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Nuovo volume scaricabile dalla sezione download Monte alla Rena tra scienza e leggenda
di Leo Gattini - Carlo Mancini - Renzo Mazzanti - Stefano Rossi
Per i giovani era la piazza del mercato, per i loro padri un posto unico e selvaggio. La storia e la scomparsa di una montagna di 30 metri di sabbia legata alle origini del "Paese Novo"
Per gentile concessione di Leo Gattini |
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Dalla "Monografia storica di Rosignano Marittimo"1925Acque, fonti
e cisterne
Rosignano
ha sempre difettato di acque e principalmente di acque potabili,
quantunque qualche storico abbia veduto, in alcuni condotti via via
scoperti in vari scavi, la dimostrazione che in antico Rosignano forniva
acqua anche a Vada. Nel
Comune, all' infuori della Fine, tutti gli altri corsi d' acqua dal Chioma
al Tripesce, in estate sono completamente asciutti, ed anche la Fine
talvolta non ha un filo d' acqua. Per
i bisogni della popolazione anche in antico esistevano le fonti attuali. In
un Consiglio generale tenuto il 17 Giugno l520 e adunato nella casa dell'
Arcivescovado di Pisa, in piazza del borgo (casa Benetti), venne
deliberato che « senza aver rispecto a spesa » si racconciasse la fonte
di Rosignano, la cui acqua « è facta cativa, onde è causa di molte
malattie » in modo che 1' acqua dovesse ritornare buona. Si
trovano poi delle spese per altri restauri, tanto alla fonte del paese,
quanto alla fonte Acquaiola, e a quella della Pieve, ora soppressa, negli
anni 1562, 1600, 1700, 1865. In quest' ultimo anno la fonte del paese fu
sistemata con criteri tecnici ed igienici e da allora è sempre rimasta
come attualmente si trova. Nel 1825 ed anni successivi vi furono questioni
con Francesco Geri per sottrazione, di acqua dalla fonte, a scapito del
pubblico, che aveva scarsità di acqua, e della pubblica salute. Si
riportano le iscrizioni apposte sulla detta fonte. La prima è del 1837,
la seconda del 1865:
« Queste acque - furono da ogni servitù vindicate - senza che
alcuno mai possa - sviarle o alterarne - i pubblici usi - Giovanni
Salvetti gonfaloniere. » «
I lavori di galleria, deposito ed ornato di questo fonte furono eseguiti
nel 1865, Sindaco il conte Salvetto Salvetti. Per
supplire alla deficenza di acqua in estate, fino da tempo antico venne
costruita la cisterna pubblica del castello e più tardi quella della
piazza del borgo. Stando
ai tre stemmi che adornano il collo della cisterna di castello, sia per la
forma degli scudi, sia per le imprese che vi sono scolpite, si dovrebbe
dedurre che la cisterna rimonta al 1300, se non prima. Lo stemma di mezzo
con le sei rose, è quello del Comune di Rosignano; lo stemma di destra,
col leone rampante, potrebbe rappresentare l' impresa della Mensa,
arcivescovile pisana; lo stemma di sinistra, a scacchi smussati, e forse vaj, potrebbe essere della famiglia dell' Arcivescovo che, all'
epoca della costruzione della cisterna, reggeva la diocesi pisana. In tal
caso la cisterna sarebbe stata costruita dagli Arcivescovi pisani e dal
Comune. Si nota che uno stemma col leone rampante è scolpito, come si e
già altrove accennato, nell' architrave di un camino in una stanza a terreno nel podere della Villana, ed e probabile che quel
podere fosse una volta di proprietà della Mensa arcivescovile pisana e la
casa allora servisse da dimora di agenti della Mensa, o da villeggiatura
di prelati pisani. Nel
battistero di Pisa in un pilastro è scolpito lo stemma della Mensa
appunto col leone rampante e con la scritta: «MCLIII - Mensa Aug. » Congetture
ed induzioni sui due stemmi se ne potrebbero fare e se ne son fatte in
quantità. Lo storico Repetti reputa che lo stemma, a scacchi o a vaj sia
della familia Pitti (1400), ma questa famiglia fiorentina ha lo stemma a
liste ondulate e non a scacchi, ne vaj. Altri
hanno attribuito quello stemma a Ludovico il Bavaro che nel 1327
era Signore di Pisa e quindi di Rosignano; ma gli scacchi della,
casa di Baviera sono a losanga. Circa al leone rampante dello stemma di
sinistra, alcuni vogliono che sia della repubblica pisana, mentre è noto
che Pisa aveva ed ha per impresa un' aquila, o la croce pomata, cioè con
i bracci terminati a tre punte munite di palle. Certo
è che la cisterna del castello è antichissima, se si considera che doveva servire ai bisogni dei castellani, ed
il castello e molto antico. Nell'Agosto
del 1805 il Comune spese Lire 378, soldi 785 e denari 4
per costruire « un coperchio di muro con
i suoi serrami per difesa delle immondizie e provvedere due
secchioni di rame. » Da ciò si deduce che il collo della cisterna prima
del 1805 doveva essere in condizioni diverse dalle attuali. La chiusura
completa odierna, con casotto a volta semicircolare, e recente. Della
cisterna di piazza si hanno notizie fino dal 1575. Con deliberazione del
15 Agosto di quell' anno il Comune si propose « di fare un pozzo nella
piazza del borgo e di spendervi fino a scudi 40. » E’ probabile che
si trattasse di una piccola cisterna, perché dopo quell’epoca si
trovano di frequente registrate delle spese per soli risarcimenti della cisterna,
senza mai rammentare il pozzo. Nel
1778 fu fatto il bottino o cisternino di chiarificazione della cisterna,
la quale a quella data aveva il solo collo, o muro intorno a spalletta,
con un coperchio di legno fatto e rifatto parecchie volte, perché esposto
alle piogge e alle intemperie, presto si infracidiva. La
cisterna fu restaurata nel 1808, come si legge anche nel fregio sopra la
tabella di marmo dei pesi e delle misure: R. A. D. M. D. C. C. C. VIII. In
quell'anno fu rialzato il collo, vi furono fatti gli sportelli, e fu
aggiunta la cuspide piramidale in pietra scalpellata, essendo gonfaloniere
Antonio Pieri. Vi furono spese L. 1359 e soldi 11. Lo
stemma sopra lo sportello verso le loggie e quello del Comune, con le sei
rose e la scritta: VERE - PROPRIO
- COMUNIS ROSIGNANI - A. D.
M. D. C. VIII.- Questo
stemma probabilmente si trovava nel collo primitivo, o in altro sito ed è
anche probabile che nel 1608 la cisterna fosse stata ampliata. La
tabella dei pesi e delle misure vi fu collocata dopo l'annessione della
Toscana all' Italia, cioè dopo il 1860, quando fu adottato il sistema
metrico decimale. Prima
del sistema decimale, ogni regione d’ Italia aveva le sue speciali
misure e si trova che il 7 Luglio 1781 il Comune ricevette campioni delle
diverse misure toscane e cioè: Un pezzo da 3 libbre, di 2, di 1; di 6, di
3, di 1 oncie ; di mezz' oncia, con la corrispondente serie di denari e
grani; due bilancie: uno staio di rame, un quarto, un quartuccio; un vaso
della tenuta di mezzo barile da vino, di un fiasco, di un quartuccio; di
mezzo barile da olio, di un fiasco, di un quartuccio; un passetto di
ferro, ossia una misura da due braccia. Nel
1817 si trattò di togliere dalla piazza dello Logge il collo della
cisterna per rendere la piazza sgombra d' ogni impaccio, sostituendovi una
pompa da collocar in un punto a parte; però non se ne fece nulla. Un'
altra cisterna di proprietà privata della casa Bombardieri al poggio in
certi periodi era messa a disposizione del pubblico. Nel fregio di quella
cisterna vi si legge ancora: Johan Bombardieri - Effodit construxit A. D.
M. D. C. C. C. X. VII. » ***** Nel
1849 il Comune deliberò di acquistare un' azione da L. 100, secondo la
proposta del Priore Avv. Gaetano Lami, allo scopo di costituire una Società
edificatrice di molini lungo il corso del botro della Fortulla e di
stabilimenti termali e marini a Campolecciano. Per
i bagni termali la Società si sarebbe valsa dell' acqua acidula
ferruginosa che scaturisce a un miglio e mezzo dalla foce della Fortulla
con una temperatura di 23°,
secondo le analisi dei Prof. Savi ed Orosi dell’ R.
Università di Pisa. L'impianto era stato studiato dall' Ing. Nottolini
col concorso del Prof. Targioni. Gli
stabilimenti non furono impiantati, ma alcuni molini si, mediante le
riserve delle acque invernali della Fortulla; riserve ottenute con dighe
di sbarramento in muratura attraverso alla vallata, le quali riserve
preludevano ai colossali bacini montani che in gran numero oggi si
costruiscono nelle varie regioni d' Italia. Da tanti anni si fanno ricerche e studi per condurre in quantità sufficiente 1' acqua potabile a Rosignano, a Castiglioncello, a Castelnuovo e a Vada, ma sembra che per avere acqua in quantità si debba ricorrere a distanze tali, da richiedere erogazione di spese elevatissime. Per Castiglioncello si sono fatti e si fanno tentativi per rintracciare sorgenti presso Poggio Pelato e altrove, ma fino ad ad ora con poco frutto.
La monografia di Pietro Nencini del 1925 è scaricabile dalla pagina Download del sito nella versione completa e nei formati Word o PDF. Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona |
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FIRENZE «Il segreto dell'ombelico» Galleria degli Uffizi Loggiato - piazzale degli Uffizi
50122 Firenze Tel. 055/23885 Dove si trova:
Nel centro cittadino, tra Palazzo Vecchio e l'Arno Visita a pagamento feriali, ore
9-19, festivi, 9-14, chiuso i lunedì e il 1° gennaio, 1° maggio, 25
dicembre Storia e situazione: Nella Venere botticelliana, l'altezza totale della dea è circa 173 cm, mentre la distanza da terra (al calcagno) del suo ombelico è circa 107 cm queste misure hanno fra loro un rapporto pari al magico numero aureo! Il
fatto insolito: Questa proporzione non è certo casuale, gli antichi artisti (per esempio
Policleto) sapevano che il numero aureo compare misteriosamente in molte
manifestazioni armoniche del mondo minerale, vegetale e animale. FIRENZE «Indecifrabile oggetto volante» Galleria dell'Accademia Via Ricasoli 60, 50122 Firenze
Tel. 055/2388609 Dove
si trova:
A nord-est del centro storico Circa 1000 m. dalla stazione FS. Visita a pagamento ore 9-14, lunedì chiuso Storia e situazione: Raccoglie alcune famose
sculture di Michelangelo (tra le quali il David),
ospita anche una pinacoteca rappresentativa della pittura fiorentina, che
si può considerare integrazione di quella degli Uffizi. Nella sala terza
è esposto un dipinto della scuola di Paolo di Dono detto Paolo Uccello Episodi
di vita eremitica o Tebaide, circa del 1460 (numero di catalogo 5381) Il
fatto insolito:
Il dipinto, che misura 80 x 109 cm, è uno strano
assieme di scenette scollegate, ma forzatamente accostate in una
sconcertante ambientazione comune. Una di queste scenette, collocata verso
il centro, rappresenta una sorta di caverna nella quale, su una
collinetta, san Gerolamo prega davanti al Crocifisso, sullo sfondo della
collinetta, ai piedi della Croce, si nota sulla destra un piccolo oggetto
affusolato e rigonfio nel mezzo, a forma di classico "disco volante» Nella medesima pinacoteca si può
vedere un altro dipinto quasi contemporaneo con un simile oggetto misterioso.
Nella sala
seconda è esposto un dipinto di Cosimo Rosselli (1439-1507) Madonna
con Bambino e Santi, circa del 1480 (numero di catalogo 1562) Curiosamente, proprio a fianco dell'opera di Rosselli nella sala terza della medesima pinacoteca, si può vedere un altro dipinto quasi contemporaneo con un simile e forse ancora più strano oggetto della stessa forma. Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. Umberto Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili". Nella prossima volta NL continueremo il nostro giro nella regione |
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Dato che la lingua
italiana risulta essere la quarta più studiata al mondo, vogliamo
aggiungere una brevissima rubrica, abbastanza insolita
tratta dal volume di Mauro Magni (1994) "4000 errori d'italiano"
allo scopo, se possibile, di contribuire a ridurre i troppi
"barbarismi" e tanti inutili "esterismi" in circolazione:
ACCOPPIARE: errata la forma accoppiare una cosa e un'altra. Si dice accoppiare una cosa con l'altra. ACCUDIRE: non va bene accudire la casa. Si dirà: ...alla casa A CHI DI DOVERE: modo di dire strampalato. Meglio: a chi compete, a chi spetta, all'interessato. |
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Manteniamo l'abitudine alla barzelletta di chiusura...un sorriso fa sempre bene:
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Cosa bolle in pentola ?? non poco. Grazie per aver letto fin qui, Per questa volta è tutto, al prossimo numero del 1/06/03 |
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