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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 23 del 1 - novembre - 2003 |
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Da: MONTE
ALLA RENA:TRA SCIENZA E LEGGENDA
di Leo
Gattini - Carlo Mancini - Renzo Mazzanti -
Stefano Rossi Rosignano Solvay - Lo sviluppo urbano La Società Solvay, seguendo
una metodologia tipica della concezione industriale dell'epoca, realizza
le abitazioni per le proprie maestranze in relazione al loro inquadramento
lavorativo. L'operazione è attuata attraverso tipologie edificatorie
specifiche, che vanno dai "palazzoni" quadrifamiliari per gli
operai, alle ville bifamiliari per le qualifiche più elevate, secondo una
pianificazione urbanistica precisa già sperimentata nella madre
patria belga. L'edifìcio, posto al centro
del lotto (o comunque con il fronte arretrato), viene immerso in un'area a
verde. La viabilità pubblica è marginata da una "fascia" di
verde (1913-1935). Il nuovo centro urbano ben presto non risultò
sufficiente nè per i dipendenti, nè per la popolazione; tanto che:
"La conseguenza più vistosa fu la creazione di un nuovo centro abitato...
che ben presto dilagò spontaneamente verso il mare, su terreni di altri
proprietari" Ecco nascere il "Paese Nuovo" che si
affiancherà alla "città giardino" voluta dalla società belga. I primi insediamenti "non
Solvay" sorgeranno lungo la via Aurelia (ex S.S. n° l) che corre
parallelamente alla linea ferroviaria. Farà seguito poi l'irraggiamento
verso il mare con un reticolo ortogonale di strade e viuzze che andranno a
costituire il quartiere "nuovo" di Rosignano. In questo caso, si
assiste ad un assetto urbano tendente a costruire sui margini dell'isolato
formatosi nel tessuto reticolare della viabilità, mentre l'eventuale area
a verde, o comunque l'area di competenza dell'edificato, si concentra
all'interno dell'isolato stesso. L'edifìcio quindi si affaccia
direttamente sulla strada ed è separato da essa solo dal marciapiede (di
modeste dimensioni). La tipologia edilizia più frequente è quella in
linea (con ingresso centrale sulla facciata, dal quale si accede in un
"andito" di discrete dimensioni su cui si affaccia l'accesso di
due unità abitative, con una scala sul fondo per accedere ad altre due
unità al piano superiore, giustapposte su quelle al piano terra). La piazza "Monte alla
Rena", realizzatasi negli anni cinquanta, là dove sorgeva il
"cuore" dell'immensa duna sabbiosa che dava il nome alla località,
si viene a creare quasi casualmente, lasciando libero nel tessuto urbano,
l'area di un isolato. Lo spazio infatti, così com'è
oggi, appare più come un "buco", un "parcheggio", che
non una piazza vera e propria in connessione con l'edificato circostante. Il quartiere denominato
"Paese Novo" divenne per lo più occupato da coloro i quali
provenivano da fuori e non lavoravano direttamente all'interno della
fabbrica, ma facevano parte di tutto quell'apparato economico orbitante
intorno ad essa o che comunque forniva servizi ai lavoratori della
fabbrica. Si creò, così, un paese
parallelo a quello costruito dalla Solvay. Oggi il quartiere ha perduto
gran parte della sua centralità. Il ruolo di fulcro vitale del paese, con
le ultime scelte urbanistiche, si è spostato a monte, nei quartieri sopra
ferrovia; ed una parte delle famiglie "storiche" hanno lasciato
il posto a nuove provenienti da altri territori. Quello che auspichiamo è
che l'intero quartiere, oggi soggetto a ristrutturazione edilizia e
riqualificazione urbanistica (anche in relazione al nuovo assetto che si
avrà con l'attuazione del previsto porto turistico), possa, con tali
interventi, salvare quella che è la memoria di una realtà
caratterizzante i nostri luoghi. In queste pagine cercheremo di
inquadrare lo sviluppo urbano attraverso alcune tappe temporali rilevabili
dagli strumenti cartografici ufficiali; vale a dire quelli messi a
disposizione dall'Istituto Geografico Militare, dalla Regione Toscana e
dalla Provincia di Livorno. Nello specifico, facciamo riferimento alle
seguenti cartografìe: Tavoletta I.G.M. scala 1:
50.000, levata anno 1883 Tavoletta I.G.M. scala 1:
25.000, levata anno 1939 C.T.R. scala 1:10.000 da foto
aree del 1984 Carta Provincia di Livorno
scala 1:5.000 da foto aree del 1975 Inoltre si deve aggiungere "L’Atlante
diacronico delle coste toscane - anni cinquanta anni ottanta"
edito dalla Regione Toscana, che riporta l'edificato rilevato con il
volo G.A.I.1954. Ogni singola carta ci da una
chiara e ampia visione del territorio nelle varie epoche di rilevamento.
Mentre la tavola dello sviluppo urbano è frutto della loro analisi
interpretativa. Partendo dalla Tavoletta
I.G.M., levata nell'anno 1883, l'area in esame ci appare ancora
"vergine": nessun edifìcio è presente sul versante marino
della via Aurelia, (ex S.S. n° l) unica arteria presente. Non compare la
ferrovia che sarà, peraltro, realizzata solo nel 1910. Alcuni edifici
"storici", sparsi, sono segnalati a monte della ferrovia: la
Quercioleta, Casa Mondiglio, Casa San Rocco... Ben evidente la vegetazione
tipica della macchia marittima sulla duna di "Monte alla Rena",
poi,... alcuni fossi, qualche viottolo e niente più. D'altronde, l'intera
area costiera a nord del fiume Fine doveva avere ancora un suo sviluppo.
Castiglioncello è un piccolo agglomerato quasi esclusivamente formato
dagli edifici più antichi: la torre, la caserma dei cavalleggeri, la
chiesetta seicentesca di S. Andrea, la villa Martelli (che di lì a poco
sarà demolita per far posto alla villa Patrone, poi denominata castello
Pasquini). Per Castiglioncello, in ogni
caso, si sta avviando quel processo che la farà diventare una famosa
località turistica. Di contro, per Rosignano, anzi, Rosignano Solvay, si
dovrà attendere ancora un trentennio. Soltanto nel 1913 inizierà la
costruzione della fabbrica chimica Solvay e lo sviluppo urbano prenderà
l'avvio, dapprima con la "città giardino" voluta dalla società
belga, e poi con il nuovo paese, che si spingerà ulteriormente verso la
costa.. La seconda cartografia,
(I.G.M.) ci porta nell'immediato anteguerra (1939). Il territorio, in
vent'anni, ha subito radicali mutamenti. La ferrovia va ad affiancarsi al
tracciato della via Aurelia e l'area comincia ad essere antropizzata; il
villaggio Solvay è quasi del tutto completato, sia a monte sia a mare
della statale. Si è attuato il completamento di quasi tutte le strutture
di servizio pubblico: la scuola, il teatro, i bagni Canottieri,
l'ospedale. Allo stesso modo, il "Paese Novo" si è ormai
formato per una buona metà: dapprima lungo la Via Aurelia e poi verso il
mare. Da questo, si sono creati quegli isolati generati dall'intersezione
della viabilità ortogonale alla stessa strada (via della Nonna, via del
Partigiano, via del Popolo, via Berlinguer, via del Fante, e via
Modigliani) con le vie secondarie ortogonali a quest'ultime (via Verdi,
via XX settembre, via Toscanini ecc.). Il processo attuato, può
ricondursi ad una pianificazione "classica" di carattere
ottocentesco. L'estrema velocità di sviluppo va ricondotta soprattutto
alla presenza della nuova fabbrica che richiama in loco numerose famiglie
dai territori limitrofi creando, così, l'urgente necessità di nuove
costruzioni. L'area a mare si sviluppò prima perché era più facile
acquisire le aree (in gran parte di unici proprietari), e perché maggiore
era la possibilità di reperire materie prime come pietrame e sabbia
(seppure non di ottima qualità). Indubbiamente lo sviluppo a monte è
stato ostacolato dalla presenza della ferrovia a ridosso immediato dell'Aurelia.
Il "Monte alla Rena" è ancora presente, sia come toponimo
"Monti alla Rena", sia com'entità fisica: per il momento,
l'edificato si attesta solamente attorno ad esso, quasi volesse
rispettarlo. Un'altra fotografia ci è data
dalla tavola relativa all’Atlante
diacronico delle coste toscane - anni cinquanta anni ottanta"
edito dalla Regione Toscana, che riporta l'edificato fotografato con il
volo G.A.I. 1954. Qui si rileva quasi il raddoppio speculare dell'area
verso il mare, il meccanismo di pianificazione è ancora lo stesso: si
continua ad utilizzare il territorio creando isolati ottenuti dalla maglia
per lo più ortogonale della viabilità. Il Monte alla Rena, gradatamente,
viene espugnato... Il fenomeno in questo momento ci appare più chiaro: è
finito da poco il conflitto bellico, si innesca quel processo
dell'abbandono dei centri collinari e della campagna in genere. La popolazione è fortemente
attratta dalla "fabbrica" dove con un orario fisso di lavoro e
un salario certo; ha la speranza di migliorare il proprio tenore di vita. Contemporaneamente, migliorate
le condizioni economiche, si avvia, anche se timidamente, la tendenza, da
parte delle popolazioni provenienti dalle città della Toscana (e non), a
passare le "vacanze al mare". Tale fenomeno avrà il suo massimo
sviluppo per tutto il periodo del cosiddetto "boom economico" e
caratterizzerà gran parte degli anni '60. Vi è quindi necessità di
edificare nelle aree prossime al mare, per fornire a questa utenza una più
ampia offerta. E' in tale fase che viene
lasciato libero dal processo edificatorio lo spazio di un isolato per dare
posto alla piazza che prenderà, appunto, il nome di piazza Monte alla
Rena, in ricordo della duna che ormai stava del tutto scomparendo. Contemporaneamente si rileva lo
sviluppo del territorio "a monte" della linea ferroviaria. Un'altra tappa si ha, nel 1975,
attraverso la cartografìa provinciale redatta da foto aree. Lo sviluppo lato mare subisce
un rallentamento, sia perché l'area si sta saturando, sia perché ormai
è in via d'indebolimento (per scomparire del tutto nel decennio
successivo) il fenomeno del turismo balneare a carattere
"mensile" o stagionale, al quale ne subentra un altro a
carattere di "fine settimana". Sono da rilevare, infatti, soltanto interventi di completamento; e l'unico, ulteriore sviluppo urbano si ha verso l'estremo nord sul prolungamento del viale Trieste. Il meccanismo si fermerà qui. Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona |
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RADDA
IN CHIANTI (SI), San Fedele Un
«oppidum» celtico? Informazioni:
Municipio, piazza Ferrucci 1, Radda in Chianti (SI) Tel.0577/738003 Dove
si trova:Dal
raccordo autostradale Siena-Firenze/A1 si esce al casello terminale di
Siena, e dopo un breve tratto di 2 km della statale 222 (Chiantigiana)
si devia a destra per Corsignano, Vagliagli e quindi San Fedele (16 km
dal casello) Storia
e situazione:
Cosi, nel 1975, Marco Mazzeschi descrisse un'interessante scoperta
archeologica «Da
qualche anno una troupe di ricercatori composta da studiosi americani e
italiani guidata dagli archeologi professori Lengùel e La
cosa notevole:
«Infatti nell'autunno del 1970 fu scoperta nelle colline tra i vigneti
del Chianti presso San Fedele a pochi chilometri da Siena, una
caratteristica costruzione composta da grosse muraglie a secco, che in
cerchi concentrici a pianta ellissoide dalla sommità di una collina vanno
degradando lungo i fianchi, ricordando insieme i famosi "Ziqqurat"
delle antiche civiltà mesopotamiche e il purgatorio dantesco Il fatto
destò curiosità e interesse, non solo perché un tale monumento era
sfuggito alla catalogazione, ma anche, come riferì lo scopritore, perchè esso presentava evidenti analogie con le costruzioni celtiche del
bacino della Marna, della Spagna, dell'lrlanda e dell'Inghilterra
descritte
dal Powell nel suo volume sui Celti » Osservazioni
e note:
«Naturalmente tale supposizione fu teorizzata dopo avere tentato un sommario confronto filologico con i "Castellieri" ritenuti da
molti studiosi di origine italica e di periodo Bronzo-Ferro, essi sono
assai numerosi in Italia e la loro presenza è nota nelle valli alpine,
nell'Istria [Croazia], lungo la dorsale appenninica tosco-ligure-emiliana
[Toscana, Liguria, Emilia-Romagna], nel senese e in Umbria. Anche questi,
sebbene da tempo oggetto di studio, presentano aspetti controversi circa
l'epoca e lo scopo della edificazione nonché l' attribuzione originale» Gli
studiosi ritennero dunque che la singolare struttura di San Fedele fosse
più simile a un «oppidum" celtico che a un castelliere italico, e
la datarono alla fine del v sec a. C. A questo fatto, già sorprendente di
per sé, si aggiunsero alcuni particolari perlomeno curiosi Per esempio,
«Il rinvenimento di una grossa pietra in parte deteriorata con
un'iscrizione a caratteri arcaici tradotta recentemente dal celebre
epigrafista ungherese Geza Kur il quale afferma che essa contiene uno
strano avviso, per essere il luogo di rinvenimento situato a una
distanza di circa 95 chilometri dal mare e a un'altezza di 320 metri.
L'iscrizione suona letteralmente cosi "attenzione agli scogli"». Altre
notizie: Del resto, anche la più diffusa presenza in Italia dei cosiddetti
«castellieri»
o «castellari» non è per questo meno priva di aspetti curiosi. Si tratta
di strutture, a volte anche complesse, che hanno l'assetto di postazioni o
villaggi fortificati, e che sorgono sovente in luoghi
impervi e isolati. In alcune zone sono numerosi, e costituiscono una
parte assai interessante del nostro passato preistorico o protostorico.
Uno dei castellieri più noti è quello emiliano detto «Ombria» o «Città
d'Umbria» situato a 977 metri di quota sulle pendici del monte Bangazzo,
raggiungibile dalla frazione Tosca del comune di Varsi (PR). Altri
castellieri notevoli sono nella zona delle Alpi Apuane (provincia di Lucca)
e in Lunigiana (province di Massa-Carrara e La Spezia), e anche in Valle
Argentina, in Valle Nervia e nell' entroterra di San Remo (provincia di
Imperia) Un'ultima curiosità Giorgio Batini, nel suo sorprendente Italia
a mezzanotte, riferisce di un colloquio da lui avuto con l'illustre
studioso prof. Augusto Cesare Ambrosi, che si è occupato
approfonditamente dei castellieri situati fra le province di Massa e La
Spezia. Ebbene il professore, molto seriamente, descrisse una nutrita
casistica di strani fatti a lui personalmente occorsi durante
l'esplorazione dei castellieri stessi, e aggiunse che simili esperienze
toccarono anche all'amico ed emerito storico prof. Ubaldo Formentini. Secondo lo studioso, questi luoghi sarebbero associati a misteriose forze
parapsichiche che parrebbero difenderli dagli intrusi, come per
preservarne l'isolamento o la sacralità. Provare per credere
SANSEPOLCRO (AR) Nuvolette discoidali Museo
Civico - Pinacoteca Via Niccolo Aggiunti 65 52037 Sansepolcro (AR)
Tel. 0575/732218 Informazioni:
Fondazione «Piero della Francesca», via Niccolo Aggiunti 71,
52037 Sansepolcro (AR) Tel. 0575/732261-740411-740414 (fax) Biblioteca
Comunale (presso il Museo) Dove
si trova: Lungo la statale 258 (Marecchia) Stazione FS locale Visita
a pagamento inverno, 9 30-13 e 14 30-18, estate, 9-13 30 e 14 30 19,
chiuso il 1° gennaio e il 25 dicembre Storia
e situazione:
La tradizione narra che i santi pellegrini Egigio (spagnolo) e Arcano
(italiano), reduci dalla Terrasanta, fondarono qui nel 934 un oratorio
dedicato a S. Leonardo per custodirvi alcune reliquie del Santo Sepolcro,
la chiesetta divenne nella prima meta del sec XI una badia dei Benedettini
Camaldolesi (della quale resta l'attuale Duomo di S Giovanni evangelista),
nucleo del Borgo San Sepolcro, oggi Sansepolcro. Il fondatore Egidio si
venera in Basilicata, a Latronico. II Museo Civico,
riordinato nel 1975, è importante soprattutto per le opere di Piero
della Francesca La cosa notevole: Nell'affresco Risurrezione (1463-65), intorno alla celebre figura del Cristo risorto (che è divenuto anche stemma comunale) sono dipinte nuvolette discoidali, del tutto simili a quelle presenti in altre opere dell'artista. Osservazioni
e note:
Queste nubi a «cirro-strato» delle pitture
rinascimentali furono
definite «idilliache» dal De Sanctis prospetti va e sulle proiezioni, nonché le elaborazioni di algebra e geometria (fra
le quali uno studio sui poliedri regolari che verrà quasi plagiato dal
concittadino Luca Pacioli) Presso
la stessa Sansepolcro proprio nell'edificio che fu la casa dell'artista,
e stata recentemente inaugurata una fondazione di studi pierfrancescani Per
i bibliofili segnalo un «quaderno curioso» di Dante Piermattei, dove
l'autore sviluppa una personale interpretazione dell'affresco in senso
simbolico e metafisico (per esempio, si nota che il centro geometrico del
dipinto si trova in corrispondenza dell'ombelico di Cristo, a significare
che il Messia e il centro spirituale del mondo) Altre notizie: Secondo lo stesso Piermattei, un altro dipinto simbolico pierfrancescano è la Flagellazione, che è conservato presso la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino. Nel quadro si troverebbero «tutta una serie di indicazioni sui processi alchemici e sui valori numerologici relativi alla "divina proporzione" e a più profondi significati esoterici» Nella prossima NL continueremo il nostro giro nella regione |
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LOCUZIONI E DETTI CELEBRI: Lupus in fabula ( Il lupo nel discorso) Famosa espressione usata per indicare che al sopraggiungere di una persona, proprio mentre se ne sta parlando, generalmente si ammutolisce. Deriva dalla credenza che chi incontrava un lupo perdesse la voce, se il lupo vedeva per primo l'uomo. |
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La barzelletta di chiusura...per abbassare il livello di stress : Il classico
milanese gira per un parco della città e vede un uomo che sta
mangiando l'erba. |
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Cosa bolle in pentola ? Ancora tutto Fucini. Grazie per averci seguito fino qui, Per questa volta è tutto, Riceverete il prossimo numero il 10/Novembre /2003 |
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