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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 33 del 10 - febbraio - 2004

   

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 Da: "Castiglioncello-La necropoli ritrovata" scaricabile dalla sezione download

I ritrovamenti del 1997 al Castello Pasquini

Nel luglio 1997, nel corso dei lavori di riqualificazione urbanistica del parco del Castello Pasquini, uno sbancamento meccanico effettuato per realizzare una piazzola di sosta, ha portato in luce i resti di numerosi laterizi antichi, apparentemente integri e in situ. La zona interessata dai lavori, immediatamente a ridosso dell'ex-casa del casiere, che affaccia su Piazza della Vittoria, era ai limiti di un'area adibita a orto, ed era stata in passato sbassata e regolarizzata e, forse, anche interessata da ricerche archeologiche, a giudicare dai numerosi frammenti di laterizi e ceramica a vernice nera rinvenuti in superficie e nel terreno rimosso dalla ruspa.

Grazie alla sensibilità della Direzione dei Lavori, che ha immediatamente sospeso lo sbancamento e avvertito gli Uffici competenti - e che a suo tempo, trovandosi a operare in un'area fortemente indiziata dal punto di vista archeologico, aveva previsto una voce di spesa specifica per eventuali "saggi di scavo archeologico" -, è stato possibile avviare da subito lo scavo d'emergenza dell'area.

La pulizia manuale dell'area rivelò che i laterizi messi in luce dallo sbancamento erano pertinenti a una tomba alla cappuccina, in prossimità della quale un altro gruppo di tegole indicava un'altra probabile sepoltura di tipologia leggermente diversa. Resti di altre tre sepolture in laterizi, franate e sconvolte dalle radici dei lecci sovrastanti, erano visibili nella sezione alle spalle delle due tombe, mentre, qualche metro più a sud, sotto l'edificio della porcilaia, erano state intaccate dalla ruspa anche alcune tombe a pozzetto della tipologia più comune a Castiglioncello. Una tomba a pozzetto era peraltro ancora visibile fino a poco tempo fa, poco lontano dall'area in questione, sulla scarpata a est del fronte dell'edificio delle "Scuderie". L'apertura di un saggio di scavo nell'area a sud-est dello sbancamento (m 5 x 8 circa), ancora non interessata dai lavori e relativamente libera dalla vegetazione, ha consentito di mettere in luce un piccolo settore, pressoché integro (a eccezione dei danni provocati dalle radici dei lecci secolari) della necropoli del centro costiero.

Le tombe, in maggioranza a pozzetto, erano scavate nel terreno vergine della collina a brevissima distanza l'una dall'altra e avevano profondità e dimensioni variabili. La stratigrafia soprastante, a causa dell'erosione del pendio collinare, si limitava a uno strato di terra argillosa di colore rossiccio, spesso circa cm 10, subito al di sotto dell'humus.

Le pareti dei pozzetti erano nude e la copertura era costituita da una lastra di arenaria rozzamente tagliata e sbozzata - le cui dimensioni non sempre si adattavano all'ampiezza del pozzetto - con al di sopra alcuni sassi disposti a cumulo a chiudere eventuali interstizi. Sul fondo del pozzetto era adagiato il cinerario d'impasto (che in un unico caso era coperto da un piatto a vernice nera) e, all'interno e intorno a esso, erano disposti gli oggetti del corredo, di quantità e ricchezza variabili. Nessuna tomba presentava tracce di manomissione; in un unico caso è stato rinvenuto un probabile pozzetto vuoto, ma la causa è probabilmente da attribuire alle radici dei lecci, che sono penetrate negli interstizi tra i sassi di copertura dei pozzetti e spesso all'interno delle tombe stesse, causando anche la frattura degli oggetti di corredo e, soprattutto, dei cinerari. Alla stessa causa sembra imputabile il rinvenimento, fuori da un pozzetto, di un gruppo di oggetti che includeva anche un cinerario frammentario, in un lieve avvallamento del terreno, subito al di sotto dell’humus. Si tratta probabilmente di materiale scivolato da una sepoltura sconvolta situata più a monte. Anche gli oggetti contraddistinti con il numero di attività 9/97, sono stati rinvenuti raggruppati, ma non in giacitura primaria. Le tombe a pozzetto, sia maschili che femminili, coprono un arco di tempo che va dalla fine del IV agli inizi del I sec. a.C.

Un'unica sepoltura, databile alla seconda metà del II secolo a.C., era costituita da una cassetta con fondo e pareti in lastre di arenaria. La mancanza della lastra di copertura può essere imputabile alle condizioni di ritrovamento, così come l'assenza del cinerario, visto anche lo stato frammentario dei pochi oggetti di corredo rinvenuti. D'altra parte la cronologia avanzata della tomba e la mancanza di tracce di frammenti ossei rendono improbabile l'ipotesi che si tratti di un'inumazione, magari di un bambino.

Le tombe a inumazione, anch'esse scavate nel terreno vergine e disposte a nord delle precedenti, presentavano tutte rivestimenti in laterizi, anche se di tipologie diverse tra loro. Un'unica sepoltura è costituita da una vera e propria cappuccina con l'impiego di tegole e coppi, mentre più comune sembra la fossa terragna con copertura di tegole disposte per piatto. In un caso sono le pareti a essere rivestite da un doppio strato di tegole disposte per taglio e obliquamente (a forma di V). A differenza che nei ritrovamenti precedenti, le inumazioni appaiono separate topograficamente dalle altre sepolture, con la parziale eccezione della tomba 0/97, più vicina delle altre al settore dei pozzetti. Nella maggior parte dei casi presentano un approssimativo orientamento est-ovest e, laddove le condizioni di rinvenimento hanno consentito di ricostruire la deposizione con la testa del defunto a est. Esse appaiono inoltre differenziarsi dalle altre sepolture per cronologia e per sesso. Riservate alle donne e, nel caso della tomba 6/97, a un bambino, esse sembrano, a differenza delle altre tipologie, esaurirsi nell'arco del III secolo a.C. 

(Sarà possibile realizzare la galleria fotografica del volume solo alla riapertura della biblioteca comunale)

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

CREMONA

il segreto degli Stradivari 

Museo Stradivariano

Palazzo Affaitati - via Palestro 17  - 261 00 Cremona Tel. 0372/1461886

Informazioni: Azienda di Promozione Turistica, piazza Comune 5, 26100 Cremona. Tel. 0372/ 21722-23233-412642-800/1655511 (verde).

Biblioteca Statale, via Ugolani Dati 4, 26100 Cremona. Tel. 0372/1413543.

Dove si trova: Lo Stradivariano è sistemato accanto al Museo di Scienze Naturali, nella parte nord del centro storico, 600 m. dalla stazione FS. Visita: feriali, 8.30-18; festivi, 9.15-12.15 e 15-18, lunedì chiuso.

Storia e situazione: il Museo raccoglie molti cimeli e documenti che ricordano uno dei figli più illustri di Cremona: Antonio Stradivari (1643-1737), il famoso liutaio costruttore di violini (e altri strumenti) tutt'ora inimitabili.

Scrive un'enciclopedia: "Di nobile famiglia cremonese, fu allievo di Nicola Amati, del quale in un primo tempo imitò i modelli costruendo strumenti che si dissero "amatizzati". Verso il 1676 cominciò a studiare un suo proprio modello in cui, rispetto agli Amati, la lunghezza si avvantaggia sulla larghezza; verso il 1700, a studi  ultimati, inizia il periodo più originale e autononomo dell'arte di Stradivari, che raggiunge la massima perfezione. La vernice degli Stradivari, nella quale sembra risieda il segreto della loro bellezza, varia dal rosso chiaro allo scuro, secondo il numero degli strati.

Sono strumenti di segreta vibrazione, sui quali gli studi sperimentali di fisici e scienziati non hanno approdato a risultati tangibili. Stradivari costruì oltre 1000 strumenti di cui fin'ora sono noti 540 violini, 12 viole e 50 violoncelli, e lasciò morendo circa 80 strumenti da terminare ai figli Francesco e Omobono, che lavorarono nella bottega paterna e ne continuarono l'impresa, pur apportando qualche modifica ai tipi di Antonio".

Con gli strumenti Stradivari rivaleggiano in eccellenza quelli costruiti da un'altra famiglia di cremonesi, i Guarneri. La tradizione iniziò con Andrea, anch'egli allievo dell'Amati, e raggiunse il culmine con Giuseppe Antonio (1687- 1745), detto "del Gesù" in quanto apponeva dopo il nome la sigla I.H.S. Nel 1988 un violino di Giuseppe Guarneri, il "Barone Heath" costruito nel 1743, fu venduto a un'asta di Londra per l'equivalente di 1300 milioni di lire, il prezzo più alto che sia stato pagato per uno strumento musicale. Un famoso Guarneri del Gesù venne usato da Niccolò Paganini a partire dal 1820, e si conserva nella Sala della Giunta del Palazzo del Municipio (Doria Tursi) di Genova.

La cosa notevole: Per parere unanime degli esperti, alcuni fra questi antichi strumenti - pur concepiti per la musica barocca - non solo mostrano un'insuperata perfezione stilistica e costruttiva, ma posseggono un qualcosa, di quasi indefinibile che rende il loro suono davvero magico. Secondo molti studiosi, questo segreto sarebbe legato all'uso di una vernice molto particolare, la cui composizione è ignota.

Osservazioni e note: Il problema è stato considerato con molta serietà, stimolato non solo dalla curiosità

scientifica, ma anche dall'interesse materiale di realizzare imitazioni dei famosi e costosissimi strumenti.

Nel 1988 i quotidiani pubblicarono questa notizia: "Dallas - Uno scienziato dell'Università del Texas sostiene di aver svelato l'enigma dei violini di Stradivari e Guarnieri, strumenti mitici per il loro suono ineguagliabile.

Secondo Joseph Nagyvary, professore di biochimica e biofisica, il segreto dei timbro sublime degli strumenti del Sei-Settecento è dovuto alla vernice e non al legno o al procedimento di costruzione. In uno studio non ancora pubblicato- Nagyvary sostiene che la vernice fu trattata con cristalli minerali submicroscopici: ne avrebbe identificati 22, compresi antimonio e rubino. La chimica moderna lo considererebbe un polimero composto oppure una resina. Nagyvary è certo che appena tutti i cristalli contenuti dalla vernice saranno stati identificati, sarà possibile riprodurre la vernice.

Ma solamente dopo due mesi si leggeva la seguente notizia di agenzia: -Londra - E' nelle ceneri vulcaniche della ragione cremonese, altrimenti note come "pozzolana', il segreto che ha permesso a Antonio Stradivari di dare ai suoi violini la musicalità che da oltre due secoli li ha resi famosi in tutto il mondo. E' questa la conclusione cui sono arrivati alcuni scienziati dell'Università di Cambridge che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca nel settimanale scientifico "Natura". Dopo aver esaminato alcuni frammenti di un violoncello del 1711, i chimici inglesi hanno scoperto, al di sotto dello strato superficiale della caratteristica lacca rosso arancio, un altro strato sottile con le caratteristiche di un minerale, con quantitativi variabili di alluminio, silicio, fosforo, manganese e ferro, esattamente gli stessi minerali che si trovano nella pozzolana, o cenere vulcanica, di cui è ricca la zona di Cremona, dove abitava il liutaio Stradivari- (Ansa).

Comunque sia, ammesso che si riesca davvero a scoprire il segreto della vernice, resterà da comprendere in che modo essa influisca fisicamente sul timbro degli strumenti.

Un altro interessante indizio sulla segreta eccellenza degli Stradivari proviene dallo studio della loro geometria: si è intatti scoperto che la complessa forma dei violini può essere compiutamente contenuta in quattro pentagoni regolari, i cui lati fungono da tangenti, determinando una linea estremamente armoniosa. Il pentagono racchiude nella sua struttura la presenza del magico numero aureo.

Altre notizie: la casa di Antonio Stradivari si trovava nel contro di Cremona come ricorda una lapide posta sulla facciata est della Galleria Venticinque Aprile, prospiciente a piazza Roma. Il suo sepolcro era invece situato nella chiesa di S. Domenico, che sorgeva - proprio di fronte - nell'area della piazza attuale, e che venne demolita nel 1878. Fu però conservata la pietra tombale, che ancora si può vedere in un'aiuola vicina all'ingresso della Galleria. Questa pietra porta alcune parole e le date - chiarissimo - 1664 e 1729: stranamente, queste non corrispondono né all'anno di nascita né a quello di morte. Recentemente, il regista Vittorio Salerno ha realizzato Stradivari, un film sulla vita e i segreti dei grande liutaio cremonese, interpretato da Anthony Quinn.

Un'ultima curiosità: un altro caso di vernici misteriose il cui segreto tecnico è trasmesso ai discendenti viene a volte citato per le splendide opere dei ceramisti Della Robbia, una dinastia iniziata a Firenze con Luca (1400-1482), e proseguita con Andrea (1435-1525), Giovanni (1469-1539) e Girolamo (1488-1566). La loro terrecotte invetriate, bianche e colorate, sono ancora oggi motivo di ammirazione e stupore.  

Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili".

  Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Apriti Sesamo! - Formula magica con cui Alì Babà in una novella delle "Mille e una notte" apre una caverna miracolosa. Si dice scherzosamente di tutto ciò che risolve meravigliosamente ogni difficoltà.

La barzelletta di chiusura...

Un tizio si è comprato una bella Ferrari nuova di zecca. Entusiasta dell'acquisto passa dal suo migliore amico per portarlo a fare un giro. Incomincia la "passeggiata" e naturalmente il neo-ferrarista spinge sull'acceleratore. Affronta una curva sul filo dei duecento all'ora, al che l'amico terrorizzato gli fa:
- Aiuto, aiuto. Fammi scendere... ho paura!
L'amico per tranquillizzarlo:
- Non preoccuparti... c'è Sant'Antonio che ci protegge!
Dopo fa un sorpasso azzardato contromano a 150 all'ora e rischia di fare un frontale con un T.I.R., ma riesce a rientrare in carreggiata all'ultimo.
L'amico, bianco pallido:
- Aiuto! Fammi scendere! Famme scendeee!!!
- Non ti preoccupare... c'è Sant'Antonio che ci protegge!
Poi passa un semaforo rosso a tutta velocità sfiorando una macchina che stava attraversando in quel momento. L'amico al limite del collasso:
- Fammi scendere! T'ho detto di farmi scendereeee!!!
- Non preoccuparti... c'è Sant'Antonio che ci protegge!
E così dicendo continua a correre come un pazzo e a commettere infrazioni su infrazioni. Dopo un po' si sente bussare su una spalla, si gira di scatto:
- Chi è???
- So' Sant'Antonio! FAMMI SCENDERE!!!

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Cosa bolle in pentola ?  Forse qualche ritardo per la chiusura causa trasloco della Biblioteca Comunale, ma faremo il possibile per non interrompere le pubblicazioni.  Grazie per averci seguito fino qui,  Per questa volta è tutto,  Riceverete il prossimo numero il 20/Febbraio/2004