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Ogni 10 giorni nella tua posta una pillola cultural-turistica, questa è la n° 10 del 20 - maggio - 2003

   

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Monte alla Rena tra scienza e leggenda

di Leo Gattini - Carlo Mancini - Renzo Mazzanti - Stefano Rossi

 

Per i giovani era la piazza del mercato, per i loro padri un posto 

unico e selvaggio. La storia e la scomparsa di una montagna 

di 30 metri di sabbia legata alle origini del "Paese Novo" 

 

Per gentile concessione di Leo Gattini

...una mano per cominciare...

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  FLASH STORICI SULLA NOSTRA ZONA DAGLI ETRUSCHI IN QUA

Dalla "Monografia storica di Rosignano Marittimo"1925
Acque, fonti e cisterne

Rosignano ha sempre difettato di acque e principalmente di acque potabili, quantunque qualche storico abbia veduto, in alcuni condotti via via scoperti in vari scavi, la dimostrazione che in antico Rosignano forniva acqua anche a Vada.

Nel Comune, all' infuori della Fine, tutti gli altri corsi d' acqua dal Chioma al Tripesce, in estate sono completamente asciutti, ed anche la Fine talvolta non ha un filo d' acqua.

Per i bisogni della popolazione anche in antico esistevano le fonti attuali.

In un Consiglio generale tenuto il 17 Giugno l520 e adunato nella casa dell' Arcivescovado di Pisa, in piazza del borgo (casa Benetti), venne deliberato che « senza aver rispecto a spesa » si racconciasse la fonte di Rosignano, la cui acqua « è facta cativa, onde è causa di molte malattie » in modo che 1' acqua dovesse ritornare buona.

Si trovano poi delle spese per altri restauri, tanto alla fonte del paese, quanto alla fonte Acquaiola, e a quella della Pieve, ora soppressa, negli anni 1562, 1600, 1700, 1865. In quest' ultimo anno la fonte del paese fu sistemata con criteri tecnici ed igienici e da allora è sempre rimasta come attualmente si trova. Nel 1825 ed anni successivi vi furono questioni con Francesco Geri per sottrazione, di acqua dalla fonte, a scapito del pubblico, che aveva scarsità di acqua, e della pubblica salute.

Si riportano le iscrizioni apposte sulla detta fonte. La prima è del 1837, la seconda del 1865:

  « Queste acque - furono da ogni servitù vindicate - senza che alcuno mai possa - sviarle o alterarne - i pubblici usi - Giovanni Salvetti gonfaloniere. »

« I lavori di galleria, deposito ed ornato di questo fonte furono eseguiti nel 1865, Sindaco il conte Salvetto  Salvetti.

Per supplire alla deficenza di acqua in estate, fino da tempo antico venne costruita la cisterna pubblica del castello e più tardi quella della piazza del borgo.

Stando ai tre stemmi che adornano il collo della cisterna di castello, sia per la forma degli scudi, sia per le imprese che vi sono scolpite, si dovrebbe dedurre che la cisterna rimonta al 1300, se non prima. Lo stemma di mezzo con le sei rose, è quello del Comune di Rosignano; lo stemma di destra, col leone rampante, potrebbe rappresentare l' impresa della Mensa, arcivescovile pisana; lo stemma di sinistra, a scacchi smussati, e forse vaj, potrebbe essere della famiglia dell' Arcivescovo che, all' epoca della costruzione della cisterna, reggeva la diocesi pisana. In tal caso la cisterna sarebbe stata costruita dagli Arcivescovi pisani e dal Comune. Si nota che uno stemma col leone rampante è scolpito, come si e già altrove accennato, nell' architrave di un camino in una stanza a terreno nel podere della Villana, ed e probabile che quel podere fosse una volta di proprietà della Mensa arcivescovile pisana e la casa allora servisse da dimora di agenti della Mensa, o da villeggiatura di prelati pisani.

Nel battistero di Pisa in un pilastro è scolpito lo stemma della Mensa appunto col leone rampante e con la scritta: «MCLIII - Mensa Aug. »

Congetture ed induzioni sui due stemmi se ne potrebbero fare e se ne son fatte in quantità. Lo storico Repetti reputa che lo stemma, a scacchi o a vaj sia della fami­lia Pitti (1400), ma questa famiglia fiorentina ha lo stemma a liste ondulate e non a scacchi, ne vaj.

 Altri hanno attribuito quello stemma a Ludovico il Bavaro che nel 1327 era Signore di Pisa e quindi di Rosignano; ma gli scacchi della, casa di Baviera sono a losanga. Circa al leone rampante dello stemma di sinistra, alcuni vogliono che sia della repubblica pisana, mentre è noto che Pisa aveva ed ha per impresa un' aquila, o la croce pomata, cioè con i bracci terminati a tre punte munite di palle.

Certo è che la cisterna del castello è antichissima, se si considera che doveva servire ai bisogni dei castellani, ed il castello e molto antico.

 Nell'Agosto del 1805 il Comune spese Lire 378, soldi 785 e denari 4 per costruire « un coperchio di muro con  i suoi serrami per difesa delle immondizie e provvedere due secchioni di rame. » Da ciò si deduce che il collo della cisterna prima del 1805 doveva essere in condizioni diverse dalle attuali. La chiusura completa odierna, con casotto a volta semicircolare, e recente.

Della cisterna di piazza si hanno notizie fino dal 1575. Con deliberazione del 15 Agosto di quell' anno il Comune si propose « di fare un pozzo nella piazza del borgo e di spendervi fino a scudi 40. » E’ probabile che  si trattasse di una piccola cisterna, perché dopo quell’epoca si trovano di frequente registrate delle spese per soli risarcimenti della cisterna, senza mai rammentare il pozzo.

Nel 1778 fu fatto il bottino o cisternino di chiarificazione della cisterna, la quale a quella data aveva il solo collo, o muro intorno a spalletta, con un coperchio di legno fatto e rifatto parecchie volte, perché esposto alle piogge e alle intemperie, presto si infracidiva.

La cisterna fu restaurata nel 1808, come si legge anche nel fregio sopra la tabella di marmo dei pesi e delle misure: R. A. D. M. D. C. C. C. VIII.

 In quell'anno fu rialzato il collo, vi furono fatti gli sportelli, e fu aggiunta la cuspide piramidale in pietra scalpellata, essendo gonfaloniere Antonio Pieri. Vi furono spese L. 1359 e soldi 11.

Lo stemma sopra lo sportello verso le loggie e quello del Comune, con le sei rose e la scritta: VERE - PROPRIO - COMUNIS  ROSIGNANI - A. D. M. D. C. VIII.-

Questo stemma probabilmente si trovava nel collo primitivo, o in altro sito ed è anche probabile che nel 1608 la cisterna fosse stata ampliata.

La tabella dei pesi e delle misure vi fu collocata dopo l'annessione della Toscana all' Italia, cioè dopo il 1860, quando fu adottato il sistema metrico decimale.

Prima del sistema decimale, ogni regione d’ Italia aveva le sue speciali misure e si trova che il 7 Luglio 1781 il Comune ricevette campioni delle diverse misure toscane e cioè: Un pezzo da 3 libbre, di 2, di 1; di 6, di 3, di 1 oncie ; di mezz' oncia, con la corrispondente serie di denari e grani; due bilancie: uno staio di rame, un quarto, un quartuccio; un vaso della tenuta di mezzo barile da vino, di un fiasco, di un quartuccio; di mezzo barile da olio, di un fiasco, di un quartuccio; un passetto di ferro, ossia una misura da due braccia.

Nel 1817 si trattò di togliere dalla piazza dello Logge il collo della cisterna per rendere la piazza sgombra d' ogni impaccio, sostituendovi una pompa da collocar in un punto a parte; però non se ne fece nulla.

Un' altra cisterna di proprietà privata della casa Bombardieri al poggio in certi periodi era messa a disposizione del pubblico. Nel fregio di quella cisterna vi si legge ancora: Johan Bombardieri - Effodit construxit A. D. M. D. C. C. C. X. VII. »

*****

Nel 1849 il Comune deliberò di acquistare un' azione da L. 100, secondo la proposta del Priore Avv. Gaetano Lami, allo scopo di costituire una Società edificatrice di molini lungo il corso del botro della Fortulla e di stabilimenti termali e marini a Campolecciano.

Per i bagni termali la Società si sarebbe valsa dell' acqua acidula ferruginosa che scaturisce a un miglio e mezzo dalla foce della Fortulla con una temperatura di 23°, secondo le analisi dei Prof. Savi ed Orosi dell’ R. Università di Pisa. L'impianto era stato studiato dall' Ing. Nottolini col concorso del Prof. Targioni.

Gli stabilimenti non furono impiantati, ma alcuni molini si, mediante le riserve delle acque invernali della Fortulla; riserve ottenute con dighe di sbarramento in muratura attraverso alla vallata, le quali riserve preludevano ai colossali bacini montani che in gran numero oggi si costruiscono nelle varie regioni d' Italia.

Da tanti anni si fanno ricerche e studi per condurre in quantità sufficiente 1' acqua potabile a Rosignano, a Castiglioncello, a Castelnuovo e a Vada, ma sembra che per avere acqua in quantità si debba ricorrere a distanze tali, da richiedere erogazione di spese elevatissime. Per Castiglioncello si sono fatti e si fanno tentativi per rintracciare sorgenti presso Poggio Pelato e altrove, ma fino ad ad ora con poco frutto.

 

La monografia di Pietro Nencini del 1925 è scaricabile dalla pagina Download del sito nella versione completa e nei formati Word o PDF.

Nella prossima NL racconteremo altri elementi legati alle vicende della nostra zona 

  GUIDA AI LUOGHI MISTERIOSI D'ITALIA

FIRENZE

«Il segreto dell'ombelico»

Galleria degli Uffizi

Loggiato - piazzale degli Uffizi 50122 Firenze Tel. 055/23885

Dove si trova: Nel centro cittadino, tra Palazzo Vecchio e l'Arno

Visita a pagamento feriali, ore 9-19, festivi, 9-14, chiuso i lunedì e il 1° gennaio, 1° maggio, 25 dicembre .

Storia e situazione: Nella Venere botticelliana, l'altezza totale della dea è circa 173 cm, mentre la distanza da terra (al calcagno) del suo ombelico è circa 107 cm queste misure hanno fra loro un rapporto pari al magico numero aureo!

Il fatto insolito: Questa proporzione non è certo casuale, gli antichi artisti (per esempio Policleto) sapevano che il numero aureo compare misteriosamente in molte manifestazioni armoniche del mondo minerale, vegetale e animale. Nel corpo umano adulto lo si trova appunto nella posizione dell'ombelico, ma ugualmente nel rapporto fra la lunghezza del femore rispetto all'intera gamba, nel rapporto fra la distanza tra il gomito e la punta del dito medio e l'intero braccio, nei rapporti reciproci falange-falangina-falangetta delle dita medio e anulare, nelle distanze e nei lati dei rettangoli in cui si può scomporre il volto, e in altri rapporti ancora, inoltre, con braccia e mani pendenti la punta del dito medio divide l'altezza totale della persona determinando una sezione aurea. In tempi recenti, la sorprendente regola dell'ombelico venne indagata intorno al 1871 dal matematico Lambert A J Quetelet, riscoperta nel 1884 dal tedesco Adolf Zeising (autore di un dotto volume), e nel 1940 dallo statunitense Frank A. Lonc (che soggiornò in Italia), ven­ne poi adottata dal celebre architetto ed urbanista Le Corbusier (1887-1965), che la inserì in una concezione armonica dello spazio umano (una sequenza di proporzioni nota come Modulor). Oltre che in Natura il rapporto aureo è presente anche in moltissime opere d'arte di ogni epoca pittura, scultura e architettura. Per esempio, Salvador Dalì, nel Sacramento dell'Ultima Cena ha dipinto il quadro entro un rettangolo aureo, e altri rapporti aurei sono usati per disporre le figure; sopra la sacra mensa si libra parte di un grande dodecaedro (solido geometrico nelle cui proporzioni compare il numero aureo)

 

FIRENZE

«Indecifrabile oggetto volante»

Galleria dell'Accademia

Via Ricasoli 60, 50122 Firenze Tel. 055/2388609

Dove si trova: A nord-est del centro storico Circa 1000 m. dalla stazione FS. Visita a pagamento ore 9-14, lunedì chiuso.

Storia e situazione: Raccoglie alcune famose sculture di Michelangelo (tra le quali il David), ospita anche una pinacoteca rappresentativa della pittura fiorentina, che si può considerare integrazione di quella degli Uffizi. Nella sala terza è esposto un dipinto della scuola di Paolo di Dono detto Paolo Uccello Episodi di vita eremitica o Tebaide, circa del 1460 (numero di catalogo 5381).

Il fatto insolito: Il dipinto, che misura 80 x 109 cm, è uno strano assieme di scenette scollegate, ma forzatamente accostate in una sconcertante ambientazione comune. Una di queste scenette, collocata verso il centro, rappresenta una sorta di caverna nella quale, su una collinetta, san Gerolamo prega davanti al Crocifisso, sullo sfondo della collinetta, ai piedi della Croce, si nota sulla destra un piccolo oggetto affusolato e rigonfio nel mezzo, a forma di classico "disco volante». L'oggetto è di colore rosso e risalta nettamente sullo sfondo scuro. Addirittura, presso il «disco» è visibile una «scia» composta di piccoli tratti di colore ugualmente rosso, che danno la netta impressione di un movimento in volo e di una «virata» repentina. II sorprendente oggetto appare davvero indecifrabile sia in se stesso, sia nel contesto della scena.

Nella medesima pinacoteca si può vedere un altro dipinto quasi contemporaneo con un simile oggetto misterioso. Nella sala seconda è esposto un dipinto di Cosimo Rosselli (1439-1507) Madonna con Bambino e Santi, circa del 1480 (numero di catalogo 1562). ll dipinto mostra nel cielo, nella parte superiore destra, una strana «nuvola» bruna simile nella forma a un "cappello da prete», che potrebbe ricordare un «disco volante». Ad accorgersi della stranezza fu lo studioso fiorentino Solas Boncompagni, che ne diede annuncio durante il sesto congresso nazionale gruppi di ricerca de «II Giornale dei Misteri», svoltosi a Firenze nel maggio 1978.

Curiosamente, proprio a fianco dell'opera di Rosselli nella sala terza della medesima pinacoteca, si può vedere un altro dipinto quasi contemporaneo con un simile e forse ancora più strano oggetto della stessa forma.

Dal volume "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier, Edizioni Piemme. 

Umberto Cordier si occupa di didattica dell'elettronica e dell'informatica, ma si dedica allo studio delle tradizioni e del folklore italiano con i suoi fenomeni collaterali definiti di solito "inesplicabili".

  Nella prossima volta NL continueremo il nostro giro nella regione 

Dato che la lingua italiana risulta essere la quarta più studiata al mondo, vogliamo aggiungere una brevissima rubrica, abbastanza insolita tratta dal volume di Mauro Magni (1994) "4000 errori d'italiano" allo scopo, se possibile, di contribuire a ridurre i troppi "barbarismi" e tanti inutili "esterismi" in circolazione:

ACCOPPIARE: errata la forma accoppiare una cosa e un'altra. Si dice accoppiare una cosa con l'altra.

ACCUDIRE: non va bene accudire la casa. Si dirà: ...alla casa  

A CHI DI DOVERE: modo di dire strampalato. Meglio: a chi compete, a chi spetta, all'interessato.

Manteniamo l'abitudine alla barzelletta di chiusura...un sorriso fa sempre bene:

  • Perché si sta diffondendo il tetano fra la popolazione femminile?
    Perché il Viagra ha rimesso in circolazione un sacco di aggeggi
    arruginiti!

  • Che differenza c'è tra un nevrastenico, uno psicopatico ed uno
    psichiatra?
    Il nevrastenico è colui che costruisce castelli in aria, lo
    psicopatico è colui che li abita e lo psichiatra è quello che
    riscuote l'affitto...

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Cosa bolle in pentola ??  non poco.   Grazie per aver letto fin qui,   Per questa volta è tutto,  al prossimo numero del 1/06/03