Gli ospiti di Castiglioncello  Cronache


Da "La Stampa" del 17-08-1993  di  Masolino d'Amico

Castiglioncello cemento e night sul promontorio degli artisti
Un gioiello «sfregiato»

Nel 1912 un avvocato romano cui era giunta voce della recente inaugurazione a Castiglioncello di un confortevole albergo proprio in riva al mare ci venne in vacanza con la figlia. Erano gli inizi dello sviluppo turistico del paesino, che quasi fino alla morte del suo residente più illustre, il critico d'arte, mecenate e possidente Diego Martelli (1896), era stato un promontorio selvaggio molto dipinto dagli allora giovani e sconosciuti pittori amici di costui e destinati a fama postuma col nome collettivo di Macchiaioli: Abbati, Sernesi, Lega, Signorini, Fattori. Il famoso ritratto di Martelli in panciolle sotto i pini, col mare nello sfondo (1867), ad opera di quest'ultimo, non sfigura accanto al Martelli giapponesizzante dipinto da Degas, ora a Edimburgo. In seguito la fattoria di Martelli fu venduta a un certo barone Fausto Patrone, il quale vi si fece costruire, pomposa residenza in stile medievale, un vasto castello merlato che tuttora domina il panorama, «cattivo esempio ai vandali che in pochi anni deturparono irrimediabilmente quel soggiorno incantevole», come scrisse non molti anni dopo un altro frequentatore appassionato, il poeta Renato Fucini. Oltre che del Medio Evo il Patrone aveva la mania della ferrovia, e cedette gratis una parte del suo parco allo Stato, in cambio ottenendo che il treno passasse di lì, e lì, ai piedi del castello, fosse costruita una stazione anch'essa merlata e pronta per ospitare la «Cena delle beffe». Il cenacolo dei Macchiaioli, spesso ospiti oltre che di Martelli, del ritrattista livornese Vittorio Corcos, più mondano e fortunato di loro, costituì con Fucini e col poeta Giovanni Marradi il primo insediamento estivo di intellettuali nella zona. Il secondo fu una conseguenza del soggiorno dell'avvocato romano di cui sopra: sua figlia, che era mia nonna, sposò il critico drammatico Silvio d'Amico, col quale in seguito tornò per molte estati, particolarmente negli Anni Venti e Trenta, portandosi dietro molti amici. Fra questi furono l'attore Sergio Tofano, che si fece costruire una villa, lo scrittore Massimo Bontempelli, il regista Corrado Pavolini, un'estate anche Emilio Cecchi, una delle cui figlie, Suso, non ancora mia madre, rimandata in latino, fu affidata al maggiore dei ragazzi d'Amico, non ancora mio padre, perché le desse ripetizione. Veniva anche Pirandello, ed esiste un filmetto muto, girato dal pittore Bertoletti, in cui si vede il drammaturgo leggere alla buona un suo nuovo lavoro («Quando si è qualcuno») a un pubblico di amici e di ragazzini, il più piccolo dei quali sopraffatto dalla noia a un certo punto si alza e se ne va: è il futuro regista Francesco Maselli. Il protagonista di questo lavoro, che non ebbe fortuna, si chiama Dèlago, come il capo dei bagnini di Castiglioncello (uno dei nomi assurdi che i toscani imponevano per fare rabbia al prete), ma un mio zio esegeta pirandelliano non ebbe il cuore di dirlo a un professore tedesco che a un convegno vi aveva ricamato sopra tutta una teoria circa i rapporti di Pirandello con i Greci. Mio padre, che era ammesso a giocare a scopone con Pirandello, lo descriveva come un uomo vivacissimo e sempre allegro; saltava giù dal treno in corsa quando lo andavano a prendere alla surricordata stazione. C'era anche Marta Abba, a detta sempre di mio padre, bruttissima. Un mio zio-cugino che all'epoca aveva solo sette anni la ricorda invece come un'apparizione sconvolgente: «Il primo due pezzi che avessi mai visto, e di leopardo; una stupenda schiena larga punteggiata di efelidi rosse, occhi verdi, le unghie dipinte con la porporina invece dello smalto». Il luogo continuava ad essere molto piccolo, poche famiglie lo occupavano praticamente per intero; nell'Arena del Fascio si davano spettacolini per villeggianti, con la partecipazione di molti dei nomi citati, e spesso con la musica dell'imberbe Nino Rota. Un terzo momento di splendore culturale Castiglioncello lo ebbe negli Anni Cinquanta e Sessanta, e fu legato al cinema. Bice Valori, figlia dello storico Aldo, che vi possedeva una villa («Il cantuccino»), ci portò il marito Paolo Panelli e gli amici fraterni Marcello e Flora Mastroianni; Alberto Sordi acquistò la casa che era stata di Corcos, dalla spiritosa figlia del pittore, che dopo aver venduto la villa litigò con l'attore sostenendo senza prove che costui si era impegnato a comprarla con lei dentro; prima di stabilirsi definitivamente a Positano, Franco Zeffirelli vi trascorse parecchie estati, preparando i suoi film e le sue regie d'opera; nella villa che prendeva, proprio quella poi acquistata da Mastroianni, dava anche spettacolini per amici e in uno, rimasto leggendario, si esibirono fra gli altri Alfredo Bianchini, Giorgio Albertazzi e le sorelle Kessler. C'era poi la grande villa sul mare che mia madre affittava per metterci dentro noi ragazzi e i colleghi con cui lavorava al momento: Visconti, Pratolini, Monicelli, Flaiano. Visconti ospite era adorato dalle cameriere, cui invece di dare la mancia faceva regali stupendi, e imponeva a noi ragazzi severi coprifuoco che ci guardavamo bene dal rispettare. Flaiano era spiritosissimo ma anche molto facile all'indignazione. Una volta lo accompagnammo a prendere un treno a Livorno, nell'attesa andammo al cinema e vedemmo un film italiano diciamo così di evasione la «vacanza» di un regista per solito molto impegnato. Dal furore Flaiano si sentì male, dovemmo riportarlo a Castiglioncello, dargli del riso bollito e metterlo a letto. Sempre a Castiglioncello fu memorabilmente girato «Il sorpasso», primo grande successo anche del produttore Cecchi Gori - curioso notare che il luogo è legato a due precedenti presidenti della Fiorentina, Befani e i Pontello. Alla fine delle riprese la troupe sfidò i villeggianti a una partita di football. Era settembre e di villeggianti non ce n'erano quasi più, io che giocavo coi locali. Arruolai pertanto un paio di giocatorini della squadra del posto, e vincemmo con non infondato sdegno di Gassman, centrattacco degli attori e tecnici, dove Cecchi Gori giocava terzino. Malgrado la celebrità di alcuni frequentatori, Castiglioncello non fu mai un posto mondano; fu piuttosto residenza ideale per famiglie con bambini piccoli, anziani, e intellettuali che volevano lavorare in pace. Non c'era vita notturna e l'unico centro era il tennis, dove si giocava anche a carte, whist e bridge, qui con dei campioni come Bibi Bianchi di Livorno. I locali notturni erano modesti e le serate di gala, disarmanti; le elezioni di miss andavano quasi sempre deserte. Oggi ci sono un night molto raffinatio e una grande balera in collina che richiama centinaia di macchine da tutta la zona; intanto il retroterra è stato costruito a tappeto, e si avvia a diventare un quartiere residenziale periferico di Livorno. Il porticciolo è zeppo di piccole imbarcazioni a motore e quindi non è più balneabile; l'unico eroico pattino a remi è rimasto quello di mio padre, e lo metto in mare ogni anno in sua memoria. Ce n'era un altro appartenente a Spadolini, ma gli uomini della scorta gli hanno impedito di usarlo per tanti anni, che credo se ne sia disfatto; anzi ormai il presidente del Senato rinuncia anche a fare il bagno, troppo complicato. Il progetto per un enorme porto turistico langue nelle secche burocratiche e nell'economia imposta dai tempi. Se mai si sbloccherà, noi superstiti dovremo cercarci un altro rifugio.

Torna all'indice cronache