Gli ospiti di Castiglioncello  Cronache


Da "Il Tirreno" del  06-07-2001 di Aldo Santini

Quel sorpasso celebrò Gassman.
Il fascino di Castiglioncello dalla stagione dei macchiaioli alla dolce vita

Questo che finisce su una curva del Romito è considerato uno dei quindici più bei film della storia del cinema

Prima i macchiaioli, da Abbati a Sarnesi e Fattori, ospiti del loro mecenate, il Martelli. Poi gli scrittori, i giornalisti, dal Fucini a Missiroli, a Cecchi, a Spadolini, a Ojetti. Poi i grandi del teatro, gli sceneggiatori del cinema, Pirandello con la Abba al seguito, D'Amico, e Susi Cecchi d'Amico. Poi gli attori, da Sordi a Mastroianni, alla Valori e a Panelli, a Ferrari. Castiglioncello deve a tutti loro la sua fama di «buen retiro» estivo vaccinato contro il turismo di massa. Una fama circoscritta al mondo della cultura, lontana dai clamori delle spiagge romagnole, dalla mondanità di Capri, dai fulgori dannunziani della Versilia. Ma quando a Castiglioncello e dintorni è stato girato «Il sorpasso» di Risi con Gassman, il suo nome è entrato a far parte della geografia delle vacanze cinematografiche, Un'altra dimensione. «Il sorpasso», a distanza di quaranta anni, rimane un film chiave per capire l'Italia del boom. Castiglioncello rimane nella storia non solo del cinema ma soprattutto del costume. Lo diceva molto bene Paolo Panelli, l'attore che amava Castiglioncello e a Castiglioncello aveva una casa, lui e la moglie Bice Valori. Bice era cresciuta addirittura nella villa di Castiglioncello che suo padre Diego, giornalista di rango, aveva fin dagli anni Trenta. Durante la guerra fu occupata dagli sfollati. «Io e mamma, però», ricordava Bice, «riuscimmo a farci riservare un paio di brandine e continuammo ad andarci l'estate affrontando allegramente i guai della coabitazione». Ma cosa diceva Panelli? Legato a Castiglioncello fin dal 1952, quando sposò la Bice, testimoni Buazzelli e Manfredi, la scelse come sede delle sue ferie, convincendo Mastroianni e la moglie Flora a seguirli. L'attore che abbiamo ammirato per la sua comicità elegante e pulita, conosceva i retroscena del film e lo reputava uno dei più significativi del Novecento. «Perché è insieme comico e tragico, ed è lo specchio della società italiana ubriacata dal benessere. Ebbe torto Antonioni a definirlo «robetta», ed ebbe torto Albertone a rifiutarlo. Non è un caso che un referendum francese lo abbia collocato fra le quindici opere del cinema più grande di ogni epoca. Magari è un'esagerazione. Ma se lo dicono i francesi, sciovinisti come sono». Albertone, cioé Sordi, perse l'occasione di dare vita a un personaggio che è il prototipo dell'italiano nuovo creato dal miracolo economico. Estroverso, aggressivo, narcisista, ossessionato dalla furia di vivere, che coinvolge un timido studente in legge, educato e perbene, e in quarantotto ore, un lungo Ferragosto, da Roma lo spupazza con la sua Lancia Spider bianca in Maremma e a Castiglioncello. Al volante dell'automobile, il trentacinquenne Bruno (Gassman) si esalta. Il sorpasso è una vittoria. Roberto (Trintignant) si lascia contagiare dalla sua spavalderia, dall'ebrezza della velocità, dal piacere del brivido. Il rischio a cui si espongono a ogni curva, a ogni sorpasso, lo eccita. E dopo una sfilza di avventure, a metà di una manovra pazza, la spider vola oltre il parapetto, rimbalza sugli scogli del Romito e si abbatte col muso in mare. Bruno si salva, rimane illeso. Ma solo fisicamente. Qualcosa si è rotto dentro, nell'animo. Sul suo viso leggiamo che ha capito: la vita non è solo questione di sorpassi, di inutili bravate. Con la sua tragica morte, Roberto lo aiuterà a ricominciare da capo, ad affrontare i doveri e i sacrifici comuni a tutti noi. Dietro a Gassman e a Trintignant, lo spiegava il regista Risi, c'erano queste vacanze del boom, tempo di euforia con un fondo un po' cupo, tempo di relax e di falsità, una specie di stasi in cui la gente tirava spesso fuori il peggio. Ma anche tempo di vagabondaggio. Tanto è vero che «Easy Rider» è stato girato dopo «Il sorpasso», e il suo regista, Dennis Hopper, cita il film italiano come idea di partenza. La scena con Gassman scatenato in costume da bagno sulla spiaggia di Castiglioncello, è la denuncia di uno dei risvolti negativi del «boom». L'immaturità di chi crede di essere diventato il padrone del mondo, la mancanza di stile, la vitalità goffa di chi, improvvisamente, scopre il gusto dell'evasione, e trova nell'automobile di lusso una sicurezza fino allora sconosciuta. Per gli italiani elettrizzati dal boom, l'automobile è il luogo dove è facile intessere amicizie, lasciarsi andare alle confidenze e, soprattutto, poter baciare una donna. Dall'automobile, l'italiano del boom trae l'input anche per sparare battute esilaranti. Gassman ce le fa ascoltare a raffica. Ecco i pretini rimasti in panne per una foratura: «Frates non abemus cricche. Desolatus». E al ciclista distrutto dalla fatica: «Fatti la vespa». Poi commenta: «A me il ciclismo non è mai piaciuto. E uno sport antiestetico, fa ingrossà le cosce. E meglio il biliardo». A Castiglioncello danza con una signora. La stringe. Lei si accorge che il cavaliere sta eccitandosi ed esclama: «Ullalà». Lui, di rimando: «Modestamente». Panelli non aveva dubbi: è stato a Castiglioncello che Gassman, con la sequenza sui bagni, si è rivelato un comico moderno. «Il sorpasso» è del '62 e nello stesso anno girò per Risi «La marcia su Roma» con Tognazzi. Per fargli interpretare «I soliti ignoti» nel '58, Monicelli lo aveva truccato mettendogli i tappi nel naso. Alla prima del «Il sorpasso», in un cinema di Roma, ci saranno state cinquanta persone. Un disastro. La faccia di Gassman sui manifesti non tirava. Il produttore, Mario Cecchi Gori, non ebbe il coraggio di assistervi. Prese Risi sottobraccio e disse: «Sai cosa ci conviene? Tu ritorni a fare il medico e io il direttore di night club». Più tardi il gestore del cinema telefonò a Risi: «Dottò, gli spettatori sono pochi ma ridono come matti. Il film va». E l'indomani cominciarono i pienoni. In partenza Risi, per quella parte aveva pensato a Sordi con il quale nel '61 aveva girato «Una vita difficile», un capolavoro, ma Sordi rifiutò. Risi fu duro, dopo il rifiuto: «Se Sordi non ha interpretato «Il sorpasso», è solo colpa sua. Affermò che «questa è una storia in cui mi do un gran daffare e poi tutto il merito se lo prende quell'altro, andando a morire sugli scogli». Si ritirò con il suo sceneggiatore Sonego. Io ero andato avanti con Maccari e Scola e abbiamo pensato di giocare la rischiosa carta di Gassman». Sordi come spiegò il suo rifiuto? «Il mio errore è stato di essere sotto contratto con De Laurentis. Non ho potuto fare «Divorzio all'italiana» che Germi mi aveva proposto ma De Laurentis non voleva. Nella mia carriera ho solo il rimpianto di essere rimasto fuori da quel film e da «Il sorpasso». E poi, quando hanno girato «Il sorpasso» non ci hanno avvertito. Io e Sonego eravamo in Svezia per «Il diavolo». Mi è dispiaciuto rinunciare a un film così bello, soprattutto per Sonego che aveva iniziato la sua sceneggiatura. Al ritorno da Stoccolma pensammo di fare causa a Cecchi Gori e a Dino Risi». Una causa? Beh, la causa non ci fu. Ma Sordi c'era rimasto davvero male. Oltretutto, dopo «La grande guerra» di Monicelli, con Gassman c'era della rivalità. Diciamola tutta. Il soggetto era di Risi. E Risi lo propose a Sonego perché pensava a Sordi, e lui era il suo sceneggiatore prediletto. Con Sonego, Risi lavorò qualche giorno intorno a «Il sorpasso». Anche se lavorare è il termine meno adatto, spiegava Panelli. Sonego parlava e basta. Lo chiamavano «dieci in orale» perché nessuno raccontava un soggetto meglio di lui. Il foglio bianco lo impauriva. Dette qualche buona idea e tutto si fermò per il no di Sordi. «Il sorpasso» fece un sacco di soldi. Ebbe un costo sui 300 milioni e incassò oltre due miliardi. Per Gassman fu la manna, la svolta decisiva. Divenne popolarissimo. Cominciò a insidiare Sordi. I produttori lo pagavano molto bene. Con Risi interpretò molti film, «I mostri» e «Il gaucho», «Il tigre» e «In nome del popolo italiano», «Telefoni bianchi» e «Profumo di donna», indimenticabile. Sordi, invece, dopo la minaccia di fargli causa, con Risi non lavorò più. Rifiutò anche «I mostri», un film pensato solo per lui. Allora Cecchi Gori creò la coppia Gassman-Tognazzi che funzionò a meraviglia. Forse aveva ragione Gassman: «Ammiro molto Sordi. Non so se «I mostri» fosse stato scritto per lui, ed era logico perché in quegli anni Sordi era il miglior nome da cassetta. Non so come si disse in giro, se lui avesse avuto un po' paura di cimentarsi nei vari personaggi previsti dal film. Una cosa è sicura: fra le sue innumerevoli qualità, il coraggio delle innovazioni non era tra le più alte. Sordi ha sempre lavorato su una strada molto tradizionale, molto affidabile, perfino moralistica». Quaranta anni dopo «Il sorpasso», Castiglioncello vive di ricordi. Sordi l'ha abbandonata. Mastroianni e Panelli se ne sono andati per sempre, Gassman li ha seguiti. Ma le follie dei sorpassi, delle velocità suicide, specialmente sulle curve del Romito, continuano.  

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