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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 34 del 20 - febbraio - 2004

   

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 INFORMAZIONI SUGLI AGGIORNAMENTI DEL SITO 
Pubblicato: VOI DI ROSIGNANO 
di    GIORGIO    SAVIANE    E    MARIO    CRESCI
Opera prevalentemente fotografica, edita in occasione dei 75 anni della Società Solvay in Italia.
 Nella Galleria omonima trovi le 42 foto del volume
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In preparazione una nuova sezione dove Paolo Pagnini presenta
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 Da: "Una comunità della Toscana Lorenese: ROSIGNANO (1765-1808)" Popolazione, Insediamento ed Ambiente degli Arch. STEFANO ROSSI e PIER LUIGI FERRI presto scaricabile dalla sezione download

 La rete viaria nella Comunità di Rosignano

 

Parallelamente ad un assetto viario principale che serviva l'intero territorio maremmano, esistevano reti stradali secondarie comunitative, che risultavano, spesso, come nel caso di Rosignano, distinte, (La rete stradale principale costituita dalle vie Regie, seguiva una logica politico-economica preordinata dalla volontà centrale, mirata ad una funzione a scala granducale; mentre la viabilità comunitativa era di supporto alle esigenze delle realtà economiche e sociali del territorio locale.) con una dinamica indipendente e senza forti correlazioni con le principali. Tale maglia viaria seguiva una funzionale gerarchizzazione dettata dall'uso, che portava alla distinzione in: strade comunitative, maestre e non e strade «interpoderali» o «private». L'insieme delle strade dipendenti dalla comunità sono descritte accuratamente nel «Campione» del 1783, («Libbro delle strade di comunità di Rosignano e Castelnovo descritte in pianta in quest'anno 1783» dall'agrimensore Giuseppe Maria Ciampi. Il documento del quale sono state trovate ben poche informazioni relative alla sua formazione, compilazione ecc., consta di 29 pagine nelle quali sono riportate n. 23 piante di strade comunitative appartenenti alla comunità di Rosignano e le rimanenti di competenza della comunità di Castelnuovo.) con lo scopo primario di definire le competenze e le responsabilità del loro mantenimento. Una delle conseguenze immediatamente successive fu un riordino dell'assetto viario con minor dispersione di capitali, che vennero così utilizzati per le direttrici di maggior flusso commerciale a favore dell'economia privata, investendo più razionalmente il «capitale comunitativo». A ciò si contrappose un «rovescio della medaglia» intrinseco del sistema di attuazione adottato. Infatti, delineando le responsabilità della Comunità, il momento esecutivo dell'operazione, fu attuato mediante l'accollo della manutenzione delle strade ai privati, i quali approfittando dell'occasione, speculavano risparmiando sul materiale impiegato nei lavori ottenendo, come risultato, una imperfetta esecuzione delle opere. Nonostante la supervisione del provveditore alle strade, (una nuova carica con funzione di controllo sui lavori pubblici) la suddivisione in strade Regie, Comunitative e l'obbligo di compilare degli stradari in ogni comunità nonché di mantenere le strade effìcenti, migliorerà la situazione solo parzialmente date le condizioni economiche e sociali diverse da comunità a comunità.

Di contro, si incrementò «l'assunzione avventizia» dei lavoratori alla giornata che spesso venivano impiegati nei lavori pubblici (A testimonianza di ciò riportiamo due brani epistolari rinvenuti: «... Non possiamo dispensarci dal rappresentare che la comunità versa male a proposito una cospicua somma in un mantenimento che paritivamente nel generale non si riscontra.

Avendo le relazioni del Signor Ing. Andreini alla mano abbiamo stupito non solo che sieno state fatte... Le quietanze, ma che venissero rinvenute le strade nel presente anno all'accollo senza il ritrovamento di quei lavori stati indicati nella relazione e dalla Comunità pagati infatti... se si eccettuano alcuni tratti di strade in specie della strada Emilia o Maremmana (accollo Mensa Arcivescovile e di tal fratelli Benvenuti)... Tutti gli altri furono ritrovati in diverso stato da quello che lo presentavano le suddette relazioni (24/01/1806).

(Lettera di risposta di Luigi Donati della fattori di Vada alla Comunità di Rosignano); si dimostra indignato perché è stato considerato mal fatto il lavoro di restauro alla strada di S. Antonio che conduce a Vada in accollo alla Mensa Arcivescovile. Il latore porta a sua discolpa quanto segue:

«... e che io con lo spirito di essere utile al pubblico, avevo preso parte in detti lavori, e non per interesse della fattoria di Vada, giacché la grasce della medesima non si trasportano a Rosignano ed i barrocci poco devono transitare per la più volte nominata strada». Rosignano 18/11/1797 Luigi Donati ).

 Detto questo però, bisogna recepire il reale spessore e l'importanza che assunse la viabilità nella comunità, soprattutto nel contesto economico, che indubbiamente garantì notevoli vantaggi nonostante le numerose difficoltà tecniche oggettive del tempo. (Per difficoltà oggettive e tecniche si intendono: l'attraversamento delle vie fluviali, con le relative difficoltà di costruzione di ponti; la precarietà dei terra­pieni, che dopo ogni acquazzone venivano a cedere; e l'impraticabilità dopo ogni pioggia delle strade dovute principalmente a una cattiva messa in opera delle «massicciate» ecc., fenomeni che nel periodo invernale rallentavano qualsiasi tipo di traffico).

Affrontando la viabilità nella comunità di Rosignano, oltre che a rilevare una «autonomia» della rete viaria locale rispetto a quella granducale a lunga percorrenza, è possibile identificare nel contesto comunitativo alcune direttrici di maggiore rilievo per il collegamento interno ed esterno.

L'orografìa e la morfologia del territorio di Rosignano, permise il flusso viario principale solo agli estremi longitudinali di esso, (Via dei Cavalleggeri, lungo la costa Tirrenica, Via Maremmana, nella valle tra le colline livornesi e pisane), senza coinvolgere e quindi servire, la realtà comunitativa che riuscì ad organizzarsi rispondendo con una fitta rete secondaria, propria di una viabilità che immettendosi, inevitabilmente, nelle direttrici più importanti, di fatto ne assunse la funzione primaria.

Infatti se analizziamo per esempio, il ruolo che viene ad assumere la via Maremmana nel tratto gestito dalla Comunità di Rosignano, si rileva che questa divenne a sud dell'osteria dell'Acquabona, una strada secondaria, disagevole e poco frequentata, mentre le sue funzioni principali venivano spostate sulla rete secondaria attraverso il dirottamento del traffico dall'incrocio dell'Acquabona verso il Borgo di Rosignano, (l'importanza che venne ad assumere l'osteria dell'Acquabona era strettamente legata al servizio che si garantiva ai viaggiatori in arrivo e in uscita dalla Comunità di Rosignano. Considerando la natura impervia del terreno nel tratto di strada dalla suddetta osteria al Borgo di Rosignano, è attendibile l'ipotesi del ruolo che in loco veniva esplicato; e cioè quella di stazione di cambio cavalli e principalmente di aggancio «trapeli», (trapelo: cavallo o simile di rinforzo alle vetture in una salita e presumibilmente inoltre che servisse come punto di appoggio per gli utenti del mulino, situato di rimpetto all'osteria, nei periodi dopo la raccolta delle granaglie, per la loro macinatura)  sia per scambi commerciali, che per una garanzia di sicurezza personale e delle merci. (P. nencini, «... Le strade maestre in un certo periodo non furono molto sicure; sia di giorno che di notte vi era pericolo di aggressione, specialmente nel tratto della Via Emilia dall'Acquabona al Malandrone, tanto che nel 1800 fu richiesto, dopo un assassinio in persona di certo Francesco Bellomini, lo smacchiamento della strada per la salita del Malandrone...».

 Il traffico di passaggio continuava poi verso sud immettendosi sulla via di S. Antonio; in prossimità del fiume Fine giunta presso l'osteria e mulino del Riposo, si diramava in due tronchi, uno diretto al porto di Vada, l'altro, attraverso la proprietà della Mensa Arcivescovile, si collegava di nuovo con la via Maremmana nel territorio Comunitativo di Riparbella. Questa parte di viabilità è apparsa immediatamente la più importante e rappresentativa; infatti oltre che attraversare l'intero territorio comunitativo assumeva dei ruoli non indifferenti nel contesto economico e commerciale di Rosignano risultando anche sotto il profilo tecnico, la via più grande come dimensione in carreggiata e in lunghezza di percorso. Le diramazioni che subiva erano dirette, la prima verso il porto di Vada, che andò ad assumere una importanza notevole a livello economico, la seconda, presumibilmente a servizio di tutto il territorio della Mensa Arcivescovile, assolveva ai compiti di direttrice di collegamento «veloce», che come precedentemente detto, venne a mancare alla via Emilia o Maremmana. Un altro tracciato che assumeva una certa importanza era rappresentato dalla via della Cava che collegava il borgo di Rosignano con Castiglioncello, la quale articolandosi alla base delle alture a tramontana, era l'unica via più breve per immettersi sulla «strada dei Cavalleggeri» in prossimità della fattoria di Portovecchio, per dirigersi successivamente, a nord verso Livorno.

Quest'ultima risultava un tracciato discretamente carrabile (in funzione di una Cava di Pietra per lastricati stradali in località Cotone) che assorbiva anche il traffico terrestre per l'approvvigionamento del sale nei magazzini del porto livornese. La via Volterrana, che aggirando il colle sul quale si ergeva il castello di Rosignano, si immetteva sulla via Emilia; pur non risultando una via di traffico principale («... A visitare la strada volterrana,... la quale serve per uso dei particolari, per andare ai loro terreni e conduce alla volta di un campo dei medesimi e per quanto si può conoscere essendo una strada stata abbandonata da molti anni per esser questa non necessaria ...». Castelnuovo, 25/9/1795 Pietro Pardini.), in passato probabilmente collegava con la «potente» città di Volterra tramite un percorso tortuoso che interessava direttamente anche la comunità di Castellina e Riparbella. La strada di S. Antonio da Padova per Castelnuovo, era completamente sterrata e di piccole dimensioni, non rappresentava ancora una linea di collegamento importante, vista la consistenza rappresentata dal piccolo borgo di Castelnuovo. (Strada detta della Maestà.. Dalla relazione dell'Ing. Giovanni Andreini 6/7/1798 «La suddetta strada... è tutta sterrata e conviene di continuarsi a tenere così, giacché non serve per il passaggio dei pedoni e per andar alla loro macchia e con i barrocci a caricare le calcine...».

L'insieme di strade interpoderali e vicinali stanno a dimostrare la tesi ormai accertata della loro spontaneità, ma non casualità di formazione, essendo il risultato di un percorso abitudinale e quindi più comodo, dettato dalle necessità oggettive di spostamento per lavoro e commercio all'interno del territorio comunitativo.

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

ARCIDOSSO (GR)

I «Giurisdavidici» 

Nuova Sion

Monte Labbro

Informazioni: Associazione Pro Loco, via Ricasoli 1, 58031 Arcidosso (GR) Tel. 0564/966083 Municipio, corso Toscana, 58031 Arcidosso (GR) Tel. 0564/966438

Dove si trova: Da Arcidosso si percorre la strada per Santa Fiora, e dopo 3,4 km si volta a destra in direziono di Mandano, dopo altri 3,2 km un'ulteriore deviazione a destra immette in una strada secondaria che sale il versante est del Monte, giungendo in 3 km circa alla vetta (quota 1.193 m) .Stazione FS a Monte Amiata (20 km da Arcidosso).

Storia e situazione: David Lazzaretti, che nacque ad Arcidosso il 6 novembre 1834 e vi mori ucciso il 18 agosto 1878, fu l'ispiratore di un movimento religioso detto «giurisdavidico»; la sua biografia è ricca di strani episodi.

Il 25 aprile 1848, in Maremma, presso Macchia dei Peschi, ebbe la visione di un vecchio religioso che gli rivolse queste parole «La tua vita è un mistero che un giorno ti sarà svelato». Esattamente vent'anni più tardi, il 25 aprile 1868, ebbe una nuova visione di quel medesimo religioso, il quale gli accenno della sua missione misteriosa, lo invitò anche a recarsi dal Papa, ma se non avesse avuto ascolto avrebbe dovuto ritirarsi fra i ruderi di un convento «situato in territorio romano e là vivere e attendere in preghiera i voleri del Cielo con l'aiuto di un eremita che avrebbe trovato sul luogo». Lazzarettii si recò a Roma, ma poi decise di cercare il luogo predestinato Pellegrinando nella Sabina, trovò infine le rovine del vecchio convento di S. Angelo, abbandonato al tempo delle soppressioni napoleoniche (il luogo si trova un paio di km a est di Montorio Romano, dove la nuova strada che parte dalla cittadina piega a nord verso il convento di S. Maria delle Grazie e quindi a Scandriglia). Vagando ancora nei pressi, una notte condotto «dalla luce di una face, sorretta da una misteriosa guida» si fermo infine m una piccola grotta situata nella pietra del Montecalvo, profonda 5 m, larga 3 ed alta 4, con l'apertura a mezzogiorno, era il 9 ottobre 1868. I frati di S. Maria delle Grazie lo informarono poi che quella grotta era stata l'eremo del beato Amedeo, portoghese, e fu visitata da san Leonardo da Porto Maurizio. Lazzaretti trascorse nella piccola caverna tre mesi, ed ebbe la visita di padre Ignazio da Heineusen, detto frate Mikus, che viveva nella cappella di S. Barbara presso Scandriglia (l'eremita citato dalla misteriosa profezia). Nella grotta apparve al Lazzaretti il fantasma di un antico guerriero, Manfredo Pallavicino da Milano, che si rivelò essere un lontano avo. Il fantasma disse di essere sfuggito (nel 1521) alla condanna capitale decretata dal maresciallo Lautrec, per poi finire i suoi giorni come asceta in quella stessa grotta dove ora giacevano le sue ossa, alle quali pregava David di dare sepoltura.

Durante la sua permanenza nella grotta, David ricevette misteriosamente una strana stigmata in fronte, che egli chiamava «il bollo» era costituita da una croce centrale, con una lettera «C» a destra e un'altra «C» a sinistra, ma rovesciata, questo simbolo - che sarebbe diventato l'emblema del movimento - era interpretato dal Lazzaretti come sintesi della venuta del primo Cristo (Gesù) e del secondo Cristo (egli stesso, in veste di riformatore religioso) David Lazzaretti lasciò la grotta il 2 gennaio 1869, e da quel momento si senti investito del ruolo di nuovo messia. Iniziò dunque a scrivere riflessioni e profezie, e - tornato ad Arcidosso - prese a costituire il movimento religioso e politico che si chiamò «giurisdavidico».

La cosa notevole: Sul Monte Labbro sorse una comunità che si diede dettagliati statuti a basi solidaristiche, sotto la guida spirituale del Lazzarettii, la comunità - chiamata «Nuova Sion» - doveva essere il primo nucleo di una messianica «Repubblica di Dio», che si proponeva un'applicazione rigorosa dei precetti evangelici e un profondo rinnovamento religioso, in modo non dissimile ai movimenti medievali che venivano ispirati alle teorie di Gioacchino da Fiore. Vennero costruiti una chiesa, una torre e altri edifici di abitazione e di lavoro. Oggi ne rimangono pochi ruderi.

Osservazioni e note: La parabola doveva concludersi tragicamente il 18 agosto 1878. In seguito ad un'ispirazione profetica, David Lazzaretti dispose la discesa di una processione dimostrativa dal monte Labbro al paese di Arcidosso. Lungo la strada si formò una folla di tremila persone, quando esse entrarono nell' abitato, trovarono uno schieramento di carabinieri. Vi furono momenti di tensione e di panico, finché venne aperto il fuoco. Lazzarettii fu colpito in fronte (proprio sul misterioso «bollo»), vi furono altre vittime e un numero imprecisato di feriti. David Lazzaretti mori dopo alcune ore, senza riprendere conoscenza. Il suo corpo venne sepolto nel cimitero di Santa Fiora (GR), in una tomba anonima e senza fiori; narra la leggenda che un cespo di violacciocche rosse come il sangue sarebbe subito sbocciato su quel tumulo.

Altre notizie:   I paramenti che lui indossava sono ora conservati presso il Museo di Criminologià di Roma.

Il movimento giurisdavidico ha trovato estimatori e continuatori anche in epoca attuale. Il gruppo più noto si è formato a Roma, guidato da Leone Graziani ed Elvira Giro, il 26 luglio 1960, lo Stato italiano riconosceva ufficialmente questa Chiesa come «Movimento cristiano giurisdavidico». Il 26 novembre 1967, il gruppo locale dell'Amiata si staccò da quello romano, nominando quale rappresentante Nazzareno Bargagli.

Il 18 agosto 1988 - nel 110° anniversario della morte - il Comune di Arcidosso ha revocata la delibera (n° 156 del 1878) di condanna del Lazzaretti riabilitandone la memoria e dedicando al suo nome l'ex viale Amiata, la via sulla quale venne ucciso

Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili".

  Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Carpe diem - (Cogli il giorno) - Famoso invito di Orazio (nelle Odi) a godere la vita giorno per giorno, senza preoccuparsi del futuro. 

La barzelletta di chiusura...

Un uomo sta viaggiando per una strada di campagna a bordo della sua automobile quando ad un certo punto... POFF... PUTT... POFF... POFF il motore si ferma!
Il tale scende dall'auto, apre il cofano e comincia ad armeggiare intorno al motore. Ad un tratto sente nitidamente una voce che suggerisce:
- Controlla le candele!
Alza la testa, si guarda intorno... non vede nessuno!
- Mah! Sarà la stanchezza!
E ricomincia ad esaminare il motore. Dopo un po' sente ancora:
- Controlla le candele!
Si alza e stavolta vede uno stupendo cavallo nero con una macchia bianca sulla fronte, lo fissa meglio e il cavallo ripete:
- Si... ho detto: controlla le candele!
- Aaarrgggggh! Un cavallo che parlaaaa!!!
Avendo ormai perso del tutto il controllo il tale inizia a correre all'impazzata in mezzo alla campagna fino ad incontrare una casetta di contadini. Si precipita dentro ed urla:
- A-a-aiuto! U-un cavallo che pa-parla! Stavo aggiustando il motore della mia auto e l'ho proprio sentito dire 'CONTROLLA LE CANDELE'!
Il contadino lo guarda pensoso e dopo un po':
- Mmh... per caso era un cavallo nero?
- Si! Proprio nero!
- Aveva una macchia bianca in mezzo alla fronte?
- Proprio lui!
- Ah, allora non gli dia retta... NEI MOTORI NON CI HA MAI CAPITO UN TUBO!

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Cosa bolle in pentola ?  Forse qualche ritardo per la chiusura causa trasloco della Biblioteca Comunale, ma faremo il possibile per non interrompere le pubblicazioni.  Grazie per averci seguito fino qui,  Per questa volta è tutto,  Riceverete il prossimo numero il 1/Marzo/2004