Vada la via dei Cavalleggeri
                Ponte di Pietrabianca
TORRI E CASTELLANI

Molti autori indicano gli anni fra il 1541 e il 1548, come il periodo in cui, su ordine di Cosimo I° dei Medici, furono erette alcune torri, fra Castiglioncello a Calafuria. Lo stesso Duca, aveva nel 1543, durante un viaggio a Genova, per la restituzione delle fortezze di Pisa, Livorno e Firenze che erano state consegnate a Carlo V di Spagna dopo la morte del Duca Alessandro, espresso l'intenzione di difendere maggiormente il littorale Toscano dalle incursioni barbaresche e dalla Flotta Turca, agli ordini dell'Ammiraglio Barbarossa. Negli anni successivi, egli non mancò di provvedere in merito, reclutando cavalleria, inviando lungo la costa le "Bande" militari di Pietrasanta, Pisa e Volterra, facendo costruire nuove fortificazioni e restaurare le strutture preesistenti. Luca Martini, suo fedele consigliere, oltre all’incarico di provvedere e dirigere i lavori di bonifica del territorio pisano, fu responsabile delle fortificazioni sino alla sua morte, avvenuta a Pisa nel 1561. Nel 1565, per il mantenimento delle Torri della Marina veniva usato parte del ricavato del Diritto d'ancoraggio nel porto di Livorno. Dalla Legge del Nuovo aggiunto all'antico territorio di Livorno del 1606 e dalla cartografia coeva, apprendiamo che le strutture difensive lungo la costa erano: la Torre del Maroccone (Boccale), quella del Mattaccino (Calafuria), la Torre del Salvatore (Romito) e la Torre di Quercianello (Castiglioncello). Da altre fonti apprendiamo che all'epoca esistevano anche la Torre degli Archibuseri (Cavalleggeri), la Torre di S.Iacopo, il Forte della Ardenza e oltre il fiume Fine, la Torre di Vada. Nel 1648 , il Governatore di Livorno Filippo Pandolfini, a seguito di una sua visita alle fortificazioni della costa, indicava fra l’altro che, che il quartiere dei Cavalleggeri, era ben tenuto dal capiranno Fabbri, mentre l'Antignano e le torri della marina presentavano gravi problemi di manutenzione. In tutto, ogni sera, montavano di guardia 168 soldati. L'ufficio della fabbrica di Livorno di S.A.S. era preposto ai lavori di restauro delle torri e posti della marina e in numerosi documenti possiamo verificare lo stillicidio di piccole e grandi spese relative a questi continui interventi. L'anno 1721, l'Alfiere Luigi Ercolani realizzò, essendo in visita a questi posti una carta della costa Tirrenica, annotandovi tutte le torri e i posti che assommavano al numero di 26: dai Cavalleggeri alla Torre Nuova indicando la distanza in miglia fra un posto e l'altro e il numero degli uomini presenti. Nell'arco di circa 22 miglia, fra il Forte dei Cavalleggeri e la Torre di Vada la guarnigione era di 86 uomini, così ripartiti: al posto dei Cavalleggeri 18 soldati, Torre Ardenza 4, Forte d'Antignano 18, Torre Maroccone nessuno, Torre Mattaccini 4, Torre Romito 7, Casetta di Chioma 4, Casetta di Campo Lecciano 5, Capanna del Ginepro 3, Torre Castiglioncello 6, Casetta Monte alla Rena 5, Casetta Pietra Buona 3, Torre di Vada 9 uomini. Nel 1743 un'altra carta intitolata Maremma di Rosignano e di Campiglia ci mostra il quadro della situazione, alla luce della emergenza legata alla epidemia di peste che imperversa nel meridione d'Italia. Infatti, rispetto alla precedente, in questa mappa sono elencati un numero maggiore di posti, per altro tutti costituiti da strutture provvisorie di legno, come il casotto del Giardino con 4 uomini di stanza, la capanna del posto dell'Arancio 3 uomini, e in prossimità della Città di Livorno, la Torre del mulinaccio con 4 soldati. Anche tutte le altre postazioni, nell'occasione, ebbero un aumento di organico e quindi in tutto si contano 122 militari, fra tenenti, caporali e comuni di Cavalleria; cannonieri (pagati e non), fucilieri caporali e comuni, e invalidi (soldati riformati) oltre ai castellani equiparati ai tenenti. Analoghe indicazioni scaturiscono dalla relazione del Col. E. Warren, redatta nel 1749 e arricchita dalla descrizione grafica, in pianta e in alzato delle varie fortificazioni. Nei decenni successivi (1757-1765-1778) furono emanati Regolamenti e Istruzioni per i Torrieri, castellani, Posti di cavalleggeri e Soldati con riferimento sempre più predominante alla tutela Sanitaria del Granducato, problema assillante data le ripetute recrudescenze di focolai d'infezione nei paesi e nei porti in diretta comunicazione mercantile con Livorno. Norme pignole e minuziose regolavano tutti i possibili eventi relativi a naufragi, spiaggiamenti e stracchi di robbe sul Littorale toscano e tutte le attività di pesca, diporto, commercio, erano regolamentate e soggette al controllo fiscale dei soldati. Periodiche visite effettuate da ufficiali superiori, tenevano aggiornato il Governatore, della situazione del sistema difensivo e delle eventuali lacune e mancanze. Nel 1782 vengono istituite le cosiddette Dogane di Marina, ossia posti regolamentati di approdo, ai quali i castellani e i torrieri dovevano prestare collaborazione e assistenza. La parentesi francese non apportò sensibili mutamenti al servizio guardia-coste e nel 1814, con la restaurazione, il servizio riprese i vecchi ritmi, perdendo progressivamente funzioni e motivazioni. Nel 1850 furono prese in consegna dal Genio Militare tutte le Fortificazioni dal soppresso Scrittoio delle regie fabbriche e fra il 1861 e il '62 tutte le torri e i posti armati passarono dall'Amministrazione militare a quella delle regie Dogane e quindi al Demanio Civile. In alcune strutture, come a Calafuria e al Romito vi fu una breve presenza della guardia di Finanza che si sostituì ai militari. Nel 1864, le ultime strutture, la casetta del Fortullino, quella di Monte all Rena e il Forte di Vada vennero ufficialmente presi in consegna dalla Direzione Demaniale di Pisa. Dopo il 1866, il sistema venne definitivamente smantellato, le prerogative di servizio rimaste furono delegate alle nuove capitanerie di Porto e alcune strutture vendute a privati.

Vada la via dei cavalleggeri e la difesa costiera