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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 32 del 1 - febbraio - 2004

   

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 Da: "Castiglioncello" di Milziade Torelli, scaricabile dalla sezione download

 

La tragica fine di Giuseppe Abbati

 

Fu nel 1866, quando si chiuse in Via Larga il Caffè Michelangiolo, che Diego Martelli, avendo ereditato il terreno e la villa sul poggio di fronte alla pineta (dov'è ora il castello dei Pasquini) raccolse presso di sé i pittori che s'erano sbandati. Fattori, Signorini, Abbati, Lega, Sernesi, Cannicci, Borrani, Cabianca, Gordigiani, Costa, Zandomeneghi, Cecioni, vissero nella villa Martelli giornate quasi irreali per quella gente sempre in bolletta. Si spargevano al mattino tra i lecci o nelle pinete quasi buie per l'ombra fitta, seguivano i precipiti sentieri marini o s'inerpicavano per quelli che serpeggiano tra le colline assolate e silenti. E a mezzogiorno, o addirittura al tramonto, rientravano col bozzetto umido e lustro e con i tubetti dei colori quasi spremuti, spossati da quei loro interminabili dialoghi con la Natura. E allora, a tavola, discutevano e si sfottevano a più non posso, come ai bei tempi del Caffè Michelangiolo.

Ne mancavano le nostalgie. Fattori ricordava con le lacrime agli occhi il suo « Trovatore » affrescato su una parete del vecchio caffè fiorentino ed ora spregevolmente ricoperto da uno strato di calce; Serafino De Tivoli aveva lasciato su quei muri un suo «Paesaggio»; l'Ussi un «Assalto a un castello medievale». Il più scontroso e malinconico della compagnia era Beppe Abbati, che talvolta si allontanava dalla villa anche per due o tre giorni senza dare notizie di sé. Solo col suo cane, lavorava senza tregua dall'alba al tramonto, e dormiva a ridosso di un pagliaio o sotto un fienile abbandonato. Un'opera in cui di un solo sguardo si ravvisano insieme e la classica semplicità del suo ingegno e la tristezza che immutabile pervase il suo grande cuore è la «Muta solitudine nei pressi di Castiglioncello» ch'è tutto un rude alternarsi di verdi cupi e di terre, di rocce e di boscaglie compatte, fra strisce di cielo e di mare. Non è facile oggi, purtroppo, rintracciare molti bozzetti dell'Abbati; fra quelli dipinti a Castiglioncello abbiamo potuto metter gli occhi su due soli: la «Muta solitudine» di cui abbiamo parlato e l'altro che ci ha mostrato a Firenze il pittore Borgiotti, i «Bimbi a Castiglioncello», una tavoletta lunga e sottile nella quale più di tutto colpisce l'originale disposizione dei toni entro poche linee quasi squadrate. Un gruppetto di bimbi, un po' d'erba, un muro: eppure quale austerità! Guardando quella tavoletta, pensavo a certi «professori» che per essere «austeri» dipingono rovine della Roma imperiale, monasteri, camposanti ...

«Nell'Abbati — scriveva Anna Franchi nel 1901 — la tristezza ha qualcosa di morboso che si riflette anche nelle opere che ci ha lasciate. Egli andava soggetto a esaltazioni e passioni strane: e un affetto eccessivo, malato, provava per gli animali. Del suo cane era tanto geloso da irritarsi se taluno lo accarezzava ».

Il cane, purtroppo, doveva avere nel destino di Beppe Abbati un ruolo della massima importanza, Quello che lo aveva seguito alla guerra (Abbati combatté valorosamente nel '66, volontario, e di lui vestito da garibaldino, col berretto rosso e la barba bruna, ci mostrò appunto il Galli una preziosa fotografia) e lo aveva salvato da un grande pericolo svegliandolo una notte che, essendo di guardia, s'era addormentato in un fossato mentre sopraggiungevano gli austriaci, morì. Abbati si trovò un altro cane. Non poteva star senza. E fu a Castiglioncello che, dovendosi un giorno recare in campagna e non volendosi portare dietro la bestia, la chiuse in una stalla. Ma la prigionia rese il cane furioso; al suo ritorno l'Abbati, per punire l'animale che gli si mostrava ostile, lo battè con uno scudiscio e quello lo morse; poi fuggì ne più si seppe di lui. Ne l'Abbati, ne Diego Martelli che per l'artista fu come un fratello, si preoccuparono della cosa. Ma di lì ad un mese l'innata malinconia del pittore si accentuò stranamente; un'inquietudine invincibile lo agitava tutto: non poteva più dormire ne dipingere. Per il dormire pazienza, ma a dipingere non poteva rinunciare. E si fece visitare da un medico che brutalmente gli rivelò la verità: idrofobia. L'Abbati, come abbiamo visto, era tutt'altro che un vile: ma la prospettiva delle atroci sofferenze che lo aspettavano lo spinse alla disperazione. Si slanciò su una pistola carica che era nell’ambulatorio del medico, il quale a malapena riuscì ad opporsi al suicidio.  Tutte le cure furono vane; finalmente si decise il suo ricovero nell’ospedale di Firenze e la moglie di Diego Martelli si offrì coraggiosamente di accompagnarlo nel lungo viaggio in carrozza. Terribile viaggio! Per la povera signora che doveva fingere una calma inesistente, e per lui che sentiva una continua rabbiosa bramosia di morderla. Nell'ospedale di Firenze morì: era il 21 febbraio 1868. Gli ultimi suoi bozzetti furono quelli ispirati dal mare e dalla pace di Castiglioncello che era penetrata nel suo animo senza riuscire a dominarlo.

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

 

CASTEL SAN NICCOLÒ (AR), Cetica

La portentosa acqua di Cetica 

Bagno di Cetica

Informazioni: Municipio, piazza Piave 15 - Strada in Case, 52018 Castel San Niccolò (AR).

Tel. 0575/57913.

Dove si trova: Dalla statale 70 (della Consuma), all'altezza di Borgo alla Collina si sale in 2 km a Strada, sede dei comune sparso di Castel San Niccolò. Si sale ancora per 6 km a Cetica, e poi per altri 2 km con mulattiera - fino alla località Bagno (1.151 m).

 Alcune acque, secondo la tradizione, avrebbero proprietà terapeutiche veramente speciali e miracolose. Fra esse proverbialmente nota nel Casentino è l'acqua delle sorgenti del Bagno di Cetica.

Osservazioni e note:  La fonte si trova in pieno Pratomagno, in una zona considerata anomala anche dalla gente del luogo infatti vi avvengono  strani incidenti aerei, insolite cadute di meteoriti ecc.

CHIUSI (SI)

Il lago «Chiaro di Luna» 

Lago di Chiusi

Informazioni: Ufficio Turismo, via Porsenna 67, 53043 Chiusi (SI). Tel. 0578/227667.

Museo Archeologico Nazionale, via Porsenna 17, 53043 Chiusi (SI). Tel. 0578/20177- 226210.

Dove si trova: Dall'autostrada A1 (Milano-Roma) si esce al casello locale di Chiusi-Chianciano Terme, e con la statale 146 (di Chianciano) in circa 3 km si raggiungo Chiusi (stazione FS). Dalla cittadina, una strada secondaria verso nord conduce alla necropoli etrusca e quindi al lago.

La cosa notevole:  Del piccolo, ma pittoresco lago di Chiusi, di sorprendente purezza, così scrive

Giorgio Batini in un suo poetico libro: -Specchio notturno della argentea dea dei cielo, gli antichi lo chiamavano "Chiaro di Luna", e ancora oggi le acque incorniciate dalle canne e dalle erbe palustri mantengono, prodigiosamente, una limpidezza del tutto sconosciuta ad altri inquinatissimi laghi. E' pescoso, è buono per la caccia, ha sempre fatto gola a tutti, è stato protagonista di contese secolari (di cui restano curiose testimonianze nelle pietrigne sentinelle posto dai senesi e dagli umbri: la Torre di "Béccati Questo" e la Torre di "Béccati Quello" e in periodo rinascimentale i chiusini si rifiutarono di prosciugarlo allorché furono bonificate le vaste paludi che gli facevano corona e che ne estendevano la superficie. So lo avessero fatto, si sarebbe trattato di un vero e proprio divorzio, di un tradimento alla fede data, visto che ogni anno nel tempo di Pasqua, il Sindico Generale del Comune di Chiusi si spingeva con la barca al contro dei lago - come facevano i dogi nella laguna veneta - e sposava ufficialmente le acque del "Chiaro" gettandovi un anello d'argento.

Osservazioni e note: Purtroppo il lago è in costante prosciugamento: nel passato formava un unico specchio d'acqua con quello di Montepulciano; dal 1843 la sua superficie è diminuita di quasi la metà.  

Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili".

  Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Volli, sempre volli, fortissimamente volli - Celebre frase che Vittorio Alfieri scrisse da Siena il 6-9-1873 a proposito della sua ferrea determinazione a diventare autore tragico.

La barzelletta di chiusura...

Un vecchietto esce di casa per andare a fare la spesa in paese e non trova più la sua bicicletta; mentre è seduto sulla panchina che piange passa un carro funebre che sta trasportando la sua anziana vicina di casa in chiesa per celebrare il funerale.
La figlia della defunta vede il vecchio derubato che piange e gli dice:
- Si rassegni... era ormai vecchia e consumata!
E il vecchietto:
- Lo so, però era utile... una pompatina oggi, una pompatina domani...

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Cosa bolle in pentola ?  Forse qualche ritardo per la chiusura causa trasloco della Biblioteca Comunale, ma faremo il possibile per non interrompere le pubblicazioni.  Grazie per averci seguito fino qui,  Per questa volta è tutto,  Riceverete il prossimo numero il 10/Febbraio/2004