il Milani si rende conto che la tutela e la conservazione dei
materiali della necropoli che sta venendo in luce appaiono gravemente
minacciate: sono infatti iniziati, non lontano dall'area delle prime
scoperte, grandi lavori di sterro per la costruzione del tratto di
ferrovia Livorno-Vada che attraversa Castiglioncello ed è subito
evidente che sta affiorando un'altra consistente porzione dell'antica
area cimiteriale. In particolare il Milani sospetta che si possano essere verifìcati furti da parte degli operai della ferrovia: è andata completamente distrutta la "(...) tomba a camera con un'urna scolpita di buona arte etrusco [l'urna volterrana di Velia Cerinei ] la quale gli operai avevano tentato di sottrarre asportandola(...)". L'urna fu poi effettivamente recuperata, ma il Milani, temendo altri episodi, chiese al Ministero fondi per un maggior controllo dei lavori e per iniziare una nuova ricerca sistematica; risposta negativa. Le dure parole del Soprintendente, e forse l'appoggio di
alcune conoscenze nella capitale, sortiscono però l'effetto
desiderato e il Ministero accorda i fondi richiesti per 1a
sorveglianza dei lavori e per il "sussidio
scavi". Poco sappiamo in realtà delle scoperte di questo
periodo (1905-1908): mentre nei documenti d'archivio si parla di
"tombe", cioè di contesti unitari, ciò che risulta nel
catalogo pubblicato da Edoardo Riesch è un gruppo di diciotto oggetti
sporadici di tombe diverse comprendenti fra l'altro l'urna della Velia
e quattro sombreros de copa,
fra i quali un esemplare particolarmente ben conservato e di notevole
fattura . La mole dei materiali comunque cresceva in misura
consistente e aveva trovato ricovero in un'apposita sala messa a
disposizione dal barone Patrone, accuratamente divisa per tombe.
Nell'ottobre del 1908 il Milani formula apertamente un progetto, che
già accarezza da tempo. "Non
mancai di rammentare alla S.V. [il barone] la
promessa, e direi l'impegno, che aveva assunto con tanta liberalità
di costruire un piccolo edificio nel terreno sovrastante la piazza di
Castiglioncello, precisamente nel punto dove furono trovate tali
antichità, per collocarvi tutti questi oggetti e costruirne un Museo
locale. Non c'è bisogno di spiegare e dimostrare qui l'opportunità
della creazione di tale Museo e l'attrattiva che esso darebbe al
paese, da Lei stessa messo in valore. (...) a tal uopo giungerebbe a
tutti graditissimo (...) che
Ella riserbasse il terreno occorrente per questo minuscolo ma pur
interessante museo locale, che se costruito da lei potrebbe anche
portare perennemente il di Lei nome pur affidandone la custodia al
Comune di Rosignano M. (...) istituendo
Museo, il quale da questo momento vorrei che si facesse informa di
tempietto etrusco, per accrescergli attrattiva e pel quale può
bastare che Ella riservi un terreno nel luogo indicato di circa 150
mq". Da questo momento fino alla morte il Milani dedicherà
buona parte delle sue energie alla realizzazione del piccolo Museo di
Castiglioncello, le cui vicende corrono parallele alle ulteriori
scoperte archeologiche che accrescono in misura notevole la quantità
di materiale che in seguito vi troverà collocazione. Un gruppo di
tombe "sporadiche" viene rinvenuto fra il 1909 e il 1910; ma
soprattutto, fra il 1910 e il 1911, in occasione di grandi opere
pubbliche, gli assistenti di Milani riescono a recuperare circa
duecentocinquanta tombe (tutte di incinerati, tranne sette a
inumazione, e molte già violate in antico), che costituiscono il
gruppo più numeroso fino a oggi rinvenuto. Nel rivolgersi al Sindaco
di Rosignano M.mo il Milani, nel luglio del 1911, ricorda che il
materiale delle tombe, ormai notevolmente accresciuto e divenuto
ingombrante (e ancora conservato nella sala che il barone Patrone
aveva messo a disposizione nel 1903) ha ora bisogno definitivamente di
un "conveniente assetto". La sottoscrizione che è stata
aperta in favore della realizzazione del Museo è a buon punto e il
progetto prevede la costruzione di un piccolo edificio sul Poggetto di
Castiglioncello, in un'area generosamente donata dal barone
Patrone". Dal successivo carteggio del 1911 sappiamo che il
progetto fu affidato all'architetto Giuseppe Castellucci dell'Ufficio
Regionale dei Monumenti di Firenze e che il Milani fornì come modello
architettonico un'urna fittile di età ellenistica a forma di
tempietto proveniente da Riparbella, conservata nel Museo Archeologico
di Firenze. Al modello, dalle linee semplici, furono aggiunti
alcuni particolari della decorazione architettonica, ripresi da forme
templari etrusche sempre di età ellenistica". La costruzione del
Museo può dirsi completata fra il 1912 e il 1914, anno quest'ultimo
della morte di Luigi Adriano Milani; sua costante preoccupazione sarà
fino all'ultimo che i materiali degli scavi trovino ordinata
sistemazione entro l'edificio da lui voluto sul Poggetto di
Castiglioncello. Dopo la morte di Milani i
ritrovamenti sembrano avere carattere prevalentemente casuale: nella
documentazione d'archivio si registra nel 1915 il rinvenimento di tre
tombe a pozzetto, con relativi corredi, nei lavori della massicciata
della nuova via Tripoli, mentre di altre tre sepolture simili si dice
che sono state lasciate intatte e ricoperte dalla massicciata stessa;
nel frattempo, però, gli oggetti di corredo di alcune tombe della
stessa zona sono stati sicuramente venduti dagli operai della strada.
Il vasellame recuperato trova comunque collocazione nel Museo di
Castiglioncello, come sarà del resto per i successivi reperti
recuperati dal territorio della piccola frazione. Nella primavera del
1920, in occasione di lavori di sterro presso il convento delle suore
di S. Giuseppe, non lontano dalla spianata del Castello Patrone, si
rinvengono due tombe ricoperte da embrici, quasi affioranti sul
terreno, con resti ossei e corredo assai povero; ma quello che
preoccupa è il pericolo che altro materiale scoperto durante i lavori
sia andato disperso, o anche ceduto a privati che conoscono la
ricchezza archeologica della zona. Non è certa la relazione con la
necropoli di un'ara cilindrica in calcare selcifero, decorata con
figure a rilievo, rinvenuta nel 1922 in località Leccino, a circa un
chilometro a nord del paese, in connessione con embrici e tegole di
copertura. Ancora nel centro di paese, nel luglio del 1923,
all'imbocco di via Diego Martelli, non lontano dalla piazza, dagli
scavi per le fondazioni di una casa, emergono altre due tombe a
pozzetto, con fossa protetta da embrici, copertura a lastrone di
pietra e piccolo ziro contenente le ceneri il corredo. Poco altro sappiamo degli anni
immediatamente successivi, occupati dalle continue migliorie apportate
all'assetto del piccolo Museo Archeologico, mentre 1e grandi opere
pubbliche sono terminate e molte delle scoperte casuali di corredi di
sepolture finiscono coi l'abbellire gli arredi delle ville private che
si vanno via via costruendo. Gli anni della Seconda Guerra Mondiale restringono documentazione d'archivio a ben poca cosa: si hanno notizie di modeste scoperte, mentre i danni al Museo apportati dagli eventi bellici, ne accentuano il degrado. Nel frattempo il castello e la tenuta Patrone sono divenuti proprietà dei conti Pasquini, ma i trovamenti nell'area delle prime scoperte del Milani non sono cessati. In realtà i sopralluoghi e le
indagini successive non sembrano portare a nulla, né si hanno notizie
di ricerche eseguite nel parco dalla Soprintendenza, mentre si
conservano alcune dichiarazioni della contessa Pasquini; secondo la
versione della contessa gli scavi erano effettivamente avvenuti nella
primavera-estate del 1940 (dunque ben sette anni prima) e avevano
portato in luce tombe a pozzetto, forse già frugate in antico; i
corredi erano stati comunque raccolti (ceramica a vernice nera,
vasellame acromo, piccoli oggetti di bronzo, resti di uova). Il
materiale era andato disperso durante l'occupazione tedesca, e poi
alleata, del castello e le tombe distrutte dai bombardamenti; degli
oggetti rimasti, per i quali si promette un futuro sopralluogo da
parte della Soprintendenza, niente più si trova nei documenti
successivi. Occorre arrivare al 1954 per
avere scoperte documentate di altre sepolture della necropoli: ancora
fra via Tripoli e via Asmara, durante i lavori per le fognature di
Castiglioncello, affiora un imprecisato numero di tombe a pozzetto,
che, secondo la descrizione degli operai, erano allineate su un lato
della strada e si trovavano alla profondità di circa 40 cm dal
livello del piano della carreggiata. Le ceneri erano contenute nel
consueto vaso d'impasto, entro una fossa rivestita da grossi ciottoli
e coperta da una tegola, mentre le suppellettili erano disposte
attorno al cinerario. Il materiale viene ricoverato questa volta
presso il Municipio di Rosignano M.mo, in attesa della prossima
costituzione del Museo Civico". È questo l'inizio della lenta
decadenza del Museo di Luigi Adriano Milani, divenuto, dopo la guerra,
Museo Archeologico Nazionale: carente di spazi, privo di sistemi di
sicurezza e con problemi di manutenzione, nonostante la foltissima
resistenza della cittadinanza e degli enti locali, l'edificio verrà
definitivamente svuotato del materiale e chiuso nel 1973. Solo l'anno
dopo, sempre durante lavori in via Asmara, si rinvengono tre tombe a
pozzetto, di una sola delle quali è possibile recuperare i materiali,
che riportano ai consueti corredi della fase più antica del
sepolcreto. Nel 1985, in analoghe circostanze, in via Tripoli un
pozzetto pressoché intatto restituisce una quindicina di oggetti
della stessa fase in buono stato di conservazione. I ritrovamenti fortuiti
(seguiti da una regolare indagine di scavo) del luglio 1997
confermano, con la presenza di venti sepolture sia a inumazione che a
incinerazione, i dati precedenti: l'ambito cronologico della
necropoli, distribuita fra la fine del IV e l'inizio del I secolo
a.C., la convivenza dei due riti, le classi monumentali prescelte per
i corredi. La stessa zona dei rinvenimenti, entro l'antico Parco
Patrone, oggi Pasquini, vicino alla Piazza della Vittoria, non è
lontana probabilmente da quel medesimo luogo ove nel 1903 |
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ALTOPASCIO (LU) I Cavalieri del «Tau» Chiesa
di S lacopo Maggiore Apostolo Parrocchia
- piazza Garibaldi 9 55011 Altopascio (LU) Tel. 0583/25520 Diocesi di
Pescia Informazioni:
Biblioteca Comunale, via Vittorio Emanuele 23, 55011 Altopascio (LU)
Telefono 0583/24654 Dove
si trova: Autostrada A11 (Firenze-Lucca-Pisa Nord), casello locale
(1 km) Stazione FS locale. Storia
e situazione: Nel Medioevo, la località fu importante perchè vi
transitava una variante della via Franchigena, o Romea, percorsa dai
pellegrini d oltralpe diretti a Roma. Altopascio, zona elevata sulle
paludi circostanti, prese probabilmente il nome da «alto passo». Con
il compito appunto di assistere i pellegrini, venne fondato nella metà
del sec XI l'Ordine ospitaliero dei cavalieri di Altopascio, che qui
ebbe un Ospizio dedicato a san Giacomo, il santo protettore dei
pellegrini. Degli edifici originali rimangono molte tracce: l'attuale
piazza degli Ospitalieri (l'antico Ospedale) e delimitata da un
loggiato dell'epoca, e conserva al centro un pozzale monolitico, la
chiesa parrocchiale di S lacopo Maggiore (l'antica Magione) incorpora
la facciata romanica di tipo lucchese e la torre campanaria, con una
campana trecentesca detta «la smarrita» perché un tempo suonava
all'imbrunire per guidare i viandanti sperduti. L'Ordine
venne soppresso nel 1459 da Pio II (che devolse i suoi proventi
all'ordine di Betlemme da lui fondato), ma il gran maestro Giovanni
Capponi non volle accettare la disposizione papale e seguitò nella
sua carica. Con l'appoggio di papi successivi l'Ordine sopravvisse
fino al 1588, quando venne definitivamente soppresso e fuso in quello
dei Cavalieri di S Stefano. Scompariva cosi la più antica istituzione
ospitaliera italiana, la cui generosità divenne persino proverbiale:
Giovanni Boccaccio, nella decima novella della sesta giornata del
Decamarone (1348-53), narra del simpatico fra' Cipolla e del suo
cappuccio, «sopra il quale era tanto untume che avrebbe condito il
calderon d'Altopascio». La
cosa notevole: Gli Ospitalieri di Altopascio erano anche
chiamati Cavalieri del Tau, perché portavano cucita sulla spalla
destra dell'abito nero una croce di panno bianco a forma di «T» (la
lettera greca tau) un antico simbolo cristiano, che richiama anche -
per la forma - lo strumento del lavoro (martello, accetta, o
punteruolo). Nello stemma, oltre al Tau compariva anche la conchiglia,
simbolo di san Giacomo e dei pellegrini del cammino di Compostella
(Galizia, Spagna). Osservazioni
e note: Le antiche glorie dell'Ordine rivivono oggì ad Altopascio
nel gruppo culturale-folcloristico della Magione degli Ospitalieri,
che esibiscono costumi e insegne con il «Tau»; ogni anno, in luglio,
si svolge una cerimonia rievocativa che viene conclusa da una sagra
gastronomica in ricordo dell'ospitalità degli antichi Cavalieri. Altre
notizie: Nell'epoca di massima espansione, i Cavalieri
ebbero numerose mansioni anche in altre località italiane e
straniere, per esempio, a Pistola si può vedere tutt'ora il palazzo
dei Cavalieri del Tau in piazza Garibaldi, e nell'Ospedale di S. Maria
Nuova di Firenze esiste un Tau. È probabile, infine, che vi fossero
rapporti con i Templari. VAGLIA (FI), Pratolino Il giardino incantato Villa
Demidoff Via
Fiorentina 6 50036
Pratolino di Vaglia (FI) Tel. 055/409051-409427 Informazioni:
Provincia di Firenze - (Villa Demidoff), Palazzo Medici-Riccardi - via
Cavour 1. 50129 Firenze Tel. 055/2760538 (ufficio gestione Villa
Demidoff) Municipio,
via Bolognese 52, 50030 Vaglia (FI) Tel. 055/407837 Dove
si trova: La località è situata lungo la statale 65 (della Futa).
Autostrade e stazione FS a Firenze (12 km) La Villa è gestita dalla
Provincia di Firenze. Visita da maggio a settembre giovedì, venerdì,
sabato, domenica, 10-20 Storia
e situazione: La località di villeggiatura è nota
soprattutto per il vastissimo parco della Villa Demidolf,
già Pratolino. La grande tenuta fu acquistata da Francesco I de'
Medici, il quale ne fece uno splendido e fiabesco soggiorno per Bianca
Cappello. I lavori furono affidati a Bernardo Buontalenti (1569-81);
la Villa aveva al pianterreno un complesso di grotte artificiali, con
automi e giochi d'acqua, e anche il parco era pieno di fantastiche
trovate. Lasciata in abbandono, il granduca Ferdinando III di Lorena
fece demolire la villa (1814) e trasformò il giardino in un parco
all'inglese. Nell'Ottocento fu acquistata dal principe Paolo Demidoff,
che ripristinò il parco, restaurò quanto rimaneva e trasformò il
superstite edificio della Paggeria in abitazione. La
cosa notevole: Delle meraviglie originarie rimasero pochi elementi.
A specchio di un laghetto, esiste ancora una colossale statua
accovacciata di vecchio, alta 30 m. eseguita dalla scuola del
Giambologna, che rappresenta l'Appennino, nella testa è
ricavata una stanzetta, che prende luce dagli occhi. È rimasta anche
una scalea (ad ampi scalini) con la fontana del dio Pan, e una bella
cappella, a pianta centrale con cupola. Osservazioni e note: Nel giardino, il Buontalenti realizzò alcune "grotte mistiche", nelle quali profuse la propria competenza esoterica. Un cronista del tempo le definisce luoghi di «antiche sacralità», dove si verificavano sorprendenti effetti acustici «che potevano sembrare parole sussurrate, o preghiere, o sospiri di anime afflitte» Queste grotte vennero esaltate anche dal principe Anhalt nella sua Descrizione di Firenze (1588). Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili". Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione |
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LOCUZIONI E DETTI CELEBRI: Conosci te stesso - Massima scritta sul frontone del tempio di Delfi in Grecia che poi Socrate pose a fondamento della sua filosofia. |
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La barzelletta di chiusura... Un
bel giorno, San Pietro sente un continuo bussare alle porte del Paradiso. |
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Cosa bolle in pentola ? Forse qualche ritardo per la chiusura causa trasloco della Biblioteca Comunale, ma faremo il possibile per non interrompere le pubblicazioni. Grazie per averci seguito fino qui, Per questa volta è tutto, Riceverete il prossimo numero il 10/Marzo/2004 |
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