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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 12 del 10 - giugno - 2003 |
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Ancora un volume da scaricare, ancora un'opera preziosa per la conoscenza di Castiglioncello uscita dalla penna piacevole e moderna di Giorgio Marianelli Castiglioncello un secolo di immagini di Castaldi-Marianelli-Scaramal 1998. Scaricabile la parte testuale con 6 cartine relative allo sviluppo del territorio. Come si è ampliatata la viabilità ed aumentata la densità abitativa raccontata passo-passo. Le foto sono in via di pubblicazione in una ampia sezione dedicata alla "Collezione Diego Scaramal". 1500 cartoline raccolte da un collezionista tenace sono la migliore testimonianza di una evoluzione continua. 420 di queste costituiscono l'anima del volume. Per gentile concessione di D.Scaramal. Alla sezione download |
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Dalla "Monografia storica di Rosignano Marittimo"1925Chiese e cimiteri Un
fanatico piemontese, o francese, secondo alcuni, come dal cognome,
Baldassarre Audibert, ai primi di Ottobre del 1841 imprese ad inalzare
croci di legno, con tutti gli emblemi della passione di Gesù Cristo, su
piedestalli di muratura ai bivi delle strade di tutta la Toscana. A
Rosignano le croci furono collocate al Paradiso, alla Fonte, nella Villa,
al Giardino, al podere Fedeli per la strada di Castiglioncello, a Caletta,
alla strada del Mazza, oggi Cardon, etc. Le croci venivano erette con
grandi cerimonie, processioni, canti di fede; quella del Paradiso, della
Croce del popolo e quella del podere Fedeli, già del Niccolini, furono
rimesse in ferro e tuttora esistono; le altre sono tutte scomparse. Sul
piedestallo della croce di Caletta, fu apposto il seguente epitaffio che
ancora si conserva: « Nel giorno terzo
di ottobre -1841 - il pio Baldassarre Audibert - con devota pompa -
l'augusto segno doloroso di nostra -
redenzione inalzava - Giovanni Berti - questo monumento di
venerazione - al religioso popolo riponeva. » L'Audibert
aveva comunicato il suo fanatismo alla turbe, che lo chiamavano 1' Uomo
buono, 1' Uomo Santo, 1' Omino. II
5 Aprile 1925 i Padri passionisti inalzavano una croce in ferro presso il
Cimitero con questa epigrafe: «L'anno santo 1925 -a ricordo delle S.S.
Missioni - questa croce inalzarono - i P. P. passionisti - e sotto l'egida
- di questo vessillo - vollero consacrata - la memoria - dei caduti per la
Patria ». ***** Ampliandosi
il paese e crescendo la popolazione era sentito il bisogno di una nuova
chiesa più ampia e più comoda per i
paesani e per il contado. Fino
dal 1825 il conte Francesco Mastiani ed il pievano furono incaricati di
far presente al Sovrano la necessità, della nuova chiesa,
ma soltanto nel 1836 fu incombenzato del progetto relativo l' Ing.
Celentani. Due
erano lo località proposte per l’ ubicazione: una al principio del
paese negli orti Buoncristiani e Cerboneschi; l’ altra al poggetto della
Compagnia. Per il progetto primo era prevista la spesa di L. 68.887 e per
il secondo quella di L. 50.348. Fu
scelto questo secondo e fu nominata la Commissione esecutiva con Giovanni
Salvetti, Gonfaloniere, Presidente; Francesco Ferrini, cassiere; Luigi
Bacchi conservatore degli atti; Lorenzo Pieri, segretario. Sei
commissari si ripartirono l' incarico delle provviste dei materiali da
costruzione e cioè : Berti, per il pietrame lavorato e le ferramenta;
Ricci, per i legnami e i serramenti; Valentini, per le terre cotte;
Monetti, per i sassi da muro; Pieri Giuseppe, per la calce e i materiali
da smalto; Bacchi per la rena e l'acqua. Architetto
fu 1'Ing. Eugenio Fabre; il maestro costruttore Giovanni Guidotti. I1
Sovrano concorse per L. 20.000. La chiesa doveva avere la capacità di
3000 persone. Il
luogo ove fu costruita era un poggetto scosceso; sul lato verso la via S.
Martino esistevano già case ed orti ed infatti furono espropriate e
demolite le case Barabotti, Masoni, Lemmi, Orsini, Giuseppe Zanobini (Geppe
Santo) ed altre. Verso
mare nel 1865 fu poi costruito il muraglione ad archi che era bene fosse
stato prolungato, per godere meglio il bel panorama del piano e del mare,
fino alla casa Marini, non permettendo la costruzione delle due case dell'
Ing. Guerrini, già Sanetti e del Parroco. La
chiesa fu eretta «sotto la invocazione e patrocinio di Maria santissima,
delle Grazie ». I sette altari furono dedicati: il maggiore « a Dio
onnipotente ottimo massimo »; i due del presbiterio, al SS. Sacramento a sinistra, ed a Maria Santissima
delle Grazie, a destra; gli altri quattro delle navate a S. Nicola da
Tolentino, a S. Vincenzo Ferreri, a S. Giovan Battista ed a S. Antonio
abate. Anche
la navata centrale come le laterali doveva essere coperta a volta, ma ne
fu abbandonata l' idea per diverse ragioni, specialmente finanziarie. La
volta doveva essere sostituita dal soffitto piano a cassettoni, ma per il
momento fu convenuto di lasciare visibili i cavalletti di legno, salvo a
provvedere al soffitto, quando le propizie circostanze lo avessero
permesso. Ma queste propizie circostanze non si sono ancora presentate. I
denari per la costruzione della chiesa furono ricavati da pubbliche
sottoscrizioni, dall' obolo e dall' opera del popolo che, in uno slancio
di fede, intensificata dopo il colera del 1835, dedicò giornate gratuite
di lavoro alla esecuzione del tempio. Furono per anni escogitate feste,
corse di cavalli, e tombole per integrare le entrate. Il
25 giugno 1837 fu posta la prima pietra del nuovo tempio e costituì un
avvenimento. Fra le sette epigrafi composte per l' occasione, se ne
trascrive una sola: «
Desolava percorrendo la Terra - affliggeva la prossima Livorno - e questa
infelice contrada - il cholera morbus. - Alla madre di grazie
dispensatrice - Maria santissima - ai santi suoi protettori - ai
taumaturghi - Vincenzo Ferreri e Niccola da Tolentino - ricorreva - l' afflitto,
compunto popolo - Supplice - a Dio ottimo massimo - per la cessazione del
morbo - votava - inalzar queste sacre mura - Sotto gli auspici -
dell'augusto imperante Leopoldo II° - oggi - 25 Giugno 1837 - sciogliendo
il voto - la pietra inaugurale - da mano sacerdotale benedetta - nel
fondamento è gettata ». Intervennero
alla cerimonia: il vescovo di Livorno Raffaello de Chantuz Cubbe, essendo
pontefice Gregorio XVI; il Vicario, il giusdicente, Antonio Allegretti; il
Gonfaloniere, Giovanni Salvetti e il pievano Don Sabatino Marcacci. La
nuova chiesa venne terminata nel 1845 e fu benedetta, essendo pievano Don
Sabatino Marcacci, la Domenica 14 Maggio 1848. La
piazza fu chiamata piazza Leopolda, e in seguito, piazza di S. Niccola, in
omaggio al santo patrono del paese. Nel 1854 il Comune concorse con L.
1000 per la erezione dell' altare di S. Niccola.
Il
grande crocifisso, che prima sull' altare maggiore dava solennità e
maestosità alla chiesa ed ora è relegato nel vano dell' altare del
Sacramento, sembra sia opera del 1300. La
Madonna delle Grazie, qui trasposta dalla chiesa di Castello, è un quadro
di squisita fattura dei primi del 1400 e la decorazione dorata a putti e
trafori è del 1500. Presso
il battistero è pregevole un' oliosantiera in marmo scolpito del 1400.
Una Sant' Agata, quadro del 1600, è di buona scuola; da qualche
anno è stato tolto dalla chiesa e relegato nella canonica. Nella
stanza della Compagnia due angeli porta ceri del 1700 in legno colorato
sono apprezzabili e così un quadretto ad olio, ex-voto, che sembra del
Bassano (1692) e due lanternoni in lamiera di ferro. Si
è già accennato ai paramenti sacerdotali policromi pregevolissimi ed al
baldacchino ricamato in oro, in parte trafugati il 29 ottobre 1922. Il
campanile fu fatto nel 1867 e poco dopo venne provvisto di due campane
fuse nella fonderia Rafanelli di Pistoia. Sembra
strano che, in un paese ove annualmente nei secoli d'oro dell' arte
soggiornavano i Medici, i quali lasciavano dappertutto larghe impronte del
loro gusto artistico, non sia rimasto nulla, proprio nulla né di
architettonico, né di scultorio, né di pittorico, a meno che non si
debba pensare che sculture e pitture della chiesa o delle case dai Medici
abitate siano state via via asportate, o trafugate. ***** Annesso
alla Pieve vecchia c' era sempre stato un ristretto cimitero, che man mano
venne ingrandito a cura dei pievani prima, e poi del Comune. Nel 1804 il
Comune concesse alla Compagnia della Natività di Maria e del SS.
Sacramento l' uso del camposanto del poggio di San Rocco, che già
esisteva, e, siccome anche la detta Compagnia aveva già, un cimitero in
prossimità della sua chiesa a circa « 200 pertiche » di distanza, così
si deve dedurre che in quell'anno 1804 il cimitero della Compagnia fu
soppresso, forse per la troppa vicinanza all'
abitato. Nel 1817 il camposanto della Pieve vecchia fu ancora ampliato e
fu istituito il becchino compensato con L. 84 all' anno. I1 primo becchino
fu Sebastiano Merlini. Nel 1847 gli successe Gaetano Bientinesi e suoi
discendenti. (è
il cimitero attuale). Nel
1835 il cimitero della Pieve vecchia subì un nuovo ampliamento, con muro
di cinta, con la cappelletta attuale, e con un' area capace di 966
cadaveri nel corso di 10 anni. In
quell' anno fu soppresso il cimitero al Poggio di S. Rocco e il suolo
relativo, dopo aver fatta la esumazione delle ossa nel 1843, venne assunto
a livello dalla Signora Albertina Geri col canone di L. 8-13. Sopra
la porta della cappella del cimitero della Pieve vecchia una lapide
ricorda l' ampliamento del 1835. « A. D. O. M. e a S. Rocco - poiché il
morbo cholera - invadendo Rosignano - destò l' amara sollecitudine di
accrescere - l'estremo asilo dei trapassati - questo tempietto dedicato
-ove pace per loro - il fedele invochi - fu da fondamenta eretto
l'anno 1835. » I1
cimitero così ampliato fu benedetto il 18 Giugno 1837 e la cappella il 19
Agosto 1838. Circa
50 anni fa il cimitero fu ancora ingrandito con due nuovi recinti, su
progetto minimo dell'Ing. Carlo Cartoni, che aveva studiato anche un
progetto massimo, sfortunatamente non accolto. Sopra
il cancello attuale una epigrafe dettata dall’ Avv Berti, dice: «
In morte carente omni contumelia dulcis est exitus » — E dolce morire
quando si ha la coscienza di non aver offeso nessuno — Nel 1903 fu eretto il sepolcreto Vannini; nel 1907 quello Gori; nel 1909 quello Nencini ; nel 1911 quello Silvestri.
La monografia di Pietro Nencini del 1925 è scaricabile dalla pagina Download del sito nella versione completa e nei formati Word o PDF. Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona |
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FIRENZE Dove
cresce l'«erba voglio» Giardino
di Boboli Palazzo
Pitti piazza Pitti 50125 Firenze Tel 055/210323-213440 Informazioni:
Soprintendenza ai Beni Ambientali, Palazzo Pitti - piazza Pitti 1, 50125
Firenze. Tel.055/218741-294279. Dove
si trova: Oltre l'Arno, presso il Palazzo Pitti (da cui si
accede). Visita-estate,
9-19.30; inverno, 9-16.30; lunedì chiuso. Storia
e situazione: È
uno dei più grandiosi e splendidi giardini all'italiana. Iniziato nel
Cinquecento, venne terminato nel secolo seguente; vi lavorarono numerosi
architetti e artisti. Occupa 45.000 m2 di area collinare in bellissima
posizione panoramica; la ricca vegetazione, le magnifiche fontane, le
statue, e l'ottima manutenzione contribuiscono a farne un complesso
grandemente suggestivo. I
complicati percorsi del Giardino di Boboli sono ricchi di monumenti
allegorici e simbolici. Notevole
e favolosa la triplice Grotta di Bernardo Buontalenti, della quale è
stato scritto: «le sale con incredibili effetti di ombre e di luci, di
silenzi e di suoni, presentavano all'uomo il mistero della vita e della
morte, dell'essere e del non essere». Nel Giardino vi sono anche numerosi altri interessanti elementi, come per esempio l'Anfiteatro, il Vivaio di Nettuno, il Giardino del Cavaliere, il Viottolone, il Piazzale dell'lsolotto. I fiorentini, con ammirazione, usano dire del magico Giardino: «Ci cresce pure l'"erba voglio"»! FIRENZE Conservazione prodigiosa Monastero
di S. Teresa Via dei Bruni 12 50139 Firenze Tel. 055/496105 Monache
Carmelitane Scalze Dove
si trova: Nelle colline a nord della città, non lontano dal
Museo Stibbert. IStoria
e situazione: II
Monastero ha sede nell'originaria Villa Redi, appartenuta alla ricca
famiglia che diede i natali a santa Teresa Margherita Redi (1747-1770),
beatificata nel 1929 e canonizzata nel 1934. Il fatto insolito: Teresa - al secolo Anna Maria - entrò adolescente nel monastero fiorentino delle Carmelitane Scalze, e vi morì all'età di 23 anni. Il suo corpo - subito constatato incorrotto - venne in seguito trasferito nella sede attuale, dove è esposto in un'urna trasparente collocata nella cappella dedicata alla Santa. Nella prossima NL riprenderemo il nostro giro nella regione |
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Dato che la lingua italiana risulta essere la quarta più studiata al mondo, vogliamo aggiungere una brevissima rubrica, abbastanza insolita tratta dal volume di Mauro Magni (1994) "4000 errori d'italiano" allo scopo, se possibile, di contribuire a ridurre i troppi "barbarismi" e tanti inutili "esterismi" in circolazione: ADDI': Forma antiquata e burocratica che significa: nel giorno da non usare, superato. ADEMPIERE-ADEMPIRE: vanno bene entrambe, ma è corretta la forma: adempiere una promessa e non ... a una promessa AD HOC dal latino e significa a questo scopo, e quindi opportuno, adatto. Basta non abusarne. |
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La barzelletta di chiusura...abbassa il colesterolo :
Un
anziano Napoletano che vive nelle campagne del Milanese, nella primavera
si faceva aiutare dal figlio a ripiantare il giardino, ma poiché suo
figlio era in prigione, quest'anno non lo poteva aiutare. L'anziano
scrivendo al figlio in prigione, gli spiegava questa sua piccola tragedia.
TUO
FIGLIO GENNARO
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Cosa bolle in pentola ?? troppo, diamoci una regolata. Grazie per aver letto fin qui, Per questa volta è tutto, al prossimo numero del 20/06/03 |
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