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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 30 del 10 - gennaio - 2004

   

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questa volta ti segnaliamo:

 INFORMAZIONI SUGLI AGGIORNAMENTI DEL SITO 
 Pubblicato il primo dei due volumi della "Saga de'caini" tutta
castiglioncellese: lo sono i protagonisti, gli autori, lo scenario.
Una lettura piacevole, simpatica, autocritica e storicamente vera
 
Dar tempo dell'etruschi ar tempo de' caini" 
 
di Claudio Castaldi, Alberto Lami, Giorgio Marianelli  
La storia della prima famiglia di Castiglioncello nel contesto della storia del 
   territorio, con una vasta selezione di personaggi "unici" della frazione
Nella Galleria omonima trovi le 95 foto del volume
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  FLASH STORICI SULLA NOSTRA ZONA DAGLI ETRUSCHI IN QUA

 Non solo VENUS

Da: "Cronistoria" sezione del sito

1405. Una galea pisana, carica di vettovaglie, si rifugia nel porto di Vada per sfuggire a quattro navi genovesi, protetta dal tiro delle bombarde; nella notte viene però raggiunta da un soldato genovese a nuoto e incendiata.

27.apr.1878. Vada. Si incaglia sulle secche per una libecciata la nave  americana Australia, diretta nelle Indie carica di vettovaglie. Tutto il carico viene a terra e raccolto con barrocci. Liquori, Cognac, vini finirono nelle cantine del paese. Il palombaro Pisani durante il recupero del piroscafo vide sul fondo a circa 10 m. pavimenti di mosaico e di marmo.

25.feb.1913. Il veliero "Calabria" naufraga sulle secche di Vada a causa di una libecciata. I tre marinai raggiungono a nuoto il fanale dove sono aiutati dalla famiglia del fanalista Roberto Vittori che muore quattro mesi dopo cadendo sugli scogli del fanale.

Da: "Dar tempo dell' Etruschi ar tempo de' Caini" di Castaldi-Rossi-Marianelli 

1943. L'otto settembre, quando l'Italia si staccò dalla Germania, chi era sotto le armi non sapeva come comportarsi e moltissimi cercarono di scappare, specialmente lontano dai tedeschi. Le navi che si trovavano oltre il limite del fronte, a nord, cercarono di raggiungere le basi alleate, specialmente Malta. La mattina del 9 Settembre due navi italiane, il Foscari e il Valverde stavano dirigendosi a tutta forza verso mezzogiorno quando due corvette tedesche, da fuori Livorno, cominciarono a cannoneggiarle. Il Valverde, carico di carbone, si prese due colpi davanti le Forbici; il Foscari arrivò di fronte a Caletta e lanciò una cortina fumogena per poi rifugiarsi dietro la Punta Righini davanti al Porticciolo. Anche le navi da carico o passeggeri in tempo di guerra erano armate e le due navi potevano rispondere al fuoco nemico con dei cannoncini. Il Valverde, ormai colpito, si indirizzò dentro al Quercetano poi, visto che il golfo era troppo aperto, andò a buttare la prua nel golfetto della Cianciafera, dietro al Godilonda. I marinai si buttarono in mare, alcuni feriti, e furono tirati in salvo dai patini dei paesani che li portarono al riparo ai bagni del Mannari, in fondo al Quercetano. I sei feriti furono portati all'ospedale dal Rossi che aveva il negozio sopra strada, uno alla volta, con la moto Guzzi. Il Foscari, al riparo della punta, poteva rispondere al fuoco seguendo le segnalazioni dei marinai che erano stati inviati sugli scogli per dirigere i tiri. Le corvette tedesche si ritirarono e l'equipaggio del Foscari, sceso a terra, si unì ai partigiani. Solo il capitano non volle abbandonare la nave in attesa di un fonogramma da Roma che, data la situazione, non poteva arrivare. Tonino Chiesa, parente dei Neri, che stava nel villino di Ghignola, cercò di convincere il comandante della nave ad affondarla per recuperarla alla fine del conflitto. Alla farmacia abitava un ammiraglio che era stato epurato perché ebreo, fu contattato e dette delle direttive, meglio, dei consigli, che furono seguiti. Angiolino Faccenda, detto Agonia per la sua magrezza, con la sua barca fece molti viaggi fino alla nave scaricando l'argenteria e le cose preziose che furono portate alla banca e tutte le carte nautiche e i documenti che furono ammucchiati nel magazzino di Portovecchio. Il Foscari era carico di farina e Angiolino, già che c'era, qualche sacco riuscì a metterlo in salvo: visti i tempi poteva garantire pane e pasta a volontà. Il giorno dopo, nel pomeriggio, i tedeschi arrivarono, via mare, e saliti a bordo del Foscari, constatarono che i motori erano fuori uso e i cannoni non avevano più le culatte e la fecero saltare affondandola. Rimasero fuori le bandierine degli alberi e molta nafta annerì la spiaggia. Il Valverde era rimasto con la prua fuori acqua e i paesani cercarono di arraffare tutto quello che era asportabile. I tedeschi cominciarono a recuperare il carbone stivato sulla nave dando il comando delle operazioni ad Ambertino Faccenda, detto "naso", che aveva simpatizzato con una ragazza italiana che stava al comando tedesco. Assunsero degli operai che, con le barche, portarono il carbone alla Cianciafera da dove, attraverso un viottolo, veniva trasportato intorno alla villa Godilonda dove le nere montagne erano alte come la villa. Coi barrocci cinque o seimila tonnellate di carbone finirono alla stazione da dove presero la via del Nord. Tempo dopo una libecciata ridusse in particelle il Valverde che sparì sotto i flutti e fu recuperato dalla ditta Neri di Livorno che si prese anche le eliche del Foscari e quanto di meglio potè recuperare. Al recupero di questa nave provvide la ditta Vestrini e, alla fine, ci lavorò anche Bruno Faccenda, che faceva il palombaro, con Alvaro, Ruffo e Iram.

Il cannoneggiamento del «Pommer» e del «Brandeburg» (le navi tedesche) sul litorale di Rosignano Solvay, fu violento tra la baia di Crepatura ed il Monte alla Rena. Muoiono subito la venticinquenne Maria Teresa Marchione ed il commerciante Augusto Fogli 61 anni. Spira dopo un'agonia di varie ore all'ospedale di Cecina l'impiegato Danilo Balestri, di 42 anni. Rimangono feriti il giovane Luciano Lenzi e circa trenta marinai del «Foscari». La nostra terra paga il suo primo tributo di lutti ad un avvenimento bellico. Purtroppo la tragica lista, iniziata così, si allungherà poi, di altri e numerosi nomi. 

(Puoi seguire gli eventi anche sulla "Cronistoria" del sito).

 

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

CHIUSDINO (SI), San Galgano

La spada nella roccia 

Abbazia di S. Galgano

Ufficio informazioni Turistiche, c/o Abbazia di SI. Galgano, 53012 Chiusdino (SI). Tel. 0577/756738.

Biblioteca Comunale, via Umberto, 53012 Chiusdino (SI). Tel. 0577/751055 (municipio).

Dove si trova: In auto si raggiunge con una breve deviazione dalla statale 441 (Massetana),

presso la confluenza con la statale 73 (Senese Aretina). In treno si scende a Siena (35 km da Chiusdino), e si prosegue con autobus di linea. All'Abbazia si giunge con una strada sterrata, fiancheggiata da alberi curiosamente ramificati.

Storia e situazione: L'Abbazia è un monumento fra i più insigni dello stile gotico-cistercense in Italia; fondata alla fine dei sec. XII, divenne un importante centro religioso (i monaci di S. Galgano amministrarono la costruzione del Duomo di Siena). La grande chiesa abbaziale fu eretta nel 1224-88; iniziò a rovinare nel Cinquecento, e poi più gravemente nel Settecento. I locali superstiti sono ora utilizzati da una comunità laica.

Scrive la guida regionale dei T.C.I.: ,in parte diruta, giace nel silenzio della campagna creando con le linee delicate di questa un contrasto di profonda suggestione e di drammatica e solitaria bellezza; il fascino dell'edificio è davvero notevole, con il cielo aperto per tetto e la terra di un prato per pavimento: fiori e stelle. Poco più in alto sorge la primitiva chiesetta di S. Galgano, di forma circolare, dall'originalissima architettura romanica; al centro di essa si vede un masso con una spada confitta, dall'occulto significato simbolico.

La cosa notevole: Secondo la tradizione, infatti, in questo luogo il nobile cavaliere Galgano Guidotti (1148-1181), di Chiusdino, confisse la sua spada nella roccia per adorarne l'elsa in forma di croce; in quel momento fu convertito alla santità da una sfolgorante apparizione dell'arcangelo Michele. Galgano visse da eremita gli ultimi anni della sua vita, erigendo attorno al masso una cappella, poi destinata a divenire l'attuale chiesetta.

I Cistercensi di Casamari ottennero di costruire in onore di Galgano, canonizzato nel 1185, un oratorio e un edificio, nucleo dell'Abbazia, che rapidamente crebbe in splendore e potenza.

La spada attuale sostituisce la precedente, spezzata nei tentativo di estrarla; il masso è stato protetto da uno spesso cristallo. L'insieme è stato recentemente sottoposto a un accurato studio promosso dal prof. Luigi Garlaschelli dell'Università di Pavia. Un prezioso reliquiario della testa di san Galgano, proveniente dall'Abbazia, si trova oggi nella Sala dei Tesoro dei Museo dell'Opera Metropolitana di Siena.

Osservazioni e note: Questa tradizione della spada di san Galgano richiama quella notissima della "spada nella roccia", del leggendario re Artù. Narra il mito che alla morte di Uther, sovrano inglese senza eredi, si trovò nella città di Londra una prodigiosa spada profondamente infissa nella roccia: chiunque fosso riuscito a estrarla sarebbe diventato re d'Inghilterra. Ma per far questo era necessaria purezza di cuore e non forza fisica: la magica spada cedette solo alla nobiltà d'animo e alla saggezza di Artù, che divenne poi il fondatore di un'eletta cerchia di cavalieri (la Tavola Rotonda). E' interessante notare che a opera di alcuni narratori le gesta esoteriche di Artù e dei suoi cavalieri - compresa la ricerca del Graal - divennero assai note in Europa durante il XII secolo, proprio all'epoca della leggenda di san Galgano. Il nome stesso di Galgano è assai simile a quello di uno dei cavalieri arturiani, Galvano.

Dietro l'altare dell'Eremo si possono vedere due mani mozzate: secondo la tradizione, vennero strappate da un lupo a uno dei tre -uomini neri- che nel 1181 distrussero la capanna eremitica di Galgano. Secondo uno studio di Nicola Coco, i luoghi, gli edifici, i dipinti, le narrazioni galganiane mostrano interessanti significati simbolici.

In una via di Chiusdino, è affisso su una parete un bassorilievo, datato 1466, che raffigura san Galgano e la spada nella roccia. Nella Pinacoteca Nazionale di Siena si conserva un dipinto di Ugolino Lorenzetti che raffigura San Galgano mentre inserisce la propria spada nella roccia, e una predella di Giovanni di Paolo in cui è raffigurato l'episodio della distruzione della capanna da parte degli uomini neri.

Un'altra interessante chiesa a cielo aperto è quella dell'ex Convento dello Spasimo, a Palermo: all'interno crescono rigogliosi alberi.

TERRANUOVA BRACCIOLINI (AR) 

Geometrie del Trecento

Informazioni: Biblioteca Comunale, via Concini Concino 3, 52028 

Terranuova Bracciolini (AR). Tel, 055/9737524.

Dove si trova: Autostrada A1 (Milano-Roma), casello di Valdarno (3 km). Stazione FS a Montevarchi (4 km).

Storia e situazione: Nella prima metà del Trecento, Firenze fondò nel suo territorio una serie di nuovi centri allo scopo di contrastare il potere dei feudatari locali. Sorsero così, nel 1299, Castelfranco di Sopra (AR), San Giovanni Valdarno (AR), Terranuova Bracciolini, e più tardi Firenzuola (FI) e Scarperia (FI).

La cosa notevole: In questi centri la piazza radunava gli edifici più importanti, e la strada principale - tratto urbano della via di comunicazione - attraversava longitudinalmente l'abitato. Terranuova Bracciolini mostra ancora la pianta a schema rettangolare.

Osservazioni e note: Questa pianta venne progettata con un'interessante geometria regolare: lo spazio urbano interno alle mura (due quadrati affiancati) è diviso in quattro quadranti, ognuno dei quali è ancora suddiviso in quattro; al centro c'è una piazza quadrata. L'insieme può ricordare la struttura della «triplice cinta».

Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili".

  Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Veni, vidi, vici (Venni, vidi, vinsi) Celebri parole con cui Cesare annunziò al Senato la sua vittoria su Farnace presso Zela nel Ponto nel 47 a.C. Si usano per alludere alla facilità ed alla rapidità di un successo.

La barzelletta di chiusura...

  Tanzi è indagato per il crack Parmalat. A San Vittore arriva il cappellano che gli porta ogni giorno il conforto religioso.
- Bene figliolo - gli dice il cappellano. Dimmi tutto.
- Ho peccato, padre, ho molto peccato! - gli dice Calisto - Ho imbrogliato, fatto le fotocopie dei soldi, falsificato il bilancio, lasciato sul lastrico i dipendenti...
- Tutto questo lo sappiamo, figliolo... - risponde il cappellano.
- Si, ma ho anche falsificato il valore della ditta, imbrogliato i giudici, prosciugato i conti della società!
- Tutto questo lo sappiamo - gli dice il cappellano - scusa un attimo.
Ed esce per andare alla toilette. Dopo un po' rientra e invita Calisto a proseguire.
- Padre, poi ho anche detto che avevo dei soldi inesistenti alle isole Cayman...
- Tutto questo lo sappiamo, figliolo. Scus a un attimo...
Ed il prete esce di nuovo per andare alla toilette. Dopo un po' rientra.
- Padre, poi ho detto che non ci sono più soldi, ma invece li ho nascosti a Malta...
- Tutto questo lo sappiamo, figliolo. Scusa un attimo...
Ed esce di nuovo per andare alla toilette. Dopo un po' rientra e invita Calisto a proseguire.
- Poi ho detto che do a Bondi le mie due barche. Ma io in realtà ne ho quattro!
- Tutto questo lo sappiamo, figliolo. Ma c'è una cosa che non mi hai detto, vero?
- No padre, le ho detto tutto...
- No figliolo. Scusa un attimo...
Ed esce per andare alla toilette. Quando rientra Calisto gli dice:
- Si Padre, ricordo, ho anche falsificato la data di scadenza dei cartoni del latte...
- Appunto!!!

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Cosa bolle in pentola ?  Forse qualche ritardo per la chiusura causa trasloco, della Biblioteca Comunale, ma faremo il possibile per non interrompere le pubblicazioni.  Grazie per averci seguito fino qui,  Per questa volta è tutto,  Riceverete il prossimo numero il 20/Gennaio/2004