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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 33 del 10 - febbraio - 2004 |
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Ancora un protagonista della nostra storia recente SOLVAY - L'invenzione, l'uomo, l'impresa industriale (1863-1963) di Jacques Bolle L'interessantissima storia del giovane Ernest, chimico autodidatta di poca salute, dei difficili e laboriosi tentativi di messa a punto del processo industriale con il fratello Alfred, fino alla creazione di un impero economico, ma sempre con rara attenzione al sociale ed alle necessità dei dipendenti. Nella Galleria omonima trovi le 32 foto del volume Macchiaioli: saliti ad oltre 550 i quadri visibili sul sito Benvenuto ai nuovi iscritti e non vi perdete le NL precedenti. Sono QUI Tutto sul menu a sinistra del sito |
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Da: "Castiglioncello-La necropoli ritrovata" scaricabile dalla sezione download I ritrovamenti del 1997 al Castello PasquiniNel
luglio 1997, nel corso dei lavori di riqualificazione urbanistica del
parco del Castello Pasquini, uno sbancamento meccanico effettuato per
realizzare una piazzola di sosta, ha portato in luce i resti di
numerosi laterizi antichi, apparentemente integri e in
situ. La zona interessata dai lavori, immediatamente a ridosso
dell'ex-casa del casiere, che affaccia su Piazza della Vittoria, era
ai limiti di un'area adibita a orto, ed era stata in passato sbassata
e regolarizzata e, forse, anche interessata da ricerche archeologiche,
a giudicare dai numerosi frammenti di laterizi e ceramica a vernice
nera rinvenuti in superficie e nel terreno rimosso dalla ruspa. Grazie
alla sensibilità della Direzione dei Lavori, che ha immediatamente
sospeso lo sbancamento e avvertito gli Uffici competenti - e che a suo
tempo, trovandosi a operare in un'area fortemente indiziata dal punto
di vista archeologico, aveva previsto una voce di spesa specifica per
eventuali "saggi di scavo archeologico" -, è stato
possibile avviare da subito lo scavo d'emergenza dell'area. La
pulizia manuale dell'area rivelò che i laterizi messi in luce dallo
sbancamento erano pertinenti a una tomba alla cappuccina, in prossimità
della quale un altro gruppo di tegole indicava un'altra probabile
sepoltura di tipologia leggermente diversa. Resti di altre tre
sepolture in laterizi, franate e sconvolte dalle radici dei lecci
sovrastanti, erano visibili nella sezione alle spalle delle due tombe,
mentre, qualche metro più a sud, sotto l'edificio della porcilaia,
erano state intaccate dalla ruspa anche alcune tombe a pozzetto della
tipologia più comune a Castiglioncello. Una tomba a pozzetto era
peraltro ancora visibile fino a poco tempo fa, poco lontano dall'area
in questione, sulla scarpata a est del fronte dell'edificio delle
"Scuderie". L'apertura di un saggio di scavo nell'area a
sud-est dello sbancamento (m 5 x 8 circa), ancora non interessata dai
lavori e relativamente libera dalla vegetazione, ha consentito di
mettere in luce un piccolo settore, pressoché integro (a eccezione
dei danni provocati dalle radici dei lecci secolari) della necropoli
del centro costiero. Le
tombe, in maggioranza a pozzetto, erano scavate nel terreno vergine
della collina a brevissima distanza l'una dall'altra e avevano
profondità e dimensioni variabili. La stratigrafia soprastante, a
causa dell'erosione del pendio collinare, si limitava a uno strato di
terra argillosa di colore rossiccio, spesso circa cm 10, subito al di
sotto dell'humus. Le
pareti dei pozzetti erano nude e la copertura era costituita da una
lastra di arenaria rozzamente tagliata e sbozzata - le cui dimensioni
non sempre si adattavano all'ampiezza del pozzetto - con al di sopra
alcuni sassi disposti a cumulo a chiudere eventuali interstizi. Sul
fondo del pozzetto era adagiato il cinerario d'impasto (che
in un unico caso era coperto da un piatto a vernice nera) e,
all'interno e intorno a esso, erano disposti gli oggetti del corredo,
di quantità e ricchezza variabili. Nessuna tomba presentava tracce di
manomissione; in un unico caso è stato rinvenuto un probabile
pozzetto vuoto, ma la causa è probabilmente da attribuire alle radici
dei lecci, che sono penetrate negli interstizi tra i sassi di
copertura dei pozzetti e spesso all'interno delle tombe stesse,
causando anche la frattura degli oggetti di corredo e, soprattutto,
dei cinerari. Alla stessa causa sembra imputabile il rinvenimento,
fuori da un pozzetto, di un gruppo di oggetti che includeva anche un
cinerario frammentario, in un lieve avvallamento del terreno, subito
al di sotto dell’humus.
Si tratta probabilmente di materiale scivolato da una sepoltura
sconvolta situata più a monte. Anche gli oggetti contraddistinti con
il numero di attività 9/97, sono stati rinvenuti raggruppati, ma non
in giacitura primaria. Le tombe a pozzetto, sia maschili che
femminili, coprono un arco di tempo che va dalla fine del IV agli
inizi del I sec. a.C. Un'unica
sepoltura, databile alla seconda metà del II secolo a.C., era
costituita da una cassetta con
fondo e pareti in lastre di arenaria. La mancanza della lastra di
copertura può essere imputabile alle condizioni di ritrovamento, così
come l'assenza del cinerario, visto anche lo stato frammentario dei
pochi oggetti di corredo rinvenuti. D'altra parte la cronologia
avanzata della tomba e la mancanza di tracce di frammenti ossei
rendono improbabile l'ipotesi che si tratti di un'inumazione, magari
di un bambino. Le tombe a inumazione, anch'esse scavate nel terreno vergine e disposte a nord delle precedenti, presentavano tutte rivestimenti in laterizi, anche se di tipologie diverse tra loro. Un'unica sepoltura è costituita da una vera e propria cappuccina con l'impiego di tegole e coppi, mentre più comune sembra la fossa terragna con copertura di tegole disposte per piatto. In un caso sono le pareti a essere rivestite da un doppio strato di tegole disposte per taglio e obliquamente (a forma di V). A differenza che nei ritrovamenti precedenti, le inumazioni appaiono separate topograficamente dalle altre sepolture, con la parziale eccezione della tomba 0/97, più vicina delle altre al settore dei pozzetti. Nella maggior parte dei casi presentano un approssimativo orientamento est-ovest e, laddove le condizioni di rinvenimento hanno consentito di ricostruire la deposizione con la testa del defunto a est. Esse appaiono inoltre differenziarsi dalle altre sepolture per cronologia e per sesso. Riservate alle donne e, nel caso della tomba 6/97, a un bambino, esse sembrano, a differenza delle altre tipologie, esaurirsi nell'arco del III secolo a.C. (Sarà possibile realizzare la galleria fotografica del volume solo alla riapertura della biblioteca comunale) |
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CREMONA
il segreto degli Stradivari Museo
Stradivariano Palazzo
Affaitati - via Palestro 17 - 261 00 Cremona Tel. 0372/1461886 Informazioni:
Azienda
di Promozione Turistica, piazza Comune 5, 26100 Cremona. Tel. 0372/
21722-23233-412642-800/1655511 (verde). Biblioteca
Statale, via Ugolani Dati 4, 26100 Cremona. Tel. 0372/1413543. Dove
si trova: Lo
Stradivariano è sistemato accanto al Museo di Scienze Naturali,
nella parte
nord del centro storico, 600 m. dalla stazione FS. Storia
e situazione: il
Museo raccoglie molti cimeli e documenti che ricordano uno dei figli
più illustri di
Cremona: Antonio Stradivari (1643-1737), il famoso liutaio costruttore
di violini (e altri strumenti) tutt'ora inimitabili. Scrive
un'enciclopedia: "Di nobile famiglia cremonese, fu allievo di Nicola
Amati, del quale in un primo tempo imitò i modelli costruendo strumenti
che si dissero "amatizzati". Verso il 1676 cominciò a studiare
un suo proprio modello in cui, rispetto agli Amati, la lunghezza si
avvantaggia sulla larghezza; verso il 1700, a studi ultimati, inizia il
periodo più originale e autononomo dell'arte di Stradivari, che
raggiunge la massima perfezione. La vernice
degli Stradivari, nella quale sembra risieda il segreto della loro bellezza, varia dal rosso chiaro allo scuro,
secondo il numero degli
strati. Sono
strumenti di segreta vibrazione, sui quali
gli studi sperimentali di fisici e scienziati non hanno
approdato a risultati tangibili. Stradivari costruì oltre 1000 strumenti di cui
fin'ora
sono noti 540 violini, 12
viole e 50 violoncelli, e lasciò morendo
circa 80 strumenti da terminare ai figli Francesco e Omobono, che
lavorarono nella bottega paterna e ne continuarono l'impresa, pur apportando qualche modifica ai tipi di
Antonio". Con
gli strumenti Stradivari rivaleggiano in eccellenza quelli costruiti
da un'altra famiglia di cremonesi, i Guarneri. La tradizione iniziò
La
cosa notevole: Per
parere unanime degli esperti, alcuni fra questi antichi strumenti -
pur concepiti per la musica barocca - non solo mostrano un'insuperata perfezione
stilistica e costruttiva, ma posseggono un qualcosa, di quasi indefinibile che
rende il loro suono davvero magico. Secondo molti
studiosi, questo segreto sarebbe legato all'uso di una vernice molto
particolare, la cui composizione è ignota. Osservazioni
e note: Il
problema è stato considerato con molta serietà, stimolato non solo
dalla curiosità scientifica,
ma anche dall'interesse materiale di realizzare imitazioni dei famosi e
costosissimi strumenti. Nel
1988 i quotidiani pubblicarono questa notizia: "Dallas - Uno scienziato
dell'Università del Texas sostiene di aver svelato l'enigma dei
violini di
Stradivari e Guarnieri, strumenti mitici per il loro suono ineguagliabile.
Secondo
Joseph Nagyvary, professore di biochimica e biofisica, il segreto dei
timbro sublime degli strumenti del Sei-Settecento è dovuto alla vernice e
non al legno o al procedimento di costruzione. In uno studio non ancora
pubblicato- Nagyvary sostiene che la vernice fu trattata con cristalli
minerali submicroscopici: ne avrebbe identificati 22, compresi
antimonio e rubino. La chimica moderna lo considererebbe un polimero composto oppure una resina. Ma
solamente
dopo due mesi si leggeva la seguente notizia di agenzia: -Londra - E' nelle
ceneri vulcaniche della ragione cremonese, altrimenti
note come "pozzolana', il segreto che ha permesso a Antonio
Stradivari di dare ai suoi violini la musicalità che da oltre due
secoli li ha resi famosi in tutto il mondo. E' questa la conclusione
cui sono arrivati alcuni scienziati dell'Università di Cambridge che
hanno pubblicato i risultati della loro ricerca nel settimanale
scientifico "Natura". Dopo aver esaminato alcuni frammenti di
un violoncello del 1711, i chimici inglesi hanno scoperto, al di
sotto dello strato superficiale della caratteristica lacca rosso
arancio, un altro strato sottile con le caratteristiche di un
minerale, con quantitativi variabili di alluminio, silicio, fosforo,
manganese e ferro, esattamente gli stessi minerali che si trovano
nella pozzolana, o cenere vulcanica, di cui è ricca la zona di
Cremona, dove abitava il liutaio Stradivari- (Ansa). Comunque
sia, ammesso che si riesca davvero a scoprire il segreto della
vernice, resterà da comprendere in che modo essa influisca fisicamente sul timbro degli strumenti. Un
altro interessante indizio sulla segreta eccellenza degli Stradivari
proviene dallo studio della loro geometria: si è intatti scoperto che
la complessa forma dei violini può essere compiutamente contenuta
in quattro pentagoni regolari, i cui lati fungono da tangenti, determinando una linea estremamente armoniosa. Il pentagono
racchiude nella sua struttura la presenza del magico numero aureo. Altre
notizie: la
casa di Antonio Stradivari si trovava nel contro di Cremona come
ricorda una Un'ultima curiosità: un altro caso di vernici misteriose il cui segreto tecnico è trasmesso ai discendenti viene a volte citato per le splendide opere dei ceramisti Della Robbia, una dinastia iniziata a Firenze con Luca (1400-1482), e proseguita con Andrea (1435-1525), Giovanni (1469-1539) e Girolamo (1488-1566). La loro terrecotte invetriate, bianche e colorate, sono ancora oggi motivo di ammirazione e stupore. Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili". Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione |
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LOCUZIONI E DETTI CELEBRI: Apriti Sesamo! - Formula magica con cui Alì Babà in una novella delle "Mille e una notte" apre una caverna miracolosa. Si dice scherzosamente di tutto ciò che risolve meravigliosamente ogni difficoltà. |
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La barzelletta di chiusura... Un tizio
si è comprato una bella Ferrari nuova di zecca.
Entusiasta dell'acquisto passa dal suo migliore amico per portarlo a
fare un giro. Incomincia la "passeggiata" e naturalmente il
neo-ferrarista spinge sull'acceleratore. Affronta una curva sul filo
dei duecento all'ora, al che l'amico terrorizzato gli fa: |
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Cosa bolle in pentola ? Forse qualche ritardo per la chiusura causa trasloco della Biblioteca Comunale, ma faremo il possibile per non interrompere le pubblicazioni. Grazie per averci seguito fino qui, Per questa volta è tutto, Riceverete il prossimo numero il 20/Febbraio/2004 |
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