Vada il faro
        Anni '50

 
         Cronache dalle secche di Vada, passate alla storia:

- 1114 6 agosto. Una forte tempesta obbliga la flotta pisana e le galee di Francia e Spagna, dirette verso le Baleari, infestate dai Mori a sostare por alcuni giorni a Vada.
- 1383 Si ripetono casi di peste proveniente dalle navi in porto e dai materiali sbarcati.
- 1244 Una burrasca getta sul lido di Vada alcune galee di Federico II imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, figlio di Costanza d'Altavilla, ultima discendente normanna al trono di Sicilia, e di Enrico VI, quindi nipote per parte paterna, dell'Imperatore Federico Barbarossa, insieme a galee pisane. Sempre a Vada, le navi vengono riparate, quindi secondo il Tronci esistevano dei cantieri.
- 1268 Il giovane Corradino di Svevia salpa dal porto nel vano tentativo di riconquistare il Regno di Napoli
- 1271 Si ha notizia che vicino al porto di Vada c'era anche un ospedale  ad uso dei marinai che vi approdavano.
- 1405 Una galea pisana, carica di vettovaglie, si rifugia nel porto di Vada per sfuggire a quattro navi genovesi protetta dal tiro delle bombarde; nella notte viene però raggiunta da un soldato a nuoto e incendiata.
-1571 1 ottobre. Don Giovanni d' Austria, vincitore della battaglia di Lepanto, approda nel porto di Vada atteso da Francesco I de'Medici e dalla moglie Granduchessa Giovanna d'Austria sulla nave S. Stefano. Don Giovanni sale sulla S.Stefano e poi si sarebbero diretti a Rosignano, ma un cambiamento del tempo obbliga la flotta a riprendere il mare verso la Spagna dove era diretta.
-1810 Un distaccamento di truppe di prima linea proveniente da Livorno viene a Vada per proteggere un convoglio di navi rifugiate nel porto.
-1878 27 aprile. Si incaglia sulle secche per una libecciata la nave  americana Australia, diretta nelle Indie carica di vettovaglie. Tutto il carico viene a terra e raccolto con barrocci. Liquori, Cognac, vini finirono nelle cantine del paese. Il palombaro Pisani durante il recupero del piroscafo vide sul fondo a circa 10 m. pavimenti di mosaico e di marmo.
-1883 10 novembre. Un brigantino, il “Paola” iscritto al Compartimento Navale di Genova col numero 911 di matricola, da 114.60 di stazza, al comando del Capitano e proprietario Andrea Mortola di Camogli, procedeva col suo carico di carbone vegetale (690 some) da Tortoli in Sardegna verso Genova. Alle ore sette pomeridiane un forte libeccio rese difficile il proseguire nella rotta. Erano a circa un miglio e mezzo a ponente del fanale di Vada. L’imbarcazione cominciò ad essere ingovernabile, furono abbassate le vele, le ancore di “posta” ed infine, quelle di “speranza”. Ormai in balia del fortunale, che alle ore 10 circa si trasformò in uragano di vento e che strappò una dopo l’altra le catene delle ancore, il bastimento sbattè contro una secca dei ” Catini” e sbandò a sinistra. Per un ora e mezza resistettero a bordo i marinai, poi, vista l’impossibilità di resistere, si trasferirono nella “barcaccia” di salvataggio restando per due ore a ridosso del bastimento che intanto stava affondando. Quando la protezione dello scafo dal vento divenne nulla per lo smembrarsi del brigantino, decisero di puntare verso riva. L’acqua che sferzava entrando a bordo, il vento impetuoso, le loro condizioni psico-fisiche, il buio della notte, determinarono, uno dopo l’altro, la scomparsa di tre marinai. L’ultimo, il quarto, fu il giovane figlio del Capitano Mortola che, dal freddo e dai traumi, spirò nelle braccia del padre al quale, un altro terribile colpo di mare, portò via il corpo del ragazzo. Tanta tragedia ebbe il suo epilogo con i quattro uomini rimasti vivi, che presero terra sul far del giorno. Al Delegato del porto di Vada vengono affidate le prime cure e le carte di bordo. Tutti verranno portati alla Capitaneria di porto di Livorno.
-1913 25 febbraio. Parte da Livorno di primo mattino diretto sulla nostra costa a caricare sabbia il veliero da carico "Calabria", ma viene sospinto dal vento e dalla forza delle onde sulle «secche» di Vada. Qui si spezza l'albero ed il veliero prima si capovolge eppoi affonda. I tre occupanti, il capo-barca Ferruccio Gigli ed i marinai Fernando Banti e Alberto Bartoli riescono tuttavia a raggiungere a nuoto il fanale, aiutati e soccorsi dalla famiglia Vittori, che si occupa del funzionamento del faro.
-1913 3 maggio. Altro naufragio sulle secche. Vi è coinvolta una paranza, rimasta priva delle vele. Si trovano a bordo Francesco Savarese, Bruno Faccini, Renato Borella ed un bimbo di undici anni. Da Caletta, però, si assiste all'evento. Partono in quattro e precisamente Ernesto Simoncini, Gino Scatena, Duilio Franceschi e Renato Borella, a bordo di un «gozzo». Dopo sforzi sovrumani i soccorritori riescono nel loro intento. Raggiungono infatti la paranza alla deriva, che sta ormai per inabissarsi, e portano in salvo l'intero equipaggio.
-1966 10 agosto.
La «Attilio Visani» si è incagliata sulle secche di Vada per un'avaria al timone - Le 1500 tonnellate di gasolio, cioè l'intero carico della moto cisterna Attilio Visani, incagliatasi e rovesciatasi su un fianco ieri mattina a cinque miglia dalla costa, minacciano la "Riviera degli Etruschi". La grande massa di liquido oleoso si è divisa in tre enormi macchie del diametro di circa due miglia l'una. La superficie di mare che esse coprono, si aggira sulle 18 miglia.  Le operazioni di ricupero del gasolio e della nave arenata verranno iniziate al più presto, ad opera della ditta Neri. Lo scafo dovrebbe essere riportato a galla e trasferito a Livorno. Per la rottura del timone, la nave ha avuto un pauroso sbandamento sulla sinistra, spinta anche dalle forti correnti che provengono dall'isola d'Elba, ed è finita sulle secche. Fu tentata subito una manovra sulla destra, ma dato che per ogni inversione di rotta occorrono dei minuti è mancato quindi il tempo necessario per evitare l'incagliamento della nave e la rottura dei serbatoi.
-2012 11 gennaio. Un peschereccio è affondato a 1
6 miglia circa a largo, davanti alle secche di Vada. Il bilancio è di due morti, mentre un terzo membro dell'equipaggio e' stato recuperato in vita da un altro peschereccio. Ad affondare è stato il peschereccio "Santa Lucia II" intorno alle 10.30 in un punto in cui i fondali sono profondi 60-70 metri. Secondo una ricostruzione, l'incidente sarebbe stato causato dal fatto che le reti sono andate in trazione durante la pesca e in questo modo la barca si sarebbe rovesciata. Il peschereccio affondato non avrebbe lanciato alcun Sos. Le vittime sono Silverio Curcio, originario della Campania, aveva 64 anni e Davide Curcio, figlio di Silverio, e si sarebbe trovato nella cabina del peschereccio. Unico superstite dell'incidente, è Roberto Caddeo, originario della Sardegna, 37 anni. Il cadavere di Curcio è stato recuperato dallo stesso peschereccio che ha salvato il superstite, l'imbarcazione "Erpiù".
-2012 18 febbraio. Affonda una barca d
i 7 m, durante una battuta ai dentici allo Sperone, a 2 miglia dal fanale. Il pozzetto si riempie di acqua ed i tre occupanti provenienti da Castiglioncello, sono costretti ad abbandonare la barca che in breve resta con la prua fuori dall'acqua. Gaetano Beninati di 60 anni e Massimo Pardera di 30 sono ricoverati all’ospedale di Cecina, ma in buone condizioni nonostante le quattro ore passate in mare. Wladimiro Trotta, di 40 anni di Cecina muore invece per ipotermia. Non c'è stato nemmeno il tempo di lanciare un allarme ed il soccorso è dovuto ad una barca di fiorentini in transito che avverte la Capitaneria.

Vada la torre, il porto, il fanale