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Il
nuovo quartiere residenziale di via dell'Artigianato, realizzato all'estremità est di
via Dante.
Intitolata a sir Baden Powell, inglese, fondatore del movimento
scout, una delle nuove strade traverse di via Dante. La
richiesta è partita dai gruppi scout di Rosignano. |
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Quando in via Dante scoprirono le tombe etrusche
1966, ci
si imbattè per caso un camion. Il ricordo di E. Regoli e D.
Agostini
Venne alla luce un cimitero con circa 500 sepolture. Tutto
tranquillo in via Dante, poi un camion fece manovra e
all’improvviso una ruota affondò nel terreno. “Maledizione” avrà
pensato il conducente. E, sceso dal camion per capire cosa fosse
successo, si trovò davanti a una strana situazione. La ruota non
era infatti incappata in una buca qualsiasi, ma in una tomba
tardo antica. Mentre l’impero romano avanzava verso la fine
guidato dai suoi ultimi imperatori e i barbari premevano sempre
più insistentemente sui confini, in quello stesso tempo a
Rosignano un cimitero si riempiva di tombe. Non erano sepolture
eleganti dotate di corredi, erano tombe povere, probabilmente di
servi e contadini.
I resti venivano conservati interamente in quelle stesse anfore
di dimensioni variabili che arrivavano al porto di Vada cariche
di olio, vino, salsa di pesce. “Le anfore erano le tombe dei
bambini e dei feti” spiega oggi Edina Regoli, responsabile del
Museo Archeologico di Rosignano. “Gli adulti venivano invece
sepolti in tombe a cappuccina”. A Rosignano, a partire dalla
ruota affondata, il paese si fermò per sei mesi: la fabbrica
Solvay interruppe i lavori per la costruzione di un vivaio di
piante, i recinti intrappolarono la zona e i volontari
iniziarono a scavare in mezzo alla curiosità della gente e
all’esultanza dei giornali. “Lavori di esumazione delle tombe
etrusche” titola trionfante il Telegrafo del 15 settembre 1966,
nonostante le tombe non fossero etrusche, ma romane. “Rosignano
segue con febbrile interesse gli sviluppi di una vicenda che
giustamente ha già fatto parlare molto di sé, imponendosi
all’attenzione di tutti gli studiosi della nostra penisola”
declama orgoglioso il giornale. Fece una breve visita sul campo
la Rai per filmare l’evento e arrivò persino un compito geologo
inglese, il dottor Linington, per quantificare il numero di
reperti nascosti sottoterra. In realtà la necropoli non era
molto grande: un’area di 50 per 30 metri, contenente tombe di
vario tipo, forse appartenenti a religioni diverse. “Facemmo un
sondaggio e trovammo circa 500 tombe” ricorda Dino Agostini,
allora appassionato direttore del Museo Civico di Rosignano Mmo. “Forse si trattava delle sepolture dei servi di una ricca villa
patrizia situata nella località ancora oggi chiamata La
Villana”. Ma la scoperta, che era stata capace di sollevare
polvere e interesse, finì nel silenzio. “Le anfore vennero
portate al museo di M.mo e a quello di Cecina, mentre tutto il
resto venne lasciato sul terreno” conclude Dino Agostini.
I recinti vennero abbattuti, i lavori per il vivaio ripresero,
la gente tornò alle proprie occupazioni.
E le 500 tombe tardo antiche sono rimaste indisturbate,
ricoperte di terra e di silenzio, appesantite nel frattempo dal
peso delle nuove case costruite negli
ultimi anni in via Dante. (Di Roberta Giaconi
da Il Tirreno del 7/8/2006) |