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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 15 del 10 - luglio - 2003 |
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Dalla "Monografia storica di Rosignano Marittimo"1925
Amministrazione
Comunale
dall'anno 1000 L’ Amministrazione Comunale, nei secoli dopo il mille e fino all'anno
1776, era formata dal Consiglio composto di due Consoli e di quattro, poi
di cinque Consiglieri, coadiuvati da due grascieri e da due stimatori,
oltre che dal Camarlingo, col qual nome anche oggi qualcuno chiama 1'
Esattore. Il Consiglio era eletto dal popolo in ragione di un uomo per
ciascuna famiglia e la elezione di regola si faceva sulla piazza del
borgo, sotto le loggie. Il
Consiglio non si adunava a scadenze fisse, ma secondo le necessità, e non
aveva sede propria, ma si riuniva in case private, o nella casa ove
abitava 1' Ufficiale (giusdicente) di Rosignano. Per esempio il 7 ottobre
1509 si adunò nella casa di Baldassino di Giovanni di Pierozzo, ove
appunto abitava il Giusdicente; il 17 giugno 1520 nella casa dell'
Arcivescovado di Pisa, in piazza del borgo o delle Loggie, ecc. I
rettori della Comunità erano assistiti da un Cancelliere (segretario)
che, dai tempi medicei fino al 1830 circa, veniva distaccato per le sedute
dal Vicariato di Lari. In
seguito a Rosignano fu concesso il Cancelliere comunitativo, pel quale fu
presa in affitto la casa del sig. Teodoro Tausch, ove ora risiede la
Tenenza e il Comando di Stazione dei RR. Carabinieri, e che nel 1827 fu
rialzata di un piano. Tale
casa, dagli anziani del paese, si chiama ancora « la Cancelleria. » Nel
1840 poi la Comunità, prese a livello la Villa o Fattoria di Rosignano
per la tenuta di Vada, già di proprietà della Mensa Arcivescovile
pisana, ed ivi insediò la Cancelleria comunitativa dei Municipi di
Rosignano, Santa Luce, Orciano, Castellina Marittima e Riparbella, pagando
L. 490 annue di canone livellare. La
fattoria arcivescovile era l' attuale palazzo Comunale. Dove
ora è l' orologio del Comune era stato costruito un campaniletto, la cui
campana suonava per le adunanze del Magistrato, mezz' ora prima, e, dopo
il 1848, suonava al mattino, a mezzogiorno e al tramonto, per la vigilia
delle feste popolari e per le grandi solennità. Nel
1861 fu istituito l’
impiego di Segretario Comunale per ogni Comune, ed il primo Segretario per
Rosignano, fu il Cav. Giuseppe Barbacci, veterano di Curtatone, di buona
memoria, cui successero i Signori Luigi Santini, dott. Venturo Corradini,
Rinaldo Casigliani e, dal 1906, Neri Lulli. Verso
il 1600 i Consoli si chiamarono Governatori, pure mantenendo le stesse
attribuzioni, fino a che non venne la legge del 7 Giugno 1776 con la quale
il granduca Pietro Leopoldo di Lorena approvò il nuovo regolamento
Comunitativo della Toscana. Con
tale regolamento il Magistrato del Comune di Rosignano era composto di un
Gonfaloniere, di due Priori e di sei Consiglieri. Modificazioni successive
portarono il numero dei Priori a 5. Fu allora che Castelnuovo venne
riunito al Comune di Rosignano. Per la prima nomina delle nuove
cariche del Comune così ricostituito, il Potestà, assistito dal
Cancelliere del Vicariato di Lari, nello stesso anno 1776, procedette
all’ imborsazione, in due borse distinte, dei nomi di tutti coloro che,
possedendo case o terreni, avevano diritto ad essere imborsati, e, a
sorte, eletti. In
una prima borsa si introdussero i nomi di coloro che avevano un censo più
elevato, per estrarre fra loro il Gonfaloniere; in una seconda borsa i
nomi dei possidenti minori, per estrarre i nomi dei Priori e dei
Consiglieri. Nel
1796 fu stabilito che, per essere imborsati tra i Consiglieri da estrarsi
a sorte, occorreva la somma ad estimo o rendita imponibile superiore a
fiorini venti. Così,
in quel primo esperimento del 1776 gli aspiranti alla carica di
Gonfaloniere furono 48 per Rosignano e 12 per Castelnuovo e gli aspiranti
alla carica di Consiglieri furono 120 per Rosignano e 58 per Castelnuovo. Erano
eleggibili anche le donne e venivano imborsati anche gli enti proprietari,
come il Comune, la Mensa Arcivescovile pisana, la Pia Casa di Misericordia
di Pisa, il Diaconato del duomo di Pisa, le Chiese di Rosignano, di
Castelnuovo, del Gabbro ecc. E,
poiché possedeva beni nel Comune, anche il nome dello stesso Granduca fu
imborsato e nel 1786 fu anche estratto tra i Consiglieri. Nel
1784 il pievano di Ponsacco, che, come capo di quella Pieve, era rimasto erede
dei beni di donna Giulia Ceccotti posti in Rosignano, fece ricorso per
risiedere nel Consiglio generale della Comunità di Rosignano e la Sovrana
risoluzione fu a lui favorevole. Fra
i nomi di donne aspiranti alla carica di Gonfaloniere si notano: donna
Eufrosina Minucci, vedova Mazzanghi; donna Teresa Minucci moglie di
Giovanni Gabbriello; madonna Anna Eleonora di Giuliano Migliorati; madonna
Antonia di Antonio Benedetto Pagnini: madonna Caterina Levantini nei
Monteverdi; Laura di Giulio Attolini, per Rosignano, e Giuseppa di
Domenico Cantalupi e madonna Anna di Gio. Battista Piccario, per
Castelnuovo. E
proprio dalla prima borsa fu estratto il nome di Giuseppa di Domenico
Cantalupi da Castelnuovo, che fu il primo nostro Gonfaloniere, o meglio la
prima nostra Gonfaloniera. Essa
però fece il mandato di procura a Don Marco Salvetti da Rosignano, che
governò per lei. Lo
donne imborsate por la nomina a Consiglieri, oltre quelle predette, furono
38 per Rosignano e 2 per Castelnuovo. Nel
1786 uscì un Motu-proprio di S. A. R. che infliggeva delle pene alle
donne che rifiutavano di far parte del Magistrato. Ora si fa tanto chiasso
per il voto alle donne; cento cinquant' anni fa le donne potevano occupare
cariche pubbliche, non solo, ma sottostavano a multe in caso di rifiuto o
di poca diligenza! Fra
i possidenti di Rosignano, imborsati per le cariche Comunali del 1760, si
notano nomi ancora esistenti o conosciuti in paese, cioè: Bacci, Balcini,
Buoncristiani, Cerboneschi, Ciardi, Corsini, Dal Monte,
D' Ascanio, Del Corda, Duccini, Franchi, Giannini, Giorgerini,
Giuntini, Geri, Lazzeri, Liberatori, Mastiani-Brunacci, Menchi, Pierucci,
Poli, Pretoni, Ricci, Turchi, Valentini, Vecchi, ecc. Il
primo camarlingo del nuovo Magistrato, fu il nobile Flaminio Upezzinghi. I
Priori furono Michelangelo di Gabbriello Martini e Adriano di Orazio Geri. I
Consiglieri, Iacopo di Sebastiano Marini; Chiesa di S. Michele di
Castelvecchio e per essa il parroco; Giuliano di Giulian Mattia Balzini;
Domenico di Francesco Ciceri; Pietro di Sebastiano Liberatori e avv.
Scipione di Girolamo Tordoli. Il
Gonfaloniere ed i Priori erano retribuiti con L. 28 ciascuno; i
Consiglieri con L. 14 annue ed il Camarlingo con scudi 15. In seguito, L.
6 per seduta. Allora
il Magistrato si riuniva nel palazzo Pretorio della Podesteria di
Rosignano. Anche
nella seconda estrazione delle cariche Comunali nel 1777 fu estratto a
Gonfaloniere il nome di una donna e cioè quello di donna Eufrosina
Minucci vedova Marranghi e per Consigliere, madonna Eleonora di Giuliano
Migliorati e madonna Francesca Salvetti, vedova Duccini. Già,
in precedenza si corrispondeva ai Governatori della Comunità un compenso,
e, poiché ne era stato sospeso il
pagamento, così il 22 Dicembre 1743 fu deliberata una sollecitazione a S.
A. R. il Granduca, perché provvedesse per ristabilire il salario ai
Governatori «acciò più facilmente si trovi chi accetti ed eserciti
detta carica con qualche attenzione verso il pubblico, mentre senza, tal
salario le cose molto si trascurano». Per il salario dei due Governatori
nel 1743 erano stati stanziati scudi 49. I
primi cognomi che nel 1500 si trovano citati negli atti della Comunità
sono quelli dei Vannelli, dei Pagnini, dei di Catelano, convertito poi in
Catelani. Prima del 1500, specialmente nei paesi di campagna le persone
erano ancora identificate con i nomi delle sole paternità: poi nel 1500,
anche nei paesi, si estesero i cognomi e già ai primi del 1600 erano
assai generalizzati. Fra i Consoli ed i Consiglieri di quell' epoca si
trovano più frequentemente i cognomi dei Bartoli, Bombardieri,
Buoncristiani, Casini, Calamai, Corsi, Galeotti, Greci, Massari,
Rossettini, Turchi, e verso il 1650, Bacchereti, Bianchi, Bustigalli,
Colomba, Cerboneschi, D' Ascanio, Galeazzi, Gorini, Menicucci, Pretoni,
Sacchini, Salvetti, poi Leoni, Mancii, Santurini, Vernaccini ed altri. Per
un Consiglio generale del 1704, ove erano presenti 111 capi di famiglia e
24 erano gli assenti, oltre ai cognomi predetti, si notano i seguenti : Albini, Ancillotti, Bartaccini,
Barzotti, Balzini, Bacci, Barzi, Bernardeschi, Bini, Bolognesi, Bucci,
Buggiani, Buonannini, Buonaneschi, Cacianti, Caietti, Caioli, Ciardelli,
Camminaneci, Chiapponi, Cioppa, Ciucci, Catoni, Corsini, Coli, D' Angelo,
D' Appiano, Di Paco, Duccini, Ferrari, Ferrarini, Ferretti, Francini,
Fonzi, Gabriellini, Gambicorti, Gazzetti, Gianneschi, Giorgiarini,
Giudici, Giuntini, Graziani, Grassi, Grechi, Goretti, Lami, Lazzeri, Lori,
Lucarini, Mabassa, Maggi, Maineschi, Mari, Martini, Mauri, Mazzanghi,
Merlini, Mori, Monetti, Martinelli, Mozzi, Nassi, Nesti, Orsolini, Pamela,
Parlanti, Passerai, Pescini, Petri, Pierucci, Pucci, Quaglierini, Raigi,
Regoli, Ricci, Rossi, Salvatori, Sbaragli, Serragli, Soccini, Spadacci,
Stazzani, Taddei, Tamberani, Tei, Tomei, Tonelli, Tosi, Topi, Tonarini,
Tremolanti, Vecchi, Vinci, ecc. Verso il 1750 si trovano
nominati: Marini, Guelfi, Giovangori, Gargetti, Malanima, Pupi, Pagni,
Simoncini, Bertacchi, Cecina, Andreoni,
Bartolozzi, Bertelli, Carabini, Cartei, Fioravanti, Gadducci, Giubbilini,
Geri, Maccanti, Menchi, Michelini, Masoni, Mozzi, Orlandi, Pellegrini,
Righi, Papini, Sambri, Tempesti, Franceschi, Damiani, Cosci, Del Paio,
Sarchi, Donati, Fontanelli, Valentini, ecc. Dopo,
Berti, Baldanzi, Dell' Omo d' Arme, Gianfaldoni, Pieri, Braccini, Priori,
Senesi, Fedeli, Galli, Anguillesi, Calvelli, Gonfiotti, Neri, Borghini,
Mantellassi, ecc. Dal
1800 al 1840: Amadori,
Bacchi, Baldasseroni, Bandini, Barsanti, Batini, Battini, Beconcini,
Bellini, Benetti, Bertini, Bientinesi, Boldrini, Branchetti, Caccialupi,
Castellani, Cerrai, Chelini, Citi, D' Ercole, De’ Guidi, Falaschi,
Fattorini, Favilli, Giorgetti, Gori, Lemmi, Lorenzini, Lusoni, Merli,
Miliani, Mochi, Monti, Morelli, Morroni, Nannerini, Nencini, Poggianti,
Quintavalle, Rossi, Sanetti, Santini, Sardi, Scarlatti, Serredi, Tognotti,
Toma, Toncelli, Vagelli, Zucchelli, Zoppi ed altri. Dei
cognomi antichi, pochi sono ai nostri giorni rimasti, perché molte
famiglie si spensero, altre emigrarono, per dar posto a famiglie nuove,
come tuttora, si verifica. I sindaci: Dalla
riforma Comunale del 1776 in poi i Capi della Comunità di Rosignano
furono i seguenti: Anno 1776 - Giuseppa Cantalupi da Castelnuovo.
1778 - Don Marco Salvetti, indi Don Giuseppe Masoni.
1780 - Angiol Maria Del Pajo.
1785 - Clemente Del Pajo.
1791 - Francesco d'Ambrogio Stefanini. 1793
- Iacopo Petrucci del tenente Pandolfo. 1796
- Arcidiacono Niccolò Pesciolini. 1799
- Paolo Salvetti. 1802
- Don Giuseppe Masoni. 1806
- Gio. Paolo Salvetti. 1809
- Bombardieri (Maire). 1816
- Bombardieri Giovanni. 1833
- Giovanni Salvetti. 1849
- Alessandro Righi. 1865
- Salvetto Conte Cav. Avv. Salvetti (Primo
Sindaco), 1874
- Avv. Luigi Berti. Nel 1809, quando la Toscana apparteneva all' Impero francese e Rosignano era soggetto al Prefetto del Circondario di Livorno, Dipartimento del Mediterraneo, il Consiglio Generale prese il nome di Consiglio Municipale ed il suo Capo, il Gonfaloniere, si chiamò « le Maire », la casa del Municipio, la Mairie; la stanza del Capo, Bureau. del Sig. Maire; il bilancio del Comune, budget; le lire si chiamarono franchi. In questo periodo, e precisamente il 24 Gennaio 1809, il Consiglio Municipale fu composto dei cittadini Antonio Pieri, Buoncristiani, Nericci, Bacchi, Batini, Salvetti, Del Pajo, Martini, Giuntini, e Bombardieri, il quale fu proclamato Maire. Fu
per la prima volta, nominato il Segretario particolare del Consiglio,
nella persona del cittadino Gherardi. Non
appena tramontato nel 1814 1' astro Napoleonico, si ritornò all' antica
costituzione del Comune, col Gonfaloniere, cioè, con i Priori e col
Cancelliere del Vicariato di Lari por la verbalizzazione delle sedute del
Consiglio, ecc. Nel 1830 fu aggregato al Cancelliere un aiuto-residente e
successivamente venne sostituito con un Cancelliere residente. I priori erano due; i
Consiglieri 6; nel 1828 pero il numero dei Consiglieri fu portato a 9 e
quello dei Priori a 5; nel 1861 i Consiglieri si elevarono al numero di 15
ed oggi, come e noto, sono 30
e cioè 10 per la frazione del Capoluogo; 6 per la frazione di
Castelnuovo; 4 per il Gabbro; 6 per Vada, 2 per Castiglioncello e 2 per
Nibbiaia. Nel
1834 il nuovo catasto dette N. 463 possidenti del Comune, dei quali N. 63
con rendita imponibile superiore alle L. 400, che dava diritto ad aspirare
alla carica di Priore e N. 400 con rendita inferiore alle L. 400, i quali
potevano aspirare soltanto alla carica di Consigliere. Quando
nel 1861 l' Italia fu costituita a Nazione, realizzandosi così il sogno
dei secoli e l'aspirazione dei martiri, il primo magistrato del Comune
venne cosi costituito: Gonfaloniere,
Salvetto Conte Salvetti - Consiglieri: Lusoni Dr. Antonio, Pieri avv.
Piero, Marini Jacopo, Berti Mantellassi Giovanni, Bacchi Luigi, Pieri
Dott. Giuseppe, Cattani Gaetano, Benetti Stefano, Franceschi Dott.
Antonio, Malenchini Dott. Alessandro, Giorgerini Ercole, Bellini
Raffaello, Guelfi Giovanni, Simoncini Vincenzo, Buoncristiani Enrico. Priori:
Lusoni, Bacchi, Pieri Piero, Giorgerini e Buoncristiani. Rosignano,
dopo la costituzione del Regno d'Italia, fu Capoluogo di Distretto, ed a
primo deputato distrettuale fu eletto il conte Salvetti. Nel
1865, il capo dell' Amministrazione non si chiamò più Gonfaloniere, ma
Sindaco, ed i Priori, divennero Assessori, che costituirono la Giunta
Municipale. I1
distretto divenne il mandamento e il deputato distrettuale ebbe il nome
di Consigliere provinciale. La
prima Giunta nel 1865 fu composta da Salvetti, Sindaco, e dagli assessori
Lusoni, Pieri Curzio, Casigliani Dott. Giuseppe e Buoncristiani Enrico. La
formula del giuramento del Magistrato Comunale fìno dal 1776 era « di
bene o fedelmente governare gli affari della Comunità, con rimuovere
dagli animi ogni odio, affetto e rispetto umano e di fare le cose utili e vantaggiose e tralasciare le
inutili e superflue.» Parole e concetti santi! Furono sempre osservati ? La
Comunità fu in passato rigidamente e fieramente gelosa dei suoi diritti.
Si citeranno alcuni esempi: Nel
1509, ai 14 di Dicembre il Consiglio generale mandò Ambasciatori a
Firenze per far salvi i suoi diritti contro un atto della Potesteria di
Lari, la quale si disponeva a togliere all' Ufficialato di Rosignano i
Comuni di Castelnuovo e vecchio, di Gabbro e di Pomaio. E questi Comuni
rimasero a Rosignano. In
data 11 Febbraio 1510 il Comune, « considerando che una terra come questa
non sta bene senza predicatore e mediante la predicazione moltissime volte
s' è visto correggere l' uomo dal vitio et dai peccati et risultarne gran
frutto» deliberò di eleggere a
predicatore per la prossima quadragesima (quaresima) Frate Bernardino da
Pontremoli, di S. Francesco, col salario di tre fiorini larghi. La elezione del predicatore per la quaresima continuò annualmente per oltre tre secoli, e tale nomina era considerata come una prerogativa del Comune, tanto che si trova nel 1693 un attentato, o creduto tale, a questa prerogativa da parte dell' Arcivescovo di Pisa, prontamente rintuzzato dalla Comunità. Vale
la pena di narrare il fatto. Per la quaresima del 1693 il Comune, al
solito, aveva eletto il suo predicatore il quale lasciò trascorrere del
tempo senza farsi vivo, ma, giunto il primo giorno della quaresima, in luogo dell' eletto, salì improvvisamente sul pulpito della
Chiesa un' altro predicatore che si disse mandato dall' Arcivescovo, e, senza
nessun preavviso al Comune, fece la sua predica. La Comunità, non solo
protestò presso l’ Arcivescovo, ma inviò subito al Magistrato dei
Surrogati a Pisa i suoi ambasciatori e poi anche a Firenze per far salve
le sue prerogative ed ebbe ragione, perciò l'Arcivescovo fu pronto a
dichiarare che, inviando il predicatore, non aveva avuto nessuna
prevenzione, ma soltanto, sapendo che il predicatore eletto non sarebbe
venuto a Rosignano, egli si era creduto in dovere di non lasciare la
popolazione priva della parola di Dio. Così il Magistrato dei Surrogati
mandò per quell'anno un altro predicatore, in luogo e vece di quello
inviato dall' Arcivescovo, e fece salvi i diritti del Comune di eleggere
per gli anni successivi il predicatore di sua fiducia. Incidentalmente
si nota che il Comune provvedeva l’ alloggio al predicatore e nel 1795
acquistò nuovi mobili, consistenti « in due sacconi per due letti — 4
panche di ferro per i detti letti e sue tavole — 2 brocche di terra per 1' acqua — 2 catinelle, una per cucina ed una per mani
— 12 tondini per la tavola — 6
piatti per le pietanze — 4 pentole e 2 pentolini — 4 tegami, due più
grandi e due più piccoli — 1 treppiedi di ferro, paletta e molle — 2
tavolini — 4 seggiole di Banga ».
Nel 1827 il Comune si riservava ancora il
diritto di eleggere il predicatore e così nel 1854, quantunque in
quest'anno non si parli più del sussidio comunale. E nel 1861, poiché il
Vescovo di Livorno aveva nominato predicatore padre Francesco da Castel
del Piano, senza consultare prima il Comune, così il Consiglio in data 27 In
data 30 Gennaio 1865, essendo stato chiesto al Comune un sussidio per il
predicatore in L. 58,80 il Consiglio lo concesse « sempreché il
predicatore della quaresima benedica esplicitamente a S. M. il Re d'
Italia, augusto capo dello Stato. » Nel
1867 poi il sussidio al predicatore fu definitivamente soppresso ed il
Comune non si occupò più del quaresimale. I1
Consiglio generale, adunato il 23 Maggio 1524, licenziò i due cappellani
della Pieve, (pieve vecchia), frate Silvestro e prete Francesco Milanesi,
che non furono accettati nemmeno per la Chiesa di S. llario (chiesa di
Castello) e dovettero andarsene dal paese «per non cadere in qualche
inconveniente». Dovevano averle fatte grosse!
Evidentemente,
l' ammissione ed il licenziamento degli officianti della Chiesa,
costituivano una prerogativa della Comunità, la quale nel 1527 per 1' esonero di un cappellano si trovò a dover sostenere
liti.
Nel
1564 poi un pievano aveva dato licenza al cappellano della Pieve, prete
Francesco Ubaldini, senza il consenso del Comune e degli uomini di
Rosignano. Ebbene, essi, gelosi dei loro diritti, deliberarono di « non
ricevere alcun altro prete che gli si mandi ». E i diritti furono salvi,
perché nel 1575 per pigrizia, insufficienza,
«così, che alcuni malati sono morti senza confessione», e per
altre giuste cause, risulta dal Comune licenziato il cappellano Giovanni,
lucchese. Nel
1690 i Ministri degli arcivescovi di Pisa si arrogavano il diritto di
istituire un Tribunale da loro presieduto per far le licenze delle bestie danno
danti, vale a dire per risolvere le accuse
degli invasori di proprietà, facendo restituire le bestie in
contravvenzione senza riconoscere il foro secolare di Rosignano al
riguardo. Per
tale novità, che turbava 1a giurisdizione di detto fòro il Comune, per
mezzo del suo causidico fiorentino Dott. Iacopo Galluzzi, dopo aver
ricorso invano al Magistrato dei Surrogati di Pisa, portò la causa
presso l'Auditore di S. A.
S. don Ferrante Capponi, e la vinse, con la motivazione « che le accuse
per danni furono sempre fatte e notificate al Banco dell' Ufficiale di
Rosignano e l' ecclesiastico mai ha avuto giurisdizione di eleggere
Tribunale in detto luogo ». Il
Comune corrispose al Galluzzi «pezze sette da otto» e al Cancelliere di
Lari Antonio Guerrini, scudi cinque per documenti e notizie fornite ai
fini della causa. Nel
1749, essendosi il Giusdicente di Rosignano intromesso negli affari
della Comunità per certi dazi, questa, fece le sue proteste presso il
Magistrato dei Surrogati di
Pisa; proteste che furono accolte, inquantoché 1'Ufficiale
Giusdicente fu richiamato, facendogli intendere che solo al Cancelliere di
Lari « incumbe proporre ed eseguire qualunque atto della rappresentanza
della Comunità ». Un brano
della lettera di richiamo del Magistrato al Giusdicente, merita di essere
riportato: «E
bene che d' ora in avanti non vi mescoliate punto in affari di cotesta
Comunità, se non quando vi venga specialmente
ordinato»...« essendo dovere che ciaschedun Ministro attenda solamente
al proprio impiego e che l'
uno non entri a fare l' incumbenze dell' altro» ... «ad evitare ogni
confusione e sconcerto e Nostro Signore Dio vi conservi ». Per
sostenere i propri interessi e per difendere e tutelare i propri diritti
la Comunità si valeva, come si è visto, di avvocati residenti
generalmente a Firenze. Cosi l’ 8 Novembre 1506 venne eletto quale
patrocinatore e protettore gratuito Bernardo Soderini. Più tardi, nel 1518, il Soderini venne sostituito da
Domenico Bettini da Prato, che ebbe la nomina di avvocato della Comunità
in perpetuo ed il compenso di 10 scudi all' anno. Ed al Bettini, nello
svolgersi degli anni ne successero altri.
La monografia di Pietro Nencini del 1925 è scaricabile dalla pagina Download del sito nella versione completa e nei formati Word o PDF. Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona |
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Dal volume "Io speriamo che me la cavo" 60 temi di bambini napoletani del maestro Marcello D'Orta Tema:
racconta
brevemente il film che ti è piaciuto di più Il film brevemente che mi è piaciuto di più l'ho visto proprio ieri, e si chiamava «Odissea». Ora io ve lo racconto. C'era una volta Ulisse, che aveva incendiato la città di Troia. Lui aveva usato lo stratagemma del cavallo legnoso, e così uccise tutti. Allora la guerra era finì, e lui doveva ritornarsene a casa. Casa sua si chiamava «A Itaca». Allora si mise in viaggio, e viaggiava, viaggiava, viaggiava sempre. Ora lui, d'ora in poi, passò tanti di quei guai, ma tanti di quei guai, che furono mille guai! Il primo guaio che passò fu Polifemo. Era una grotta grandissima, con un pettine grandissimo, un asciugacapelli grandissimo, un pezzo di formaggio grandissimo, un letto grandissimo. Entra Polifemo, un mostro gigante con un occhio solo. Lanciò un urlo grandissimo, poi vede ai compagni di Ulisse e se li mangiava. Ma nessuno voleva morire. Volevano vivere un altro po'. Uno gridava: «Polifemo, non mi mangiare, mangiati a quell'altro!», ma Polifemo proprio a lui se lo voleva inghiottire: l'aveva visto bene che era grassottello! Allora
Ulisse gli faceva bevere un vino stordito, e Polifemo cadeva dal sogno.
Zitti zitti gli ammarrarono1 l'occhio, e se ne fuggono. Allora il gigante
gridava, ma nessuno lo sentiva, e alla fine pure lo sentirono gli altri
mostri, e gli dicevano: «Chi ti ha scavato quell'occhio?» e Polifemo
diceva «nessuno» e gli altri dicevano allora sei scemo. E
così Ulisse fuggì. Ma ci fu un altro guaio. Certe sirene mezze pesce e
mezze donne cantavano, cantavano una bella canzona. E Ulisse ci fa mettere
due tappi di sughero di butteglia nelle orecchie ai suoi amici, ma lui non
se li fa mettere, e quando quei mezzi pesci cantano, lui si vorrebbe
buttare nel mare, ma è legato, e nessuno se ne fotte di lui. Poi
alla fine lo libberano, ma subbito passa un altro guaio. Lui incontrò il
dio dei venti, che gli diede un sacchetto con i venti, ma i compagni
aprono il sacchetto e la nave se ne va sotto sopra. Allora sbarcano dalla
maga Circe, che è un altro guaio. La maga come li vede li trasforma in
porci, però no a Ulisse; Ulisse è più forte e non vuoi diventare porco.
Così libbera i suoi amici e saluta la maga Circe. Più
tardi muoiono tutti, però Ulisse è ancora vivo. Torna a casa, torna, ma
un angelo lo fa diventare vecchio come un vecchio, e gli dice di non dire
niente chi è lui. Ma il cane Argo se ne accorge, e dopo trecento anni che
l'aspettava muore. Torna
a casa, torna, dice tutto al figlio che non mi ricordo come si chiama. Il
figlio è furbo, dice: «Oipà, non ti preoccupare, ora li scanniamo come
i piecori!». Allora
si preparò un bel tranello, una specie di trabbocchetto. Era un arco
duro, che nessuno sapeva far funzionare. Allora tutti i Porci tentavano,
facevano i buffoni, facevano i guappi, si sparavano le pose!(si
davano arie).
Ma nessuno ce la fece. Allora viene Ulisse, e tutti ridevano, lo
chiamavano moscio moscio, ma lui ce la fa, e tutti corrono dalla paura, e
Ulisse diventa giovane e duro, e le porte sono tutte chiuse, e Ulisse e il
figlio uccidevano coi colpi in testa. Alla fine lavarono il pavimento
di sangue con una specie di varrecchina, e se ne andarono a dormire. Tema:
descrivi
la tua casa La mia casa è tutta sgarrupata,(cadente) i soffitti sono sgarrupati, i
mobili sgarrupati, le sedie sgarrupate, il pavimento sgarrupato, i muri
sgarrupati, il bagnio sgarrupato. Però ci viviamo lo stesso, perché è
casa mia, e soldi non cene stanno. Mia
madre dice che il Terzo Mondo non tiene neanche la casa sgarrupata, e
perciò non ci dobbiamo lagniare: il Terzo Mondo è molto più terzo di
noi! Ora
che ci penso, a casa mia non c'è male come viviamo a casa mia! In un
letto dorme tutta la famiglia, e ci diamo i cavici (calci)
sotto le lenzuola del letto, e così ridiamo. Se viene un ospite e vuole
dormire pure lui, noi lo cacciamo di casa, perché posto non cene sta più
nel letto: è tutto esaurito! Noi
mangiamo una schifezza, ci sputiamo in faccia l'uno con l'altro a chi deve
mangiare, e vestiamo con le pezze dietro. Io sono il più pulito di tutti,
perché riesco a entrare nella bagnarola. Ieri habbiamo messo il
campanello nuovo. Quando i miei amici mi vengono a trovare, ridono sempre
della casa mia tutta scassata, però poi alla fine ci giocano sempre con
le mie galline! Io
voglio bene alla mia casa sgarrupata, mi ti ci sono affezzionato, mi sento
sgarrupato anch'io! Se però vincerò la schedina dei miliardi, mi comprerò una casa tutta nuova, e quella sgarrupata la regalerò a Pasquale. Tema:
quale,
fra le tante parabole di Gesù, preferisci? Io preferisco la fine del
mondo, perché non ho paura, in quanto che sarò già morto da un secolo. Dio separerà le capre dai
pastori, uno a destra e uno a sinistra, a centro quelli che andranno in
Purgatorio. Saranno più di mille miliardi,
più dei cinesi, fra capre, pastori e mucche. Ma Dio avrà tre porte. Una
grandissima (che è l'Inferno), una media (che è il Purgatorio) e una
strettissima (che è il Paradiso). Poi Dio dirà: «Fate silenzio tutti!»
e poi li dividerà. A uno qua a un altro là. Qualcuno che vuole fare il
furbo vuole mettersi di qua, ma Dio lo vede. Le capre diranno che non
hanno fatto niente di male, ma mentiscono. Il mondo scoppierà, le stelle
scoppieranno, il cielo scoppierà, Arzano si farà in mille pezzi. Il
sindaco di Arzano e l'assessore andranno in mezzo alle capre. Ci sarà una
confusione terribile, Marte scoppierà, le anime andranno e torneranno
dalla terra per prendere il corpo, il sindaco di Arzano e l'assessore
andranno in mezzo alle capre. I buoni rideranno e i cattivi piangeranno,
quelli del purgatorio un pò ridono e un pò piangono. I bambini del Limbo
diventeranno farfalle. Io speriamo che me la cavo. Nella prossima NL riprenderemo il nostro giro nella regione |
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Dato che la lingua italiana risulta essere la quarta più studiata al mondo, vogliamo aggiungere una brevissima rubrica, abbastanza insolita tratta dal volume di Mauro Magni (1994) "4000 errori d'italiano" allo scopo, se possibile, di contribuire a ridurre i troppi "barbarismi" e tanti inutili "esterismi" in circolazione: ANCESTRALE: Aggettivo preso dall'inglese "ancestral" e dal francese "ancestre". Equivale al latino "antecessor" =predecessore. Equivale all'italiano AVITO primitivo, patriarcale sicuramente da preferire. Non usare ATAVICO che è un barbarismo. APPAIARE: Corretto ed appropriato nel senso di "mettere insieme a due a due". Sbagliato dicendo:Milan, Inter, Iuve sono appaiate al terzo posto. ASPORTARE: Si usa a sproposito quando non c'è violenza, strappo, inganno. Va bene: il ladro ha asportato la bici, non va bene PIZZA DA ASPORTARE o da ASPORTO. Meglio altre forme tipo: Pizza in scatola |
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La barzelletta di chiusura...abbassa il colesterolo, speriamo :
Un uomo è particolarmente appassionato di pesca e va a pescare tutte le
domeniche mattina ormai da molti anni. Una domenica esce all'alba però fa
molto freddo ed in più piove, allora decide di tornare a casa prima. Una
volta a casa, entra in camera da letto senza accendere la luce per non
svegliare la moglie, si spoglia in silenzio e si sdraia accanto alla
moglie. La moglie fa: |
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Cosa bolle in pentola ?? Meglio darsi una regolata. Grazie per aver letto fin qui, Per questa volta è tutto, al prossimo numero del 20/07/03 |
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