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      Da: Sale e pietra di Celati - Gattini scaricabile dal sito 

IL FASCISMO  

Nella provincia di Pisa, nella primavera del 1922, le sezioni del Partito Nazionale Fascista assommano a 49. Due sono già istituite nel territorio comunale: quella di Gabbro, inaugurata nel maggio e quella di Castiglioncello, costituitasi nell'ottobre del 1921. È una penetrazione lenta, nei primi tempi, in linea con la scarsa propensione all'attività politica che ha contraddistinto la nostra zona nei primi vent'anni del secolo. Basti pensare che i fasci erano stati fondati a Piombino e a Cecina nel corso del 1920 per giustificare l'annotazione.

Gabbro è la frazione più povera del territorio, e la più inquieta sotto il profilo politico. Nei verbali di alcune elezioni del tempo si parla di impedimenti avutisi nel corso delle operazioni per le intimidazioni dei rappresentanti della lista del «Blocco Amministrativo» (consultazione comunale del novembre 1920) e, in seguito, per «irregolare costituzione e funzionamento del seggio, violenze ed esclusioni a danno di ex combattenti», come scritto nelle dimissioni presentate dal gen. Cordero di Montezemolo e come, in parte accennato, nei lavori consiliari (consultazione comunale dell'aprile 1923).

Le condizioni di arretratezza del paese ed il carattere sanguigno dei suoi abitanti portano alla radicalizzazione degli scontri politici fra le forze della sinistra ed i militanti fascisti. Avvengono pestaggi ed episodi di violenza che sfociano anche in un processo, con quaranta imputati e venti di questi condannati a pene variabili da sei mesi ad un anno. Si tratta di coloro che, nella sezione, avevano aderito al Partito Comunista d'Italia. Al difensore avv. Arnaldo Dello Sbarba viene imputata una condotta non lineare, tesa ad ottenere l'assoluzione dei soli socialisti, tanto che localmente si determina una profonda frattura tra i due partiti della sinistra. Castiglioncello, al contrario, è la frazione più ricca. Vibra di fermenti di autonomia amministrativa, già in atto all'inizio del secolo ad opera del barone Patrone, operazione cui non pare estranea la sezione del Partito Nazionale Fascista. Nelle ville sul promontorio, durante l'estate, e presso gli Uzielli, si danno poi convegno personalità fiorentine ed anche romane seguaci del credo mussoliniano.

Motivi diversi, e di contrastante valore, ricalcano i passi iniziali del fascismo nel nostro territorio e rendono così ardua ogni possibile analisi. Il fatto che la Direzione Solvay, come nella consuetudine, si estranei da ogni e qualunque presa di posizione, costituisce, senza alcun dubbio, un particolare sul quale riflettere.

Trascorre un anno ed alla fine dell'estate 1922 aprono i loro battenti i fasci di Vada e di Rosignano Marittimo. Nel capoluogo la manifestazione inaugurale è solenne: ha luogo il 20 settembre con la consegna del gagliardetto, alla presenza di autorità e di esponenti labronici. A Rosignano Solvay tale cerimonia si svolge il 30 dicembre. Il nuovo Partito comincia la sua espansione nella zona, pur se le sezioni di Castelnuovo della Misericordia e di Nibbiaia saranno operanti solo dopo il 1924.

La partecipazione degli squadristi del Comune alla Marcia su Roma assomma a 74 unità, dato consistente, ma non vistoso, se rapportato in special modo con quello dei centri vicini. Il nucleo comprende 23 residenti di Vada, 19 di Rosignano Marittimo, 14 di Gabbro, 11 di Castiglioncello, 5 di Rosignano Solvay, 2 di Castelnuovo. Nessun abitante di Nibbiaia prende parte all'evento.

Nel mese di dicembre rassegnano le dimissioni da consiglieri comunali il maggiore Attilio Gotti ed i cinque socialisti vadesi, capeggiati da Dardo Dardini. Altri 19 loro colleghi, in un secondo tempo, imitano il gesto, inoltrando alla Giunta lettere collettive o personali. L'assemblea è completamente smembrata e la necessità di nuove elezioni appare urgente. La tornata si svolge il 29 aprile 1923 con qualche ombra nella frazione di Gabbro. Premia incondizionatamente i candidati ed i simpatizzanti fascisti che conquistano tutti i seggi, anche se il marchese Cordero di Montezemolo non accetta l'incarico, motivando la rinuncia con le ragioni già esposte.

Il comm. Gino Vestrini, nel corso della seduta di insediamento, viene riconfermato nell'incarico di primo cittadino. Fanno parte della Giunta, dopo le apposite votazioni, gli assessori Filippo Martini, rag. Attilio Garbaglia, Romualdo Pescucci, Giuseppe Luparini ed Arturo Vincenti. Anche queste elezioni si sono svolte, nel Comune, attraverso il consueto meccanismo della ripartizione dei consiglieri fra il capoluogo e le frazioni. Il maggior numero di voti di preferenza va ad Ugo Bonannini (732), seguito da Federigo Nocchi (693), entrambi logicamente di Rosignano Marittimo, dove Vestrini occupa solo il sesto dei dieci posti in graduatoria, con 653 suffragi. Se il risultato dell'urna non è esaltante per il Sindaco riconfermato, ci sembra opportuno sottolineare che il personaggio risulta autorevole. Riscuote la fiducia delle autorità governative e dei gerarchi di Pisa e di Livorno, è attivo, ha notevoli capacità di risolvere anche questioni non facili. Lo prova il fatto che con una serie di manovre, riesce a soffocare la richiesta di autonomia amministrativa avanzata dai maggiorenti e dai commercianti di Castiglioncello.

Il verbale della prima riunione è scarno, ed al tempo stesso eloquente. Dopo la nomina della Giunta si basa su proposte dell'invio di telegrammi «con fervidi alala». La prima proposta è del consigliere Renato Bianchi di Vada, la seconda del Sindaco, la terza del consigliere Tozzi di Castelnuovo, la quarta (che si articola su due comunicazioni telegrafiche) dell'assessore Garbaglia di Castiglioncello. Partono così cinque telegrammi rispettivamente indirizzati alla Federazione Fascista, all'on. Costanzo Ciano, al Duca della Vittoria, a Benito Mussolini ed al Re. I testi vengono approvati all'unanimità ed il consesso così conclude, in piena euforia, i primi lavori.

Il prestigio del comm. Vestrini (che sarà uno dei pochi, in Toscana, a passare in maniera agevole e pressoché scontata dalla carica elettiva di Sindaco a quella designata di Podestà) è un fattore non secondario nella graduale, ma vasta affermazione del fascismo nel territorio. È certo, però, che contribuiscono in misura rilevante anche il miglioramento notevole della situazione economica e il favorevolissimo andamento occupazionale, attraverso le massicce assunzioni della Società Solvay. L'avanzata del credo mussoliniano è testimoniata dai documenti e dalle cifre.

Interessante ed indicativa appare la comparazione dei dati delle elezioni politiche svoltesi nel nostro territorio. Offre esauriente testimonianza del repentino, nuovo corso assunto dall'elettorato. È una svolta brusca, suffragata dal linguaggio delle cifre.

Nelle votazioni del maggio 1921 l'affluenza alle urne, per quel che concerne l'ambito comunale, tocca appena la percentuale del 52,7. Il Blocco Nazionale, contraddistinto dal simbolo della stella a cinque punte, ottiene la mag­gioranza relativa con 941 suffragi e il 42,9%. La consultazione, tuttavia, mostra appieno la vitalità delle forze della sinistra. Lo affermano i risultati che vedono al secondo posto il Partito Socialista con 527 voti (26,3%), seguiti dai comunisti con 255 (ed un eloquente 11,6%) e dai repubblicani con 216 (9,8%).

Nutrita, di contro, è la partecipazione dei nostri cittadini alla tornata elettorale dell'aprile 1924. Si attesta sull'82%, limite al tempo ragguardevole. Segna il trionfo del «Listone del Fascio Littorio». Dalle ricerche di Leo Gattini e dalle cifre elaborate da Mario Volpato nel volume «Alle radici del Partito Comunista di Rosignano» si rivela come su di un totale di 2.750 voti validi ben 2.405 si siano convogliati sulla lista mussoliniana, che porta il 21 come numero d'ordine. Tutti i venticinque candidati raccolgono voti di preferenza. In prima posizione figura Guido Buffarmi Guidi con 712, seguito da Costanzo Ciano con 480, da Lando Ferretti con 300, da Carlo Delcroix con 247 e da Alessandro Martelli con 217. Sem Benelli, capolista per ordine alfabetico, raggiunge quota 84. La strepitosa affermazione espressa dalla percentuale dell'87,5% si fa ancora più marcata con l'aggiunta del 3,4% (voti 93) conquistato dalla lista fiancheggiatrice (quella numero quattro) che nei documenti ufficiosi viene addirittura definita come «Fascio bis».

La sinistra, nel territorio, «appare in caduta verticale»: lo dice Mario Volpato, nell'opera citata. I socialisti massimalisti si fermano a 61 voti, i socialisti riformisti a 54, i comunisti a 31. Quest'ultimo schieramento presenta nella circoscrizione dieci candidati. All'ultimo posto, per esigenze alfabetiche, vi figura Palmiro Togliatti, e la segnalazione è inedita. Il futuro leader del Partito Comunista Italiano non ottiene, nel Comune, alcuna preferenza. Ne vanno tre ad Egidio Gennari, ed una ciascuno ad Aladino Bibolotti, Ricciardino Bonelli, Giuliano Corsi, Onorato D'Amen ed Athos Lisa.

Vengono ovviamente penalizzati anche gli altri schieramenti politici. Il Partito Popolare che presenta quale capolista Giovanni Gronchi, futuro Presidente della Repubblica, raccoglie 47 suffragi (dei quali 21 a Castelnuovo) con 11 preferenze per il suo primo candidato. I monarchici, intanto, con 20 voti superano i repubblicani che ne raccolgono soltanto 17, quasi equamente divisi fra il capoluogo e Vada.

Una considerazione particolare riguarda Castiglioncello. Qui il «Fascio Littorio» può vantare un dominio pressoché assoluto. Raggiunge infatti la percentuale, quasi incredibile, del 97,2. Il dato, già sensazionale, si dilata con 1'1,1% messo insieme dalla lista fiancheggiatrice. Agli altri partiti, nella frazione, restano le briciole: cinque voti, in tutto.

Nel giro di soli tre anni la situazione politica locale risulta completamente nuova, caratteriz­ata da un vero e proprio sconvolgimento di valori. L'affermazione fascista è fenomeno vistoso, avvalorato dalle cifre. Non sta a questa pubblicazione ricercarne le cause, approfondirne la portata. Abbiamo solo cercato di sottolineare gli aspetti che ci riguardano da vicino e che prendono atto delle risultanze, in qualche caso anche singolari, delle sette sezioni elettorali chiamate a funzionare nel nostro Comune.

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

SIENA

Il tempio del Santo Graal 

Duomo di S. Maria Assunta

Cattedrale - piazza Duomo 8 53100 Siena 

Tel. 0577/280626-283048. Diocesi locale

Dove si trova: alla sommità dell'altura più meridionale fra le tre che compongono l'abitato di Siena, in posizione dominante su tutta la città. Presso il Duomo è visitabile il Museo dell' opera Metropolitana, con il seguente orario: dal 2 gennaio al 15 marzo, dal 1° novembre al 3 dicembre, 9-13,30, dal 16 marzo al 30 settembre, 9-19,30, dal 1° ottobre al 31 ottobre, 9-18, chiuso Natale e Capodanno

Storia e situazione:  E' il massimo monumento cittadino e una delle più splendide creazioni dell'architettura gotica in Italia. Venne iniziato attorno alla metà del secolo XII; la costruzione - che si protrasse per tutti i due secoli successivi - venne amministrata dai monaci di S. Galgano. Si notino nella piazza gli avanzi del Duomo Nuovo (alcune arcate e la facciata), un ambizioso tentativo trecentesco - poi abbandonato - di utilizzare il Duomo esistente come transetto di una chiesa ancora più grande.

La cosa notevole: Il Duomo di Siena è uno dei monumenti più «magici» d' Italia. Non solo per la suggestiva bellezza dell'impianto cittadino, non solo per l'eccezionale ricchezza artistica, non solo per la straordinaria profondità dei contenuti simbolici, ma anche per un «qualcosa» di indefinibile eppure ben percepibile che si può avvertire al suo interno È una sottile esaltazione dell'animo, un'illuminazione dello spirito. C'è chi narra esperienze estatiche, c'è chi dice di aver sentito la presenza di Dio.

Altre notizie: Questa arcana sensazione è cosi intensa e particolare che indusse Richard Wagner a chiedere ad un suo amico pittore di inviargli dei bozzetti dell'interno del Duomo senese perché servissero da modello per il tempio del Santo Graal, nel suo Parsifal.

SIENA

La «ruota della fortuna» 

Duomo di S Maria Assunta

(vedi scheda precedente)

Storia e situazione: Una delle tarsie del pavimento raffigura la Ruota della Fortuna una ruota a otto bracci,  dominata da un immobile imperatore in trono, mostra tre altri personaggi che scendono e che salgono con la ruota stessa, immaginata in movimento. Agli angoli della tarsia quadrata, quattro uomini reggono altrettanti cartigli, con motti latini sul tema della fortuna.

Altre notizie: L'opera e dovuta a Domenico di Nicolo, intagliatore attivo tra il Trecento e il Quattrocento Ebbene, la «ruota della fortuna» è indubbiamente lo stesso soggetto che compare nel decimo arcano maggiore dei Tarocchi e questa raffigurazione dimostra che l'origine del simbolico mazzo di carte risale almeno all'epoca di esecuzione del pavimento senese.

Questo elemento rafforza il significato della presenza nel Duomo della figura di Ermete Trismegisto,   perché il mitico inventore dei Tarocchi è appunto Ermete, ovvero il dio Toth egizio.

Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili".

  Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI:Quod non fecerunt barbari, Barberini fecerunt. (Ciò che non fecero i barbari fecero i Barberini)   

Pasquinata contro il papa Urbano VIII (Maffeo Barberini) che si servì dei bronzi tolti dal Pantheon per fare cannoni e per decorare l'altare maggiore di S. Pietro. Si suole ripetere a proposito di atti vandalici che pretendano di ottenere giustificazione. 

La barzelletta di chiusura...

In tempo di guerra un' umile famiglia di contadini in provincia di Treviso dopo una giornata di duro lavoro si riunisce a tavola per la cena. Il capofamiglia sta per aprire una bottiglia di vino quando uno squadrone di nazisti irrompe nella povera dimora abbattendo la porta...
- GESTAPO!!!
- No grassie... ghe pensi mi! G'ho 'l cavatapi!

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