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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 27 del 10 - dicembre - 2003

   

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 INFORMAZIONI SUGLI AGGIORNAMENTI DEL SITO 
Per gentile concessione dell'autrice, dott.sa Francesca Dini pubblichiamo:

ARTE E STORIA A CASTIGLIONCELLO

    dall'epoca dei Macchiaioli al Novecento 

Testo scaricabile dalla sezione "download" e foto nella "Galleria"
NOVITA'- Continua la pubblicazione delle gallerie fotografiche 
tratte dai volumi già scaricabili, inserite nella nuova sezione 
del menu principale:"Gallerie-foto-libri". Disponibili:
 "Gabbro gente terre e documenti", "Quando la luna sorrise al lampionaio",
 "Sale e pietra", " La ciminiera dimezzata",
 "Monte alla Rena tra scienza e leggenda" "Arte e 
storia a Castiglioncello" con oltre 650 immagini del secolo scorso.
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      Da: Arte e Storia a Castiglioncello dall'epoca dei Macchiaioli al Novecento di Francesca Dini

Chi era Diego Martelli

Straordinaria figura di uomo e di intellettuale, Diego Martelli è uno dei maggiori protagonisti della Civiltà Ottocentesca Italiana. La sua poliedrica personalità, la sua cultura, il suo sincero anticonformismo lo videro proteso in ogni ramo della cultura e profondamente impegnato nelle più rilevanti questioni sociali e politiche del suo tempo.

Critico d'arte sensibile e colto, Martelli ebbe il potere ed il merito di orientare e guidare la riuscita del maggior movimento pittorico italiano del XIX° secolo, quello dei Macchiaioli e di contribuire all'affermazione dell'Impressionismo francese. La sua militanza critica a fianco dei realisti toscani - Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Raffaello Sernesi, Giuseppe Abbati, Odoardo Borrani e altri - fu prima di tutto comunanza fraterna di mezzi e di intenti; ed egli, benestante, fu per ognuno di loro prodigo di aiuto morale e materiale. Avendo intuito le potenzialità innovative di quel movimento artistico, alimentò le discussioni estetiche che portarono quei pittori alla maturità e alla consapevolezza di se stessi.

Grazie alla sua vasta cultura in materia storico-artistica Martelli maturò una conoscenza storica del problema di cui ancor oggi ci stupiamo per l'attualità dei concetti espressi: l'assoluta originalità del Movimento Macchiaiolo, la sua leadership culturale e artistica entro i confini nazionali, il ruolo di "avanguardia" che rivestì a livello europeo, anticipando quel fenomeno di universale portata che fu l'Impressionismo.

A tale immagine di critico illuminato si affianca quella non meno affascinante, del politico che lo storico Alessandro Galante Garrone ha definito "garibaldino senza enfasi", "intollerante d'ogni ipocrisia e d'ogni insincero accomodamento", "imperterrito anticlericale", "adoratore della Francia nata dalla rivoluzione e fin dalla giovinezza sospettoso di qualsiasi misticismo politico".

La chiave di lettura del pensiero politico di Martelli risiede nell’ inscindibilità del binomio Libertà - Eguaglianza sociale; poiché egli credeva che non vi potesse essere rivoluzione politica senza rivoluzione sociale, fu tra coloro che ritennero il Risorgimento «tradito» dalla mancata attuazione di quelle riforme sociali che, affrancando larghi strati della popolazione del Regno da piaghe secolari, avrebbero reso il disegno dell'Unità nazionale reale ed effettivo. Di qui l'impegno politico che dopo il 1876, abbandonate le posizioni astensionistiche dei Repubblicani, lo avvicinò ad una sorta di radicalismo moderato, ricco di echeggiamenti proudhoniani e di suggestioni positiviste. I suoi scritti politici ora affrontano le antiche piaghe della prostituzione, del latifondo e dell'analfabetismo, ora propugnano la concessione del divorzio, la parità dei diritti tra uomo e donna, il diritto dei lavoratori ad un'equa retribuzione, sempre argomentando con straordinaria lucidità, onestà e modernità di ragionamento. Oppositore del trasformismo di Depretis e della politica colonialista di Crispi, fa intimo di Agostino Bertani, Andrea Costa, Felice Cavallotti, Giovanni Bovio e dunque svolse funzione di raccordo tra i gruppi progressisti toscani e i vertici politici nazionali.

Se in Arte e in Politica l'apporto ideale, umano e civile di Martelli fu di straordinaria rilevanza, non si debbono certamente sottacere l'impegno di scrittore e di critico letterario e i rapporti di reciproca stima con Giosuè Carducci, Renato Fucini, Luigi Capuana, Giovanni Marradi, Emile Zola, Paul Alexis, Georges Lafenestre, Marcellin Desboutin, Enrico Nencioni, Gustavo Uzielli; e tanto meno la sua applicazione, seppure limitata alla gestione del patrimonio di fattorie e terreni ereditati dal padre, ad un'agricoltura razionale e tecnologicamente avanzata, nonché l'interesse concreto e fattivo per lo sviluppo urbanistico di Castiglioncello di cui previde il destino di cittadina turistica e balneare.

Alla morte del padre, avvenuta il 30 luglio 1861, Diego diviene il legittimo proprietario dei vasti possedimenti, più di mille ettari, estesi tra le province di Pisa e Livorno che costituiscono l'eredità dei Bernardi di Pisa, zii di Carlo Martelli.

Una più esatta descrizione dei luoghi si ricava dalla perizia dell'ingegner Andrea Paoli, datata 12 agosto 1884, nella quale si distingue tra la Fattoria del Pastino, il terreno boschivo di Nibbiaia e la tenuta di Castiglioncello comprendente anche le terre e le case del Campaccio e Castello in Castelnuovo della Misericordia. All'epoca di tale perizia, numerosi mutamenti sono stati apportati dalla gestione Martelli; essi riguardano non solo la cessione in epoca anteriore, esattamente nel novembre 1865, della fiorente fattoria di Capannoli presso Pontedera, già parte integrante dell'eredità Bernardi, ma anche l'acquisizione da una anonima società demaniale dei terreni e caseggiati che si trovano al di sotto della Regia Strada Litoranea: si tratta dei circa 31 ettari costituenti la cosiddetta "Punta" di Castiglioncello, annessi alla proprietà nel 1872 e descritti dal Paoli come un insieme di terreni in parte lavorativi e in parte macchivi, sui quali "s'ergono fra gli altri due fabbricati o ville destinate per villeggiatura e per i bagni marini; per la speciale posizione sul mare - si legge nella perizia - parte di questo terreno si presterebbe alla costruzione di altri villini destinabili all'uso che sopra" .

La fiducia nelle rilevanti risorse turistiche di Castiglioncello determina e condiziona tutta la lunga gestione Martelli. Prediletta tra le sue proprietà per la straordinaria bellezza naturale, la fattoria di Castiglioncello diviene sin dall'inizio la stabile dimora del critico che la fa conoscere ed amare anche ai suoi amici pittori.

Le continue peripezie economiche cui Martelli si sottoporrà nel corso della sua travagliata esistenza sono quasi sempre determinate dal desiderio di apportare migliorie alla sua proprietà, di favorirne in qualche modo le naturali predisposizioni che egli intuisce e che, come un buon padre farebbe con il proprio figlio, egli cerca di favorire; ragion per cui insegue mutui e prestiti, si imbarca in speculazioni troppo azzardate per i suoi mezzi (è il caso dell'acquisto della Punta e delle vicissitudini che conseguono); attua permute di terreni con famiglie confinanti, fa eseguire perizie ed analisi dei terreni con un impiego di sostanze non indifferente. Il suo particolare intuito lo porta a concepire già nel 1873 un piano di edificazione della Punta che ancor oggi stupisce per la sua attualità. Tuttavia, forse perché non mosso da pure finalità speculative, che intuiamo poco conformi, del resto, al suo carattere retto e generoso, Martelli non riuscirà che in minima parte ad attuare i suoi ambiziosi progetti per il futuro di Castiglioncello; finché, non più giovane, sopraffatto dalle sventure economiche, dovrà suo malgrado arrendersi alla necessità di cedere le sue amate terre, subendo così una delle più grandi disillusioni della sua vita. Il 5 gennaio 1889, Martelli vende al barone Lazzaro Patrone, per lire 314.264, le fattorie del Pastino e di Castiglioncello, lasciando per sempre le casa nella quale ha vissuto per quasi trent'anni; la bella villa rustica, tante volte raffigurata nei dipinti di Abbati, Borrani, Fattori, Sernesi, sparisce nello spazio di pochi mesi sotto la mole medievale del Castello costruito da Leonildo Luparini da Castelnuovo secondo il gusto del nuovo proprietario.

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

SIENA

La «balzana»

e la scacchiera dei Templari 

Palazzo Pubblico

Municipio - piazza del Campo 1 53100 Siena Tel. 0577/292111

Informazioni: Azienda di Promozione Turistica, piazza del Campo 56, 53100 Siena Tel 0577/ 280551

Museo Civico, piazza del Campo 1, 53100 Siena Teil.0577/292263

Dove si trova: Al centro di Siena, all' incrocio delle tre dorsali su cui sorge la città, sul lato della magnifica piazza detta «il Campo" - a forma di conchiglia - sulla quale si corre il famoso Palio. Presso il Palazzo è visitabile il Museo Civico, con il seguente orano dal 15 novembre al 15 marzo 9,30-1330, dal 16 marzo al 14 novembre 9, 30-19, 30 chiuso domenica pomeriggio

Storia e situazione: Il Palazzo è il più elegante edificio civile gotico della Toscana, già residenza della Signoria e oggi sede comunale, ornato dalla slanciata Torre del Mangia. Lo stemma cittadino - presente in moltissimi luoghi, tra cui appunto il Palazzo Pubblico - è uno scudo diviso in due parti, l'inferiore nera e la superiore bianca. Questo emblema è detto «Balzana», perché in araldica uno scudo con tale disposizione si dice spaccato, troncato o - appunto - balzano.

Osservazioni e note: Questo stemma qualifica Siena come una città sapienziale, iniziatica. Il dualismo espresso dal nero e dal bianco esprime infatti un concetto fondamentale nelle filosofie esoteriche. Tutto ciò che esiste nella realtà manifesta è l'espressione di forze cosmiche contrapposte e complementari, e il loro incessante dinamismo muove il processo del mondo inoltre, la disposizione del bianco al di sopra del nero sta a indicare che la parte attiva dell' essere emerge da quella passiva per poi a sua volta sovrastarla.

È il concetto espresso in Oriente dalla «monade cinese» dello Yin e dello Yang; o in Occidente dalla scacchiera regolare nera-bianca, che i Templari chiamano Beauceant facendone un vessillo e riproducendola nei pavimenti dei loro edifici. Anche lo stemma di Lucca e «troncato», simile a quello senese, ma ha il colore rosso al posto del nero.

Altre notizie: I Templari avevano numerosi insediamenti in Toscana. A Pistola esiste tuttora la chiesa di S. Giovanni del Tempio e la città ha per stemma proprio la scacchiera. In Siena stessa, la sede templare era la chiesa di S. Pietro alla Magione, ancora esistente all'estremità settentrionale delle mura cittadine. Nei pressi si trova la Porta Camollia - ricostruzione seicentesca dell'originale del Trecento - sul cui arco si legge "Cor magis tibi Sena pandit", «Siena ti apre il cuore più largamente che questa porta»

SIENA

II grande elemento osseo 

Santuario Madonna di Fontegiusta

Via Arco di Fontegiusta 53100 Siena Tel. 0577/27883 Diocesi locale

Informazioni: Chiesa di S Pietro alla Magione, Parrocchia - via Malta 3, 53100 Siena Tel. 0577/47226 Diocesi locale Museo dell'Accademia dei Fisiocritici, piazza Sant'Agostino 4, 53100 Siena Tel. 0577/ 47002

Dove si trova: Presso lo sperone settentrionale delle antiche mura non lontano dalla Porta Camollia.

Storia e situazione: È stata costruita nel 1482-84 e ha una facciata in forme rinascimentali e un singolare interno. La chiesa ha il titolo di S. Maria in Portico o Santuario della Madonna di Fontegiusta.

La cosa notevole: Sopra la porta di ingresso della chiesa si può vedere ancora un grande elemento osseo (torse una scapola di cetaceo) insieme ad alcune armi (una spada, uno scudo, una cassa d'archibugio, un elmo).

 Osservazioni e note: Questi oggetti potrebbero datarsi alla fine del sec. XV, secondo la tradizione che li dice dono di Cristoforo Colombo, quali ex voto per il felice esito del suo viaggio in America.

Altre notizie: Altri resti ossei di origine marina, della stessa epoca, si trovavano a Lucca, appesi alla facciata della chiesa di S. Maria dei Servi. Il fatto è ricordato da un iscrizione marmorea, nella parte destra della facciata, il cui testo tradotto suona «Balene, pistrici, timni, delfini, orche e gli altri mostri dell'oceano e del nostro mare, quanti tu ne hai, o Nilo, quanti ne annovera il favoloso Gange questa sola bestia ve ne da testimonianza. L'apertura della bocca e la costola vi dicono l'enormità del resto del corpo. Il mare toscano la gettò sulla costa lucchese nell'anno di salute 1495. Nicolao Tegrimi pose»

Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili".

  Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:  Relata refero (Ripeto quanto mi è stato riferito)   

Locuzione latina di origine greca nata per precisare che non ci si assume la responsabilità della notizia riportata. 

La barzelletta di chiusura...

Un barbone ruba un pollo per sfamarsi e va sulle rive del fiume a mangiarlo. Accende un fuocherello, tira il collo alla gallina e comincia a spennarla. All'improvviso arriva un vigile, il barbone butta subito il pollo nell'acqua, ma il vigile avendolo notato:
- Cosa ha buttato nell'acqua?
- Nell'acqua? Io? Niente, perché?
- E allora cosa sono tutte queste penne?
- Niente... c'era un pollo che si voleva fare un tuffo e m'ha detto se gli davo un'occhiata ai vestiti!

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