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      Da: La ciminiera dimezzata di Celati - Gattini scaricabile dal sito 

VILLA CELESTINA

 - II Kursaal (questo era il nome del locale da ballo) in pineta, aperto nella serata del 21 maggio 1919, cessa la sua attività alla fine degli anni venti. Viene poi acquistato dal Generale della Milizia Attilio Teruzzi per farne la sua residenza privata, sul mare, in una posizione tra le più suggestive del mondo. La ristrutturazione del fabbricato è affidata al grande architetto Vittorio Cafiero di Roma, che amplia l'edificio mantenendone tuttavia i volumi esistenti. Si nota infatti che sia le altezze del piano seminterrato che quelle dell'ultimo piano risultano invariate. Notevoli invece, i miglioramenti nella disposizione dei trenta vani complessivi ricavati nel corso dei nuovi lavori, con introduzione di linee tipiche del Razionalismo Italiano e con la sparizione di qualsiasi precedente elemento di decorazione in una voluta «purezza» stilistica. La villa è chiamata «Celestina», dal nome della madre del nuovo proprietario, il parco è subito delimitato da un più alto e completo muro di cinta, l'abitazione dei custodi è nei locali inferiori. Nel 1935, però è costruita una dependance, lì accanto, nel solito e rigoroso stile, dove va ad abitare la famiglia Pizzi mentre sulla spiaggia, pure chiusa da grandi reti, vengono realizzati due moli per l'attracco delle barche e dei motoscafi.

Nel 1932 Teruzzi comincia ad abitare nella villa adagiata in pineta. È alla soglia dei cinquantanni (ne ha quarantanove, per la precisione). Ha una figura sempre imponente, anche se un tantino appesantita ma vigorosa, petto in fuori, il viso squadrato e dai tratti marcati, con una grande barba, due baffi maestosi. Non è molto alto ma con il suo atteggiamento marziale incute rispetto. Tuttavia è un vero e proprio gaudente, ama circondarsi di oggetti lussuosi e vivere addirittura al di sopra dei suoi mezzi pur ingenti. Viene dai ruoli effettivi dell'Esercito. Milanese, aderisce nelle primissime ore al movimento fascista e abbandona la carriera militare per entrare nelle squadre d'azione e partecipare alla Marcia su Roma. Diventa gerarca di prima grandezza con i suoi incarichi e le sue attività nella Milizia (dove raggiunge la vetta di Luogotenente Generale) e di Governatore della Cirenaica. Partecipa poi, alla guerra d'Abissinia al comando della divisione di Camicie Nere «Primo Febbraio» che poi lascia alla guida di Vittorio Vernè. Viene nominato, dopo la conclusione della conquista etiopica, Ministro per l'Africa Italiana anche per l'interessamento di Costanzo Ciano, suo sincero amico, ed è il suo più prestigioso traguardo.

Arreda Villa Celestina con vero e proprio sfarzo. Mariso Quaglierini ed io più e più volte chiediamo a Benito Pizzi di poterla visitare. Tutti e tre siamo alunni delle elementari e nella stessa classe, si capisce, anche perché nati a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro. In un pomeriggio d'inverno Benito ci accontenta. «Facciamo presto, facciamo presto, guai se ci trovano» ci dice anche se in quel mese e in quel giorno la villa è deserta. Comincia così la nostra rapidissima scorribanda fra sale e saloni, camere e stanze per la lettura, la biblioteca, i biliardi ed altre arredate con una serie di tavoli eleganti, ricoperti di panno verde e decorati da portaceneri preziosi, per il bridge ed il poker. Ma, stranamente, c'è una cosa che mi colpisce e che non ho mai dimenticato. Si tratta delle «toilette», rilucenti di fughe di specchi, di mensole con i profumi francesi di maggior pregio racchiusi in ampolle di diverso conio, ma tutte di raffinato splendore, per me che non le avevo mai viste neppure in vetrina, di scaffali magnifici a parete intera sopra il fulgore lucente degli specchi che Benito man mano illumina, accendendo l'interruttore. Rammento i rubinetti e me li ricordo d'oro. Forse erano d'oro davvero o forse abilmente dorati, non l'ho mai saputo. Rammento i panchetti, filettati con fregi rilucenti. Sono immagini di una visita fugace, che sono rimaste dentro di me, come una sequenza cinematografica di sontuoso andamento.

Fino dall'inaugurazione della villa, pur fatta di sera ed anche senza troppi clamori, in sede locale, sono assunti alcuni abilissimi cuochi, una schiera di camerierine di alta professionalità, di quelle così descritte «con il nasino all'insù», addirittura capaci di incutervi una certa soggezione. Servono pranzi di gala, preparati con raffinata inventiva da una governante svizzera, dal sicuro talento. Sono convivi di gran classe, con pietanze francesi che hanno per tema dominante un «colore»: qualcosa di incredibile per un gerarca che pur si circonda di gran lusso. In effetti l'allora Capo di Stato Maggiore della Milizia, dopo qualche tempo, si stanca delle trovate singolari della governante svizzera e dei suoi piatti elaborati e la sistema altrove. Preferisce ritornare alle spaghettate, ai tortellini ed ai ravioli. Ma a Villa Celestina e in tutto il personale, resta l'impronta della elegante compostezza e della personalità della ex direttrice venuta d'Oltralpe.

Rimbalzano gli echi di strepitose partite di poker e di «telesina» che nell'apposita sala della villa biancoceleste si prolungano fino all'alba. Più che echi sono bisbigli che dilagano prima in piazza poi in tutta Castiglioncello, in un concerto sempre più sussurrante e per niente segreto. Hanno, spesso, riscontri probanti. È il caso di quando Donna Antonietta Molinari, che è una delle più ferventi sostenitrici delle opere assistenziali di Don Carlo Gradi, vende di colpo, a sorpresa, due tenute, l'una a Rosignano Marittimo e l'altra a Gabbro. In questo caso la dama romana non potrà più rimproverare alle donne di servizio di aver comprato dalle «gabbrigiane» i prodotti dei suoi poderi. È stato un gesto forzato. C'è infatti, da onorare una cambiale di vertiginoso importo rilasciata dal figlio, giocatore accanito e quasi sempre sfortunato, alla medaglia d'oro Ulisse Igliori, «vincente» per antonomasia. Al tavolo, in quella notte lunga e sfrenata, oltre allo stesso Teruzzi anche un industriale milanese ed una matrona varesina, descritta con eterne gocce di sudore sul labbro superiore e con occhi grifagni.

Giochi di carte ed anche di biliardo in una ridda di abiti «firmati» dai più noti stilisti di Parigi, Torino e Firenze, indossati con grazia e talvolta con una certa audacia per le più profonde scollature, da incantevoli dame. Poi fumo, tanto fumo di tabacco pregiato. Benito Pizzi confida a Mariso ed a me che le marche italiane, stando ai pacchetti vuoti, si limitano alle «Principe di Piemonte» ed alle «Eva». Preferite invece le sigarette estere, in particolare le «Xanthya» di forma ovale e con il bocchino d'oro venute dall'Egitto, le «Balto», le inglesi «Navy Cut» e «Dunhill», le turche, le «Muratti» svizzere e le americane dall'aroma intenso come le «Camel» che diventeranno celebri dopo il passaggio del fronte. Nuvole di fumo, effluvi aromatici di tabacchi di gran lusso, pacchetti vuoti, ma di insolita e raffinata fattura praticamente mai visti e conservati come reliquie.

Sui campi di bocce ricavati nel parco si notano spesso Costanzo e Galeazzo Ciano attorniati da altri importanti gerarchi milanesi e toscani, Edda prende il sole sulla terrazza, Marzio Ciano, il primogenito, talvolta dorme nella carrozzina sotto i pini e appena più grandicello, ci confiderà tranquillo che suo nonno Benito «ha un gran testone». Fotogrammi colti d'improvviso nell'arco di quasi un decennio. Le feste a Villa Celestina, poi. Non si sa come tutta Castiglioncello ne indovina le date. Questo si deve agli approvvigionamenti straordinari nei negozi locali ed alle indiscrezioni di Ali, il fedele intendente nero del Ministro dell'Africa Italiana. Così, subito dopo il tramonto, la popolazione si raccoglie in attesa fra il cancello del Miramare, la casa del Fascio e l'ingresso del viale che conduce alla villa, presidiato appunto da Ali in uniforme bianca, di gala, e dai suoi ascari. È Ali, piuttosto alto, abbastanza aitante pur nel fisico asciutto, vestito normalmente con camicia e pantaloni corti di color «coloniale» e con in testa un fez rosso con la nappa nera, tutto sommato assai simpatico.

La gente fa ala, in due file che si ingrossano sempre più, ed osserva. Uomini, donne e bimbi sono cordialmente frammisti quasi come in parata. C'è, infatti, un silenzio non assoluto, ma composto, rispettoso, nell'attesa. Cominciano a passare le prime, lucide, possenti auto di un lungo, fantasmagorico corteo. Scivolano - e sembrano non far rumore - sulla ghiaia della strada in pineta le pur potenti «Alfa Romeo», le «Lancia Dilamba», le «Bianchi» ma anche la prestigiosa «Bugatti» bianca di Luchino Visconti e quella di Pier Francesco Nistri, le monumentali «Hispano Souza», e perfino qualche meravigliosa «Rolls Royce». Occhi spalancati, sgranati, di fronte a tante lucenti meraviglie. Esclamazioni ammirate, di vario contenuto, mentre dalle macchine scoperte si intravedono i cappelli e i mantelli di sogno delle dame. Figurarsi i vestiti. Si dice che sia abituale la presenza di una dama greca di fantastica e quasi incredibile bellezza. Si fanno notare alcune brune esponenti dell'aristocrazia spagnola e le più note dive dello schermo nazionale. Ma il personaggio femminile che più colpisce è quello di una nobile tedesca, Grafit Von Foemina, ambigua, misteriosa, affascinante. La voce popolare le affida subito l'intrigante ed enigmatico ruolo di spia nazista.

Gli immensi lampadari dei saloni riverberano sulle terrazze, del pari decorate di festoni luminosi, cascate di luce. Fanno da contrappunto a quelle, più fioche dei lampioni disseminati nel parco, in specie ai lati del viale dove sostano, l'una accanto all'altra, le macchine più belle e famose. Cocktails, in terrazza, bibite decorate da frutta e da fiori, champagne. Poi le note dell'orchestra che interpretano i motivi di maggior successo del mondo intero. La popolazione non lascia la pineta, resta ad orecchie tese, quasi in raccoglimento. Solo al vicino Tennis Club gli irriducibili continuano gli interminabili «bridge».

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

SIENA

La testa della santa 

Basilica di S. Domenico (S. Caterina)

Convento - via Camporegio 2 - 53100 Siena Tel. 0577/280893 Frati Predicatori (Domenicani)

Informazioni: Santuario e Casa di S. Caterina, costa Sant'Antonio - rione Fontebranda, 53100 Siena. Tel. 0577/44177-44487. Chiesa-Convento di S. Maria sopra Minerva, piazza della Minerva 42, 00186 Roma. Tel. 06/ 6791217-6793926. Frati Predicatori (Domenicani).

Dove si trova: Presso la mezzeria delle mura occidentali, in vicinanza della Fonte Branda e 250 m circa in linea d'aria dal Duomo. Il Santuario-Casa di S. Caterina è visitabile con orario 9-12.30 e 15.10-18.30.

Storia e situazione:  La chiesa è un'imponente costruzione gotica, tutta in laterizi, eretta dai Domenicani tra il 1226 e il 1465; ha un campanile merlato e una grandiosa parte absidale di carattere cistercense.

La cosa notevole: Nella parete destra dell'unica vasta navata, dopo il secondo altare, si apre la cappella dedicata a santa Caterina da Siena (1347-1380); in un tabernacolo marmoreo è esposta la testa della Santa, incorrotta.

Altre notizie: Caterina manifestò in vita molti fenomeni straordinari, tra i quali la sofferenza delle stigmate, che ricevette nel 1375.  Fu canonizzata nel 1461 e nel 1939 proclamata da papa Pio XII compatrona d'Italia.

Osservazioni e note: Nelle vicinanze della Chiesa di S. Domenico è il Santuario di S. Caterina, sorto intorno alla casa natale della Santa. Caterina morì a Roma, nel monastero domenicano di S. Maria sopra Minerva; sotto l'altar maggiore della chiesa un sarcofago contiene il resto del suo corpo, e nella sagrestia sono collocati i muri della camera in cui soggiornò.

SIENA

Le ostie incorrotte 

Basilica-Santuario di S. Francesco

Piazza San Francesco 14 - 53100 Siena Tel. 0577/289081 Frati Francescani Minori Conventuali

Informazioni: Azienda di Promozione Turistica, via Città 43, 53100 Siena. Tel. 0577/42209-280606-289378.

Biblioteca Comunale degli Intronati, via della Sapienza 5, 53100 Siena. Tel.  0577/280079-280704-282965

Dove si trova: Entro la cinta muraria, sull'alto del colle di nord-est.

Storia e situazione: La Basilica fu iniziata nel 1326 ingrandendo una chiesetta preesistente, e terminata nel 1475. La facciata goticheggiante è moderna. La chiesa ha ora titolo di Santuario delle Sacre Particole.

La cosa notevole: Il «Miracolo Eucaristico Permanente» di Siena si manifesta nella prodigiosa conservazione contro ogni legge fisica, chimica, biologica - di 223 fragili ostie. Le particele facevano parte di quelle consacrate il 14 agosto 1730 presso la Basilica e, nella stessa notte, trafugate da ignoti ladri, avidi del vaso d'argento che le custodiva. La pisside conteneva 350 ostie. Diligenti ricerche furono condotte dalle autorità religiose e civili; lungo la via si ritrovò la crocetta della pisside e il conopeo (il velo della pisside). L'arcivescovo ordinò pubbliche preghiere. La mattina del 17 agosto, nella vicina chiesa di S. Maria di Provenzano, un chierichetto vide biancheggiare qualche cosa in una cassetta delle elemosine; avvisò un sacerdote, il quale, accertatosi che nella cassetta si vedevano delle particole e pensando trattarsi delle ostie derubate in S. Francesco, ne diede notizia all'arcivescovo. La cassetta fu aperta alla presenza dell'alto prelato e di molti sacerdoti, e furono trovate 348 particole con altri piccoli frammenti.

Le ostie furono dunque ripulite, esaminate e identificate; quindi furono riportate in S. Francesco con una solenne processione. I religiosi Minori Conventuali, per motivi igienici e vista la devozione popolare, decisero allora di non consumare quelle particole. Ma con il trascorrere del tempo ci si accorse che le ostie non manifestavano alcun segno di alterazione, come sarebbe stato naturale aspettarsi. Si mantenevano inalterate nel colore, nella forma e nel sapore. Più volte, uomini di scienza le hanno esaminate accuratamente nel contempo manipolandole ed esponendole maggiormente agli attacchi ambientali, sempre esse si dimostrarono integre. Un approfondito esame scientifico compiuto il 10 giugno 1914 da un'apposita commissione - composta da eminenti professori di bromatologia, igiene, chimica e farmaceutica - così concluse: «Le sacre Particole sono ancora fresche, intatte, fisicamente incorrotte, chimicamente pure e non presentano alcun principio di  corruzione». Si provò a mettere per confronto altre ostie, non consacrate, dentro una custodia di vetro rinchiusa nello stesso ciborio; oggi si possono vedere queste ostie sgretolate, mentre le altre sono intatte. Della commissioni faceva parte l'illustre prof. Giuseppe Toniolo il quale ottenne il permesso di comunicarsi con una di quelle ostie prodigiose; interrogato rispose: «Il sapore della particela è come quello di fresca cottura".

Altre notizie: Le reliquie furono sottoposte ad altre vicissitudini: nel 1922 il Card. Giovanni Tacci le trasferì in un cilindro di puro cristallo di rocca; nel 1950 furono collocate in un più prezioso ostensorio; nel 1951 addirittura subirono una nuova manomissione sacrilega, nella quale i ladri, anche questa volta non identificati strappati i sigilli e rovesciate tutte le particole in un angolo del piano marmoreo del tabernacolo, trafugarono il cilindro di cristallo con gli annessi preziosi. La prodigiosa conservazione delle 223 particole rimanenti permane tutt'oggi.

Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili".

  Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione 

LOCUZIONI E DETTI CELEBRI: Parigi val bene una messa 

Parole attribuite a Enrico di Navarra (poi Enrico IV di Francia), quando per spianarsi la via al trono, abiurò il calvinismo accettando la fede cattolica (luglio 1593). La frase si ripete in genere scherzosamente, quando si transige con i propri principi per raggiungere un certo scopo.

La barzelletta di chiusura...

Una donna sta distesa su una barella prima di entrare in sala operatoria per un intervento di appendicite. E' in attesa nel corridoio quando arriva un uomo con un camice bianco, le solleva il lenzuolo, le da un'occhiata e se ne va. Alla terza volta che accade questo, la donna gli fa:
- Dottore, ci vuole ancora molto per entrare in sala operatoria?
- E che ne so ? Io so' l' imbianchino...

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Cosa bolle in pentola ?  Si riprende con opere storiche.  Grazie per averci seguito fino qui,  Per questa volta è tutto,  Riceverete il prossimo numero il 1/Dicembre /2003